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1993: Uno strambo Paese a forma di scarpa, sempre più strambo

Abbiamo dovuto
aspettare due anni, ma posso dire che ne è valsa la pena, finalmente è arrivata
anche la seconda stagione di 1992, che pensate un po’, s’intitola 1993, se ve
lo state chiedendo: sì, volendo possiamo considerarla il prequel della prossima
stagione che s’intitolerà 1994, lo avreste mai detto?

Mi sono già
espresso sul fatto che ho sviluppato una predilezione per le serie basate su
eventi reali, se la serie tv di Gomorra
è pura fiction, applicata a situazioni tristemente reali, 1993 è il primo
deciso passo fatto da questo strambo Paese a forma di scarpa, per imitare gli Americani (per una volta, nelle cose buone e non solo quelle negative) ed
utilizzare la fiction per parlare della nostra storia recente.
Nel 1993 Silvio
Berlusconi era un imprenditore proprietario del Milan, Maurizio Costanzo si
occupava ancora di giornalismo puntando il dito contro la mafia in prima serata
su Canale 5 e Bettino Craxi si beccava il coro della folla inferocita, pronto
ad accoglierlo con il lancio di monetine. Questa è la scena iniziale del primo
episodio di questa seconda stagione ed è anche il clima in cui tornano a
muoversi i personaggi.



Immagine a caso (see proprio!) per ricordarvi il 1993.

Leonardo Notte,
Veronica Castello, Pietro Bosco, Luca Pastore e Bibi Mainaghi sono personaggi
di fantasia, ma interagiscono con gli eventi reali e i personaggi che hanno
fatto la storia (e i disastri) recenti di questo Paese.

Il Leonardo Notte
di Stefano Accorsi (quello de “Da un’idea di Stefano Accorsi” lui! Lo stesso
non è un omonimo!) si divide per tutta la stagione tra il suo passato di
sinistra, rappresentato dal Massimo D’Alema interpretato da Vinicio Marchioni
e il suo presente in cui è il pupillo di Silvio Berlusconi, che qui è
interpretato da Paolo Pierobon che è molto somigliante fisicamente, peccato
che si giochi un pesantissimo accento milanese che non somiglia per niente a
quello del Cavaliere (oscuro).



Vi giuro che mi fa senso persino l’imitatore…. Brrrr!

Tra i due
personaggi agli antipodi, devo dire che i due attori scelti sono comunque molto
bravi, perché al pari delle loro controparti reali, si chiamano entrambi gli
schiaffi, sono per la par condicio delle sberle io. Scherzi a parte, Dalema che
se la ride del programma di un partito chiamato “Forza Italia” sa tanto di
ultime parole famose, mentre Berlusconi ancora fa melina prima di “Scendere in
campo” come, purtroppo, farà nella prossima stagione, non ditemi che è uno
SPOILER perché cacchio è successo davvero e questo spiega l’aurea oscura
intorno a tutta questa stagione, a tutti gli effetti l’atto centrale di un
dramma in tre parti per l’Italia, ma anche per il personaggio di Stefano Accorsi
che ha sempre la sua aria tutta impostata odiosissima (meglio quando fa lo stropicciato), ma se non altro
dimostra di trovarsi a suo agio con il pubblicitario in grado di manipolare
tutti.

Se il primo atto,
1992, è stato quello della rivoluzione portata da Mani pulite, qui vediamo in
azione il terrore, gli arresti scatenano il panico, i suicidi e il vuoto di
potere al vertice, tutti i personaggio a loro volta si trovano costretti ad
affrontare il passato (come Leonardo e Bibi), oppure reinventarsi per restare a
galla (come Veronica) e ancora peggio, abbracciare il nuovo ordine, l’impero
(del male) che vedremo sorgere nel 1994.
Ci sono degli
scivoloni bisogna dirlo, ad esempio, ho trovato piuttosto forzato l’arco
narrativo della giornalista che passa da precisina a bomba sexy, per poi
tornare precisina nel giro di tre puntate o poco più. Anche il lungo tira e
molla tra il personaggio di Stefano Accorsi e quello di Laura Chiatti, risulta
la parte più debole e stiracchiata delle serie, a cui va aggiunta la sottotrama della figlia di Leonardo che si conclude senza spiegazione alcuna.



Stefano Accorsi impegnato a farsi venire qualche idea per la serie.

Il finale è
volutamente aperto, non è proprio il massimo della logica (del cliffhanger sì,
ma della logica così così) anche se tanto di cappello, se volevano creare
l’attesa per la prossima stagione ci sono riusciti in pieno, personalmente mi
ha ricordato quello di una certa serie piuttosto famosa, che non vi posso
citare per non fare anticipazioni, ma quando lo vedrete non potrete non
riconoscerlo, anche perché la seri in questione è tornata molto di moda ultimanente, basta non aggiungo altro.

Gioia e giubilo!
Tea Falco ha fatto un corso di dizione! Gli autori poi fanno di necessità
virtù, clamoroso il fatto che il suo personaggio, Beatrice “Bibi”
Mainaghi, si esprima solo per brevissime frasi facili da scandire e anche
su Bibi ci sarebbero un paio di cose da dire, perché l’evoluzione compiuta
dal personaggio in questa serie si concbbugf FughFFgh fuuffFFhhfh Fh fhff,
tutto chiaro, no? Bravi mi piacete così, reattivi, capite i concetti anche se ve
li scrivo come se fossero pronunciati dalla Falco.



“Ecco così, ferma, non parlare, non dire niente. Bravissima!”.

Nemmeno malissimo
Domenico Diele che non è certo arrivato primo il giorno in cui distribuivano
il carisma, però il suo poliziotto malato di AIDS Luca Pastore è piuttosto
risoluto e funziona meglio in coppia con il personaggio di Antonio Di Pietro,
qui interpretato da Antonio Gerardi che dalla prima stagione ha finalmente
fatto pace con l’accento da utilizzare per il personaggio e risulta non solo
un personaggio molto sfaccettato, ma anche con una certa ironia, lo sbirro
pronto a fare piazza pulita della vecchia repubblica.

Sono già pronti per lo spin-off: “Distretto di polizia – Operazione mani pulite”.

Gioia e giubilo
secondo estratto! La Veronica Castello interpretata da Miriam Leone è ancora
impegnata in scene di sesso! Che poi è inutile che ci giri tanto attorno: la
Leone è brava, ma il fatto che sia pure guardabile è l’unica cosa che fa
notizia. Il suo personaggio ha sulle spalle tutta la critica alle connessioni
tra il mondo della politica e quello dello spettacolo, che con l’avvento del
Cavaliere hanno perso anche quella parvenza di separazione, peccato per la
svolta intellettuale di metà stagione, non tanto per il suo contenuto, quello
no, ma per com’è gestita, lo scrittore che s’innamora di Veronica è veramente
il clichè dell’intellettuale, si poteva fare meglio.

“Ma la vita è un sogno? Oppure state guardando tutti le gambe della Leone?”.

Per una serie che
s’intitola “1993” l’ambientazione, ovviamente, conta. Bravissimi a sfruttare
tutta una serie di trovate che hanno caratterizzato quell’anno, dalle Bull Boys
con le lucine, ad un piccolo omaggio a Gustavo Roll, fino alla famosa (anzi,
famigerata!) pubblicità progresso sull’AIDS, quella dell’alone viola che ha
turbato più di una coscienza, ma anche l’utilizzo del “Dracula” di Coppola, uscito proprio in quest’anno. Anche a livello musicale gli autori sono sul
pezzo, vengono utilizzate nei momenti più sentiti di alcuni episodi “Disarm”
degli Smashing pumpkins, “Mmm Mmm Mmm Mmm” dei Crash Test Dummies e poi giusto
per comparmi facile, anche “Daughter” dei Pearl Jam, con cui ammettiamolo, non
si sbaglia mai, sono di parte? Sì e me ne vanto, tiè.

Ancora una volta,
però, il personaggio con cui è più facile provare empatia, è il leghista
Pietro Bosco, il che è assurdo perché non potrei essere più distante dall’ideologia
di questo partito, ma il personaggio è perfetto per parlare di come “l’anti-sistema”,
come si definivano allora i membri del partito con la foglia di Cannabis come
logo (non è la foglia di Cannabis? Beh, però ci somiglia), si sia trasformato
nella peggior versione del sistema stesso. Il Pietro Bosco di Guido Caprino
sarà pure grande e grosso, ma è anche quello più fragile, il trucido candido che
consapevolmente abbandona la purezza d’animo, non con qualche difficoltà (“Vado
a combattere, magari non serve ad un cazzo, ma è l’unica cosa che so
fare”) arriva ad incarnare quello che Stephen King scriveva della
politica: che è come la gabbia delle scimmie, quando entri quasi vomiti per la
puzza, ma a furia di starci dentro, tutto sommato ci si abitua.



Si si, fate i ganzi, siete passati dal cappio alle Selfie di Salvini.

Malgrado il fatto
che continui a sopportare Stefano Accorsi con fatica, “1993” resta una delle
serie più interessanti in circolazione, peccato per i tempi lunghi di
realizzazione, per “1994” toccherà aspettare altri due anni.

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