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300 (2007): il film che ha convinto tutti ad iscriversi in palestra (tranne Gerard Butler)

Lo so, avevo promesso che avrei affrontato la battaglia delle Termopili molto tempo fa, non proprio nel 480 a.C. ma quasi. Visto che ultimamente mi sto occupando di scrivere di molti fumetti di Frank Miller, tanto vale buttarsi, anche perché “300” è nato per essere il film del Natale 2006 della Warner Brothers, ma dopo un’anteprima in un solo festival il 9 dicembre di quell’anno, venne spostato per uscire nel 2007, quindi sono in anticipo sui compleanno di quest’anno, del prossimo, ma in ritardo rispetto alle mie vecchie promesse, però ehi, eccomi!

Potrei dirvi molte cose, anzi, mettetevi comodi, perché tanto lo farò comunque, ma viviamo nell’universo parallelo in cui il film sulla battaglia delle Termopili contemporaneo (senza contare titoli del 1962 come “L’eroe di Sparta” che ispirò anche Miller) che abbiamo lo ha diretto Zack Snyder e non Michael Mann, che non è mai riuscito a trovare i fondi per il suo adattamento di “Gates of fire” e per me, il post potrebbe finire qui e anche il cinema, visto che in questo paragrafo sono riassunti tutti i problemi della settima arte o giù di lì, ma è inutile girarci attorno, prendo lancia e scudo e affronto l’elefante (non quelli di Re Serse) una volta per tutte.

Te la godi Franky bello eh?

Ho già analizzato tutti i pregi e i difetti di 300, il fumetto di Frank Miller e Lynn Varley, se non vi va di rileggere quel vecchio post riassumo per voi: Miller ha fatto i compiti ma poi, fordianamente, sapeva benissimo che la leggenda vince sempre ed essendo un autore interessato il giusto al realismo, ha raccontato la sua versione della Storia (con la “S” maiuscola) con molta attenzione sul fatto che a proteggere le democrazia, non mandiamo, anzi, gli americani non mandano i membri del congresso ma chi è allenato, ovvero i Marines. Diventa evidente nel fumetto che per Miller, Sparta è la parte più americana del suo Paese, quella interventista, esportatrice di democrazia e che le orde di Re Serse sono tutti quei medio-orientali con cui gli Yankee sono sempre in guerra. Lo dico? “300”, fumetto, è l’opera di un conservatore yankee, Odissea, fa la stessa cosa, identica, ma firmata da un democratico inglese che critica la politica estera americana. Visto che ha un suo senso scrivere di “300” in questi giorni?

300 è un fumetto radicale, scritto e disegnato da un conservatore al meglio della sua forma, che applica la kalokagathia ai suoi personaggi, per questo gli eroi sono tutti giovani e belli, i traditori dei gobbi mostruosi, i nemici delle creature infernali spesso dalla sessualità dubbia e gli esponenti del governo o della chiesa (con cui Miller non è mai stato tenero, penso anche ai suoi fumetti di Sin City) sono nei casi migliori degli smidollati, in quelli peggiori dei laidi.

Juventino!

Ora, mi rendo conto che chiunque nel 2007, abbia visto il film senza aver mai visto una sola vignetta disegnata da Miller nella sua vita, si è trovato davanti qualcosa di altrettanto radicale, qualcosa che è valso a Zack Snyder una falsa etichetta di “Regista visionario” (mamma mia quante cazzate ci tocca sentire…), ma prima di arrivare a Zacky-Zack, tocca fare un altro doveroso passetto indietro: nel 2007 Hansel Miller andava fortissimo.

Nel 2005, Robert Rodrigez era riuscito a convincere Miller, scottato dall’esperienza con Robocop 2, a considerare nuovamente Hollywood, Sin City è stato un film-fotocopia del lavoro del fumettista, un atto d’amore per i suoi fumetti che sembrava la via (quasi completamente ignorata, l’esordio alla regia dello stesso Miller ne è stata la pietra tombale) di un modo di adattare i fumetti al cinema, pagina per pagina, vignetta per vignetta, ma se Rodriguez nel 2005 sembrava quasi un illuminato, Snyder due anni dopo è stato un fortunato… Se dico paraculo sembro troppo critico nei suoi confronti? Mi faccio odiare dai fan di Zacky-Zack? Fotte sega, diciamo allora arrivista, ha visto l’occasione e l’ha colta al volo, bravo lui.

Il narratore, non affidabile, ma con un occhio solo, come la macchina da presa (a questa nemmeno Snyder aveva pensato)

Miller nel suo fumetto mentiva, sapendo di mentine. Ci raccontava dei 300 di Sparta consapevole che in realtà, erano i 299+1 di Sparta (dettagli notato anche da Leo Ortolani nella sua brillante parodia), uno era il narratore, Delios, un soldato molto bravo a non rovinare una bella storia con le realtà, la scelta narrativa del grande autore, consapevole di avere un rapporto con il realismo tutto suo nelle sue opere (ogni tanto il realismo incontra Miller, ma i due non si salutano…), tutto questo per dire che Zack Snyder si è trovato una base narrativa solidissima, infatti insieme ai due sceneggiatori Kurt Johnstad e Michael B. Gordon, ha sostanzialmente aggiunto il 90% delle parti legate alla regina Gorgo (Lena Headey, già regina prima di esserlo nei sette regni) che guarda un po’? Sono le parti più deboli e ammazza ritmo del film, basta la mitica «Spartano, torna con il tuo scudo o sopra di esso» (in pratica il romanticismo a casa Cassidy riassunto), senza tutto il didascalico tradimento di Terone (Dominic West), che si tiene in tasca l’oro della sua corruzione, vabbè!

Dimmi che ti piace Il Gladiatore, senza dirmi che ti piace Il Gladiatore.

La prima volta che vidi il film in sala, non mi vergogno a dirlo, mi divertì parecchio, per fortuna conoscevo già il fumetto, questo mi ha permesso di evitare di sopravvalutare Snyder come oggi, ancora in troppi fanno. Parliamoci chiaramente, trattandosi di un adattamento vignetta per vignetta del fumetto di Miller, ha tutti i suoi pregi e difetti, a partire da quei dialoghi che si prendono incredibilmente sul serio e che sul grande schermo, sono ancora più ampollosi, pomposi, se non proprio scemi. In originale per lo meno, abbiamo il mitico Keith David a dare il vocione a Re Serse, il doppiaggio italiano aggiunge una nota di grottesco a tutto, la risata involontaria è sempre dietro l’angolo ed è un peccato che questo film non sia stato intercettato da uno degli Scary Movie (ma solo da una delle sue brutte copie), perché ci saremmo divertiti, ancora oggi, Rodrigo Santoro che parla con il Vocoder e chiede a tutti, equivocamente di inginocchiarsi è roba pronta per una parodia o per un… Bruttissimo di rete Cassidy!

Mi sembra doveroso ricordare che gli intenti di questa non-rubrica sono sempre gli stessi: parlare di quei film che sono ciambelle riuscite senza il buco, ma con carattere da vendere, capaci di fare a loro modo la storia, non una celebrazione del brutto fine a sé stessa, ma un modo per ricordarci che Zacky-Zack è un paraculo benedetto da un gran tempismo.

«Come fai a puntarmi la spada dietro se hai le mani sulle mie spal… Oh cacchio!»

Utilizzando dosi abbondanti di greenscreen e il fumetto di Miller come storyboard, Snyder dirige vignetta per vignetta il formato “panoramico” disegnato dal vecchio Frank, non c’è una soluzione visiva che non sia pensata per replicare, questa volta non in bianco e nero ma a colori, l’opera di Miller. Potrebbe davvero finire qui l’analisi tecnica del lavoro fatto da Snyder, uno che arrivava dai videoclip e che in questa condizione, era perfettamente nel suo, il problema è arrivato dopo, quando nella sua megalomania, dimostrando di essere uno di quelli che dei fumetti guarda solo le figure, ha pensato che questo modo di fare film, fosse quello giusto per TUTTI i fumetti, se poi ci aggiungiamo la sua celebre e sanguinosa «Frank Miller è di destra, Alan Moore di sinistra» (la prova di quanto abbia capito di questi autori Snyder) e i disastri successivi della sua filmografia si sono manifestati da soli, eppure “300”, anche per contenuti, fa ancora parte di quella porzione della filmografia di Snyder che non mi fa venire l’orticaria. O almeno, non troppo, ma perché conosco bene il lavoro di Frank Miller.

Il lievissimo, quasi sussurrato, sottotesto Milleriano SPARTA = U.S.A. già presente nel fumetto, è benedetto dal tempismo, la lotta contro i mediorientali di Serse sembra ricalcata sulla bushiana guerra in Iraq, perfettamente in linea con beh, TUTTO il cinema americano per tutti di quel periodo, quello che, di riffa o di riffa, raccontava la stessa storia ovvero: facciamo una bella guerra perché noi siamo nel giusto e vinceremo e loro invece sono delle merde.

United States of Sparta

“300” nelle mani di Snyder si porta dietro tutta l’ossessione del regista per un’estetica bella spinta e in maggioranza rispetto allo spessore della trama, Zacky-Zack, uno con un occhio bionico per la pubblicità e i videoclip (ovvero bravissimo a patinare le immagini) con Miller, e la sua propensione a stilizzare, ad utilizzare più “Splash page” che parole, un pesce che sguazza nello stagno giusto. Il fatto che poi il film spesso abbracci il ridicolo involontario è la conseguenza di una seriosità congenita, perché alla fine “300” è omoerotico nella forma ma omofobico nella sostanza, un film di propaganda realizzato da uno che ha visto Il Gladiatore e ha pensato: anche io così! Anche io! Ma non sapendo come farlo, ha scopiazzato vignetta per vignetta Miller sempre al grido di anche io così! Anche io! Questo spiega tutto il grano (anche accarezzato) nel film di Snyder, infatti ho “gemellato” i due film anche nel titolo del post, perché questo e quello dell’altro Scott, sono i due titoli da palestrati in fissa definitivi, la curiosità è che i rispettivi protagonisti, dopo averci recitato, hanno preferito dedicarsi a cibo e alcool piuttosto che alla ghisa.

La leggenda vuole che non si possa fare un post su “300” senza questa immagine.

Gerard Butler, quasi quarant’enne ai tempi delle riprese, ha sempre dichiarato che ha dovuto fare il modello per Snyder, alla ricerca della replica perfetta della singola vignetta. A suo modo si è giocato la carte che molte attrici trentenni ad Hollywood hanno fatto prima di lui, ovvero giocarsi l’ultimo grande nudo della loro carriera, quello con cui venire ricordate, congelate nel tempo e nella memoria come sodissime, prima che Padre Tempo applichi il suo lavoro di logorio. Lo Scozzese stava oggettivamente in gran forma, ma ha dato tutto, da allora per Butler, valgono gli addominali percepiti, quelli che non hai mai più sfoggiato, nemmeno quando ha provato a fare l’eroe d’azione (spesso con l’anti-proiettile a coprire la panza), eppure il suo Leonida resta memorabile, il guerriero Milleriano definitivo, tutto azione, spavaldo davanti al nemico, uno che per la sua regina non ha messaggi, nessuno per cui servano parole almeno e se si piega, è solo per poter lanciare più lontano e con più forza la sua lancia. Il messaggio del film è «Ricordateci», Butler ci è riuscito.

«Ricordatemi così, perché tanto da oggi in poi solleverò solo più lattine di birra»

Il cast più riconoscibile ora che nel 2007 (si Fassbender, l’ombra delle frecce non ti ha oscurato) fa il suo dovere, i famigerati rallenty di Snyder sono vituperati ma sono il suo modo per replicare e congelare (rallentando, appunto) le vignette di Miller, inoltre, la scelta del narratore, del trecentesimo spartano, per certi versi al cinema funziona meglio. Quando scopriamo che il narratore è Delios (David Wenham), diventa chiaro il suo non essere oggettivo, troppo coinvolto, troppo fedele a Leonida, la sua è la narrazione di una leggenda, con la missione di doverla tramandare, è normale che se uno Spartano del 480 a.C. si vede caricato da una bestia che non ha mai visto (un rinoceronte) lo considera un mostro e che il taglio delle teste dei generali di Re Serse, venga eseguito da una creatura tutta lame, percepita come un cenobita di Hellraiser.

I popoli arabi agli occhi di uno spartano del 480 a.C. o a quelli di un militante di Futuro Nazionale.

Inoltre, va sottolineato, il narratore ha un solo occhio, esattamente come la macchina da presa, quindi tutte le trovate assurde e sopra le righe di “300” passano da qui, un’idea che Miller aveva già avuto nei fumetti che e Snyder, furbo e benedetto da una tempismo micidiale, ha replicato nel modo migliore possibile, anche per affinità tematica con Miller solo con l’aggiunta delle pomposa ma riuscitissima colonna sonora di Tyler Bates.

“300” è un film che è diventato famoso per i motivi sbagliati, un buon adattamento di un fumetto che andrebbe capito – nei suoi pregi e nei suoi difetti – prima che celebrato, da vent’anni è amatissimo, Zack Snyder ci ha messo su una carriera sull’amore del pubblico per questo film, ed io sono riuscito a mantenere la mia parola di spartano anzi, visto che ormai sono in prima linea, la prossima settimana completerò l’opera… Marciamo. A-UH! A-UH! A-UH!

«I fan di Snyder si scaglieranno su questa Bara, colpiteli con la forza dei vostri randelli», «Sire, intendeva dire lance?», «No»
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