
Nel 2014 deve essere successo qualcosa, perché tra marzo ed agosto di quell’anno, Frank Miller è tornato prepotentemente di moda, o per lo meno, ci ha provato, e con lui, Eva Green, che splende più dei due film in cui recitò quell’anno, poco ma sicuro.
Mi conoscete, se inizio un lavoro mi piace portarlo a termine, devo dire che se di Sin City 2, il film uscito nell’estate del 2014, ricordavo tre cose: la trama (grazie alle tante letture e riletture del fumetto da cui era tratto) e le poppe di Eva Green, del film uscito invece il 6 marzo 2014 in uno strambo Paese a forma di scarpe, ricorso solo due cose. Nessuna di due era la trama, ma entrambe erano sempre di Eva Green.

I produttori volevano un seguito di 300 subito, anzi ieri! Incredibilmente Zack Snyder dopo essersi posto la domanda: «Ma come lo faccio un sequel se i miei personaggi sono tutti morti», si è tirato indietro il che è una piccola, piccolissima prova che anche in lui, risiede un piccolo barlume di intelligenza, strano, non ne ero così convinto. Sta di fatto che il gancio giusto è arrivato solo quando Miller, dopo aver pestato numerose merde, tra cui quella di essersi messo in testa di essere un grande regista cinematografico e successivamente, che al mondo interessasse vedere Batman Vs. Bin Laden, ha provato a ri-verginarsi artisticamente annunciando un seguito del suo fumetto, diventato popolarissimo nel frattempo proprio grazie al film di Snyder.
Problema: Xerxes è stato pubblicato per intero solo nel 2018, quindi siamo di fronte ad una situazione del tutto identica a quella accaduta a “Wanted” (2008) i cui diritti vennero acquistati quando era stato pubblicato solo il primo albo, motivo per cui le due trame hanno preso strade differenti. Però ehi! Abbiamo la Storia, quella con la “S” maiuscola a farci da supporto, proprio quella che a Zack Snyder e Kurt Johnstad (nel ruolo di sceneggiatori) non è mai interessata, ecco perché il seguito è stato assegnato d’ufficio a Noam Murro, al grido di: gestiscila tu questa patata bollente. Che non è un nomignolo per Eva Green eh? No, vorrei evitare accuse di maschilismo, in un post su “300” e che diamine!

Noam Murro, regista della commedia “Smart people”, l’uomo giusto per un seguito degli Spartani di Leonida, no? Perfettamente logica come scelta! Anche se va detto, a fargli da curriculum sono stati gli spot promozionali per Halo, ben più in linea con il tono di questo “300 – Rise of an Empire” che è il classico seguito, tutto sommato competente, che ha tutto per scontentare tutti.
Per prima cosa inizia con 299 Spartani morti, così, pronti via. Dopodiché fa un lungo balzo in avanti riportando in scena la regina Gorgo (Lena Headey) e l’avanzata di re Serse (Rodrigo Santoro) ma solo successivamente ad un primo piano in rallenty sulle poppe sballonzolanti di una schiava catturata dai Persiani. Ma che scherziamo!? Che sono tutte queste donne nude in un film di 300?!
Ma dopo aver messo in dubbio la fiera attrazione per i depilati e muscolosi guerrieri del pubblico, “300 – L’alba di un impero” ci fa dubitare anche delle tempistiche e ritorna all’origine dello smacco, per introdurre il facente funziona di Leonida in mancanza di Gerard Butler, ovvero il generale dell’esercito Ateniene Temistocle.

Va detto che Sullivan Stapleton ha gli addominali giusti per la parte ma due difetti, manca del carisma dello Scozzese che recitava ricalcando le tavole di Miller e ha un incisivo stortissimo che avrò notato solo io (gli altri guardando il “pacco da sei”) che forse è anche l’unico elemento storicamente corretto del film. Il dente con il pacco.
Il suo colpo di freccia che uccide re Dario (Yigal Naor) libera nel mondo la furia di suo figlio Serse, ed è qui che questo film si gioca il suo primo momento di puro imbarazzo, se la battaglia navale d’apertura e la trasformazione nel re-Dio erano gli unici elementi che davvero ritroverete leggendo Xerxes (da qui in poi il film procede a braccio), va detto che il peregrinare nel deserto di Serse, che Miller realizzava con un trionfo di stilizzazione visiva, viene tradotto da Noam Murro nella pubblicità del profumo, solo che dalla vasca non esce Charlize Theron dicendo «Jadore!» ma un depilatissimo, abbronzatissimo e gaiss… Ehm ingioiellatissimo Rodrigo Santoro, pronto a pronunciare il complicatissimo e lunghissimo discorso alla nazione: «Guerra!», chissà quante ore per impararlo a memoria.

Ma essendo mezzo prequel sulle origini, “300 – Rise of an Empire” oppone a Temistocle la donna che ha mosso i fili per mettere Serse sul trono, un personaggio incredibile: gli Opliti greci hanno violentato e ucciso la sua famiglia, non per forza in quest’ordine, schiava sulle navi greche è stata abusata per anni coltivando il suo odio, una volta salvata dai Persiani, la nostra Artemisia ha fatto l’unica scelta sensata, giurare di tornare in Grecia solo per vederla bruciare.
Farla impersonare ad Eva Green è una scelta criminale, si perché è un attentato a quel lato spudoratamente omosessuale del 90% del pubblico di riferimento del film di Snyder, venuto qui per vedere uomini mezzi nudi e muscolosi. Non solo il suo personaggio è davvero tosto, ma Eva Verde la interpreta con la giusta dose di ferocia, anche quando il film sbarella verso una spudorata e sbandierata eterosessualità… Ma che scherziamo? Dove andremo a finire signora mia!

Quando Artemisia cerca di portare Temistocle dalla sua parte, lo fa a bordo della sua nave, sfoggiando un notevole due di poppe in bella vista, nel mezzo di un “duello” in cui è chiaro che il nostro confuso eroe, sia più pratico a lottare con la spada (… non vi ho detto quale) con i maschietti piuttosto che con le femminucce, ma il battibecco si conclude senza coito o alleanza, quindi nemici come prima.

Devo dire che non è nemmeno tanto aver letto Xerxes solo di recente il problema, era chiaro per me fin dalla prima visione che il film cercasse di tenere i piedi in troppe staffe. Da un lato deve accontentate i tamarr… Ehm gli spettatori che volevano un “300 – Parte II: Sparta… FUCK YEAH!”, dall’altra deve anche camminare sulle sue gambe, cercando di essere un film più “storico” (virgolette obbligatorie), si nota dal fatto che Noam Murro qui, mostra il volto dei Persiani, non più solo mostri o guerrieri mascherati (come i soldati del Cobra o i Ninja del clan del Piede, per spersonalizzarli e farci sentire meno in colpa per le loro morti), ma anche dal fatto che il poveretto messo qui a dirigere un film che diventa effettivamente un seguito di 300 solo dopo un’ora abbondante, debba rendere costantemente omaggio all’iconografia del film di Snyder.

Temistocle sembra uno a cui, chiunque attorno a lui, da un momento all’altro potrebbe dirgli: «Ehi hai mancato Leonida per poco, era qui fino ad un minuto fa, ora è andato dagli Efori», il film è tutto così perché – ad Ovest di un paio di scene di repertorio – Gerard Butler si è rifiutato di tornare nel perizoma del suo personaggio più famoso, e nel post del primo film vi ho già spiegato il VERO motivo del suo rifiuto, quindi il film si arrangia a girare attorno alla battaglia delle Termopili e ai suoi protagonisti.
Mi fa morire la scena in cui Temistocle arriva a Sparta e la regina Gorgo gli dice: «Hai fatto un lungo viaggio per eccitare i tuoi sensi alla vista di uomini veri?» mentre è lì imbambolato a guardare nerboruti Spartani mezzi nudi che si menano per altro, citando frasi di Coach Vince Lombardi, perché questo è un film altamente storico!

Così come il modo in cui molta azione è spostata in mare, anche quando basterebbe una battaglia navale, Murro ha buon occhio ma eccede con l’uso del sangue in CGI spessissimo, come se anche i globuli rossi dei guerrieri del film avessero fatto palestra, oppure si lancia in lunghi piani sequenza (vitaminizzati dal digitale) su Temistole a cavallo tra le navi… Vabbè.
Il problema più grosso che ho con questo “300 – L’alba di un impero” però è un altro, tutto 300 ci spiegava che gli Spartani sono i Marines dell’antica Grecia, i più tosti e cazzuti, questo seguito ha il buon cuore di avere dei momenti di lucidità: quando sono a terra, in pausa tra una battaglia e l’altra, Temistocle e i suoi ateniesi ripetono costantemente di non essere i potenti Spartani, di essere poeti o falegnami, prestati alla guerra, ma quando sono in azione, non si percepisce la minima differenza con i guerrieri di Leonida. Anche Temistocle & Co. sono armi letalissime immotivatamente modesti, che prima falciano centinaia di persiani e poi sospirano ah! Se solo gli Spartani fossero qui, loro si che sono veri guerrieri.
Sarà, ma a me questi ateniesi sembrano identici in tutto e per tutto agli Spartani, solo che invece del “cremisi” vestono un mantello blu, un po’ come se loro fossero Smackdown e gli altri Raw, ma per il resto indistinguibili.

Se poi aggiungiamo il solito abuso della voce narrante che spiega le immagini che stiamo già vedendo (insomma, la negazione del cinema) e la mancanza dell’attenuante generica per cui, questa volta, non è nemmeno la versione mitizzata di un racconto da tramandare per via orale, questo “300 – Rise of an Empire” si affanna ad essere prequel e sequel, storico ma fumettistico, tamarro ma più serio, omoerotico ma con molte più poppe, insomma, sfoggia tutta l’indecisione che mancava al film precedente e forse per questo, è stato abbastanza dimenticato o peggio, derubricato ad uno di quei seguiti di film, diventati in qualche caso di culto che però, nessuno va a rivedere con piacere, al netto delle scene di nudo di Eva Green, meravigliosa, ma nel 2014, a Frank Miller non ha portato molto bene, inspiegabile, anche più della cover brutta di War Pigs dei Black Sabbath sui titoli di coda di questo film.


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