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31 (2016): Io Zombo, tu Zombie, egli Rob Zombie

Salve, sono un
generico fan dei film dell’orrore che odia quel poser di Rob Zombie, è uno che
si atteggia fa sempre le solite quattro robe e “Le streghe di Salem” era una
merda. Buffone! Una volta sciolti i White Zombie non ne hai più azzeccata una,
morte al falso Metal!

Salve, sono un
generico fan dei film dell’orrore che pernsa che Rob Zombie sia la cosa più
figa capitata al genere dai tempi dell’introduzione del sangue finto. Ha dei
capelli fighi, dei tatuaggi fighi, una moglie figa, fa film fighe e anche “Le
streghe di Salem” era fino… No, in effetti quello era una merda, ma Rob resta il
numero uno!
Salve, sono
Cassidy, forse vi ricorderete di me per commenti troppo lunghi, scritti male e del tutto non richiesti sui film, non so bene dove piazzarmi
tra i miei illustri colleghi qui sopra, ma ditemi cosa volete, con tutti i suoi
difetti, a me Roberto Non-Morto sta simpatico.
I White Zombie
sapevano il fatto loro e pur ripetendosi fin troppo spesso, ho apprezzato
anche alcuni dei dischi solisti di Rob, eccentrico? Quanto volete! Più fissato
con sua moglie di Roberto Benigni, se Rob non avesse deciso di fare il regista,
nessuno avrebbe mai visto recitare Sheri Moon Zombie, se volete potete
aggiungere un commento sagace su questa cosa.



“Sarà, ma intanto io questa me la ritrovo nel letto ogni volta che mi sveglio la mattina”.

I due hanno un
cane di nome Frank e un altro di nome Einstein (storia vera) e da anni si sono
dichiarati in “stato di luna di miele perenne”, chiamali scemi. Fare film
horror è una naturale estensione della loro stramberia, ma anche della passione
per il genere, “La casa dei 1000 corpi” e il seguito “La casa del diavolo” (Devil’s
Reject, 2005) rappresentano tutta la cifra stilistica del cinema di Rob Zombie
e sono le pellicole che lo hanno messo sulla mappa geografica. Persino
dirigendo, non una, ma due volte il remake di uno dei miei film preferiti di sempre, il buon Robertino mi è rimasto tutto
sommato simpatico, le viti hanno iniziato a svitarsi facendo crollare tutto con
“Le streghe di Salem” (2012), un buco nell’acqua clamoroso, in soldoni un’idea
di Stregoneria e Satanismo degna di un quattordicenne Metallaro in botta di
zuccheri, una roba tutta corna in cielo e idee bislacche.

Dopo vari
titoli annunciati e un disco solista conil titolo scelto da Lina Wertmuller, pieno di canzoni con titoli
altrettanto prolissi, Rob Zombie è tornato dietro alla macchina da presa, la
sensazione generale è quella di una tabula rasa (elettrificata) con cui
ricominciare, un film che non brilla certo per originalità o idee nuove, che
urla “ROB ZOMBIE” ad ogni fotogramma.



Mancano solo un paio di croci rovesciate e poi sembra il soggiorno di casa Zombie.

Una roba
girata tra amici in una ventina di giorni, finanziato da un kickstarter che ha
racimolato i soldi dei fan di Rob Zombie, avranno un nome i fan di Rob Zombie?
Zombini? Oppure fa troppo Renato Zero? Stesse iniziali RZ, ma che cacchio sto
dicendo? Ma che ne so! Parliamo della trama del film, che è la somma di tutto
quello che fa Renato Zero Rob Zombie in un film.

Siamo di nuovo
ad Halloween e nuovamente negli anni ’70, per la precisione il 31 Ottobre
1976, così abbiamo anche spiegato il numero nel titolo. Una banda di giostrai
buzzurri Sudisti sono in viaggio sul loro pulmino degli anni ’70, in un
tripudio di bandiere confederate, baffoni a manubrio, barzellette sconce e
dialoghi ultra ricercati farciti di “Fuck Fucking Fuck motherfucker”, troviamo
gente dai nomi come Panda (Lawrence Hilton-Jacobs), Roscoe (Jeff Daniel Phillips
), Venus (la mitica Meg Foster, la tipa con gli di ghiaccio di Essi Vivono, vista anche nel precedente
film di Roberto Non-Morto) e Charly (ovviamente Sheri Moon Zombie con i capelli
da Antonella Clerici).



Tipo un episodio crossover tra “La prova del cuoco” e “Hazzard”.

Rapiti con un
trucco vecchio come il mondo, questi gentil uomini e gentil donne del Sud, sono
costretti a partecipare ad un gioco chiamato “31” (perché lo fanno ogni 31
ottobre, capito?), in cui tre aristrocratici imbellettati come il conte
Uguccione di Bebo Storti (le vecchie glorie Judy Geeson, Jane Carr e il grande
Malcolm McDowell) concedono loro 12 ore di tempo, per sopravvivere ad una
schiera di pazzi serial killer lanciati al loro inseguimento. Ad ogni mance
vengono ricalcolate le possibilità di sopravvivenza di ogni concorrente, vince
chi resta vive… Se ci riesce.

“Mentre voi venerate il diavolo, io mi vo’ a trombare le vostre mogli!”.

Insomma,
l’estetica di “Devil’s Reject” che incontra la struttura de “L’Implacabile” con
Arnold Schwarzenegger (1987), brutto? No, per nulla, ok l’idea dei protagonisti
carne da macello, chiusi in un posto e inseguiti da una banda di Serial Killer,
era alla base di circa sei o settecento film dello stesso tipo, ma presi per
mano in questo pazzo labirinto, da quel mattacchione di Rob Zombie, c’è anche
l’occasione di divertisti.

Rob Zombie
dopo aver fatto parecchi Greatest Hits da musicista, manda a segno il suo primo
Greatest Hits registico, dentro ci trovate tutti i suoi marchi di fabbrica, la
colonna sonora southern rock (come “Walk away” della James Gang), l’inizio con
il filmino amatoriale dei protagonisti felici su pellicola finto invecchiata
che fa subito Anni ’70, ma anche tanto “Non aprite quella porta” (il capolavoro
di Tobe Hooper su cui Rob Zombie ha basato tutta la sua filmografia), vecchie
glorie provenienti da film di culto, filastrocche sghembe messe in bocca a pazzi
serial killer dal look assurdo (Trick or thread you are dead / i Will smash
your fucking head) e via dicendo. Originalità nessuna, per una messa in scena
favolosa, che preme a tavoletta per tutta la durata del film.

Non sei un po’ basso per appartenere alle truppe d’assalto Schutz-Staffeln?
Tra un
freeze-frame che omaggia “Bloody” Sam Peckinpah e l’immancabile inquadratura
sul culo (incredibilmente morigerata questa volta) di Sheri Moon Zombie,
Roberto Non-Morto gira la versione leggere di “Devil’s Reject”, con tanto di finale
epico/western, sulle note di una ballata Rock storica, questa volta tocca alla
bellissima “Dream On” degli Aerosmith.



“Non preferirete mica la versione di Eminem. Veeeero?”.

Ecco, bisogna
dire che le svolte di “31” sono tutt’altro che imprevedibili, non è difficile
intuire chi arriverà alla fine delle 12 ore di massacro e alcuni colpi di
scena, per quanto sanguinolenti, non sono certo impossibili da anticipare (tipo
l’ultima cena dei protagonisti), anche il finale, su cui non dirò nulla,
potrebbe lasciare tutti con un palmo di naso, oppure stupirci con un “31 parte
seconda” (“32” come titolo lo escludo) che inizia proprio da lì, per ora non
possiamo saperlo.

Come detto,
“31” non ha una trama rivoluzionaria, anche se, guardandolo, mi sono fatto
una teoria tutta mia sulla risoluzione del mistero, forse ben più complessa (e
interessante?) di quella messa su dal film, quindi non aspettatevi nulla, ma
godetevi la messa in scena, perché Rob Zombie, con una mano dietro la schiena,
questa roba la sa davvero girare. L’altra riflessione fatta durante la visione,
è che il nostro amico Roberto Non-Morto, dovrebbe girare un Western, magari un
Weird-Western dove ad un certo punto ci si sbudella, ha davvero il talento per
farlo, anche perché ha un occhio per le facce del tipo brutti, sporchi e
cattivi come nessun altro.



Vecchio inquietante alla stazione di benzina? Segna presente!

Altra
rivelazione durante la visione: Sheri Moon Zombie è la zia di Harley Quinn!

Con l’unica
differenza è che Margot Robbie ha bisogno di trucco e parrucco per entrare nel
personaggio, mentre Sheri Moon è così 365 giorni l’anno, 366(6) in quelli
bisestili, per la serie “Dove stai per andare tu, tutti i giorni è Halloween”
(Cit.).



“Harley Chi?? Mai sentita nominare”.

Non mi va
nemmeno di rivelarvi troppo della già risicata trama, godetevi la sequela di
pazzi assassini che Zombie manda sulle piste dei protagonisti, tutti con il
nome QUALCOSA-Head (Sick-Head, Psycho-Head e compagnia cantante), tutti
truccati da Clown per la gioia dei Coulrofobici del mondo. Sarà che ho una
predilezione per i pagliacci assassini,
ma questi qui sembrano tutti nipotini di Captain Spaulding.

La verità dietro alla carne di McDonald.

Il vero
fiore all’occhiello (che sputa acqua proprio come fanno i Clown) di Roberto
Non-Morto in questo film è Richard Brake, caratterista visto qua e là, anche in
qualche episodio di Giocotrono, al quale Rob regala in ruolo della vita, basta la
scena di apertura, primo piano in bianco e nero, che trasforma le rughe di
Brake in una carta geografica in rilievo e il suo personaggio, Doom-Head, è già
pronto per l’Olimpo dei folli psicopatici da film Horror.

I primi cinque
minuti bastano a garantire a Riccardo Freno la direzione che prenderà la sua
carriera, sguardo da pazzo e una frase pronta per le t-shirt (“In Hell
everybody loves Pop-Corn”) ed il gioco è fatto. Il resto è tutta farina del suo
sacco, scaccia via Ginger Lynn dal suo letto per entrare in azione, magro come
un chiodo e armato di sorriso a denti storti e coltelli a scatto, signore,
signori, il cinema Horror si è appena guadagnato un’altra maschera, spin-off
subito!



Sorriso + Primo piano + Frase ad effetto = Nuova icona!

In soldoni: se
odiate Rob Zombie, non è questo il film che vi farà cambiare la vostra
percezione su di lui, se tutto sommato vi è simpatico, un ritorno alle origini
ben poco originale, ma divertente, oh Rob! Pensaci a quell’idea del film
Western, è nelle tue corde, poi quando vorrai dirigere quel famoso film
ispirato al pezzo dei Pearl Jam “Dirty Frank”, hai già l’attore giusto per
interpretarlo.

Maybe tomorrow, the good Lord will take you away
Dream on
Dream on

Dream on…

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