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57 canali e niente da vedere: House of the dragon 3, Lucky, Maximum Pleasure Guaranteed e Star Trek – Starfleet Academy

Mi spacco di televisione e guardo decisamente troppe serie, seguendo le immortali parole del Boss, 57 canali e in questo caso, troppo da riassumere in un post solo, quindi forza… Iniziamo!

House of the dragon
Stagione:
3
Dove la trovate: HBO Max / Sky Atlantic

Ero ben pronto ad abbandonarla senza rimpianti questa serie, poi mi sono lasciato convincere a guardare l’inizio, le prime due puntate sono effettivamente riuscite, anche se mi hanno fatto sorgere un dubbio che ho, dai tempi del finale moscio della seconda stagione della casata di Grisù: vuoi vedere che queste due puntate avrebbero dovuto essere il finale della stagione numero due?

La prossima stagione guarderò solo il primo e l’ultimo episodio (o magari nessuno)

Anche perché di mezzo poi, la serie procede con il solito blaterare senza enfasi, fino all’episodio finale dove almeno succedono delle cose, peccato che ci si arriva stremati dall’infinito parlare, tra mille personaggi di cui non si ricorda il nome e senza la minima enfasi, solo draghi, centellinati ma ben fatti in CGI. Non mi fregate più, la quarta stagione ve la guardate voi, mi dispiace solo per lo spreco di Olivia Cooke.

Lucky
Stagione:
1
Dove la trovate: Apple TV

Anya Taylor-Joy, anche nota come Anya Taylo-Gioia-per-gli-occhi come la chiama Quinto Moro, corre. La sua Lucky per colpa di un marito di merda ha rubato dei soldi ed è stata fregata, quindi il pilota di “Lucky” è tutto in movimento, apri una porta, ruba una giacca, cambia aspetto, peccato che poi il resto della serie sia stata scritta con parti non nobili del corpo.

La suocera e boss del crimine, intenzionata a recuperare il malloppo, fatta a forma di Annette Bening, ti fa capire che ormai l’intrattenimento action fa uso di volti, nomi e corpi che una volta avresti trovato nei film drammatici, ed è curioso che proprio sul lato drammatico questa serie scricchioli così tanto.

Anya Taylor-Cardio

Lo schema è ripetitivo, invece di scappare i protagonisti stanno fermi a parlare, e quando lo fanno, ci fanno sanguinare le orecchie, i loro botta a risposta sembrano dialoghi tra non udenti, ognuno risponde ad una domanda con una domanda, tanto da risultare dialoghi posticci, se non proprio illogici, per fortuna una puntata inizia con Modern Love cantato anche dalla nostra Anya, altrimenti avrei mollato anche prima.

Maximum Pleasure Guaranteed
Stagione:
1
Dove la trovate: Apple TV

Paula Saunders per mestiere verifica i fatti, ma nella vita è una quarant’enne divorziata, madre di una ragazzina che gioca a calcio, che nel tempo libero vorrebbe solo togliersi lo stress di dosso nel modo più vecchio e collaudato del mondo, nello specifico, con un Cam Boy molto giovane a carino, con cui diciamo, fa cose virtualmente, ma anche lunghe chiacchierate.

Fino al giorno in cui il suo non fidanzato e non toy boy virtuale, viene picchiato e rapito durante una loro sessione appagamento via Web Cam. Quando la disillusa macchietta di poliziotta preannuncia a Paula che presto riceverà una richiesta di riscatto e che è tutta una messa in scena architettata, una truffa online, Paula non ci crede, ma appena si convince, il Cam Boy viene rapito per davvero!

Tatiana impegnata a recitare lo stupore di trovarsi davanti ad un muro invisibile da mimo.

David Gordon Green dirige un pilota molto riuscito, con una sola scena breve e zozza in apertura, solita trappola per gonzi per convincerti a seguire una serie che ha una sinossi perfetta e poi, nel giro di dieci puntate (dalla durata più che variabile) si perde, gettando nel mucchio troppa roba, cospirazioni non proprio solidissime e colpi di scena tirati per i capelli. Ma il vero motivo per seguirlo per me è il faccione sulla locandina, Paula è fatta a forma di Tatiana Maslany, e quella donna sa recitare TUTTO, se la serie regge anche quando la trama non regge, è solo perché lei è mostruosamente brava, sa recitare tutta la gamma delle emozioni umani disponibili nel nostro genoma, e se si trova costretta a recitarne due o tre assieme, magari contrastanti di quelle emozioni, diventa ancora più brava. In un mondo giusto sarebbe in tutti i film e non solo in serie tv come queste e beh, la prossima nella lista.

Star Trek – Starfleet Academy
Stagione:
1
Dove la trovate: Paramount+

Per una volta che Star Trek si proietta nel futuro, e non guarda sempre al suo passato, lo fa con la serie più bizzarra possibile, una che ha fatto scrivere (cazzate) anche a militanti di un certo partito, che invece di occuparsi del Paese, stanno sui Social-Cosi a scrivere che Star Trek è diventata Woke. Star Trek!? La serie che era inclusiva già nel 1966? Quella che ha portato in televisione il primo bacio tra una donna nera e un uomo bianco? Minchia, noi questa gente la stipendiamo con le nostre tasse, quando dovrebbero solo essere gettati in un’arena con i Klingon.

Tatiana impegnata a recitare lo schifo che solo certi commenti scritti da chi ruba lo stipendio può generare.

Dopo l’evento noto come il “Grande Fuoco” l’accademia forgia i cadetti del domani, peccato che siano tutti poco caratteristici, abbiamo l’energumeno palestrato, che mamma Tatiana Maslany (… sempre lei!) ha con fatica salvato e affidato alla Flotta Stellare, fino alla sosia di Ariana Grande, per arrivare a Sam o Series Acclimation Mil (Kerrice Brooks) prima cadetta digitale, visto che è al 100% un ologramma, e questo ci porta alla prima sorpresa della serie.

Nel cast fisso, il dottore di bordo, in fissa con l’opera è proprio lui, il Dottore, la leggenda Robert Picardo! Tra lui, Holly Hunter della parte della responsabile, Tatiana Maslany e il cativissimo Paul Giamatti che gigioneggia metri sopra le righe, questa serie si lascia guardare, molto più che per le turbe dei giovani protagonisti.

Picardo è meglio di Picard!

L’episodio sul Klingon che impara a combattere con le parole è più interessante di come è stato riassunto dai suddetti ladri di stipendio, ovvero che ora abbiamo anche i Klingon omosessuali, che in un universo narrativo come quello di Star Trek, è una lamentela che non ha nessun senso.

Il problema è che “Star Trek – Starfleet Academy” si ricorda di fare Star Trek solo nel finale, quando carica tutti sulla USS Athena (ma c’è un omaggio anche a Miyazaki) per una trama in movimento ben più interessante dei troppi episodi con le turbe giovanili. Problema? Gli ascolti, bassi bassi bassi, questa struttura ha convinto poco pubblico (si sa i Trekker se non vedono Picard non seguono la serie. Fan, siete tutti uguali!) quindi Paramount ha annunciato una seconda stagione e poco dopo, ha anche dichiarato che sarà l’ultima, insomma la serie che dovrebbe guardare al futuro, fatica ad averne uno.

Paul Giamatti dove lo metti, recita (bene!), anche in Star Trek
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