
Ad aggiungere indecisione dove già era abbondante, anche l’arrivo di qualche altra piattaforma di streaming ad aumentare l’offerta di serie tv, anche se alla fine come il Boss siamo sempre qui a ripeterci… 57 canali e niente da vedere.
Solar Opposites
Stagione: 6
Dove la trovate: Disney+/Hulu
Ed io come farò d’ora in poi senza la mia dose di famiglia aliena che vive sulla Terra, ovviamente teledipendente? Hulu ha staccato la spina, dolorosamente, prima del necessario e non perché questa serie avesse terminato gli argomenti. Forse la sovrapposizione con Rick & Morty non ha mai fatto fare il salto a questa serie quasi “gemella” se pur molto diversa, Solar Opposites chiude con la sesta stagione, per fortuna ci lascia chiudendo quante più sottotrame possibili.
Ad esempio grazie a “La sfortunata distruzione della macchina dei diamanti” (6×01) scopriamo da dove arrivavano i soldi infiniti per la nostra famiglia di alieni, ma anche i loro tentativi per sostentarsi senza di essa, passando per camere d’albergo che scatenando gli ormoni e fanno dimenticare, Korvo, Terry, Yumyulack e Jesse arrivano alla fine della loro missione, con la Pupa impegnata nel maggior numero di trasformazioni, le più pazze mai viste in sei stagioni, fino alla rivelazione finale sulla loro missione. Frettolosa? Forse, ma per assurdo avrebbe aperto il campo ad altre dieci stagioni della serie, libere dallo schema che abbiamo visto fino ad ora, peccato.

A proposito di liberazione, nata come gag ricorrente, la sottotrama della vita dentro “The Wall” qui si conquista (giustamente!) interi episodi, con citazioni ai film giusti e anche qui, un finale che è un po’ quello realistico e amaro di tutti i rivoluzionari, ho amato questa grande fuga, la serie-nella-serie di “Solar Opposites” anche più dei Silvercops che anche qui, trovano una sorta di conclusione. Io spero che la Pupa non si mangi “Solar Opposites”, altrimenti nessuno potrà acquistarne i diritti e farla continuare, anche solo come apparizione in “Rick & Morty”, come ha giustamente pronosticato l’aliena Lisa.
Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
Stagione: miniserie
Dove la trovate: Disney+/Hulu
Ma Ryan Murphy dorme ogni tanto? Secondo me sta sveglio a sfornare idee per le serie che puntualmente gli vengono prodotte. In una delle sue abituali notti insonni deve aver pensato a quanto sarebbe stato bello raccontare la storia d’amore da fotoromanzo tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette, per questo ha messo su una serie antologica che chissà se avrà mai una seconda stagione e se sì, quando, insomma, come Feud.
Lui, il figlio del più amato presidente americano di sempre (quello attualmente in caricAHAHAHAHAH!) lei, nata come commessa in un negozio di moda, assorta a redattrice numero uno, tenuta in altissima considerazione dai massimi stilisti. Entrambi giovani, fighi, ricchi e sfigati come una giornata che inizia con un piccione che ti caga sulla giacca nuova appena metti un piede oltre lo zerbino di casa.

Impersonati da due quasi sosia messi qui per dar fuoco al «Ma è uguaaaaleeeee!» che sta nel cuore di ogni spettatore, Paul Anthony Kelly e Sarah Pidgeon sono molto bravi, lei in particolare sembra la figlia segreta di Natascha McElhone (in certi momenti si fatica a non vederla come la sua versione ringiovanita con l’I.A.) eppure sulla serie aleggia il solito stile Ryan Murphy. Meno abituali barocchismi, ma il solito uso creativo delle fonti, si sorvola sulle parti meno interessanti, si sottolinea quello che fa più clamore e si da per scontato molto, troppo, forse perché JFK Junior e signora in patria erano celeberrimi, per questo alcuni passaggio della loro vita sovraesposta erano di pubblico dominio da quelle parti, ma il risultato è una serie con grossi passaggi a vuoto, tanto da farmi pensare più volte: «Ma è saltato lo streaming?», insomma bene ma non benissimo.
The Beauty
Stagione: 1
Dove la trovate: Disney+/Hulu
Qui i barocchismi ci sono, tanti, tantissimi! Ryan Murphy come Biascica, apre tutto (cit.) e adatta a suo modo il fumetto omonimo di Jeremy Haun e Jason A. Hurley, che posso dirlo? Risulta ovviamente molto più equilibrato, spiegando le parti che nell’adattamento per il piccolo schermo… Ooops! Ryan Murphy si è dimenticato di raccontare, vabbè chissene se i bellissimi della serie esplodono senza spiegazione alcuna, il nostro ha troppi uomini e donne nudi e nude da mostrare, mica può perdersi in questi dettagli secondari di trama.
La Beauty del titolo è la soluzione ai problemi estetici dell’umanità, una siringata e un bozzolo dopo, rinasci uber gnocco/a, vi sembra la trama di The Substance? Sì, solo che chi la usa ogni tanto BOOM! Esplode. Ad indagare Evan Peters (che senza Murphy non lavorerebbe) e Rebecca Hall, agenti con una storia d’amore in corso che in corso d’opera, saranno sostituiti da loro versioni più giovani e ancora più fighe, come accade un po’ a tutti in questa serie, anche a Vincent D’Onofrio a Isabella Rossellini… Si, a Ryan Murphy scappa di citare palesemente La morte ti fa bella, impossibile non farlo.

Lo dico? Ho trovato tutta la serie uno spreco di nomi, potenziale e in generale storia, leggetevi il fumetto piuttosto, perché la prima stagione di “The Beauty” vale solo per un motivo: Ashton Kutcher che è il primo a divertirsi nel ruolo di un bastardone, ricco, potente, lascivo che se la balla felice della sua onnipotenza. Ad un certo punto ha un mezzo pentimento, che è più di quello che non avranno mai certi nostri potenti della Terra, anche se è così che me li immagino, compiaciuti della loro stronzaggine, ma preferisco vederlo fare ad Ashton Kutcher nell’immaginario che a qualche altro stronzo (per altro invecchiato peggio di lui) nella realtà. Ci sarà sicuramente una seconda stagione, dove Murphy potrà esagerare ancora un po’ ma ora passiamo da un autore di serie ad un altro, completamente diverso.
Marshals: A Yellowstone Story
Stagione: 1
Dove la trovate: Paramount+
Ma di tutti i figli del compianto John Dutton, ma proprio su quello più toncolo dovevano fare lo spin-off? Vabbè, Taylor Sheridan con Yellowstone ha creato un mondo di cowboy che ci ha incantati tutti prima di lasciarci con il peggiore dei finali possibili, o meglio, il migliore, nelle condizioni peggiori… mannaggia a te Kevin Costner e alla tua testardaggine, eterna stima, ma questa non dovevi farcela.
Risultato? Si procede con la storia di Kayce Dutton, per fortuna privo della sua petulantissima moglie (personaggio più fastidioso di tutta “Yellowstone”), cavalcando… ah-ah… il suo passato militare, Kayce entra nei Marshals e quindi ogni episodio è il caso della settimana da risolvere. Posso dirlo? Un “Walker Texas Ranger” solo nel Montana, più noioso, con un protagonista semi carisma leso e ovviamente senza i calci e la barba di Chuck Norris, per una serie che sa proprio di vecchio telefilm come lo intendevamo una volta e che porta il nome Taylor Sheridan, ma solo come padrino di tutto questo universo di personaggi, anche se il nostro non ha scritto una riga di dialogo per questa serie, non ha diretto un solo fotogramma e si vede, eccome se si vede.

Diciamo per completisti totali dello Sheridan-verso, io dopo tre puntate mi stavo prendendo a schiaffi per non crollare tra sonno e noia, quindi ve la lascio, ho dei dubbi anche sulla successiva, che per lo meno, questa è davvero scritta da Taylor Sheridan.
The Madison
Stagione: 1
Dove la trovate: Paramount+
Mettiamola così, secondo me Sheridan è rimasto scottato dalla diatriba con Kevin Costner, quindi ha preso Kurt Russell, lo ha fatto recitare qualche minuto e poi ha fatto morire il suo personaggio immediatamente, pronti via. Un po’ come a dire, ti “ammazzo” io prima che tu possa lasciarmi a piedi, anche se Russell è ben più propenso: pochi minuti in scena, tutti momenti rilassati (a pescare o in vasca da bagno con Michelle Pfeiffer), poi ritira l’assegno e sparisce… Si vede che Kurt Russell è grande amico di John Carpenter eh?

Preston Clyburn (Kurt nostro sempre sia lodato) ogni volta che poteva, scappava dalla città come Billy Cystal per andare a pescare e fare la vita rurale a Madison River, ovviamente nel Montana in cui vive e lavora Taylor Sheridan. Ci lascia le penne e la sua famiglia lo raggiunge per seppellirlo, guidati dalla vedova Stacy Clyburn (Michelle Pfeiffer, bravissima anche questa volta) e dalla sua selva di figlie-cloni, tutte bionde, tutte con brutte esperienze nella vita a New York anche se agiate, molto agiate, insomma, Preston come la Wing-woman ed io, che quando ne abbiamo basta, scappiamo in montagna alla John Matrix, io lo capisco il vecchio Preston, le sue figlie un po’ meno.
La base è una storia di lutto, di accettazione della perdita della persona che hai avuto accanto tutta la vita e che non avresti voluto perdere mai, anche per assonanza, vecchi pistoleri, amore, perdite… Sono volati paragoni con l’altro Madison famoso, che ci stanno e non ci stanno, anche se qui a differenza di “Marshals”, Taylor Sheridan scrive e dirige, e la differenza si nota, in positivo per fortuna.

Anche se va detto, anche Sheridan lavora su così tante serie dal suo Montana, che tende a ripetere temi che indubbiamente gli stanno a cuore: noi siamo anche gente di provincia, rurali che vivono moooolto lontano dalla città, non usiamo i pronomi giusti e chiamiamo i nativi indiani, però non siamo così male, viviamo la vita giusta e semplice senza le mille sovrastrutture di voi cittadini, che non siete male, solo un po’ fighettini ma con il giusto tempo, amerete questa vita. Conservatore? Certo, stupido e trumpiano per fortuna proprio no, ma su questo punto avevamo già chiarito.
Su “The Madison” invece, vedete un po’ voi se è nelle vostre corde, batte “Marshals” tenendo una mano dietro alla schiena, ma per quello ci voleva anche poco, più che altro, qui si aspetta lo spin-off giusto di “Yellowstone”, quello su Beth Dutton e Rip, quello sì davvero atteso.
Something very bad is going to happen
Stagione: Miniserie
Dove la trovate: Netflix
Vi ricordate lo sketch di Chris Rock su 50 Cent, quello per cui all’inizio della carriera del Rapper, su di lui si diceva solo che gli avevano sparato nove volte? («Chi produce il disco?», «Gli hanno sparato nove volte!»), così Netflix ha pubblicizzato “Something Very Bad Is Going to Happen” ovvero come la nuova serie dei fratelli Duffer dopo Strane Cose che in realtà, producono, ci mettono poco meno del nome e non fanno altro.
Una serie Horror che, solo per essere stata associata ai Duffer, ha fatto calare le mutande a tutti, sono volati paragoni atroci con le atmosfere di David Lynch, per la classica serie che accumula idee e trovate e poi non sa bene cosa farsene: la protagonista che odia volare viaggia in auto per conoscere la famiglia di lui, qualche giorno prima del matrimonio, scopre che sono strambi forte, per assurde ragioni non alza i tacchi ma resta, seguono intrecci di roba buttata a caso, spiegata poco e male, l’importante e che ehi… Duffer Brothers!

Questa serie è il trionfo della “Red flag”, al primo segnale la protagonista avrebbe solo dovuto saltare in auto e sparire, invece Netflix sa che il pubblico ama le trame intricate (l’altra grande serie di successo della piattaforma? “Dark”) quindi alimenta gli aspiranti autori che buttano nella centrifuga di tutto, senza nemmeno bisogno di saperla poi gestire davvero, basta che sia stramba e tenga il pubblico incollato al paginone di Netflix, quasi rivaluto “Marshals”.


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