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65 – Fuga dalla Terra (2023): Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea Adam, Hollywood fa scontrare Adam contro i dinosauri

Tocca rassegnarci gente, ormai le trame dei film vengono generate dall’algoritmo, che alimentandosi a colpi di ASSSHHHTAG (meglio noto come cancelletto) e di nomi, cose, città, marche di automobili che diventano virali in rete, dovrebbero garantire il successo assicurato al botteghino. Insomma siamo alla costante ricerca del prossimo COCAINORSO.

La macchinetta infernale è giunta alla conclusione che Adam Driver, in quanto bellissimo (lo ripeto, bellissimo!) è uno dei prediletti del pianeta, sicuramente dei registi che fanno le capriole sulle mani pur di averlo nei loro film, citofonare Gilliam, lo Scott sbagliato, Mann e prossimamente si spera, anche Coppola. Chi o cosa possiamo mettere accanto ad Adamo Guidatore per essere sicuri di accalappiare tutto il pubblico? Facilissimo, dinosauri! Piacciono a tutti e sono garanzia di gente che si muove (in branchi) verso i cinema dal 1993.

“65”, titolo minimale, che fa immediatamente pensare ai precedenti inquilini di questo gnocco minerale che ruota intorno al sole è uscito in patria a marzo raccogliendo risate al botteghino, un’altra scelta strategica non proprio impeccabile da parte di uno dei produttori, il grande Sam Raimi che ribadisco, la sua genialità la sfoggia tutta dietro la macchina da presa, ma più che uno scopritore di talenti, non riesce proprio ad essere, gli è andata bene di recente, ma solo perché il nome Evil Dead resta un gran traino per il pubblico.

Quando il Wi-Fi non prende, ma tu vuoi leggere lo stesso il nuovo post della Bara Volante.

Qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, il film è uscito come al solito prendendosi tutto il suo tempo, la nostra distribuzione doveva riflettere su come intitolarlo, il risultato scelto ha un gusto molto retrò, “65 – Fuga dalla Terra”, che ricorda tutte le fughe del passato fantascientifico e poi a me, in quanto rappresentante di un terzo dei Tre Caballeros, sapete che la fuga piace tanto. Ci faccio le serate nei locali con ‘sta battutaccia, me la chiedono proprio. 

A costruire una trama attorno allo spunto generato dall’algoritmo Adamo Guidatore + Dinosauri, ci hanno pensato Scott Beck e Bryan Woods, registi e sceneggiatori già responsabili della trama di A Quite Place, che pensano bene di montare su una premessa semplice, ad una prima occhiata, ma inutilmente complicata se ci si sofferma un momento a valutarla.

«A me il film a quite place è piac…», «Shhhhhh!»

Beck e Woods partono dalla premessa per cui, quando la Terra era abitata dai suoi precedenti inquilini, sugli altri pianeti ci fossero già forme di vita evolute capaci di viaggiare nello spazio, partendo per esempio dal pianeta Somaris, che malgrado il nome dispone di tecnologia più avanzata di quella che abbiamo noi ogni, anno di grazia 2023. Però mai chiedere agli abitanti di Somaris come si chiamano, potrebbero offendersi.

«Ma proprio oggi che parlano di me sulla Bara il Wi-Fi deve fare così schifo?» 

Sta di fatto che ‘sti quattro somari, hanno due braccia come noi, due gambe come noi, si sposano, fanno figli, li portano al mare, insomma sono come noi, però bellissimi, perché uno di loro è fatto a forma di Adam Driver, che interpreta Mills ma chissenefrega, perché tanto è sempre Adam “Bellissimo” Driver. Che qui, cioè, su Somaris ha una moglie di nome Alya (Nika King) che ai fini della trama non viene cagata nemmeno di pezza, ma soprattutto ha una figlia malata, a cui Adamo insegna a fare il richiamo dell’uccello Padulo usando le mani, evidentemente su Somaris è usanza comune.

Il MacGuffin che mette in moto la trama è la malattia della figlia Nevine (Chloe Coleman), ci vogliono soldi per curarla quindi papà, parte per una missione spaziale della durata di due anni, dove dovrà fare l’autista di scuolabus intergalattico, portando a destinazione una banda di scienziati che viaggiano comodamente surgelati nelle loro capsule criogeniche. Ma la scia di sassi e sassetti spaziali, provocata da un enorme meteorite non calcolato dalle mappe, sveglia il pilota dal suo sonno di ghiaccio (tipo la bella addormenta, ma molto più bello!) e danneggia in maniera irreparabile l’astronave, costringendo Adamo, Guidatore di nome e di fatto, ad un atterraggio spericolato su un pianeta ostile e primitivo. Il titolo serve a farvi capire che si tratta della Terra di 65 milioni di anni fa.

Quando arrivi in ritardo di cinque minuti alla grigliata con gli amici. 

Ovviamente malgrado l’eroico atterraggio, Adamo resta solo sul pianeta, a meditare il suicidio (per tre secondi, ma pieni eh!) dopo aver scoperto tramite trasmissioni postume che sua figlia è purtroppo passato lo stesso a miglior vita, giusto per sottolineare ancora una volta il ruolo di MacGuffin della ragazzina e di quanto il nostro Adam amasse sua moglie, ribadisco, non cagata minimamente di pezza dalla trama.

Solo, su un pianeta ostile, con l’unico obbiettivo di raggiungere la vetta di una montagna su cui si è schiantata la capsula di salvataggio, unico modo rimasto per lasciare un pianeta che per di più ha le ore contate, perché come avrete intuitolo, il meteorite incrociato di striscio da Adamo e proprio QUELLO, lui, quello che ci ha resi attuali (e inadeguati) inquilini del pianeta.

Per metterci un po’ di guacamole sulla trama, non vogliamo fare che dalle capsule sotto zero, l’unica sopravvissuta allo schianto sia una ragazzina di nome Koa (Ariana Greenblatt), guarda caso coetanea della figlia defunta? Questo mette in moto la trama però devo farlo, è più forte di me, mi chiama… Time Out Cassidy!

Lucius, un Fanta-fucile qui ti aspetta.

La premessa del film si riassume con Adam Driver, un alieno che precipita tra i dinosauri, però in tutto e per tutto identico a come potremmo essere noi umani in un futuro prossimo. Quindi “65” ci chiede implicitamente di fare il tifo per un E.T. fatto a forma di Adamo (quindi bellissimo) che di fatto è un arzigogolo per rendere una trama semplice, inutilmente complessa, però nella sua semplicità. Non sarebbe stato molto più semplice fare di Adamo un umano del futuro, che facendo il suo lavoro di autista spaziale, PUFF! Portale spazio temporale o quello che volete voi, indietro nel tempo fino all’età dei dinosauri? No eh?

Vabbè insomma, la trama semplice resa inutilmente pasticciata, ha come protagonista un somaro (in quanto abitante di Somaris), un alieno però identico a noi, con le turbe paterne, si sarebbe potuto risparmiare tempo e fatica, ma Beck e Woods hanno scelto questa strada, quindi fine del Time Out Cassidy!

Ovviamente con la Wing-woman, ci eravamo già fatti un film in testa molto più bello della trama di “65”, l’interferenza di Adamo portava all’estinzione dei dinosauri, dando davvero senso al nome Adamo, ma il film è ben più dritto di così nel suo sviluppo, digerita la natura aliena (e del tutto inutile) del protagonista, la storia diventa un METAFORONE sulla difficoltà delle adozioni a distanza.

Paternità, un lavoro complicato (e umido) 

Adam deve comunicare con Koa, che non spiccica una parola della sua lingua, per farlo semina della… lettiera per il gatto? Non lo so, una roba del genere sul tavolo e con le dita disegnando sulla sabbietta, cerca di dirle che devono camminare fino al cucuzzolo della montagna. Alla faccia della tecnologia avanzata, Beck e Woods, ma lo vedete che dovete rendere tutto inutilmente complesso? Ma carta e penna su ‘sta cazzarola di astronave non ci sono?

Provando a mandare in panchina la mia mente ipercritica e la propensione dei due registi e sceneggiatori di pasticciare inutilmente tutto, “65” diventa finalmente una trama essenziale, con due protagonisti, che per ovvie ragioni parlano poco, anche perché rischiano di morire ogni due minuti. La Wing-woman poi mi critica sempre di portarla a vedere i film con un tempismo micidiale, lei “ferita” alla spalla in questi giorni, ha sofferto il triplo nel vedere Adam Driver lussarsi e rimettersi l’arto a posto alla Mel Gibson, vi assicuro, la scena più di fantascienza di tutto il film, ormai ho esperienza.

Un film doloroso (citofonare alla Wing-woman per conferma) 

Detto questo “65 – Fuga dalla Terra” è molto retrò non solo nel suo titolo italiano, ci sono le sabbie mobili, scomparse dai film dopo gli anni ’80, dopo aver traumatizzato una generazione, ci sono bombette usate in ogni modo possibile, ma anche lance avvelenate di Čechov, visto che Koa nel primo atto utilizza delle bacche avvelenate per creare un’arma che verrà utilizzata, come Čechov comanda, solo nell’ultimo atto. Se avesse avuto del lievito, probabilmente avrebbe fatto una torta da lanciare in faccia ai dinosauri, ah sì, parliamo di loro!

«Dannato Artax non di nuovo!» 

“65” si rivela un film semplice, reso inutilmente complicato, anche perché i Dino che compaiono nel film, per quanto realizzati con CGI abbastanza dignitosa, non sembrano mai molto realistici. Non sono un paleontologo, ma tutti quanti, anche la coppia di T-Rex che compaiono nel finale, hanno tutti comunque un aspetto piuttosto “alieno”, non so se è per via dell’ambientazione notturna (sempre utile a coprire un po’ di magagne degli effetti speciali), ma non sembra mai di vedere dei dinosauri, ai fini della trama, se fossero stati predatori alieni non sarebbe cambiato poi molto, se non la campagna pubblicitaria del film, che sarebbe stata Adam Driver Vs. Alieni e non Vs. Dinosauri.

«Adam ssssssssei bellisssssssssimo!» 

Ci sarebbe poi da dire che rispetto alla trama che ci eravamo fatti in testa la Wing-woman ed io, Adam si impegna a far estinguere a colpi di fucile spaziale i ben pochi dinosauri che si vedono nel film, tutti molto ostili con lui, probabilmente perché Adamo è precipitato in quella porzione di crosta terrestre che un giorno sarà il Piemonte. Non potete uccidere la calorosa accoglienza Sabauda, un istinto vecchio di 65 milioni di anni.

Quindi, digerito Adamo che sembra umano ma è un alieno e i dinosauri, che sono i precedenti proprietari della nostra casa ma sembrano comunque alieni, per lo meno “65” è una corsa contro il tempo che intrattiene, Driver ci mette sempre la giusta intensità, ha il fisico per risultare credibile come uno che potrebbe farcela (spalla permettendo) e anche se vi ha fatto ridere, Tarantino aveva pensato bene per lui in un eventuale nuova versione di Rambo, leggetevi il romanzo nel caso poi magari ne riparliamo, tanto Tarantino come suo solito, di quella sparata si è già dimenticato.

Poi trovo che Adam Driver riesca comunque a rendere sempre goffi il giusto i suoi personaggi, goffi in senso positivo intendo, quel tanto che basta da farli passare per credibili anche nei loro difetti, certo la fantascienza non gli porta fortuna, però tutto sommato questo filmettino di poco conto intrattiene, malgrado tutti i grossi distinguo del caso e il fatto che il personaggio della moglie del protagonista sia totalmente irrilevante.

Oh, man, I need TV when I got T-Rex (cit.

Ecco, in quanto B-Movie, forse si lancia in un po’ troppi arzigogoli, la logica della trama non è il suo forte, ma se vi basta Adam Driver e qualche raro dinosauro (nel senso di pochi) potrebbe fare al caso, sono sicuro che quando sbarcherà sulle piattaforme streaming, proprio per via di questi due elementi, farà il botto, ora però sembra più che altro del buon potenziale andato sfumato. Se le ambizioni erano quelli di fare un film che ricordasse il videogioco “Turok” oppure un “Pitch Black” (2000) con i dinosauri, siamo molto ma molto lontani dal bersaglio e più vicini all’idea di film da streaming, peccato, mi sarei accontentato anche di un buon B-Movie e basta.

Sepolto in precedenza lunedì 1 maggio 2023

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