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A Boy and his Dog (1975): Il film preferito dai cinefili-cinofili

Cinefilo lo sono sempre stato, così come
amante dei cani, ma in tutti i miei anni di ricerca, non ero mai riuscito a
scovare questo film di cui ho sempre sentito parlare, ma che non avevo mai
visto. Curioso che ora, che sono ancora cinefilo, ma sono pure diventato
ufficialmente cinofilo, sia finalmente riuscito a recuperare questo film e con
piacere ho scoperto… Che è bellissimo!

Questo film ha parecchi titoli, lo si trova
anche come “Apocalypse 2024”, oppure “Psycho Boy and His Killer Dog” (EH!?!), ma
nessuno batte la traduzione data in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia
e vostra conoscenza: “Un ragazzo, un cane, due inseparabili amici”, nemmeno
fosse prodotto dalla Disney…
In ogni caso, il titolo migliore resta il
suo originale “A Boy and his Dog”. Sì perché non solo è figo, ma riassume anche
alla grande il film e il rapporto tra i due protagonisti.


Semplice, chiaro, diretto…

Tratto da un racconto breve di Harlan
Ellison (autore di parecchi buoni episodi per la mitica “Ai confini della
realtà”) la sceneggiatura del film è dello stesso Ellison, che colto dal
classico “blocco dello scrittore” ha dovuto cedere la mano al regista del film L.Q.
Jones (se amate Sam Peckinpah lo conoscete di sicuro) che ha completato lo
script senza snaturare lo spirito caustico e lo humor nerissimo della storia
originale.

Esiste anche un sequel a fumetti, disegnato
dalla leggenda Richard Corben (mi alzo e mi tolgo il cappello quando pronuncio
il nome del Maestro)… Tutto questo serve più che altro a farvi capire quanto io
mi sia documentato su questo film negli anni passati a cercarlo…


Locandina alternativa del film, veramente geniale!

Anno 2024, dopo lo scoppio della Quarta
Guerra Mondiale (…che è durata 5 giorni) nel deserto Post-Atomico dell’Arizona
troviamo Vic, un ragazzo di 18 anni con gli ormoni in subbuglio, interpretato
da Don Johnson che parecchi, ma parecchi anni prima di fare lo sbirro in
Ferrari a Miami e parecchissimi anni prima di andare a zonzo per il Texas in Cadillac rossa, girava con il suo socio Blood, un anziano cagnone. Ah! Non vi
ho detto che i due amici tra di loro… Parlano telepaticamente.

Blood ha due compiti, usare il suo
prodigioso fiuto per scovare le donne per il suo amico e cercare di tenerlo al
sicuro dagli “Screamers”, una specie di nomadi radioattivi piuttosto nervosi,
tipo i Sabipodi ma meno folkloristici.


Quando il mio cane ed io guardiamo i film, non è poi tanto diverso da così.

I nostri due compari, si imbattono nella
bella Quilla June Holmes (Susanne Benton) all’apparenza una ragazza normale,
in realtà una seduttrice professionista, che prima prende per il naso (si
vabbè, diciamo il naso, ma ci siamo capiti) Vic e poi lo convince a tornare Topeka
(la sua cittadina di provenienza, praticamente un bunker nel sottosuolo
travestito da tipica cittadina americana di campagna degli anni ’30).

La cosa spettacolare del film sono proprio
i dialoghi frizzanti tra i due protagonisti, nei quali si vede bene che il cervello
della coppia è decisamente il cane Blood, molto più propenso all’uso dei
neuroni e gran conoscitore della storia umana. Attraverso le sue lezioni
impartite al ragazzo scopriamo che in questo film, le cose sono andate un po’
diversamente da come le abbiamo imparate a scuola noi: JFK non è mai stato
assassinato, anzi ha governato per beh… Diciamo parecchie legislature via.
Blood è un mito: è lui il vero protagonista
del film, si annoia e “Non vuole guardare” mentre Vic e Quilla June, beh, ehm… Si accoppiano. Ma la scena migliore per un Cinefilo/Cinofilo come me, è
sicuramente quella di Blood accucciato fuori dalla porta di accesso al
sottosuolo di Topeka in attesa del padrone Vic, roba da lucciconi agli occhi.


Disney, siete un branco di dilettanti…

La seconda metà del film è quella più
lisergica. Topeka viene ritratta come una grottesca caricatura della società
Americana anni ‘50 con un corrotto “comitato” che fa il bello e il cattivo
tempo, gli abitanti lontani dal sole sono tutti pallidi e truccati come Mimi. Qui Vic, esemplare sano e non danneggiato dalla radiazioni, verrà usato come
riproduttore… Per la gioia del ragazzo e dei suoi ormoni!

Ma la gioia si esaurisce presto, poiché la
parte divertente delle riproduzione gli viene negata e quindi, con l’aiuto
della pentita Quilla June, la fuga è obbligatoria…
Questa seconda metà del film risulta
parecchio satirica e non disdegna critiche sociali: Topeka è borghese, corrotta
e reazionaria, Vic invece con la sua gioventù rappresenta una forza anarchica. Molto meglio vivere liberi nel deserto, quindi, in un dialogo Vic fa quasi una
mezza citazione a “Lawrence D’Arabia”, dicendo: “Me ne torno nel deserto, mi
sento più pulito”.
Malgrado l’assenza della star Blood, la
seconda parte funziona, ma il finale è la vera marcia in più del film, non dirò
nulla per non rovinarvi una scena a mio avviso meravigliosa, ma penso
che sia uno dei finali più riusciti che abbia mai visto: perfetto per la storia
in questione, tacciato ai tempi di eccessiva violenza, è l’unica soluzione
possibile per un film con questo titolo e poi è un apice di umorismo Nero
inarrivabile. Se avete un cane, o ne avete uno magari anziano, sono piuttosto
sicuro che quando vedrete quell’ultima scena, “A boy and his dog” diventerà un
film di culto anche per voi.


Il cane e il suo umano, sono i migliori amici del cinefilo

Insomma il mio fiuto mi aveva fatto mettere
gli occhi su questo film da molti molti anni, perché pensavo che potesse
piacermi e devo dire che mi è piaciuto molto più di quello che mi sarei
aspettato. Gli anni di attesa in questa caccia ne sono valsi la pena.

Ci annusiamo dopo… Ora vado a portare fuori
il cane!
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