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A girl walks home alone at night: Come si dice Vampiro in persiano?

Lo dico anche
troppo spesso: dopo che la miglior saga involontariamente comica di sempre
(Twilight) ha gettato fango sulla figura del vampiro al cinema, ogni nuova
pellicola sui succhia sangue viene bollata come quella che restituirà la gloria
ai nipotini di Dracula.

La cosa
migliore per dimenticare Twilight, secondo me, è smetterla di citarlo quando si parla
di horror. Abbiamo avuto bei film sui vampiri in passato (Lasciami Entrare), ne
abbiamo avuti recentemente (Only lovers left alive) e possiamo dire che ne
abbiamo uno qui anche oggi, probabilmente è il più unico e orgogliosamente
controtendenza di tutti.
Vengo
spesso “coglionato” perché guardo film dove i dialoghi si contano sulle dita di
una mano (pollice escluso), o perché non mi perdo mai una pellicola dove
qualcuno usa i canini per cavare via il sangue a qualcun altro. Fondamentalmente
io me ne sbatto e con questa pellicola ho decisamente alzato l’asticella:
Produzione
Americana (nei credits anche Elijah “Frodo” Wood), primo lungometraggio di una
donna, Amy Lily Amipour, regista di origini persiane trapiantata negli Stati
Uniti. Un cast Iraniano (anche solo di origine), dialoghi recitati interamente
in Persiano, tutto filmato in un ricercato bianco e nero. La storia parla di una
coppia di innamorati, dei due il vampiro è lei e per tutta la durata del film
indossa il chador.



“Io giro sola di notte, ma quello in pericolo siete VOI!”
Ad una pellicola
così io voglio già bene, anche solo per l’orgoglio con cui sottolinea la
sua diversità, in un mondo che dà la colpa ai Musulmani (TUTTI, senza
distinzione) di qualunque cosa, anche di una brutta sorpresa uscita dall’uovo
di Pasqua, questo film è sabbia negli occhi a tutti gli integralisti religiosi,
gli estremisti, i benpensanti, i maschilisti, gli ayatollah e i Salvini di
questo mondo. In più, è anche un bel film! Come fai a non volergli bene?
Il bianco e
nero è il perfetto contrasto tra vivi e (non) morti, per una trama che è
assolutamente essenziale, ma che Amy Lily Amipour sfrutta al meglio: la vampira
con velo nero (Sheila Vand) si aggira di notte per Bad City, città iraniana
grigia, tetra, decadente. Tipo Mestre.
Come un
predatore la ragazza si nutre dei peggiori soggetti che le capitano a tiro, ma una
sera ad una festa in maschera, incontra Arash (Arash Marandi) e i due si
innamorano. Forse ha aiutato il fatto che lui indossasse un mantello da
Dracula…
Aggiungete
alcuni personaggi che ruotano intorno ai due protagonisti e, senza rivelarvi
altro della trama, la storia è quasi tutta qui. E’ la messa in scena di “A
Girl Walks Home Alone at Night” che lo rende un bel film, sì perché si tratta
proprio di una pellicola visivamente bella che riesce a mescolare Romanticismo
e Horror (un altro buon esempio di questo è Spring) puntando sull’aura
romantica dei vampiri, piuttosto che su scene splatter.
Bad City è la
Gotham della nostra protagonista, non è solo una location che fa da sfondo, è
un valore aggiunto a questa storia drammatica e sofferta. Fin dal nome si
capisce che è un brutto posto, un posto di frontiera (e questo spiega i
continui rimandi Western nella colonna sonora), il bianco e nero poi
contribuisce ad equiparare l’Iran odierno e l’America degli anni ’50 (Arash
veste come un sosia di James Dean e ha gusti musicali decisamente retrò), un
po’ come a voler ribadire che i pregiudizi verso le donne, i giovani e il
diverso in generale, dell’America di allora, sono gli stessi dell’attuale Iran.

Poi ci incontriamo con Ralph e Potsie da Arnold’s (se non sono già stati trasformati in Vampiri).

La città
risulta fumettistica, ha il bianco e nero netto della Sin City di Frank Miller
e le geometrie ricercate della New York di “The Spirit” (il fumetto del maestro
Will Eisner non quella porcheria di film del già citato Miller), ma in generale
è proprio la regia di Amy Lily Amipour ad essere fumettosa (e siccome amo i
fumetti per me è un complimento): inquadrature ampie, primi piani dettagliati,
immagini in generale molto statiche per un film che se ne batte i maroni di
apparire lento, ma che risulta sempre esteticamente figo. Dai, dove avete mai
visto una vampira girare di notte in skateboard con indosso il velo? Che poi
pensateci: il chador nero non è un ottima variante del classico mantello?



Ma tu guarda! Esiste anche un fumetto tratto da questo film…

Amy Lily
Amipour si dimostra una filmaker intelligente e colta, una che ha fatto i
compiti a casa: fin dalla scelta del bianco e nero pare omaggiare Jim Jarmusch,
per come scava nella tristezza dei personaggi utilizzando tanti primi piani. Ma
è anche capace di riecheggiando al West di Sergio Leone, con un abbondante
utilizzo di campi lunghi e inquadrature grandangolari. Ve l’ho detto: “A Girl
Walks Home Alone at Night” è un film bello, proprio esteticamente bello da
vedere.

In più è anche
bello da ascoltare, perché i dialoghi in persiano sono abbastanza rari, ma
la musica è sempre presente, come detto, molti echi Western, ma anche i White
Lies e tanti pazzi in lingua persiana musicalmente molto azzeccati. Siccome in
persiano non so nemmeno chiedere una bottiglia d’acqua naturale al bar, le
parole passano automaticamente in secondo piano in favore delle note. Nel
film non c’è solo la musica da sentire, ma anche gli effetti sonori
contribuiscono alla riuscita della pellicola: le rotelle dello skateboard sull’asfalto,
oppure (altra citazione a Jarmusch) il rumore di un vinile che ruota sul
piatto…
Eppure questa
storia d’amore gonfia di tristezza, tra due Romeo e Giulietta divisi dalla luce
del sole, è a tutti gli effetti un film horror. Non la solita scusa per vendere
un film che poi si rivela essere la solita storiella d’amore in cui l’elemento
Horror viene presto assecondato (ogni riferimento a “Warm Bodies” è puramente
voluto…), ma un horror a pieno titolo che necessita, però, un avviso ai
naviganti:


Provate ad immaginare questa scena con “The Power Of Love” di Huey Lewis & The News in sottofondo…

“A Girl Walks
Home Alone at Night” contiene efficaci scene Horror (ad esempio ho apprezzato
l’incontro tra la vampira e il ragazzetto con lo Skateboard, con il tamarrismo
spacciatore), però l’orrore messo in scena in questo film, non è quello fatto da
litri di sangue e budella lanciate in giro per la stanza, è più un’inquietudine
sottile, qualcosa che arriva da lontano e non capisci bene da che parte, come
sentire le ruote di uno skateboard nel cuore della notte. Alle vostre spalle.

Provare per
credere e intanto segnare: Amy Lily Amipour, dopo un solo film è già entrata
nella lista dei buoni.
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