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Abigail (2024): scarpette rosso sangue

Immagino abbia sentito del putiferio che si è sollevato attorno al prossimo “Scream 7”, la produzione dopo aver licenziato anche chi si occupava di inviare le lettere di licenziamento, ha preso per i capelli Neve Campbell nel tentativo (a mio avviso disperato) di rimettere in linea di galleggiamento la barca. Poco male, la Bara Volante non è un sito di pettegolezzi o di notizie cinematografiche, ma è un loculo che si occupa di film fatti e finiti, per questo mi fa piacere che i Radio Silence siano ancora in circolazione, dopo il loro contributo alla saga di Scream proseguono per la loro strada e per fortuna, ormai sono dei nomi abbastanza noti anche al grande pubblico, non solo a noi matti fanatici dell’horror che li abbiamo conosciuti quando ancora non si firmavano solo come Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.

Il loro nuovo lavoro si intitola “Abigail” e questo ve lo posso dire, no perché l’ultima fatica dei Radio Silence è un altro di quei film in cui si può dire tutto, tranne quella cosa lì, che guarda un po’ è anche quella più interessante, anche se è un po’ il segreto di Pulcinella, visto che non solo viene spiattellato dal trailer (per chi li guarda, io ho smesso) ma anche dalle affermazioni dei due registi, quindi sotto con un altro post in equilibrio sulla corda tesa per il vostro amichevole Cassidy di quartiere!

Vi ricordate quando li conoscevamo in quattro? Questi due ormai sono pezzi grossi.

“Abigail” inizia con le note del lago dei cigni, l’opera universale che al cinema fa subito balletto classico, anche se l’inquadratura altezza piedi della ballerina invece, fa subito Dario Argento oppure vabbè i classici tipo “Scarpette rosse” (1948). Dopo l’inizio in musica con la titolare, interpretata da Alisha Weir (lasciatemi l’icona aperta, su di lei torneremo più avanti) si passa subito all’azione, un cast da serie televisiva è la banda di criminali professionista arruolata da Gus Fring Giancarlo Esposito per rapire la bimba del titolo, figlia del solito prezzemolino Matthew Goode, un riccone a cui apparentemente, si vuole tentare di scucire molti fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti.

La banda è così composta: il biondo di Legion che recita tutti i suoi dialoghi urlando (Dan Stevens), quello di Euphoria purtroppo venuto a mancare davvero troppo presto (che la terra ti sia lieve Angus Cloud) e il grosso, il “Ciaparat” di The Strain ovvero Kevin Durand. La quota rosa invece è rappresentata dalla bionda Kathryn Newton sempre più lanciata nel cinema horror e dalla mora, lei invece ormai rodata “Scream Queen” direttamente da beh Scream, ovvero Melissa Barrera che è la Jenna Ortega per chi non fa più parte della generazione Z. Nota personale a margine, da quando le hanno sistemato i capelli (in Scream VI il suo parrucchiere ha fatto più massacri di Ghostface) ha guadagnato altri punti bellezza, fine della partentesi puramente cinematografica da parte mia.

«Dove lo scarico il pacco?»

Seguendo la moda Tarantiniana, la banda di criminali non conosce le rispettive identità, si chiamano tra di loro usando solo nomignoli farlocchi. Portare via Abigail dal teatro dove ballava è la parte più complicata di un lavoro pulito, perché poi non bisogna nemmeno fare altro di speciale se non evitare di spiattellare la propria identità e vegliare sulla bimba in attesa del malloppo paterno, facile no? Ecco no.

Lo sapete, il sottogenere metti tanta umanità variegata nella stessa stanza e attendi per vedere come serpeggerà la paranoia, ogni volta mi conquista, “Abigail” (film e personaggio) qui eccelle nel caro vecchio divide et impera seminando zizzania in personaggi che la sceneggiatura scritta da Stephen Shields e Guy Busick si prende tutto il tempo per caratterizzare, anche troppo visto che il dramma del figlio morto e i vari sensi di colpa, sono tutti in odore di cliché, ganci emotivi che servono alla bimba per mandare in crisi i suoi carcerieri. Da qui in poi, può partire la rumba del cinema horror, con tutti i suoi passi base.

«C’è nessuno?», «NO!», «Ah ok, allora non mi preoccupo di poter morire uccisa malamente»

I passi base che prevedono personaggio numero uno che entra in una stanza del maniero dove viene tenuta prigioniera Abigail chiedendo «C’è nessuno?», passo successivo? Lo conoscete, un altro membro del cast che viene trovato morto ammazzato, ad uno ad uno, spietatamente come in uno Spaghetti Western degli anni ’60.

Fino qui, novità poche ma per nostra fortuna i dialoghi almeno sono frizzantini, anche se va detto, la propensione del pubblico contemporaneo a cercare la risata a tutti i costi, spesso non è direttamente proporzionale alla qualità del dialogo o della battuta stessa, in parole povere? Mi sembra sempre più spesso che il pubblico voglia ridere e lo faccia a tutti i costi, anche quando al massimo lo sceneggiatore di turno sfoggia ben poco impegno nel farti il solletico con il suo copione. Sensazione mia, con l’umorismo (e l’orrore) un certo grado di soggettività è sempre da mettere in conto.

Qui ci sarebbe poi da aprire la porta e far spazio al colpo-di-scena-che-non-è-un-colpo-di-scena o meglio, lo sarebbe se non fosse già stato spiattellato in tutti i luoghi e in tutti i laghi (di sangue), quindi che faccio? Apro? Intanto diciamo che chiudo, per lo meno l’icona lasciata aperta.

Melissa Barrera ben cotta.

Alisha Weir, classe non ve lo dico perché sono in quella fase della vita che non concepisce che qualcuno sia davvero nato topo il 2000. Luogo natale? Dublino, Irlanda che volendo è anche uno SPOILER bello grosso riguardo alla svolta, ma parliamoci chiaro, per me è proprio la giovanissima protagonista il vero motivo di interesse di “Abigail”, il modo in cui riesce a passare da passivo ad aggressiva, cambiando linguaggio del corpo e il tono di voce, mostruosa, nel vero senso della parola, uno sfoggio di vero talento che insieme a qualche dialogo simpatichino (nel mucchio, qualcuno lo azzecca) rappresenta la parte migliore del film, oltre alle litrate di sangue, quelle non mancano ed ormai sono anche quelle cifra stilistica di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.

Non si può fare un post su questo film senza una sua foto, visto che è la migliore del cast.

Il tema della famiglia (disfunzionale) fa capolino nella loro filmografia, anche in questo remake-che-non-è-un-remake che sposa alla perfezione il tema, ma anche l’idea di film che cambia genere in corsa, trovata già affrontata dai due registi anche nel film con Samara Weaving, ma se da un horror volete risate e litri di sangue, questo film è un Renfield che ci ha creduto di più, anzi, sarebbe bello se facesse parte di quel “Monster Universe” che ci avevano promesso ma che in realtà è naufragato, perché “Abigail” si gioca la svolta alla Predator, quella di un film che inizia come un “Heist-Movie” e poi diventa un horror, divertente, per tutti, ma dal mio punto di vista, un po’ troppo legato a quella svolta lì, quindi il consiglio è gustatevelo come ho fatto io, senza sapere una mazza se non i nomi coinvolti, se invece volete sapere altro, capitolo con SPOILER in arrivo sul binario uno!

Occhio agli SPOILER! Consideratevi avvisati.

Lambert Hillyer nel 1936 ebbe parecchi problemi con la censura quando gli proposero di dirigere il suo film di vampiri, il copione di “La figlia di Dracula”, scritto da John L. Balderston venne rivisto varie volte perché per il regista, l’elemento chiave di questa storia era trattare il vampirismo per la prima volta come una sorta di malattia psicologica, ma soprattutto, una vampira donna era l’occasione per scavare in un elemento tipico del genere, la sensualità (se non proprio la sessualità) legata a tutti quei “baci” sul collo. Un buon film “La figlia di Dracula” (1936), molto classico e riuscito, dal buon ritmo che ha saputo ispirare anche Anne Rice per la sua versione dei succhiasangue e che nel tempo, ha avuto un rifacimento, diretto da Michael Almereyda e prodotto da David Lynch, magari una volta di queste potremmo parlare di “Nadja” (1994).

Spero apprezzerete lo sforzo di usare solo immagini senza SPOILER.

Da quella versione i Radio Silence pescano quello che a loro interessa, essenzialmente il sangue a litrate, ma con una bimba come protagonista, ovviamente non possono cavalcare l’elemento della sessualità, il risultato è un film che azzecca anche qualche scambio di battute («Che cosa sappiamo dei vampiri?», «Che non esistono!?!») e che si basa tutto su quella svolta fin troppo sbandierata e sulla prova di Alisha Weir. Il risultato è un divertente film di vampiri con svolta, in odore di “Dal tramonto all’alba” (che a sua volta si ispirava al film di McTiernan, storia vera), una roba caciarona e leggera che non cambierà molto lo scenario, ma che per lo meno garantisce lo stato di forma dei due registi. Ecco se poi un giorno, vedremmo tornare Alisha Weir magari accanto a Nicolas Cage, io ne sarei molto felice, ma sto vagando con la mente. Fine della parte con SPOILER!

Melissa Barrera grondante sangue.

Insomma, se volete sangue e battutine, in “Abigail” ne troverete un sacco, ben felice che i Radio Silence ormai abbiano il loro pubblico, se siete quelli che giudicano un regista (in questo caso due) solo sulla base dell’ultimo lavoro dovreste disperarvi, io preferisco pensare in ottica futura, bello che questi due ragazzi abbiano potuto dire la loro anche su un classico archetipo del genere Horror, avanti così!

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  1. Si, hanno rifatto “Ready or Not” ma coi succhiasangue in veste da “Dieci piccoli indiani”. Adorato comunque, tiene bene i ritmi e sa quando deve esplodere senza farsi troppi giri sul groppone. Lei fantastica e loro morti male!

    • Esatto, anche se “Ready or Not” era migliore, questo riesce a dire la sua sul tema horror di fondo. Cheers!

  2. Ho invidiato tantissimo il giovine che non era incappato in immagini dentate, interviste che non si facevano problemi ad anticipare troppo e social usati in malomodo… Facciamo che mi sono divertita a vedere la sua reazione al momento della rivelazione, e poi ovviamente mi sono divertita con il film -che per chi ne vede poche di queste commedie horror, è una gran goduria.

    Limite mio, lo ammetto, non riesco a vederle in sala con il pubblico di giovani nati dopo il 2000 non così rispettoso. C’è chi dice che fa “visione da cinema”, io fatico a trovarci del bello in questa condivisione di commenti/risatine in diretta… Sono vecchia.

    • Nello stesso tuo commento scopro che sono a mia volta giovine, immune dagli spoiler e vecchio, perché sento il fascino della sala cinematografica… Vuota 😉 Cheers

  3. Film molto carino, che però da quando viene trovato Lambert vampiro muore: final gilr con plot armor e solita scena di donne contro uomo

    peccato, il film aveva trovate molto divertenti e belle scene di sangue

    • Concordo, fa il suo diverte, intrattiene e morta lì 😉 Cheers

  4. Complimenti per il riferimento di “Scarpette Rosse”, secondo me un capolavoro assoluto..per il resto mi sembra che uno dei due registi sia lo stesso di “Finché morte non ci separi”, che a me è piaciuto parecchio

    • Lo è, un vero classico. Sono entrambi i registi di quel film 😉 Cheers

  5. Avevo visto foto di questo film sulle riviste recenti, come “Total Film”, ma ero troppo pigro per approfondire: sfrutto quindi al massimo il Servizio Pubblico Volante della Bara! ^_^

    • Sono qui per questo, un piacere! 😉 Cheers

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