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Action Jackson (1988): dal palinsesto di Italia 1 con azione!

Sono abbastanza sicuro che i lettori della Bara Volante
abbiamo più o meno i miei stessi gusti e più o meno anche la mia stessa età,
quindi l’unica cosa che migliorava lo stare a casa da scuola malati, era stare
a casa da scuola malati a guardare i telefilm della mattina, come l’A-Team.

Quante puntate dell’A-Team avete visto nella vostra vita?
Tutte lo so, ora io ve lo dico senza timore di essere smentito, se facessimo un
sondaggio sui migliori episodi di quella serie, scopriremmo che molti di quelli
erano diretti da un uomo: Craig R. Baxley.

L’uomo che ha diretto P.E. Baracus più volte di Hannibal Smith.

Stuntman professionista, occasionalmente attore, Craig R.
Baxley ha prestato il suo talento a tutti i maggiori “telefilm della mattina”
ma non solo, basta dire che ha curato alcuni dei salti più spericolati di “Hazzard”
ma è stato regista della seconda unità dell’episodio pilota di “Hunter”. L’esordio
alla regista invece è arrivato proprio con l’A-Team, dove il suo talento è
stato notato da uno che di queste cose ci capisce, il re della collina Walter Hill lo ha voluto come regista della seconda unità per film come I Guerrieri della notte e I cavalieri dalla lunghe ombre. Scusate
se è poco.

Anche se senza ombra di dubbio, la sua seconda regia più
famosa, è la scena del massacro nel villaggio all’inizio di Predator, che gli è stata affidata
completamente da John McTiernan. Ed è
stato proprio sul set di Puerto Vallarta che Carl Weathers ha avuto modo di
chiacchierare un po’ con il produttore Joel Silver, facile capirlo il buon vecchio
Apollo Creed, è uno dei primi a
venire uccisi dallo Yautja quindi il tempo libero di certo non gli mancava.

“Sei pronto per un po’ di azione vecchio stile?”

Quello che viene fuori dalla chiacchierata con Silver è la
passione di Weathers per i film della blaxploitation, e al leggendario produttore
deve essere scattato qualcosa nel cervello, in fondo Carl aveva tutto, fisico,
carisma e faccia tosta per guadagnarsi finalmente un ruolo da protagonista, è
quel ruolo è proprio “Action Jackson”, che diventa anche il film d’esordio di Craig
R. Baxley, uno che in carriera ha diretto poco ma alla grande, e dopo averci
formati tutti con i suoi episodi dell’A-Team, è diventato uno degli eroi dei
palinsesti di Italia 1, con tre titoli che mi sembra giusto trattare qui sulla
Bara, anche solo per chiudere il cerchio.

Craig R. Baxley e Carl Weathers si ritrovano quindi alla
loro prima grande occasione dopo una lunghissima e prolifica gavetta, il
risultato più che la blaxploitation che sognava Wheathers, è l’orgoglioso
rappresentante di un genere ormai estinto, il film d’azione a medio budget (per
la precisione otto milioni di fogli verdi con sopra stampate le facce di
altrettanti presidenti defunti) con protagonisti cazzutissimi eroi d’azione, in
grado di caricarsi la pellicola sulle spalle.

Ma poi quanto è bello questo titolo? Negli Stati Uniti è diventato un’espressione di uso comune (storia vera)

“Action Jackson” inizia con il botto (letteralmente!) il
mitico Ed O’Ross e la sua segretaria Mary Ellen Trainor (la psicologa di Mel
Gibson in Arma Letale) vengono fatti fuori da un gruppo di loschi figuri, che
si impegnato molto a colpire le loro vittime a colpi di lanciagranate
trasformando i loro corpi in palle di fuoco scagliate nel vuoto dall’ultimo
piano del palazzo. Un omicidio (e un inizio di film) all’insegna delle discrezione
e dei toni bassi insomma!

Gli omicidi politici continuano più o meno sullo stesso
filone – compreso uno con tanto di “Vesti la giubba” in sottofondo, perché
anche Craig R. Baxley deve aver visto “Gli Intoccabili” (1987) –, e tutti
imputabili allo spietato riccone Peter Dellaplane, che ha il faccione di Craig T. Nelson, ma soprattutto sta per
essere nominato qualcosa tipo, er mejo fico der bigonzo uomo dell’anno,
ma anche se così non fosse, intanto si spupazza una giovanissima e bellissima Sharon
Stone, molto meglio qui che nel successivo Nico, così, un parere puramente estetico non richiesto.

“Smettila di importunare Sharon o ti farò rimpiangere le demoniache presenze”

Problema, Dellaplane è anche il motivo principale per cui l’agente
di polizia Jericho “Action” Jackson (Carl Weathers) è stato
declassato a sergente e spedito dietro la scrivania. Capite da voi che uno che
di soprannome fa “Action” non può essere qualcuno propenso al dialogo e alle
procedure, e nel tentativo di cogliere con le mani nel sacco Dellaplane è andato
veramente oltre, violato tutte le norme, terrorizzato i criminali, oltraggiato
i superiori, insomma il mio sogno sarebbe un prequel di questo film intitolato:
“Action Jackson: Paura & delirio a Detroit”.

Per cercare di beccare Dellaplane, Jackson si è giocato
tutto, distintivo, famiglia e reputazione, e se la cosa non fosse chiara,
tranquilli ci sarà il suo capo a ripeterglielo un numero esagerato di volte in
modo che possa capirlo anche l’ultimo degli spettatori distratti. La cosa
divertente è che il classico ruolo del capo che urla in un film di poliziotti,
qui richiede qualcuno che risulti ancora più grosso e minaccioso di Carl
Weathers, infatti la parte tocca ad un’altra vecchia gloria di Predator (e Commando) ovvero il mitico Bill Duke.

Rifugiati da “Predator” primo estratto: Bill Duke e la geniale battuta sul braccio di ricambio.

L’inizio del film riesce con pochissimo a creare la
mitologia di un personaggio qui al suo totale esordio, che però chiaramente
ambiva a diventare protagonista di una serie di film con svariati seguiti, quindi
l’entrata in scena di Action Jackson è gestita in maniera molto divertente:
alcuni poliziotti dopo aver arrestato un ragazzetto per un crimine da poco, si
divertono a terrorizzarlo con la leggenda del terribile Jackson, inventandosi
una serie di balle spassosissime per mettergli paura («Uno si è tagliato la
mano a morsi, come i lupi intrappolati nelle tagliole pur di non essere
interrogato da lui!»).

Io non lo farei incazzare uno così, poi fate voi.

Dopo averlo presentato a dovere, Action Jackson beh, si
mette in azione, e cosa ci hanno insegnato tanti episodi di “The Wire”? Che un
buon poliziotto si misura dalla qualità dei suoi informatori, quelli di Jackson
sono un giovane parcheggiatore con il piede pesante (De’ Voreaux White, l’Argyle
di Trappola di cristallo) e il grande
Robert Davi nei panni di un tossico
in paranoia che conferma al nostro sergente quello che già sapeva: Dellaplane è
il mandante degli omicidi. Strano che qualcuno se ne sia accorto di tutte
quelle morti, con un modus operandi così delicato, tutte le esplosioni provocate
dai sicari in questo film sono la fonte dell’attuale surriscaldamento globale!

Purtroppo a fare le spese delle scoperta è la bella Sharon Stone
che esce fin troppo presto dal film, ma concede a Action Jackson di esibirti in
una delle tante scene d’azione mitiche del film. Qualche anno fa il compianto Kobe Bryant (ciao Mamba!) per
pubblicizzare la sua nuova scarpa, organizzo un (finto) salto di un auto in
corsa, lo trovate QUI nel caso ve lo foste perso. Ecco la prima volta che l’ho
visto ho pensato che Bryant da appassionato di film, doveva averlo per forza
visto fare prima a Carl Weathers in questo film (storia vera).

Ridefinire il concetto di: Prendere il taxi al volo.

Ad ammazzare un po’ il secondo atto di “Action Jackson” ci
pensa la bella cantante Sidney Ash, interpretata da Vanity la musa di Prince,
che infatti esordisce nel film monopolizzando la scena e cantando una canzone (con tanto di coreografia firmata Paula Abdul), per poi presentarsi come l’amante eroinomane di Dellaplane,
uno cattivo, ma così cattivo che il suo insegnate privato di arti marziali è Al Leong!

Vanity, decisamente meglio a cantare che a recitare.

Il personaggio di Sidney non brilla proprio per simpatia
bisogna ammetterlo, per buona parte del tempo è abbastanza in preda agli ormoni,
e l’eterna resistenza del protagonista, almeno le regala la possibilità di
sfotterlo per il suo soprannome, Jackson senza però il tipo di “action” che la
ragazza cerca. Una trovata simpatica se non venisse ripetuta fin troppe volte
nel corso del film, inoltre non ho mai capito come mai la dipendenza della
ragazza scomparisse come se fosse un’influenza nel corso del film, un po’ come
se bastasse correre accanto ad Action Jackson per darci un taglio definitivo con l’eroina.

“Che ne dici di un po’ di azione?”, “Non hai letto il cartello? Non parlare con l’autista”

Bisogna anche dire che di movimento i due ne fanno parecchio,
perché la trama del film permette a Craig R. Baxley di aprire la borsa dei
trucchi e dare fondo a tutto quello che ha imparato durante la sua lunga
esperienza come coordinatore di stuntman. Se il salto dell’auto in corsa non
fosse abbastanza, abbiamo anche salti dalla finestra, la classica scena della
tortura al protagonista risolta con l’astuzia (e l’intervento di Sidney) ma
soprattutto lo scontro che precede il gran finale, un momento in cui Carl
Weathers avrà pure avuto 39 anni durante le riprese del film, ma si dimostra
davvero in gran forma e ha dovuto esibirsi davvero in tutto il repertorio,
anche una scazzottata con quel matto di Sonny Landham!

Rifugiati da “Predator” secondo estratto: Quel matto col botto di Sonny Landham.

Ogni volta che si sfila la maglietta in questo film, Weathers
è già tutto luccicante di sudore come la moda del periodo prevedeva, una cosa
che mi fa sempre ridere perché mi ricorda quando il mio allenatore a basket mi
chiedeva: «Ma perché tu durante il riscaldamento sei già sudato come se fossimo
a fine partita?», «Perché mi piace sudare tutto subito e togliermi il pensiero
coach» (storia vera). Ma se escludiamo questo dettaglio Carl Weathers è
perfetto nel ruolo dell’eroe d’azione, si gioca anche svariate frasi maschie
(ed ignoranti) del tipo: «Le vuole ben cotte le costolette?» quando fa saltare
per aria con il lanciagranate uno degli sgherri.

E i vegani… MUTI!

Malgrado la differenza di budget, “Action Jackson” riesce a
non sembrare mai una versione poverina di Beverly Hills Cop, per il semplice fatto che ha personalità da vendere e il finale è
un crescendo che prevede il classico duello a colpi di calci e pugni tra il
buono e la sua nemesi di sempre («Adesso mi incazzo sul serio!»), anche se il
momento migliore è il modo in cui Action Jackson raggiunge l’avversario sul
luogo del loro scontro. Lo fa a bordo di una Ferrari (in realtà una Pontiac
Fiero modificata per passare per una quasi credibile testa rossa. Storia vera)
problema: Dellaplane si trova nella sua camera da letto, all’ultimo piano.
Oddio problema, non certo per Action Jackson che non prende l’ascensore, lui
invece che fare le scale prende la Ferrari!

Sono fiero della mia Ferrari Fiero.

“Action Jackson” è il fiero rappresentante di un cinema
purtroppo andato, e malgrado i commenti poco entusiastici da parte della
critica al tempo, la pellicola incassò piuttosto bene ai botteghini (storia vera).
Ma Carl Weathers purtroppo non è riuscito nel suo intento di diventare un eroe
d’azione come aveva sperato, il disastro del suo film successivo Uragano Smith è stata una battuta d’arresto
da cui non si è mai ripreso, un vero colpo sotto la cintura per il mitico
Apollo Creed.

Chi non si è fermato invece è stato Craig R. Baxley, che
tornerà presto a trovarci su questa Bara, questi sono gli effetti non calcolati del vecchio palinsesto di Italia 1!
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