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Agent Elvis – Stagione 1 (2023): il suo nome è Presley, Elvis Presley

Il mito di Elvis è
talmente radicato nella cultura popolare da tornare puntualmente, lo so che avete
ancora negli occhi la recente versione di Baz Luhrmann, ma Netflix ha
puntato parecchio su questa nuova serie d’animazione che anche solo per nomi
coinvolti e diritti della SIAE, deve essergli costata due spicci.

Alla faccia del
povero John Carpenter (citato di sponda nell’episodio 1×03) che il suo film con
Kurt Russell (che compare nell’episodio 1×09!) ha dovuto girarselo senza le canzoni
del Re nella colonna sonora, anche una sola sarebbe costata più di tutto il
budget disponibile (storia vera).

“Agent Elvis” è una
rivisitazione “di genere” sul mito del Re del Rock, se Joe R. Lansdale e Don
Coscarelli ne avevano firmato una bellissima rilettura horror, con un grande Bruce Campbell, questa volta Elvis diventa una sorta di James Bond, strizzando
più volte l’occhio alle ambizioni da agente, con esperienza di arti marziali
ricevuta in Germania sotto le armi, pescando a piena mani dalla realtà. Infatti
uno degli episodi più divertenti della stagione (1×05 – Maximum density) si
basa tutto sul vero incontro avvenuto alla Casa Bianca tra Elvis e il
presidente Nixon, che aveva già solleticato Hollywood in passato.

Elvis for president (e la sua allegra banda come segretari di stato)
I nomi dei creatori
della serie riassumono davvero tutta l’operazione: John Eddie viene supportato
da Mike Arnold, il papà di “Archer”, serie di cui questa versione Netflix sembra
l’aggiornamento però con Elvis nel ruolo di protagonista. Ma è il terzo nome
quello più interessante, perché Priscilla Presley non solo doppia beh, Priscilla
Presley nella serie, fa da madrina a tutta l’operazione che ammettiamolo, è
gustosa.
Mi sembra che le parole fossero: for I can’t help falling in love with you (se volete potete commuovervi)
Non occorre essere
degli Elvis-maniaci per godersela, perché l’animazione della Sony Animation è
molto ben fatta, il design dei personaggi accattivante e le citazioni
post-moderne non mancano, però più conoscete della vita del Re, più potrete
godervi i dettagli e il modo in cui sono stati utilizzati, come ad esempio la
scimmia Scatter, che era il vero scimpanzé del Re, qui ritratto come violento,
tossico e sessodipendente, insomma non tanto lontano dal vero Scatter (storia
vera).
Elvis lo scimmiologo e Scatter uno di noi!
Il primo episodio
(1×01 – Full tilt) sembra il sogno bagnato di uno che Elvis-maniaco lo è davvero ovvero Quentin Tarantino, visto che il cattivo con cui Elvis deve vedersela
è proprio Charles Manson, sostenuto dai suoi adepti dello Spahn ranch, visto
che il Re del Rock viene presto arruolato tra le fila della TCB, agenzia
segreta impegnata a combattere il male, una sorta di novello S.H.I.E.L.D. con a
capo il Comandante (doppiato da Don Cheadle) e supportato dalla facente
funzione di Vedova Nera in tuta di pelle CeCe Ryder, un agente super sexy dalla
parlata a mitraglietta doppiata in originale da Kaitlin Olson.
Non piangere davanti ai messicani (cit.)

Anche se la trovata
migliore è stata quella di affidare la voce del Re all’accento del sud di Matthew
McConaughey, certo la mia scelta del cuore sarebbe stata Nicolas Cage, ma il
buon McCoso negli anni è diventato uno di quei nomi affidabili e qui è davvero
nel suo a prestare la voce ad un personaggio che funziona alla grande in
versione agente segreto, anche perché le dinamiche con i personaggi di contorno
filano.

Il suo compare
tuttofare, Bobby Ray è uno di quelli che negli stati uniti chiamerebbero “White
trash”, che parla con la voce di Johnny Knoxville e serve ad alzare parecchie
battute al protagonista. Allo stesso modo CeCe con il suo approccio sbarazzino è
il perfetto contro altare per Elvis, qui decisamente edulcorato ma nemmeno
troppo quando si parla del suo lato più conservatore, infatti è uno spasso
sentire McConaughey pronunciare battute come: «Se avessi voluto unirmi ad un
branco di hippie di merda avrei chiamato Dennis Hopper»

Netflix? Voglio una serie con CeCe e Connie di Big Mouth, fammi contento su!
Trattandosi di una
rilettura in chiave Bondiana del mito di Elvis, non può mancare il Q della
situazione, il genio in grado di costruire ogni genere di attrezzatura
tecnologica, il ruolo lo ricopre l’industriale Howard Hughes (Jason Mantzoukas)
già abbondantemente perso nelle sue ossessioni, quindi perfetto “Mad Doctor” in
questa serie piena di spie Comuniste ammazzate male, parolacce, sangue e
citazioni alla cultura pop da perderci la testa, sia per numero che per trovate.
Nel folle terzo
episodio (Cocaine Tuesdays) il regista di uno dei filmetti di serie B in cui recitava
Elvis è doppiato da Baz Luhrmann (segni di continuità) e siccome l’allunaggio
del 1969 fa da sfondo alla vicenda, nella storia trovano spazio oltre alle
musiche di David Bowie anche tutte le teorie complottistiche legate ad un altro
regista, uno piuttosto famosino, mettiamola così.
Ground control to Major Tom King Elvis
Nella spassosa
quarta puntata (Total mind f*ck) trovano spazio i Grateful dead e le loro
numerose Groupie ma anche un’apparizione di George Lucas, mentre nel sesto
episodio ambientato in Vietnam (Pookie-Bear), si affronta oltre al conflitto con
inevitabili citazioni ad “Apocalypse Now” (1979) anche la faida aperta tra
Elvis e l’odioso cantante Robert Goulet (doppiato da Ed Helms) e le origini
delle turbe materne di CeCe, che avreste anche voi se vostra madre fosse in
aperta competizione con voi e fosse fatta a forma di Roxanne Ryder (Christina
Hendricks), il personaggio della serie che somiglia più alla sua doppiatrice. Priscilla
Presley non la conto nemmeno, lei fa una gara solitaria da questo punto di
vista.
Non è impossibile indovinare chi di questi sia il personaggio doppiato da Christina Hendricks.
L’episodio migliore
però resta l’ottavo (Head-Soup) una follia lisergica che inizia con Timothy
Leary (Chris Elliott) santone necessario a svelare i continui flashback che perseguitano
Elvis fin dall’inizio della serie, per una puntata in cui completamente a caso,
trova spazio il capitano Kirk e un Paul McCartney doppiato da Simon Pegg. Ribadisco,
solo di voci famose questa serie deve essere costata come la villa di Elvis a
Graceland!

Difetti? L’ultimo
episodio si conclude con un cliffhanger anche bello grosso, quindi spero venga
rinnovata per non restare a mia volta “appeso”, anche se ora che ci penso è
anche un po’ un modo per giustificare come mai Elvis aprisse i suoi concerti
con la celebre Così parlò Zarathustra di Strauss, quando vedrete la scena vi sarà chiaro. Detto questo
guardatela in lingua originale, Netflix ha speso un sacco di soldi per voi quindi
vederla doppiata sarebbe uno smacco, anche in un panorama dove le serie d’animazione
rivolte ad un pubblico adulto non mancano, questa per lo meno ridà un po’ di
valore ai disegni grazie ad un’animazione curata, non siamo ancora all’arte
pura e le meraviglie firmate da Genndy Tartakovsky, ma per una volta si
è curato anche l’aspetto generale e non solo il quantitativo di sangue e
parolacce.

Insomma io il mio
lavoro l’ho fatto, l’avanscoperta è un piacere se la serie è così
divertente, quindi mi congedo, datemi la seconda stagione e nessuno si farà del
male.

Elvis Cassidy has left the building.

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