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Alien vs. Predator (2004): si accettano scommesse sul vincitore

C’è un solo film che riesce nella non proprio ammirevole impresa di essere considerato come la più infame delle vergogne dagli appassionati di Alien e da quelli di Predator in contemporanea ed è il film di oggi nella rubrica settimanale dedicata ad entrambi, a ben pensarci, avrei proprio potuto intitolarla: Alien vs. Predator.

Era dalla scena finale di Predator 2, quella celebre in cui il teschio di uno Xenomorfo, fa bella mostra di sé tra i trofei nella nave degli Yautja che il mondo sognava un film in cui gli alieni della Fox s’incontrano e si scontrano come Mirco e Licia. Ma la realtà è stata a lungo diversa, per dirla con parole povere: non c’era un solo regista al mondo interessato a dirigere davvero questo film.

A lungo, abbiamo seriamente rischiato di vedere un nuovo film di Alien scritto da James Cameron, il Canadese aveva idee bellicose, tipo avere Sigourney Weaver come protagonista e Ridley Scott alla regia. Se la vostra mente non è esplosa all’idea di un film così non siete più miei amici!

«Quindi il film si chiama Alien vs. Ridley Scott? Fammi capire»

Ma la verità è anche un’altra: al di fuori del magico mondo di Hollywood, Xenomorfi e Yautja hanno sempre goduto di buonissima salute, anche solo in termini di risposta di pubblico e vendite, i fumetti della Dark Horse Comics ancora oggi sono popolarissimi, mentre i tipi della Electronic Arts sono arrivati a far scontrare le due letali razze ben prima del cinema, in una lunga serie di vendutissimi videogiochi e su questo argomento tenetemi l’icona aperta che ripasso.

Proprio in virtù di tutto questo fiume di soldi che videogiochi e fumetti smuovono, la 20th Century Fox capisce che forse è ora di mettere in cantiere un film, il problema è che appena Sigourney Weaver e Ridley Scott sentono parlare di Predator, la prima etichetta l’operazione come una menata (storia vera) e il secondo dichiara che non vuole avere a che fare con Alien mai più (storia vera, secondo estratto).

«Quale parte di “Vietato l’ingresso agli Xenomorfi” non hai capito?»

Quindi, ora c’è la volontà di produrre questo scontro atteso dal 1990, ma nessun regista interessato a farlo, nessuno, tranne Paul W. S. Anderson che non fa in tempo a bussare alla porta della Fox, che viene subito assunto.

Paul William Scott Anderson, sapete qual’è la più grossa sfiga di questo ragazzo? Il cognome, si fosse chiamato Smith, McCucchoch oppure Calipari (Paul William Scott Calipari, senti come suona bene), avrebbe guadagnato in credibilità, invece, siccome si chiama quasi come un mix tra Paul Thomas (detto Pitì) Anderson e Wes Anderson, da una vita tutti lo trattano come quello scemo della cucciolata.

«Ehi regista, se mi dai la parte da protagonista, ti faccio conoscere una mia amica bona, si chiama Milla»

Il suo nome è legato a filo doppio alla saga di “Resident Evil”, caciarona quanto volete, ma realizzata alla grande a livello tecnico, perché dal punto di vista visivo Paul W. S. Anderson non è certo il “Figlio di un Dio minore”, però, bisogna dire che si sceglie sempre dei soggetti che i cinefili raffinati (quindi non come il sottoscritto) guardano dal basso verso l’alto.

Nessuno dice mai una cosa, però: alla fine Paul porta quasi sempre a casa il risultato, anche partendo da premesse tutt’altro che rosee. Ok, “Mortal Kombat” (1995) era poca cosa, ma ancora oggi è il miglior film tratto da un picchiaduro visto al cinema (anche perché la concorrenza…) e, contando che il cast del film non era in grado di alzare un sopracciglio (figuriamoci un pugno), è quasi un miracolo. Il remake di “Death Race”? Un modo divertente e riuscito di aggiornare un vecchio classico, anche qui, tamarro oltre ogni misura accettabile, però anche molto riuscito e soprattutto spassosissimo.

“Alien vs. Predator” rientra perfettamente in questo filone: è tratto da un videogioco, riesce a far arricciare il naso, corrucciare fronti e inarcare sopracciglia ai fan di entrambi i franchise. Pensiamo solo che a Robert Rodriguez, per beccarsi qualche “Bravò!” sulla fiducia, è bastato dire che il suo Predators non aveva nulla a che fare con questo film, però sapere che c’è, il bistrattato “Alien vs. Predator” ha contribuito all’iconografia dei personaggi (specialmente degli Yautja) molto di più che il film prodotto da Rodriguez.

Avete presente quella sensazione fastidiosa di sentirsi osservati?

L’imposizione della 20th Century Fox, però, è molto chiara: il film deve costare il meno possibile. Infatti, è stato girato in Repubblica Ceca, nemmeno fosse uno degli ultimi film di Steven Seagal, il suo strambo e ben poco hollywoodiano cast è stato selezionato proprio per questo: per risparmiare. Ecco perché la protagonista è la ben poco nota Sanaa Lathan e nel cast compare Raoul Bova, cosa che in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza, ai tempi, venne appena appena pubblicizzata, ma proprio un filiiiiiiiino.

Nel 2004 io avevo un altro problema: avevo 20 anni, che di suo non è affatto un problema, ma fino a poco tempo prima con gli amici di scuola, nell’ora d’informatica, giocavamo in multiplayer ad “Alien vs. Predator” (storia vera). Anche perché diciamolo: cosa deve insegnare di informatica a dei ragazzini, un professore con il triplo degli anni? Ecco, appunto, per la cronaca io sceglievo sempre il Colonial Marines con il Minigun e, per altro, ero pure fortino, rarità per il sottoscritto quando si tratta di videogiochi (e non solo).

Ora posso dire, che almeno in una cosa a scuola era bravo.

Ovviamente, si va al cinema, cavolo vuoi non andare a vedere il film in memoria dei vecchi tempi (che poi erano due anni prima, ma vabbè…), risultato: mi diverto. Mi diverto perché affronto il film con il piglio giusto, non mi aspetto certo di vedere l’Alien di Ridley Scott, quello di James Cameron, o il Predator di McTiernan, sarei pazzo a pensarlo, va considerato una cosina sullo stile di “Freddy vs Jason” solo girato dieci volte meglio e con una trama comunque molto più solida. Certo, la butta in caciara, ma in ogni caso è comunque scritto meglio e contribuisce in maniera più riuscita all’iconografia dei personaggi di che so, Prometheus che, guarda caso, è diretto da quello che con Alien non voleva mai più avere a che fare.

In Antartide viene rivelato un improvviso aumento di temperatura sull’isola di Bouvetøya. Charles Bishop Weyland organizza una spedizione per indagare, bisogna fare in fretta perché la scoperta è grossa e altre compagnie scalpitano, come potreste aver intuito dal cognome, Weyland è QUEL Weyland, il fondatore della futura Weyland-Yutani, la famigerata “Compagnia” di Alien ed è anche quello che darà il volto all’androide Bishop, come visto in Aliens – Scontro finale e Alien3. Infatti, è interpretato nuovamente dal mitico Lance Henriksen che con la sola presenza dà continuità agli altri film e diciamolo: si mangia pure la pellicola.

«Quando avrò finito qui, gradirei un caffè grazie»

L’esperta di escursioni estreme Alexa Woods (Sanaa Lathan) si unisce agli archeologi Sebastian De Rosa (Raoul Bova) e Graeme Miller (Ewen Bremner, quello con la faccia buffa di “Trainspotting”), per indagare sul segnale, insieme a loro dei tizi armati della Weyland, tra cui Tommy Flanagan, l’Irlandese sfregiato di “Sons of Anarchy”.

La scoperta è stupefacente: sotto i ghiacci è nascosta una gigantesca piramide che ha caratteristiche estetiche riconducibili a quelle egiziane, cambogiane ed azteche, solo che è molto, ma molto più antica. Chi l’ha costruita? E qual’era il suo scopo? Se ve lo state chiedendo: no, alla spedizione non prende parte anche Roberto Giacobbo, anche se sarebbe venuta fuori una puntata di Voyager esagerata!

Alla faccia dei Maya, e di cinecittà (Cit.)

Anderson tira le fila del film alla grande, all’inizio si prende tutto il tempo che gli serve per presentarci i personaggi e le loro motivazioni, quindi abbiamo nomi e volti e non solo dell’anonima carne da cannone pronta ad essere falciata, poi non ho mai nascosto di avere un debole per i film in cui una spedizione in Antartide si ritrova a gestire casini molto ma molto grossi, ma Anderson, ribadisco, è un dritto, più che al film di Carpenter pare ispirarsi a quel capolavoro del romanzo “Alle montagne della follia” di H.P. Lovecraft, per poi ricordarsi che il pubblico è dal 1990 che aspetta di vedere Xenomorfi e Yautja prendersi a pugni e da questo punto di vista il film offre quello che promette fin dal titolo.

Film in Antartide, la via più facile verso il mio cuoricino cinefilo.

In tutto questo, Anderson espande gli universi narrativi di entrambi i personaggi, da Alien prende in prestito l’idea della piramide, quella che era presente nella sceneggiatura originale del primo film, scritta da Dan O’Bannon intitolata “Star Beast” e integra il tutto con le tradizioni da cacciatori dei Predator.

Ho sempre trovato brillante l’idea degli Yautja giunti sulla terra e venerati come Dei dalle antiche civiltà umane, è un modo originale di sfruttare l’idea abusata intorno al mistero della costruzioni delle piramidi, mi piace anche l’idea degli umani sacrificati per generare Xenomorfi con cui allenarsi a combattere. Tutto questo ci viene spiegato con il classico “Spiegone”, ottenuto leggendo gli ideogrammi, ma come sempre dal punto di vista visivo Paul W. S. Anderson vince a mani basse, erano anni che non rivedevo il film, ma lo sapete che la scena in cui un orda di Xenomorfi assalta pochi e tostissimi Yautja in cima alla piramide mi ha strappato un brivido? (Storia vera!)

Così! Tutto così doveva essere il film! Eccolo!

Ci hanno sempre mostrato Predator adolescenti o con poca esperienza, intenti ad allenarsi contro qualcosa, qualcosa di immagino enorme, questa scena è la prima in tanto tempo che ci dà un concreto assaggio di quello che la saga di Predator avrebbe potuto (e magari pure dovuto) essere. Lo ripeto: se per te uno Xenomorfo è solo uno “Sparring partner” con cui allenarsi, il tuo avversario VERO, che razza di bestia dev’essere? Purtroppo forse non lo sapremo mai.

Certo che non aiuta alla credibilità, stare qui a parlar bene di un film che nel cast sfoggia Raul Bova, con tutto il rispetto per l’attore che, per altro, nella versione estesa del film, cristona terrorizzato in Italiano (storia vera), visti i suoi trascorsi televisivi è difficile prenderlo sul serio, anche se a sorpresa prima di finire inseminato, dura parecchi minuti, non ci avrei scommesso un centesimo.

«Sarai anche stato Ultimo, ma oggi muori per primo»

In compenso, possiamo rifarci con la prova di Lance Henriksen: il suo personaggio è malato e lui sul set ha recitato in preda alla febbre (storia vera), ma comunque è intenso anche quando affronta uno degli Yautja più grossi e cattivi, la strizzatina d’occhio ai fan, è vederlo in ufficio fare il celebre gioco del coltello, quello con cui in Aliens – Scontro finale, faceva cagare sotto Bill Paxton.

«Occhio Bill, alla prima curva ti sorpasso»

Visto che ho citato il grande Paxton, è proprio Lance Henriksen a tallonarlo nella classifica delle morti per mano di creature cinematografiche famose. Il record di Bill Paxton è noto, ma anche Henriksen è riuscito in carriera a farsi falciare da Terminator (nella stazione di polizia), dalla regina madre di Aliens e qui da un Predator, anche se in un film impersonava l’androide Bishop, motivo che per la giuria è sufficiente a lasciare lo scettro di morto ammazzato famoso nella mani di Paxton.

Ora, non sto dicendo che il film sia un capolavoro, Paul W. S. Anderson è molto più dotato come regista che come sceneggiatore e non aiuta nemmeno che Sanaa Lathan sia più caruccia da vedere che davvero brava a recitare.

«Non ti offendere Sanaa, il cranio di Cassidy finirà presto alla mia collezione»

Le parti migliori restano proprio quelle puramente visive, infatti nel finale (quasi totalmente privo di dialoghi, un dettaglio non da poco), “Alien vs. Predator” dà il suo meglio, parti di Xenomorfo utilizzate come armi e scudi, i segni di guerra sul volto fatti con l’acido e, soprattutto, lo scontro (caciarone quanto volete) con la regina aliena che conclude il film, ma se devo scegliere il mio ammazzamento preferito, non ho dubbi: il Predator che fa fuori un Chestbuster appena, ehm, diciamo partorito, spezzandogli il collo con il pollice, come farebbe un nerboruto contadino con un pollo.

«Mamma, non ci voglio andare a scuola oggi! Voglio stare a casa a preparare i biscotti con te!» (Cit.)

Insomma, “Alien vs. Predator” al pari di Predator 2, va affrontato con lo spirito giusto, la scena che rappresenta di più l’intero tono dell’operazione è quel finale con sorpresina quasi da film Horror, ma forse il vero calcio al secchio del latte della credibilità di questo film, è stato dato dal suo seguito, di cui parleremo, tra sette giorni!

Se volete curiosità, memorabilia, articoli, informazioni e valanghe di passione su Predator e gli alieni della Fox, tutti i giorni trovate il blog curato da Lucius Etruscus, 30 anni di Aliens (Viaggi nel mondo degli alieni Fox), imperdibile per gli appassionati di questa saga!

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