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Alita l’angelo della battaglia: Un capolavoro Cyberpunk

Erano anni che
volevo aggiungere alla mia collezione il manga di Yukito Kishiro, complice la
ristampa di Panini Comics mi sono tolto questo sfizio, quindi direi che è
proprio il momento di scriverne!

Non sono mai
stato un grande lettore di Manga, purtroppo mi mancava il classico amico che mi
consigliava quelli giusti, ma la mia dose di fumetti da leggere dal fondo (stando
al nostro punto di vista, se chiedete ai Giapponesi siamo noi quelli che
leggono al contrario) me la sono macinata anche io, uno dei miei preferiti era
proprio “Alita: Battle angel” come è diventato celebre qui da noi in Occidente.
Fin dalla sua
nascita negli anni ’80 il genere letterario del Cyberpunk ha sempre dimostrato
di piacere molto al grande pubblico, negli anni ’90 era facile inciampare in
opere di questo genere, sto pensando all’originale Ghost in the Shell e a film come Johnny Mnemonic, tra le opere Cyberpunk più amate di sempre
metteteci dentro anche “Gunnm” in Giappone pubblicato sulle pagine
della rivista “Business Jump” dal novembre del 1991 al marzo del 1995.



…E guardo il mondo con occhi robot, mi annoio un po’.

Per noi ci ha
pensato la Granata Press sulla pagine di “Zero” a portarlo in uno strambo Paese
a forma di scarpa, ma senza completare mai la pubblicazione per colpa della
brutta fine fatta dalla casa editrice. La prima ristampa italiana completa la
si deve alla Panini Comics, “Alita collection” venne pubblicata per intero tra
il 1997 e il 1998 che è più o meno quando ho iniziato a leggerla io, a cadenza
assolutamente casuale, visto che leggevo i volumetti come mi capitavano per le
mani, presi in prestito qua e là. Trama? Trama!

La
città-discarica è uno sconfinata beh, discarica a cielo aperto, di cui quasi
non si vede la fine e spesso non si vede nemmeno il cielo, perché sopra di essa
fluttua la magnifica ed ultra tecnologica città di Salem, una roccaforte
volante inaccessibile dove qualunque poveraccio della città-discarica sogna di
poter andare a vivere.
Salem scarica
tutta la sua monnezza di sotto, tra cui ciò che resta di una giovane cyborg
ginoide senza nome di cui non è rimasto molto, gambe e braccia sono andate, si
salva giusto un tronco, un cervello senza memoria e un volto che è quello di
una giovane ragazzina. Ci pensa il Cyberdottore Daisuke Ido a completare
l’opera di riciclaggio, ripristinato il corpo con pezzi di ricambio, Ido decide
per prima cosa di battezzare la ragazzina con il nome di Alita (in originale Gally)
che, poi, è lo stesso della sua gatta morta, il che mi fa molto ridere, anche uno
dei miei cani mi tira dei discreti colpi di alito quando è in forma (quindi
sempre), potrei fare l’operazione inversa e soprannominarla pure io Alita!



Daisuke Ido in versione Er Monnezza.

Alita non ha
memoria del suo passato, giusto alcuni inizi sulla sua precedente vita e
svariati flash tutti dedicati al pianeta Marte, se non fosse per il suo corpo
da Cyborg sarebbe una ragazzina come le altre, ma dimenticatevi Arale, perché
Alita padroneggiare la leggendaria arte marziale del Panzer Kunst, quindi di
fatto le sue mani sono due armi mortali!

Calci volanti in piena faccia a ritmo di Panzer Kunst.

Nelle prime
storie Alita utilizzerà questo suo talento per diventare una Hunter Warrior,
l’equivalente della città-discarica dei cacciatori di taglie ed è qui che si
scontrerà con una serie di criminali tutti con corpi potenziati da uno o più
arti da cyborg.

Ma la mia
porzione di storie preferita è senza ombra di dubbio quella che vede Alita
diventare una campionessa dell’ultimo e più brutale sport della Terra, il
Motorball e, siccome sono sempre stato molto appassionato del film di Norman
Jewison Rollerball, a cui il gioco è
palesemente ispirato, è anche facile capire perché sia la mia parte preferita
del Manga.



Jonathan! Jonathan! Jonathan! Alita! Alita! Alita!

Ma questa è solo
una delle tante citazioni che Yukito Kishiro reinterpreta del suo fumetto, ad
esempio chiusa la parentesi da campionessa di Motorball, Alita parte verso le
terre desolate, alla ricerca del suo passato e dello scienziato pazzo Desty
Nova, in un’altra porzione di storie che vede la giovane Ginoide fare quasi il verso a Mad Max.

“Gunnm” (titolo
originale, contrazione di Gun’s Dream) ha subito svariate modifiche prima di
trovare la sua forma definitiva, ad esempio nei piani originali di Yukito
Kishiro, Alita avrebbe dovuto essere sincronizzata con l’operatrice Lou fin dai
primi numeri, mentre un contributo fondamentale è arrivato dal redattore
Tomita, sua, ad esempio, l’idea ti numerare i vari capitoli intitolandoli
“Fight”, idea sfiziosa che divide la storia in ideali round di combattimento.



But there ain’t no cure. For the summertime Cyborg blues.

Sì, perché a differenza
dei fumetti occidentali, anche in “Alita” la protagonista cresce ed evolve in
base alla potenza dei suoi avversari, la Ginoide è costretta ad imparare nuove
tecniche e diventare più forte per crescere, tanto da arrivare a diventare un
vero e proprio Berserker che, poi, è anche il nome del suo corpo da
combattimento, in cui Yukito Kishiro non fa davvero niente per nascondere da
dove abbia pescato l’idea.

Eppure, gli
svariati omaggi non appesantiscono mai la storia, nemmeno quando sono
sfacciati, tipo in una scena Kishiro cita palesemente una delle tavole più
famose di Frank Miller, presa direttamente da quel capolavoro di “Elektra vive
ancora”, ma sono omaggi sentiti e non semplici strizzate d’occhio ai fan fini a
loro stesse.



Elektra Alita vive ancora.

“Alita l’angelo
della battaglia” è un fumetto bellissimo che funziona alla grande su più
livello, se da una parte è interessante cogliere i vari indizi seminati da Yukito
Kishiro lungo la trama, dall’altro ci si può divertire con i combattimenti spettacolari di Alita disegnanti davvero alla grande, oppure
a scovare tra le righe di una storia che parla di Karma, portando avanti in
maniera originale l’eterno tormento della macchina che cerca la sua umanità, il
tutto portando nuova linfa al genere Cyberpunk.

Kishiro, poi, sa
imprimere un grande ritmo alla sua storia, i colpi di scena non mancano, i
tradimenti e gli amori sono gestiti come sempre nelle storie giapponesi come
grandi drammi e non manca nemmeno un certo occhio per far cambiare di passo la
storia, ho trovato geniale, ad esempio, l’uso in una pagina in particolare dei
Carmina Burana che si sa sono perfetti quando hai bisogno di dare un tono epico al racconto, ma non è
certo semplice introdurre la colonna sonora, in un media storicamente “sordo”
(nel senso di privo di musica) come il fumetto.



Ritrovarsi con il manga tra le mani ad intonare “O Fortuna” non ha prezzo!
Per circa un’era
geologica, James Cameron ha cercato di portare al cinema questo Manga, anche perché
lui, grande appassionato di fumetti e papà del Cyborg più famoso della storia del cinema
sarebbe stato l’uomo giusto per fare da ponte tra Oriente e Occidente.
Purtroppo, tra un Oscar e il dodicesimo sequel di “Avatar” le cose
sono andate un po’ per le lunghe ed ora il progetto è finito nella mani
di
Robert Rodriguez, anche lui gran fanatico di fumetti, questo bisogna
dirlo.



La mia espressione quando ho scoperto che il film era finito nella mani di Robert Rodriguez.

Visto che ormai
un “Alita: Battle angel” diretto da James Cameron non lo vedrò mai, mi sono
ampiamente consolato aggiungendo questo capolavoro alla mia collezione, vi consiglio
di fare lo stesso, altrimenti assaggerete il mio Panzer Kunst! No, vabbè, dai,
scherzo, è solo un consiglio il mio!

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