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All Star Batman e Robin (2005-2008): un disastro di Frank Miller e Jim Lee

Pescando dal mio comodino ho trovato uno dei pochi fumetti di Frank Miller che ancora mancavano nella mia collezione, il tanto chiacchierato “All Star Batman e Robin” che in effetti non avevo mai letto prima… Dopo averlo fatto ho anche capito il perché.

Abbiamo già affrontato la serie “All Star”, nata come risposta della Distinta Concorrenza al successo commerciale della serie “Ultimate” della Marvel, questa collana ha sfornato due titoli, uno bellissimo dedicato a Superman di Morrison e Quitely e l’altro beh, ‘sta roba qua.

Potrebbe essere l’unica volta in cui vi consiglierò di guardare solo le figure…

Inutile girarci attorno, Frank Miller non ha creato Batman, ma ne è a tutti gli effetti il padre putativo, la sua Il ritorno del Cavaliere Oscuro non è stata fondamentale per Bats, ma per tutta la storia del fumetto americano. Una storia ambientata in un futuro alternativo del personaggio, perché l’unico altro fumetto chiave dedicato al crociato di Gotham scritto da Miller è stato Batman – Anno uno, quello considerato canonico, malgrado i mille riavvii dell’universo DC. Le altre storie dell’uomo pipistrello scritte da Miller, sono state tutte varianti sul suo Bats, chiamiamolo “alternativo”, del 1986, a partire dai vari seguiti del Cavaliere Oscuro, che hanno seguito l’andamento (forse qualcuno direbbe la deriva) dell’arte e perché no, anche dei comportamenti di Miller.

Ad un certo punto il tratto del grande autore si è, evoluto? Involuto? Insomma è cambiato, diventando sempre più astratto, stilizzato, e potremmo dire anche arrabbiato, il suo Il cavaliere oscuro colpisce ancora era un’opera di rottura, quasi dadaista. Se poi ci aggiungiamo le sue uscite politiche sempre più infelici, culminate in quella porcheria (concettuale e artistica) di “Sacro terrore” (2011), Non credo sia un caso se la terza avventura del suo cavaliere oscuro, si stata mediata dal duro lavoro dietro le quinte di Brian Azzarello, messo lì a domare le asperità e ad arrotondare gli angoli.

… Ma poi mi ricordo di scene ridicole come questa e quindi niente!

Ma facendo un bat-passo indietro, tornando a “All Star Batman e Robin”, quello che ci troviamo davanti è un Miller che libero di rimettere mano alla sua versione del personaggio, ha quasi totale carta bianca dalla Distinta Concorrenza, tanto da avere al suo servizio il talento di Jim Lee, motivo per cui la miniserie è durata così tanto, perché Lee ha dovuto barcamenarsi tra i suoi tanti ruoli in azienda e la cura delle sue bellissime tavole, che hanno allungato i tempi di pubblicazione anche se secondo me, Jim Lee non ci voleva più lavorare, leggendola mi sembra anche una reazione naturale.

Le origini di Dick Grayson sembrano uscite dalla versione di Joel Schumacher, con in più la morte violenta dei genitori del ragazzo, fino qui diciamo accettabile, va decisamente peggio con le donne nel volume, Vicky Vale sembra un’infognata in bàlia dei suoi ormoni, che gira quasi sempre mezza nuda e che non capisce più nulla se invitata a cena da Bruce Wayne. Va ancora peggio con Black Canary, inspiegabile barista (ma già con calze a rete e mascherina… Perché!?) che stanca di sentirsi dire che ha un bel culo dai rozzi avventori, diventa una super eroina e appena incontra il suo eroe Batman, finisce a farci zumpa zumpa insieme. Così, de botto, senza senso (cit.)

Ma che gli fai alle donne Bats!

Wonder Woman? L’amazzone d’acciaio già descritta da Miller nel futuro alternativo del Cavaliere Oscuro qui si muove e parla come una nazi-femminista, anzi, come un uomo sessista pensa che si muova e parli una nazi-femminista a cui però, scappa di darla all’unico “Super uomo” del gruppo, ovvero Superman. Insomma, per Miller le donne sono dei bellissimi oggettini con le gambe lunghe, iper sessualizzate ma fondamentalmente dipendenti da un uomo, per nostra fortuna sa ancora scrivere Batman… Ehm no.

L’uomo pipistrello è caratterizzato come un pazzo ghignante che spesso, parla da solo, che rapisce un ragazzino minorenne, lo terrorizza, lo minaccia come se fosse un pedofilo mascherato, lo porta nella Bat-Caverna, lo abbandona lasciandolo a nutrirsi di ratti come ha già fatto lui in passato (EH!?), in dialoghi lapidari ormai parodia di quelli che Miller sapeva scrivere così bene un tempo.

Una frase che è diventata un meme, l’apice di un’infilata di dialoghi atroci.

Chiaro che il vecchio Frank qui, sia senza controllo, il risultato non è nemmeno qualcosa di leggibile, visto che sembra l’inizio di una nuova serie che però, non leggeremo mai, visto che i personaggi vengono tutti presentati ma poi, non hanno mai avuto un seguito, mi viene da dire per fortuna, ma a rendere la lettura ancora più frustante, ci pensa il bullismo artistico subito da Jim Lee.

“All Star Batman e Robin” è chiaramente pensato per essere disegnato da Frank Miller, ci sono soluzioni visive, che solo il nuovo stile ultra stilizzato (o involuto, fate voi) di Miller potrebbe almeno rendere credibili, o fumettose abbastanza da essere digeribili. Jim Lee qui è chiamato ad eseguire, un nome grosso per attirare i lettori e un talento, grazie al suo tratto plastico, per non pubblicare l’ennesimo fumetto tutto disegnato da Miller, che con il suo nuovo tratto, fa solo storcere il naso a molto pubblico. Peccato che l’abuso di “Splash page” si nota molto, è più pensato per Miller che per Lee, quindi invece di essere la collaborazione tra due grandi autori, quello che ci troviamo per le mani è Lee che cerca di ammorbidire i disegni pensati per Miller per motivi puramente commerciali. Ditemi cosa volete, ma a questo tedioso compromesso, preferisco il Miller anarchico, pazzo e libero da vincoli de Il cavaliere oscuro colpisce ancora, almeno è a suo modo arte. Dadaista ma arte.

Perché non so disegnare come Jim Lee? Perché!?

Ora posso tranquillamente prendere il mio volume di “All Star Batman e Robin” e metterlo in alto, in fondo, nascosto in mezzo agli altri di Miller per dimenticarmene per sempre, senza pentirmene, però magari nei prossimi giorni, proveremo a fare pace con l’autore del Maryland, il mio comodino è sempre pieno di sorprese.

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