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Allied – Un’ombra nascosta (2017): Avremo sempre Casablanca

Ormai lo sapete che sto cercando in tutti i
modi di smetterla di fare uso di trailer, ma per quanto riguarda questo “Allied”
con UTILISSIMO sottotitolo italiano “Un’ombra nascosta” (un’ombra di che?
Bah!), la pubblicità è stata talmente martellante che per starne alla larga,
avrei dovuto fare come Carl Hauser e portare le chiappe su Marte (Cit.).

Perché in questo strambo Paese a forma di
scarpa siamo fatti così, siamo proprio fatti così: dentro abbiamo un cuore,
solido motore, che batte per le stelle di Hollywood, quindi grosso modo da settembre hanno iniziato a strombazzare l’uscita del nuovo film del neo
divorziato più ambito del mondo, Brad Pitt, anzi di BRAD PITT! Con Marion
Cotillard, gli amanti del gossip si sono spesi in fiumi di parole sul
fatto che la francesina fosse la vera ragione dietro al fatto che ora Brad Pitt
(oopps scusate BRAD PITT!) ora è di nuovo BRAD PITT! E non più Bradangelina.
Ora, chiamatemi scemo (avreste ragione da
vendere), ma beccami gallina se avevo capito che il film era pure diretto da Robert
Zemeckis, in fondo chisseloincula il regista quando c’è BRAD PITT!



Una foto di BRAD PITT! per ricordarvi che in questi film recita BRAD PITT!

Se il papà di Ritorno al futuro non è un motivo sufficiente d’interesse presso
il grande pubblico, figuriamoci lo sceneggiatore, Steven Knight autore di
cosine notevoli come “Eastern Promises” di David Cronenberg e del tesissimo “Locke”,
ma anche di robetta molto meno che memorabile tipo Il settimo figlio.

Poi che vi devo dire? Io sono un animo
semplice, basta che mi dite: “Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale” e
già mi avete venduto il film, ma questa volta BRAD PITT! Anzichè guidarecarri armati in prima linea, è una spia che lavora nell’ombra, sarà questa la
spiegazione del sottotitolo? Bah, non so.
Il canadese Max Vatan (diciamolo ancora una
volta se non si fosse capito… BRAD PITT!) viene paracadutato a Casablanca nel
1942, la sua missione non è quella di cambiare sesso, né di fare concorrenza ad
Humphrey Bogart, ma contattare la spia francese a capo della locale resistenza,
Marianne Beausejour (Marion Cotillard che continua imperterrita a scovare
ruoli in film americani dove il suo accento torna buono, brava lei).



“Oh Mon Dieu!”, “Mon Dieu lo dico io, mi sta uscendo l’ernia!”.

I due dovranno fingersi marito e moglie,
copertura ideale per portare a termine la missione, ovvero uccidere un
ambasciatore tedesco e poi lasciare il Paese. Complice l’intimità della
missione, o l’avvenenza della controparte (fate voi) i due s’innamorano sul
serio, tornano a Londra, si sposano e Marianne sotto i bombardamenti tedeschi
mette al mondo un figlio. Dettaglio non da poco che durante il travaglio la
francese dica al marito una frase che non vi ripeto per ragioni di SPOILER, ma
che di fatto potrebbe concludere il film dopo mezz’ora.

Sì, perché fino a qui non ho fatto altro che
ripetervi quello che si vedeva già nella (martellante) pubblicità, non è
impossibile intuire la prossima svolta, ovvero che Marianne non la racconta
giusta e gli alti vertici (rappresentati dal bravo Jared Harris) fanno notare
allo SVEGLISSIMO Max che sua moglie potrebbe essere una controspiona Nazista.



“Che cavolo stai dicendo Willis?”.

Da qui la trama procede in maniera
didascalica, il Max cerca di trovare le prove sull’identità della moglie,
interrogando una serie di personaggi uno più melodrammatico dell’altro e il
finale, anche questo non imprevedibile, ma comunque meno scontato di quello che
mi sarei aspettato, è appunto tinto da tocchi melò che faranno più contenta la
porzione di pubblico venuta giù per vedere BRAD PITT! Che quella che avrebbe
voluto godersi una storia di spie ambientata durante il secondo conflitto
mondiale.

Anche perché, a tratti, mi è venuto da pensare
che se la stessa trama, fosse stata ambientata nel 2017, sarebbe cambiato davvero
poco ai fini della storia, perché gli Americani hanno sempre un conflitto
in corso che il cinema può sfruttare e penso che sia davvero l’unica nota positiva
della loro politica estera.

A ben guardare, poi, a livello storico il film
è tutto meno che accurato, alcuni costumi mi sono sembrati anacronistici per il
periodo storico, inoltre, verso la sua metà assistiamo ad un bombardamento tedesco su Londra, storicamente errato considerando che gli alleati parlano già
di sbarco in Normandia, ma capisco che dal punto di vista cinematografico, era
una tentazione troppo ghiotta quella di mostrare la capitale inglese sotto le
bombe.
Poi sono dettagli da impallinato di
documentari di guerra, non sono certo gli errori storici ad impedirmi di
godermi un film (titolo a caso? Raiders
mi sembra l’esempio perfetto), ma iniziamo a fare le dovute distinzioni, BRAD
PITT! Sarà anche il principale motivo di interesse del 90% del pubblico, ma mi
è parso piuttosto spento rispetto al suo solito, inoltre vederlo alle prese con
le difficoltà di simulare un convincente accento da vero Parigino, mi ha fatto
inevitabilmente pensare quando cercava di scandire “GORLOMI” tra le file dei “BEsterdi”
di Tarantino.



“Giuro che se devo ripetere GORLOMI un’altra volta mi metto ad urlare”.

Note positive, a differenza proprio del sopra
citato film (che è stato devastato dal doppiaggio italiano), qui per lo meno la
coppia parla tra di loro in francese (sottotitolato) per mantenere la loro
copertura, troppo spesso i film dimenticano che il secondo conflitto mondiale,
è stato anche una babele di lingue differenti.

Marion Cotillard mi è sembrata molto più in
palla, anche rispetto alla media delle ultime particine in cui mi è capitato di vederla, purtroppo per
motivi di trama il suo ruolo viene ridimensionato in termini di minutaggio, nel
secondo tempo del film.
Robert Zemeckis, di suo, fa un lavoro rimarchevole,
non si parla mai del fatto che Bob sappia il fatto suo in quanto a movimenti di
macchina da presa, qui ne piazza un paio di davvero riusciti, come quello di
apertura sul paracaduto di BRAD PITT! Oppure, la scena della festa, dove
Zemeckis allarga il campo ma tenendo sempre la Cotillard, a dirla tutta anche
il climax finale è gestito molto bene, temo soltanto che, a distanza di qualche
giorno, del film potrebbe restarmi davvero poco, perché è ben fatto, ma di certo,
non memorabile.



“Hai per caso voglia di un ME nel deserto?”.

Se vi accontentate di vedere BRAD PITT! Il
film farà sicuramente per voi, nell’economia della filmografia del regista
resta un altro buon film, ma non credo proprio sarà necessario ritoccare la
vostra personale “Top 5” dei film di Zemeckis.

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