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Alta tensione (1977): la “H” sta per Hitchcock (ma anche per Harpo)

Ci vorrebbe un po’ di musica a tema per introdurre questo nuovo capitolo di… Alfred Hitchcock
presenta
Tutto quel Mel!

Squadra che vince non ci cambia, specialmente quando porta a
casa i risultati e molto più banalmente, si divertente facendolo. Ecco perché il
Maestro radunò lo stesso gruppo di sceneggiatori con cui aveva scritto L’ultima follia di Mel Brooks, ovvero
Ron Clark, Rudy De Luca e Barry Levinson. Ora si trattava di trovare un altro
genere da prendere amorevolmente di mira, dopo Western, Horror e film muti, l’unica scelta possibile era
Sir Alfred Hitchcock, che non è un genere ma un regista, ma talmente geniale da
creare un genere tutto suo con tanto di aggettivo, hitchcockiano.

Siccome con Brooks di mezzo, tutto diventa più pazzerello,
Mel stando alla sua autobiografia (edita qui da noi per la nave di Teseo) era
convinto che senza il benestare di Hitchcock, una parodia sui suoi film non si
poteva proprio fare, quindi alzò il telefono e si fece passare il re del
brivido dalla segretaria dell’Universal. Non so voi ma io avrei voluto essere
testimone di quella chiamata tra mostri sacri, che mi fa ridere già solo come
spunto di partenza.

Non è chiaro chi sia più felice in questa foto, anche se Anne Bancroft potrebbe vincere a mani basse.

Lo sanno anche i muri che Hitchcock negli studi della
Universal aveva il suo ufficio e che le sue giornate erano organizzate in modo
da non saltare MAI un pasto, quindi Mel Brooks si ritrovò un venerdì invitato
a pranzo dal Maestro della suspence, un pranzo gratis e un colloquio con uno
dei più grandi registi del mondo, questa rubrica ci insegna che tutti i momenti
chiave della vita e della carriera di Mad Mel, avvengono a tavola.

A Hitchcock il soggetto di “Alta tensione” (in originale il
volutamente sbagliato “High Anxiety” che suona un po’ come alta ansiosità)
piacque molto, tanto da organizzare una riunione settimanale con Brooks per fare
il punto sui lavori in corso, pranzo gratis tutte le settimane, che pacchia!
Tanto paga la Universal che ci frega.

La reazione del contabile della Universal quando ha ricevuto la fattura.

L’umorismo nero nei film di zio Hitch è celebre quanto la
sua ossessione per le bionde, i suoi film sono pieni di piccoli tocchi comici
in linea con lo stile molto britannico del Maestro, che per qualche ragione si
abbinava benissimo all’umorismo esplosivo e un po’ grezzo, in puro stile
Brooklyn di Brooks. Ecco perché “Alta tensione” pesca a piene mani da tutto il
meglio della produzione hitchcockiana, dentro possiamo trovare qualcosa di “Io
ti salverò” (1945), La donna che visse due volte, Psycho, Gli Uccelli e un mistero alla base che
ha molto di “Intrigo internazionale” (1959), anche per questo è uno dei miei titoli
preferiti del Maestro Brooks, per la sua capacità di omaggiare e sfottere così
bene i film della produzione hitchcockiana, che poi è quello che una buona parodia
dovrebbe sempre fare. Anche se lo ammetto candidamente, Brooks con quella sua
faccia da schiaffi ha sempre potuto permettersi di dire tutto, come solo al
buffone di corte è concesso, la prima volta che ho visto la scena del parco di “High
Anxiety”, in cui Mad Mel ci mostra il lato oscuro dei pennuti di Hitch, quello
che nel suo film non si vedeva mai, sono scoppiato a ridere così forte che
ancora oggi, questa è una delle mie parodie preferite, quindi in una pioggia di
spinaci a maionese, utilizzati da Brooks in quella scena per ricreare beh, ci
siamo capiti, apro le porte dei Classidy a questo film!

Ricordo che ho potuto vedere i primi film di Hitch grazie
alle repliche pomeridiane, da lì non mi sono mai fermato, se esiste ancora oggi
un regista in grado di insegnare cinema a chiunque sia disposto ad imparare,
quello è proprio Sir Alfred Hitchcock, anche per questo ho una passione per “High
Anxiety”, perché è la prova che Brooks quei film li ha studiati tanto quanto
ogni buon cinefilo ancora oggi dovrebbe fare, filtrandoli poi sotto la lente
della parodia, che è allo stesso tempo presa per i fondelli e omaggio.

«Parodia Cassidy, la parola chiave è parodia!»

Infatti “Alta tensione” funziona benissimo come Thriller, se
lo avessero replicato nei pomeriggi di Rete 4, anche per fotografia e uso del
formato Panavision, avrebbe potuto passare per un film di Hitch, con Brooks al
posto di un Jimmy Stewart qualunque. Infatti Mad Mel qui si ritaglia di nuovo
il ruolo del protagonista, il brillante Dr. Richard H. Thorndyke (la “H” sta
per Harpo Marx, tanto per omaggiare proprio tutti i giganti) chiamato a
dirigere il reparto psichiatrico di una struttura chiamata “Istituito psico-neurotico
per i molto, molto nervosi” anche se prima di arrivarci succede già di tutto,
visto che Thorndyke soffre della “High Anxiety” del titolo, una malattia
ovviamente immaginaria che fa il verso alla vertigine di Stewart, come mette in
chiaro la faccia terrorizzata di Brooks, spiaccicata contro il finestrino dell’aereo
nella prima scena.

«Si era parlato di bare, nessuno mi aveva detto volanti però!»

Anche perché già solo per arrivarci all’istituito psico-neurotico
per i molto molto nervosi, il film si gioca dei momenti di culto, l’urlo della
signora in aeroporto, il controllo casuale del ehm… chiamiamolo poliziotto dei
bagni, fino all’incontro con il mitico Brophy (interpretato da Ron Carey), personaggio che prende il nome dal caratterista Edward Brophy, che ricopriva spesso il
ruolo della spalla dei protagonisti nei film della Warner e della MGM. Per
Brooks invece diventa un generatore di gag preso dalla borsa dei trucchi del
Maestro, il classico aiutante pirla che accanto ad un personaggio più serio,
snocciola momenti memorabili come il suo celebre «Lo tengo, lo tengo, lo tengo.
Non lo tengo!» quando cerca di caricare in auto l’enorme baule del dottore. Quante volte nella vita avete citato Brophy senza che nessuno cogliesse, quando
vi hanno chiesto di spostare qualcosa di voluminoso e pesantissimo? Io un sacco
(storia vera).

Brophy uno di noi! (però con l’ernia del disco)

“High Anxiety” ha fatto scuola per una serie di motivi, vi
sarà capitato di inciampare in battute e trovate uscite da questo film senza
che nemmeno ve ne siate mai davvero accorti, ad esempio il modo in cui Brooks
omaggio l’uso hitchcockiano della musica, per sottolineare i momenti di
tensione, ovviamente declinato in chiave comica, come quando in auto verso l’istituto,
sulla parola “complotto”, l’orchestra tuona il tema del film solo per vedere un
bus carico di suonatori intento a superare l’auto del protagonista. Qui dovrei
usare parole come diegetico ed extra-diegetico, ma se riuscite a non ridere
troppo forte, è chiaro che sia una lezione sull’uso della musica al cinema che
ha fatto scuola, ci sono un sacco di episodi dei Simpson che hanno applicato
alla lettera quanto imparato dal Maestro Brooks.

Se non ci credete, cliccate qui e ciucciatevi il calzino!

“Alta tensione” riesce a creare beh, tensione, anche perché
ha una coppia di cattivi davvero efficace, direttamente da Mezzogiorno e mezzo di fuoco arriva Harvey Korman nei panni del Dr.
Montague, mentre da Frankenstein Junior
torna Cloris Leachman, la mitica Frau Blücher (iiiiihhhhhhhh!) nei panni di un
personaggio altrettanto leggendario che però non viene ricordato mai da
nessuno, l’inquietante Fratella Diesel, con manie da dominatrice, baffetti voluti dalla stessa Leachman per rendere ancora più grottesco il suo
personaggio e seni a punta nella sua divisa, che la rendono la
perfetta parodia dell’infermiera Ratched di Qualcuno volò sul nido del cuculo.

La riunione dei massimi super cattivi Brooksiani in combutta tra loro.

Mel Brooks ha studiato così tanto i film di zio Hitch, da
potersi permettere di giocare con le inquadrature, grazie agli sfondi dipinti
da Albert Whitlock, conosciuto proprio nell’ufficio di Hitchcock, qui abbiamo
istituti psichiatrici a strapiombo sulle scogliere ma anche un utilizzo
creativo della macchina da presa, come i due cattivi del film impegnati a pianificare diavolerie, ripresi da sotto un tavolino di vetro, un’angolazione molto hitchcockiana così come lo sfottò dei carrelli fatti al re del brivido, quel suo modo di far
entrare la macchina da presa in una stanza, come se fosse l’occhio dello
spettatore, che Brooks si diverte a spernacchiare anche nell’ultima scena,
quando gli operatori sfondano la finestra nel tentativo di girare una scena
alla Hitchcock, tutte trovate spassose, a cui è impossibile non pensare quando
poi ci si ritrova a guardare un film di Hitch, insomma la parodia al suo
meglio!

Arditi angoli di inquadratura hitchcockiani per il Maestro Mel.

Uno dei personaggi chiave, al centro del primo riuscitissimo
omicidio è Dick Van Patten, la morte del suo Dr. Wentworth strizza l’occhio a
quegli omicidi emblematici dei film di Hitch, quelli diretti con la volontà di
sconvolgere il pubblico. Brooks è micidiale a ricrearne questa atmosfera alla
sua maniera, dirigendo quella che per tempo e inquadrature è una perfetta
sequenza horror, dove però la morte del personaggio avviene in un modo
scemissimo, ovvero ucciso con i timpani sfondati da un pezzo orribile e
impossibile da fermare trasmesso alla radio dell’auto, suonato a volume sempre
più alto e composto dallo stesso Brooks insieme al fidato John Morris, la
parodia della canzoncina pop martellante intitolata If you love me baby tell me loud.

La mia reazione quando sento cantare con l’auto-tune.

“High Anxiety” ha l’intreccio, i personaggi, le scene madri
e ovviamente la bionda hitchcockiana, interpretata dalla fidata Madeline Kahn, che nei panni di Victoria
Brisbane, oltre a cercare di far uscire il suo innocente padre trattenuto
contro la sua volontà nell’istituto, offre una perfetta parodia di Kim Novak, sempre con enorme ironia
visto che la scena dello strangolamento con il cavo della cornetta, che viene
scambiato da Victoria per una telefonata sconcia, risulta essere solo uno dei
tanti momenti geniali in grado di prendere amabilmente per i fondelli i topoi
del linguaggio hitchcockiano. Ma come parlo? Sembra quasi che stia diventando
una rubrica seria questa!

D’altra parte, come si chiama la donna dalle due vite di Hitch? Madeleine, quasi omonima della Kahn.

Tra i Cocker, che sono molto intelligenti, l’interfono che
funziona meglio se non lo usi tappandoti il naso e un milione di altre trovate
geniali come questa, “High Anxiety” è il film dove le gag non-sense tipiche
di Brooks, quelle che terranno sempre più spesso banco nell’ultima fase della
sua filmografia, si sposano alla perfezione con una trama da Thriller che fila
bella liscia e che può permettersi di scherzare anche con i momenti intoccabili
della settima arte. Infatti Brooks ha deciso di affidare il ruolo del frustrato
fattorino proprio ad uno dei suoi sceneggiatori, ovvero Barry Levinson, qui al
centro di una gag che parte piano per poi esplodere clamorosamente, il
famigerato giornale di oggi da portare al dottor Thorndyke che lo chiede
insistentemente, sembra quasi una trovata da nulla, ma è la “battuta finale”
che il regista decide di giocarsi rifacendo la celeberrima scena della doccia di Psycho, con Brooks nei (pochi) panni che
furono di Janet Leigh e con l’inchiostro del giornale a fare il verso al sangue
in bianco e nero della scena originale. Una sequenza che quando Brooks mostrò in
anteprima ad Alfred Hitchcock, il re del brivido guardo in silenzio solo per poi
commentare: «Mancano due anelli nella tenda della doccia, per il resto va tutto
bene», storia vera e puto Hitch al 100%, lasciatemelo aggiungere.

ZAN! ZAN! ZAN! ZAN!

“Alta tensione” può permettersi un sicario quasi Bondiano
dai denti d’acciaio (in realtà carta stagnola, un’idea dello stesso Rudy De
Luca che lo interpreta) ma anche Brophy che a colpi di ingrandimenti, fa il
verso alla scena madre di Blow-Up.

Una amorevole pernacchia non la si nega a nessuno, nemmeno a Michelangelo Antonioni.

Un gioco cinefilo estremamente divertente azzoppato
forse da una sola scena, che di suo sarebbe anche divertente, ma se vi capiterò
di guardarla doppiata, con i dialoghi in siciliano, perde parecchio anche in
termini di ritmo, ovvero quando Brooks e Madeline Kahn per salire a bordo dell’aereo
senza farsi riconoscere, cercano di usare la tecnica per cui nessuno dà
attenzioni a chi risulta fastidioso e molesto. Sono sicuro che in tanti qualche
check-in all’aeroporto lo hanno passato così, senza per forza fare una
citazione al cinema di Mad Mel.

Scene di ordinaria follia da imbargo.

Un altro momento chiave, anche in ottica futura di questo
film? La scena al bar che vede sempre protagonisti Brooks e Madeline Kahn,
quando il dottor Thorndyke fingendo la riservatezza che non ha, cerca di
evitare l’invito a cantare e poi in un attimo si trasforma in un crooner, con tanto di microfono
afferrato e tenuto in mano dal basso, proprio come faceva Frank “The Voice”
Sinatra. Il pezzo è quello che dà il titolo al film ovvero High Anxiety, ed è un momento chiave perché è anche la prima volta
in cui il Maestro Brooks si è esibito in un numero musicale, in linea di
massima dopo ci avrebbe preso abbastanza gusto, come vedremo nel corso di
questa rubrica.

Mel “The Voice” Brooks!

Anche perché “Alta tensione” ha l’intelligenza di mandare in
scena un finale in crescendo, in puro stile Hitch, che pesca a piene mani da La donna che visse due volte, sottolinea
quanto i parenti possano incasinarti per sempre la vita oltre all’inevitabile
citazione al Mago di Oz, che nel crescendo finale è solo uno dei dieci momenti
tutti da ridere, incatenati uno dietro l’altro con grande maestria.

«Occupato?», «Si, a cercare di respirare!»

Ora mancava soltanto la prova del pubblico, ma per Brooks
uno spettatore in particolare era molto più importante degli altri, quello a
cui il Maestro ha dedicato la pellicola, che si apre proprio con una dedica a Hitchcock.
La sera della prima, il 25 dicembre del 1977, il nostro Mad Mel ha passato i 94
minuti del film in presa alla High Anxiety, concetto da lui stesso inventato,
spendendoli tutti con gli occhi addosso al Maestro Hitchcock seduto in sala.
Una statua di marmo. Immobile. Impossibile da decriptare come lo sguardo della
Gioconda. Solo su una scena Brooks ha riconosciuto il movimento di spalle
tipico di chi sta sghignazzando, quella dello scagazzamento a mitraglia dei
piccioni, perché il Maestro Brooks lo ha insegnato al mondo e Leo Ortolani ne
ha fatto una delle su armi più affilate, la cacca fa sempre ridere, anche i
maestri del brivido.

Il momento in cui realizzi che solo Tippi Hedren può comprenderti per davvero.

Peccato che sia stata anche l’unica reazione umana
registrata da Brooks nel suo spettatore numero uno, che uscì dal cinema in
silenzio, anzi nella mia testa al massimo, sulle note di un celebre tema. Disfatta! Waterloo! Caporetto!
Anatema! Ho irritato il Maestro in persona! Povero me!

Qualche giorno dopo, ancora impegnato a insaponare la corda,
Mel Brooks si vide recapitare a casa una cassa di Château Haut-Brion del 1961,
una roba che costa tipo casa vostra, accompagnata da un biglietto: «Mio caro
Mel, che grandissimo intrattenimento: non devi avere ansie di nessun tipo. Ti
ringrazio umilmente per la dedica che mi hai fatto e ti presento moltissimi
ringraziamenti anche a nome del Golden Gate Bridge. Con i miei migliori saluti
e, ancora, con le mie più sincere congratulazioni. Hitch»

La finestra sull’uomo che sapeva di vivere due volte con un nodo alla goda durante l’intrigo internazionale (o una cosa così)

Trionfo! Gloria! Corda e sapone lanciati fuori dalla
finestra! L’omaggio è stato apprezzato e dal quel giorno Mel Brooks è entrato a
far parte di un’altra cerchia ristretta di eletti, no, non quei sedici artisti che
hanno completato un EGOT in carriera (l’acronimo che indica aver vinto Emmy,
Grammy, Oscar e Tony Awards), ma quello ancora più esclusivo dei pochi che
potevano permettersi di rivolgersi al maestro della suspense chiamandolo Hitch
(storia vera).

In un’annata piena di titoli che hanno fatto la storia della
settima arte, “Alta tensione” porta a casa 31 milioni di fogli verdi con sopra
facce di ex presidenti defunti piazzandosi alla posizione numero diciassette
dei migliori incassi dell’anno,
ironicamente come il numero di stanza del signor MacGuffin citato nel film. Riuscendo
anche in un’altra impresa, dico sempre che chiunque dovrebbe guardare Guerre Stellari (a proposito di film del
’77) anche solo per potersi poi godere Balle Spaziali, vale anche per “High Anxiety”, guardare i film di Sir Alfred Hitchcock
migliora il palato e rende cinefili migliori, lo stesso fa questo film,
perfetto compendio al lavoro di zio Hitch ed ennesimo gioiello incastonato
nella corona di Re Mel… Ecco, la prossima settimana parleremo di questo, di
quanto sia bello essere Re, non mancate!

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