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American Horror Story – Stagione 4 – Freak Show: Gooble Gobble one of us, we accept you one of us!

Continuo
imperterrito nel mio recupero della serie antologica di Ryan Murphy e Brad
Falchuk, “American Horror Story” che dopo un’intera stagione dedicata alle
streghe, ci porta tutti nella Florida degli anni ’50, ad assistere allo
spettacolo dei freak.

Elsa Mars (la
solita Jessica Lange in gran spolvero) è una quasi famosa di origini tedesche
espatriata negli Stati Uniti, dove ha organizzato uno spettacolo di fenomeni da
baraccone, amorevolmente raccolti negli anni uno dopo l’altro, in una grande e
stramba famiglia.
Abbiamo lo
sciupafemmine con mani a chela, il ragazzo aragosta Jimmy Darling (Evan
Peters), sua madre la donna barbuta (Kathy Bates), il papà l’uomo più forte del
mondo Dell Toledo (il nuovo arrivato Michael Chiklis direttamente da “The
Shield”, quanto tempo!) e la sua nuova fidanzata l’ermafrodita tri-popputa Angela
Bassett.



A proposito di nuovi arrivati: How i met your puppet.

Le ultime
arrivate della famiglia sono le sorelle Bette e Dot Tattler, ah no scusate, ho
dimenticato una parola chiave: le sorelle siamesi Bette e Dot Tattler (Sarah
Paulson in un doppio ruolo pieno di primi piani), che diventano presto
l’attrazione principale del circo, ma anche il pomo della discordia.



You’re in the psycho circus (I say welcome to the show).

Specialmente
quando Maggie (Emma Roberts) e Stanley (Denis O’Hare) si uniscono alla
compagnia, con scopi davvero poco nobili, ovvero procurarsi cadaveri di
fenomeni di baraccone per il locale museo delle stranezze, per loro il circo di
Elsa Mars diventa il principale terreno di caccia.

A complicare
l’assunto ci pensa il Clown Twisty, inquietante figuro, già il preferito di
tutti i coulrofobici del mondo, che uccide apparentemente in maniera casuale
(rapendo anche la biondina di Scream Queens), ma soprattutto guadagnandosi un nuovo fan, il ragazzo
schifosamente ricco e schifosamente viziato Dandy Mott (Finn Wittrock). Rifiutato dal circo di Elsa Mars perché incredibilmente normale (e noioso sul
palco), riuscirà lo stesso a mettere i bastoni tra le ruote alla compagine.



“Mettiamo un bel sorriso su questa faccia” (Cit.)

 Sulla carta la
serie ideata da Ryan Murphy e Brad Falchuk avrebbe tutto per farmi felice, ma
dopo la sgangherata gestione dei personaggi di Asylum e la mosceria genarle di Coven, sono abbastanza provato lo ammetto, ma sono partito senza
pregiudizi, nuova stagione, nuovi personaggi e poi il tema che comunque mi
trova molto ben predisposto, anche solo per l’ambientazione che
ricorda un po’ quella del classico “Carnival of Souls” (1962).

Nel primo
episodio le hanno provate davvero tutte per comprarmi, un omaggio ai capolavori
“Freaks” di Tod Browing e uno ad Halloween di John Carpenter (un personaggio si
chiama Mr. Haddonfield, più omaggio di così si muore!), ma anche una
coinvolgente interpretazione di “Life on Mars” di David Bowie da parte di
Jessica Lange in gustoso accento tedesco, visto il cognome del suo personaggio,
il mio “Senso di Bowie” mi ha fatto sperare di sentire quel pezzo nel corso
della stagione e, a dirla tutta, qualche episodio dopo si sente anche “Fame”
sempre del Duca bianco e una cover di “Come as you are” dei Nirvana, giusto per
sottolineare la natura post moderna di tutto il circo messo su da Murphy e
Falchuk.



Sono l’unico che sta pensando a Flora e Fauna Addams?

 Il problema di
“Freak Show” è che quasi subito rinuncia ad uno dei personaggi più interessanti
(e visivamente riusciti) di tutta la serie, ovvero il clown Twisty, assegnato
in un’azzeccatissima idea di casting all’attore John Carroll Lynch (visto in
“Zodiac” per fare un titolo) che purtroppo sparisce dalla circolazione fin
troppo presto, ma non prima di aver alzato l’assist per una scena che omaggia
la soggettiva dell’assassino con maschera da Clown di Halloween di John Carpenter, yeah!



Un Carpenteriano davanti alla TV, si alza di scatto esultando (storia vera).

Poi, purtroppo,
a tenere banco sono le solite svolte di trama del tutto non cartesiane,
personaggi ricercati dalla polizia per mezzo episodio e poi basta, va bene così,
o anche peggio, personaggi in custodia presso le patrie galere, a cui vengono
asportate parti del corpo senza che nessuno si ponga la minima domanda, più in
generale il solito problema di “American Horror Story”, ovvero: è difficile
provare empatia per un personaggio, quando nel giro di quattro episodi ti
ritrovi a pensare tre volte “Benedetto figliolo, sei un cretino, te la sei
pure andata a cercare”.

Non so se ti viene meglio l’ombra dell’alce fatta con le mani, o quella di Tintin con il ciuffo.
Sorvoliamo
sulla realizzazione dei freak che vediamo in scena, quello riuscito meglio è la
gemella siamese di Sarah Paulson e, malgrado l’impegno generale di tecnici e
registi, in alcuni momenti è davvero impossibile non notare la seconda testa
prostetica che pende da un lato.
Inoltre, dopo
quattro stagioni viste una via l’altra, la ripetitività della serie comincia a
fiaccarmi, abbiamo sempre il belloccio che si mette nei guai con le signore (Evan
Peters), la capetta temuta, ma successivamente rivalutata a perdonata (Jessica
Lange), il serial Killer (qui tocca a Finn Wittrock) e via dicendo, apprezzo
molto che “American Horror Story” utilizzi sempre gli stessi attori, aiuta ad
affiliare il pubblico, ma modificare lo schema dei personaggi interpretati,
dopo quattro stagioni aiuterebbe.



Chi ha detto Patrick Bateman? Bravi avete vinto un mappamondo!

Le trame si
ripetono così tanto, andando anche per le lunghe, che “Freak Show” può
permettersi un episodio di… Come si dice in italiano “Fan service”? Mi rendo
conto che mi manca l’equivalente, diciamo “contentini per il pubblico”, come
l’episodio 4×10 (Orphans) in cui viene narrata la storia di Pepper, la
microcefala vista anche in Asylum, con tanto di ritorno di Lily Rabe nei panni
di Suor Mary Eunice, episodio che ai fini della storia (di “Freak Show”)
aggiunge davvero pochissimo, al massimo potrebbe essere considerato un
compendio alla stagione Asylum… Ma l’espressione “Fan service” mi sembra più
appropriata.



Prima mi fanno affezionare a Pepper, poi fanno un episodio così, ‘stardi!

 Anche l’omaggio
a quel capolavoro di “Freaks” di Tod Browing è qualcosa che ho apprezzato, quel
film mi fa impazzire, quindi non è affatto male vederlo omaggiato in questo modo
(forse anche in maniera un po’ troppo marcata), la verità è che quello che
funziona meglio in questa stagione di “American Horror Story” sono proprio i
veri freak: Erika Ervin la modella più alta del mondo, Ben Woolf nei panni di
Meep, ma a vincere su tutti è la caruccissima Jyoti Amge, la ragazza più
piccola del mondo, nei (piccoli) panni di Ma Petite. Se questa stagione si
fosse concentrata più su di loro (seguendo la lezione di Tod Browing) e meno
sul polpettone da soap opera sarebbe stato sicuramente meglio.

Non puoi competere Emma, Ma petite è la numero uno!

A chi toccca
ora? Stagione numero cinque, preparo le valige per andare a dormire in albergo!

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