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American Horror Story – Stagione 6 – Roanoke: Gli effetti dello zapping selvaggio

Mi sono
sparato una lunga maratona di “American Horror Story” che mi ha portato fino al
famigerato Hotel, poco prima dell’inizio
di questa sesta stagione. Per abitudine ho preferito accumulare tutti gli
episodi per spararmeli a distanza ravvicinata.

Non sono stato
tra quelli che si è sciolto sui Social Cosi quando è stato finalmente
annunciato il titolo, anche se negli anni mi sono letto svariate cose riguardo
al mito di Roanoke, la prima cosa che
mi ha colpito di questa sesta stagione è sicuramente il formato scelto, l’idea
che mi sono fatto è che quei due matti di Ryan Murphy e Brad Falchuk, prima di
buttarsi anima e cuore su questa stagione, si siano concessi un mese di zapping
selvaggio alla TV.
Avete presente
quelle trasmissioni (spesso agghiaccianti per varie ragioni) che popolano i
palinsesti di canali tipo DMax o Real Time (una cosa che fa paura sul serio)?
Quelli dove i veri protagonisti di una storia, raccontano la loro vicenda
guardando in camera, mentre degli attori li interpretato riportano in scena gli
eventi narrati? Ecco, quei programmi lì, qui è esattamente la stessa cosa, “American
Horror Story” si trasforma in un programma intitolato “My Roanoke Nightmare”.



La presenza di Lily Rabe fa capire che non stiamo guardando Real Time (anche se non sembra).

Matt Miller e
sua moglie Shelby (Lily Rabe e Sarah Paulson nei panni dell’attrice che la interpreta),
come Toto Cutugno, vanno a vivere in campagna comprando una villa gigante in
North Carolina, i vicini di casa sono la famiglia Polk, dei buzzurri che
sembrano usciti da un film di Rob Zombie.
In compenso, le cose si complicano di molto all’apparizione della Macellaia (Kathy
Bates che non ammazzava tanta gente dai tempi di “Misery non deve morire”) e
dai tre giorni della luna rossa, un weekend di terrore in cui i coloni
scomparsi di Roanoke tornano ed insieme a loro anche svariati personaggi molto
coloriti, come il tizio con la testa di maiale, già (intra)visto nella seconda stagione, che qui si prende,
finalmente, il palcoscenico.



“Ciao sono Peppa Pig!”.

A questo
aggiungete Lee Harris, la sorella di Matt (Angela Bassett) e il suo travagliato
passato con la figlia Flora e tutti gli ingredienti sono nella stessa pentola.
I primi cinque episodi di AHS stagione sei coprono, di fatto, la prima stagione di “My
Roanoke Nightmare”, oltre alla case stregate e alle famiglie assassine in
stile “Non aprite quella porta”, i film omaggiati da questa stagione sono i
vari found footage, primo tra tutti “The Blair Witch Project” (1999), le
bamboline appese agli alberi arrivano proprio da lì.



“Hey, ma non l’avevano già fatto il remake di The Blair Witch Project quest’anno?”.

Ve la dico
fuori dai denti: malgrado l’alto quantitativo di sangue, ho davvero faticato a
mandare giù i primi cinque episodi, i soliti difetti di “American Horror Story”
fanno capolino anche qui, ma se non altro è già chiara la volontà di portare in
scena qualcosa che si meriti l’appellativo “Horror” nel titolo. In compenso,
dall’episodio numero sei in poi la musica cambia, la stagione mette la quinta e
riparte sgommando, il risultato finale è una delle migliori stagione di AHS da
parecchio tempo a questa parte.

“Prova a dire che non ti è piaciuta questa stagione, dai, provaci”.

Dall’episodio
sei in poi, tutto il punto di vista cambia, il successo di “My Roanoke
Nightmare”, spinge i produttori a lanciare una seconda stagione, fatta in stile
“Grande Fratello VIP”, ma in chiave Horror, cioè nel senso, ancora più Horror
dell’originale intendo!

Quindi, attori
e i personaggi che hanno interpretato, per motivazioni più o meno logiche (i
soliti difetti di AHS di cui sopra), si ritrovano di nuovo nella stessa casa,
nel weekend della luna di sangue, seguiti da telecamera nascoste e armadi di
smartphone con cui riprendersi, per la gioia di chi odia l’effetto mal di mare
tipico dei found footage.



Uhm, provo a dare la soluzione Mike!

I cinque
episodi finali di “American Horror Story – Roanoke” sono un massacrone
grondante sangue che finalmente torna a fare quello che dovrebbe sempre fare l’Horror,
ovvero mettere paura. C’è solo da godersi gli ammazzamenti e le piccole
citazioni cinematografiche sparse qua e là durante la seconda parte della
serie. Uno che mi ha esaltato parecchio ve lo posso dire, senza rovinarvi la
visione: nell’episodio dieci, tra i testimoni intervistati, fa una breve
apparizione anche Betsy Baker, ovvero Linda, la fidanzata di Ash in La casa di Sam Raimi.

Di fatto, AHS
diventa un mockumentary che non ha nessuna paura di scombinare le carte mescolando
i personaggi e gli attori che li interpretano, per questa ragione Sarah Paulson
s’inventa un accento inglese (non proprio riuscitissimo, se devo dirla tutta)
per differenziare i suoi personaggi e succede anche che Shelby, sia incastrata
in un triangolo sentimentale con il marito Matt e l’attore che lo interpreta,
ovvero Cuba Gooding Jr. che è il nuovo arrivato a bordo, ma che proviene dall’altra
serie Ryan Murphy, ovvero American CrimeStory.

Cuba davvero non serve, abbiamo i tecnici per la manutenzione, lascia stare.

Il finale è
coraggioso, perché prima ci viene annunciato che solo un personaggio uscirà
vivo dalla seconda stagione di “My Roanoke Nightmare”, poi quello che viene
scelto difficilmente verrà ricordato come un beniamino del pubblico, forse
anche per questo il finale, tutto condensato nell’ultimo episodio di stagione,
risulta un po’ frettoloso, o forse solo un modo per strizzare l’occhio ai fan
della serie, riportando in scena un vecchio personaggio proveniente dalla seconda stagione, non vi dico chi è, ma c’è
una canzoncina molto orecchiabile sul suo soprannome.

Una trovata
divertente, ma che non basta per parlare di “Universo di AHS”, questa serie ha
spesso problemi a creare continuità all’interno della stessa stagione,
figuriamoci all’interno della stessa serie!



P p p poker face, p p poker face.

Il cast si
comporta davvero bene, Kathy Bates sa fare la pazza come pochi attori al mondo,
Lady Gaga viene (fortunatamente) relegata ad un ruolo importante, ma minore
anche come minutaggio e, per fortuna, Lily Rabe di nuovo alle prese con un
personaggio degno del suo talento, anche se, usando un termine cestistico, il “Go
to guy”, anzi “Go to girl” di questa serie è Sarah Paulson che, accento inglese
a parte, si dimostra nuovamente bravissima. 



Siccome ormai è una tradizione dei
miei commenti a questa serie, l’MVP della stagione lo vince lei, però a pari
merito con il maiale, Porky Pig resta il migliore!



L’Esultanza di Sarah Paulson alla consegna del premio.
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