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American Sniper (2014): spara Leggenda, spara…

Ogni volta che
Clint Eastwood dirige un nuovo film, diventa quasi impossibile dimenticarsi del
background che il vecchio Clint si porta dietro, la sua posizione politica, i
personaggi a cui ha prestato il monolitico volto, la sceneggiatura di Jason
Hall (Giasone Atrio) già di suo non è tutta pesche e crema, sicuramente se
fosse finita in mano ad un altro regista, ad esempio Steven Spielberg, che era
il primo nome associato ad “American Sniper” di sicuro l’attenzione del film
sarebbe stata differente.



Detto questo,
Clint lo conosciamo, per quanto mi riguarda da tutta la vita, vista la stima
che ho per Eastwood, vorrei solo parlarne bene, come si fa delle leggende,
conosciamo anche il suo modo di fare cinema, classico, diretto e senza
fronzoli, senza mai gridare “Action!” sul set, perché altrimenti i cavalli si
spaventano, pochi Ciak, perché tanto la freschezza dell’interpretazione
dell’attore la cogli subito, troppi Ciak fiaccano e basta.

Un modo di
fare cinema che alla fidata Warner Bros. è sempre piaciuto, il massimo
risultato attoriale e qualitativo, con il minimo numero di giorni di
lavorazione sul set, il problema è che ultimamente, lo stile registico di
Eastwood sembra diventato più frettoloso che altro…

Mettiamo in
chiaro un paio di cose, malgrado qualche scena di addestramento, questo film
non è “Gunny” gli manca totalmente il gusto per l’ironia, non è nemmeno un film
pesantemente patriottico, non è la versione Yankee di “Il nemico alle porte”
per dire un titolo idealmente simile.
Che Eastwood
sia nostalgico, era chiaro da un po’, palese dopo il suo “Jersey Boys”, il
risultato è che “American Sniper” non ha un piglio virilmente patriottico del
tipo “America…FUCK YEAH!” (CIT.), e allo stesso modo, non prende una chiara
posizione anti-bellica. La sensazione è quella di veder entrare in scena la
Leggenda (Clint) vederlo posizionarsi puntando il mirino della sua arma (La
telecamera) e aspettare…tu sei lì, accanto a lui, come il Marines di copertura,
aspetti, consapevole che lui è la Leggenda, lui sa quello che deve fare, e
conosce le regole di ingaggio…
Ora non vi
spaventate, ma nel soggiorno di casa vostra, c’è un grosso Elefante a stelle e
strisce, che ha parcheggiato il suo culone sulla vostra poltrona sacco
preferita.
Questo
Elefante è lo stesso che segue Eastwood in tutti i suoi film, da quando la
critica sinistroide di uno strambo paese a forma di Scarpa di mia e vostra
conoscenza, gli stroncava film come “Bronco Billy” etichettandoli come
PRO-Americani (Madornale errore! CIT.), lo stesso elefante che proiettava la
sua ombra sui vari “Mystic River” e “Million Dollar Baby”, a quel punto la
critica giustamente esaltata bollò Eastwood come un “Repubblicano illuminato”
che poi vorrei proprio sapere che cavolo è un Repubblicano illuminato, cos’è?
Un fanatico della Armi Yankee piazzato sotto una luce al Neon? Bah…
Clint punta il
dito è parla con una sedia vuota? Dietro di lui l’elefante, esce un film che si
chiama “American Sniper”? elefante.


Ciao, sono il tuo nuovo coinquilino.

Stiamo
parlando di un film che parla di uno, che di mestiere ammazza la gente, tra cui
donne e bambini se la situazione lo richiede, la storia del più grande cecchino
della storia d’America, 160 uccisioni, uno che tutti chiamano leggenda anche
quando e a casa con i figli, penso che sia anche banale iniziare a parlare di patriottismo,
razzismo, pacifismo o dire, visto!?! È un conservatore reazionario! Come se lo
scoprissimo ora che Clint è di destra. Gente, il film si chiama AMERICAN
Sniper, ed è popolato di gente che si esalta a sentire l’inno nazionale prima
delle partite di Baseball, e che guarderebbe per ore una bandiera a stelle e
strisce che sventola, per altro fatto da uno, che ama il baseball e non
disdegna per nulla lo sventolare della bandiera rossa, bianca e blu (“Flags of
our fathers” tenetemi l’icona aperta su questo che poi ci torno…).
Aggiungo
ancora una cosa, lo script di Giasone Atrio, è piuttosto didascalico, il
momento in cui Hall cala la maschera, è quando mette in mano ad uno dei
personaggi, un fumetto di “Punisher” e non un fumetto qualunque, uno di quelli
della linea MAX (La linea “Per adulti” della Marvel) scritto da Garth Ennis,
ora, non vorrei andare fuori tema, Il Punitore è un personaggio reazionario,
sicuramente messo a confronto con gli altri personaggi della Marvel, che sono
dei Boy-Scout a suo confronto, per anni è stato scritto come il classico eroe
dell’azione dell’era Reganiana (Quindi Reazionario), se c’è stato uno che ne ha
mostrato bene le idiosincrasie, è stato proprio Garth Ennis, che ha dimostrato
che Frank Castle (Alias The Punisher) è un sociopatico, lucido ma pazzo, i suoi
metodo destrorsi sono efficaci, ma solo un pazzo potrebbe volerli applicare
davvero, ha reso manifesti gli intenti e quindi inquadrato alla grande il
personaggio. Ecco, questa sceneggiatura NON fa la stessa cosa per Chris Kyle,
il fatto che il fumetto e il logo del Punitore compaiono ovunque nel film,
dimostra che Jason Hall, avrà pure letto la versione data da Garth Ennis del
personaggio, ma non ci ha capito una ceppa, infatti mette in bocca ad uno dei
personaggi la frase “Non è un fumetto, è una Graphic Novel”, che è la frase
dell’appassionato di fumetti che si vergogna di leggerli…no Jason, anche il
Punitore di Ennis, per quanto di altissima qualità è un fumetto, non te ne
vergognare.


Dimmi, ragazzo del futuro, chi sarà il Presidente degli Stati Uniti nel 1985?

Non conosco la
posizione politica di Chris Kyle, anche se posso intuirla facilmente, non so
nemmeno che faccia abbia Chris Kyle, lo giudico per come ho potuto vederlo nel
film, trovo ironico che per interpretarlo abbiano chiamato Bradley Cooper, uno
che fondamentalmente piace alle donne si, ma che abbia dovuto mettere su la
panza per tentare di assomigliare al personaggio.
Per altro
Eastwood dirige talmente in fretta, che il personal Trainer di Cooper non ha
fatto in tempo ha fargli spuntare i muscoli sotto la maglietta, sembra che
Cooper abbia avuto il tempo solo di fare massa, e prima di iniziare a definire
la muscolatura…il film era già al montaggio.
Il Chris Kyle
di questo film, non è proprio un fulmine di guerra, anche se è spesso in
guerra.
Non siamo agli
apici di ignoranza del John Nada di “Essi Vivono”, è un americano con la panza,
grande grosso e un po’ fregnone, con gli occhiali da sole sopra sopra la
visiera del cappello (Da Baseball), Cooper ha la faccia giusta per
interpretarlo, infatti ne esce tutto sommato bene (Ciao Bradley! A buon
rendere!). Non è uno che sta tanto a filosofeggiare, si arruola perché non ha
altro da fare e ama il suo paese.
Detto questo,
il film inizia in maniera pericolosissima, pronti via, il padre di Kyle,
cintura dei calzoni alla mano, gli fa il discorso sulle pecore, i lupi e i cani
pastori, un monologo che poi è quello che Eastwood porta avanti per quasi tutto
il film, i cani pastori proteggono il gregge che non ha la forza per difendersi
da solo, ora, una cosa così’ non solo la devi saper dirigere, la devi per prima
cosa saper scrivere, perché non solo bolla tutto il film come reazionario, ma
se sceneggi in modo manicheo, ottieni un film univoco e semplicistico, per
dire, il cecchino cattivo, lo riconoscete, è quello vestito di nero che non
parla mai, non so se ho reso l’idea.
Guardando
“American Sniper” pensavo ai film di John Milius, che per quanto smaccatamente
di destra, sapeva fare dei personaggi dei suoi film, prima di tutto materiale
da cinema, dando spessore allo stesso modo ai protagonisti e agli antagonisti,
persino nel suo film più criticato, quello che lo ha praticamente bannato dalla
Hollywood che conta, “Alba Rossa”, beh anche lì c’era più coinvolgimento,
c’erano scene d’azione che comunque ti facevano esaltare, una critica
sicuramente agli sporchi Rossi, ma anche agli Americani parte del gregge se
vogliamo.
Anche se
Milius ha praticamente creato il mito di Eastwood scrivendo “Dirty harry” tutto
questo in “American Sniper” non è presente, o se è presente, sempre con un tono
sommesso, monocorde quasi, personaggi scarnificati e manichei, per tentare di
mostrarne l’epica, ma anche la normalità.
Per tornare
sul mio pericoloso Metaforone iniziale, da spettatore, se lì che aspetti che
Clint la Leggenda, spari il suo colpo migliore.


Se un uomo con la pistola, incontra un uomo con il fucile…

Il film inizia
con una scena moralmente forte, un ragazzino con bomba a mano nel mirino di
Chris Kyle, la tensione della scelta difficile è palpabile, sul più bello,
parte un flashback che ci mostra come Kyle ha conosciuto sua moglie, si torna
alla scena bellica…parte un altro Flashback…ooook Leggenda, fammi vedere anche
questo flashback su Kyle che si sposa e va in guerra.
Si torna alla
scena iniziale, per altro mostrata di nuovo uguale a se stessa (Ho seriamente
pensato che il proiezionista abbia fatto casino con le pizze…), la scena si
conclude, Kyle fa la sua scelta.
Più avanti
nella pellicola, la Leggenda mette su un’altra scena molto simile (Il ragazzino
con il Bazooka) a quel punto, da spettatori dovremmo patteggiare per Kyle,
capire che la guerra lo ha fiaccato…invece niente, la scena scivola via,
Leggenda? Lo so che sai quello che fai, ma hai intenzione di sparare prima o
poi? Quando vuoi eh, io sono qui, solo che inizia a fare caldo sotto ‘sto
casco…
Del metaforone
iniziale del Gregge, dei Lupi e dei cani pastori, sopravvive, per un po’, la
sotto trama del fratello di Kyle, mostrato come uno sfigatello, in modo che sia
chiaro a TUTTI che il cane pastore di famiglia è Chris, ad un certo punto,
questa sotto trama viene semplicemente messa da parte, per dare attenzione ad
un’altra analoga, quella con protagonista il soldato Bombarda (Se non erro…).
Il ritmo, le a
regia dimessa e nostalgica di Eastwood, non sottolinea mai i momenti, guardate
la faccia che fa Cooper quando gli danno la notizia sull’amico ferito, sembra
che Eastwood lo abbia diretto dicendogli “Brad, fai la faccia triste e di DOH!
ok prossima scena, non perdiamo tempo”…
La cattiveria
dei cattivi è tutta riassunta in Al Qaida usa il trapano per uccidere bambini
(Lo fanno, secondo questo film lo fanno), e bambini soldato bastardi pronti ad
ammazzarti, stamattina sul giornale un articolo sul bambino soldato dell’Isis,
aveva lo stesso trasporto emotivo e gli stessi contenuti ideologici (Risultato? Ho spruzzato il cappuccino dal naso, mai leggere il giornale facendo
colazione…MAI!).
Le scene
d’azione funzionano? Si le irruzioni in casa più o meno, anche se sono tutte
abbastanza simili e anonime, in pratica mentre sei sul tetto, aspettando che la
Leggenda spari, inizi anche a pensare, e che palle ma quanto dura ancora sto
film? ed ad un certo punto, i titoli di coda ti colpiscono, come un Headshot in
mezzo agli occhi, sparato appunto da un cecchino nascosto che ti lascia steso a
terra…


Orrore, l’orrore…

Insomma il
ritmo e il tipo di regia è sempre troppo dimesso, quasi svogliato, certe volte
funziona perché toglie epica e Americana virilità ad un personaggio che tutti
chiamano la Leggenda, in altri momenti invece semplicemente sembra moscio,
televisivo nel senso brutto (La scena della festa a casa con i bambini e il
cane…mah!).
Per essere una
biopic, è un film quasi privo di sentimentalismo, non esalta il protagonista ne
cerca di scusarlo, buttando dentro quanti più soldati Americani feriti e
mutilati possibili, ma che tutto sommato, da buoni americani, se la cavano, e
non si sofferma mai su un solo Iracheno, è un film di propaganda ok, ma
dimesso, per tornare all’icona che avevo lasciata aperta prima, è patriottico e
dimesso come “Flags of our fathers”, cosa vi ridordate di quel film a distanza
di anni? Io personalmente, mi sembra ci fosse un Indiano e una bandiera a
stelle e strisce che sventola…vedete che tutto torna?
Sapete cosa mi
piacerebbe tanto? Mi piacerebbe che il prossimo film di Eastwood fosse il
contro campo di questo, l’altro lato del mirino di Kyle, vorrei che facesse
“Iraqi Sniper” ecco!
Il Chris Kyle
di Eastwood è uno che malgrado la fiducia di tutti, quasi fa ammazzare il suo
plotone, per mettere a segno un colpo da Guinness dei primati, per pura e
semplice vendetta, Eastwood dirige la scena mostrandoci cosa si vede nel mirino
sparando a qualcosa che sta ad più di un kilometro da te (Niente, non si vede
niente), e tira fuori una scena smarmellatissima, con il rallenty da soap
opera, con i peggiori effetti speciali del suo cinema dai tempi della fin
troppo chiacchierata onda anomala di “Hereafter”, una scena che faccio fatica a
non definire kitsch.
Ma è la stessa
regia sommessa e anti-climatica che comunque pochi minuti dopo, piazza una
delle più belle scene di recupero durante una tempesta di sabbia, portandoti
nel CENTRO della tempesta di sabbia, alla faccia del Tommaso Missile di Mission: Impossibile IV (Tiè!).
Come detto, i
titoli di coda ti colpiscono a tradimento, tutta la parte dello stress post
traumatico, è gestito dalla regia di Eastwood in maniera anonima e monocorde,
ribadisco, televisivo nel senso peggiore del termine, se paragonato a quello
che soffriva Jeremy Renner in “The Hurt Locker” non è lo stesso campionato, non
è nemmeno lo stesso sport!
Kathryn
Bigelow mi è venuta in mente molte volte guardando “American Sniper”, ad
esempio lei pare non portarsi dietro l’elefante di Eastwood, malgrado i temi
trattati nei suoi film, perché? Forse per la sensazione generale che le
pellicole di Katrina ti lasciano addosso.
Se uno
guardasse “American Sniper” senza sapere nulla de
lla guerra che gli Americani
hanno combattuto in Iraq, si potrebbe anche pensare che ok, è stata brutta, ma
tutto sommato è andata bene, abbiamo vinto no?
Hai un fucile in tasca o sei solo contento di vedermi?

Guardi il
finale di “Zero Dark Thirty” 
(altro campionato, altro sport, altro pianeta e anche altra galassia) è
malgrado la protagonista sia riuscita a centrare il suo obbiettivo, sembra che
abbia perso qualcosa, sicuramente l’innocenza, la vedi stanca e provata dalla
guerra, sembra che sia andato tutto male…quale dei due film riassume meglio la
guerra in Iraq secondo voi?

In certi
momenti, Clint usa il mirino della sua telecamera, fa lo sguardo da Clint
Eastwood (Chi meglio di lui?) e centra il bersaglio come faceva Dirty Harry,
che sbagliava solo per incastrare il biondo di Starsky e Hutch, in altri
momenti prende bene la mira, spara il suo colpo, e lo manca di un metro, e
allora ti ricordi dei problemi di vista di Will Munny…a volte semplicemente,
omette il colpo, anche quando dovrebbe sparare, il film sta quasi per finire è
sei ancora lì sul tetto, a guardare Clint la Leggenda pensando: Stai per
sparare Clint vero? dai che adesso spari e ci stendi tutti…dai spara, spara
leggenda… spara… spara.
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