Utilizzare il tempo in modo costruttivo è importante, il mio
amico John Landis, che sono sempre felice di poter ospitare su questa Bara,
quando era a Visinada (attuale Croazia) nel 1969 lo ha fatto davvero bene. Nemmeno
ventenne si faceva le ossa come aiuto regista sul set di “I Guerrieri” (1970),
fu proprio laggiù che assistendo ad un funerale gitano, ebbe la prima bozza di idea
per un capolavoro, ma di questo abbiamo già parlato celebrando il compleanno di
Un lupo mannaro americano a Londra.
Eppure quello strano funerale, con il cadavere seppellito in
verticale nel terreno (per assicurarsi che non possa tornare, almeno a detta
della guida locale), ha lasciato nella testa del mio amico John più semi di
quelli che si sarebbe potuto immaginare, infatti mentre la sceneggiatura del suo lupastro a Londra veniva utilizzata da Landis anche come prova del suo
talento di scrittore, un’altra idea grattava la porta, la sceneggiatura per un
film intitolato “Teenage Vampire”.
| Quel gran dritto del mio amico John prende le misure (notare l’espressione sorniona) |
Intervistato per il bellissimo saggio “Untold horror”
(2021), il mio amico John ha raccontato tutta la storia di questo suo film mai
realizzato, prendendo ispirazione dal classico del 1957 “I Was a Teenage
Werewolf”, la storia aveva come protagonista un adolescente si, però vampiro di
nome Louis Grotowski, arrivato misteriosamente in una cittadina dell’Ohio negli
anni ’50, in pieno boom economico del dopoguerra, insomma dopo Un lupo mannaro americano a Londra, a Landis sarebbe piaciuto raccontare di un vampiro
adolescente nell’Ohio.
Il suo protagonista era un giovane “Greaser” con i capelli
impomatati (un po’ John Travolta un po’ Bela Lugosi), vestito con una giacca di
pelle nera e degli occhiali da sole che non toglieva mai, che gli permettevano
di muoversi anche di giorno a patto di non toglierli mai dal naso, come faccio
io del resto, quindi lo comprendo il nostro Louis. Arrivato in questa cittadina
di provincia, in un anno che Landis nel saggio conferma essere il 1958, il nostro
vampiro sostiene di vivere nella vecchia casa abbandonata in fondo alla strada
con suo zio, che nella storia non si vedrà mai, costretto come tutti gli
adolescenti ad andare a scuola.
| La copertina del fumetto della Dark Horse Comics (mai pubblicato) ma autografato da Landis. |
L’idea di Landis era di fare un film molto oscuro, pieno di
sesso e sensualità, perché se il tuo protagonista è un vampiro, il sesso non
può mai mancare e Landis da grande esperto di Horror lo sa bene. Ecco perché
tutto il film nasceva dallo scontro tra la tipica scuola popolata di studenti, Cheerleaders
e tutto il cucuzzaro, opposti al nostro Louis, che prima avrebbe usato i suoi
poteri per sedurre tutte le più belle ragazze della scuola, poi avrebbe destato
qualche sospetto tra i professori (a partire da quello di ginnastica), per
finire come le grandi storie di mostri insegnano, con la cittadina in rivolta
contro il mostro. Nel mezzo il sesso (e la commedia) come elemento chiave per
questo horror in cui il sangue ovviamente non sarebbe mancato, una delle scene madri per Landis vedeva Louis liberarsi del classico bulletto, capitano della
squadra di Football, semplicemente sorridendogli e toccandogli un braccio e
provocandogli con il solo contato sulla manica della giacca un orgasmo nei pantaloni davanti a mezza scuola, per l’ilarità
popolare (storia vera, trovate tutto nel saggio).
| Altro giro, altra copertina e altro autografo. |
Cosa ha fermato Landis? Un pessimo tempismo: tornato in
patria “American Graffiti” (1973) era stato un successo che aveva lanciato sul
piccolo schermo “Happy Days”, una visione felice degli anni ’50 in cui “The
Fonz”, ovvero Fonzie aveva del tutto tolto il senso di pericolo che un ragazzo
con i capelli impomatati e il chiodo di pelle addosso ancora solleticava nel
pubblico americano, dopo Fonzie, Louis Grotowski non avrebbe avuto più senso, quindi
Landis si concentrò sui lupi mannari, il resto è storia (vera).
Per anni Landis cercò di trasformare “Teenage Vampire” in un fumetto, visto l’interesse
della Dark Horse Comics dalla sua, ma la verità che al mio amico John, quella
voglia di un film sui vampiri ancora bruciava nella pancia e nella testa, quasi
come una sete di sangue, ecco perché nei primi anni ’90, quando mise gli
occhi su “Red Sleep” cominciò a fare le capriole sulle mani, forse aveva
trovato quella storia di vampiri che sognava di dirigere da tempo.
| “Si Frank Oz, laggiù farò il mio film di vampiri e tu verrai con me” |
Basato su una sceneggiatura di Mick e Richard Christian
Matheson (figli di cotanto padre),
“Red Sleep” era la storia di Las Vegas, una città interamente gestita dai
vampiri. State sbavando solo
all‘idea vero? Anche Landis, peccato che la Warner Bros. etichettò
tutto come troppo costoso, Joel Silver era interessato a produrla, ma dopo il
tonfo del suo Hudson Hawk e dell’ultima fatica di Landis, una commedia sempre con i Gangster con zio
Sly di cui parleremo a breve, il regista di Chicago dovette ripiegare le ali,
ma senza rinunciare a quell’idea di un film sui vampiri.
| Un ragazzo (gangster) incontra una ragazza (vampira) |
L’occasione arrivò poco dopo, quando Michael Wolk gli fece
leggere la sua sceneggiatura per “Innocent Blood”, la Warner era pronta a
distribuire un film così a patto di restare dentro il budget, sostanzioso ma
non da capogiro di venti milioni di fogli verdi con sopra facce di ex
presidenti spirati, Landis non poteva chiedere di meglio, aveva finalmente il
suo film sui vampiri, anche perché la produzione era pronta a dargli carta
bianca sul contenuto, l’unico paletto (parlando di vampiri forse avrei potuto
scegliere un’altra parola) era davvero solo il budget.
Per stessa ammissione del mio amico John, “Innocent Blood” è come se un film della Hammer fosse stato diretto da Martin Scorsese, con
totale libertà creativa, Landis non ebbe dubbi, la sua protagonista, la
sensualissima vampira francese Marie poteva essere solo Anne Parillaud, che il
regista di Chicago (ma non solo lui) aveva ammirato in Nikita. L’occhio lunghissimo per le bellezze femminili di Landis
non è mai stato in discussione, anche perché Anne Parillaud oltre ad essere
assolutamente perfetta nel ruolo di fatale predatrice è di una bellezza
stordente, generosissima nel mostrarsi in tutte le sue grazie (fin dalla prima
scena), ancora oggi a trent’anni dall’uscita di questo film, l’attrice
francese è davvero l’unico elemento del film che mette ancora tutti d’accordo.
| Tutto potete criticare a questo film, ma non la sua protagonista. |
Di fatto “Innocent Blood” è una storia molto semplice,
l’archetipo narrativo di “un ragazzo incontra una ragazza”, infatti i due
protagonisti letteralmente s’incontrano e si scontrano come nel testo della
sigla di “Kiss me Lycia”, solo che il ragazzo in questione è uno sbirro sotto
copertura infiltrato da anni in una famiglia mafiosa e la ragazza beh, una
vampira centenaria che ha da poco perso il suo amante e che per saziare gli
istinti primari, decide «Perché non provare un pasto italiano?», visto che
questi mafiosi si ammazzano tra di loro come mosche, uno ritrovato sgozzato in
più o in meno, che volete che sia?
Quindi il “Sangue innocente” del titolo originale, quello
che Marie, anche se tentata, non vuole versare è proprio quello del poliziotto
sotto copertura Joe Gennaro (Anthony LaPaglia) di cui la vampira s’innamora, il
resto del cast invece è il parco giochi di John Landis, che per il diabolico
boss mafioso Sal Macelli detto “lo squalo”, ha voluto un Robert Loggia in stato
di grazia, un cattivo orgoglioso di esserlo reso ancora più tronfio dai suoi
nuovi poteri vampireschi.
| Squali gangster, molto prima di “Shark Tale” |
Ma basta dire che tra gli sgherri il nostro John ha davvero
potuto scegliere le facce di suo gradimento, Tony Sirico si ritrova qui nei panni
di uno degli scagnozzi ben prima di ricoprire lo stesso ruolo in tutte le
stagioni di “I Soprano”, mentre Kim Coates è stato scelto dal regista di
Chicago, dopo averlo visto ucciso per una sigaretta da Bruce Willis in un film
abbastanza bellino che non cito mai (storia vera).
Ben prima di Wes Craven, Landis scelse Angela Bassett per il ruolo di rampante procuratrice distrettuale
già alle prese con i succhia sangue, mentre la faccia da schiaffi di Chazz
Palminteri è perfetto come prima vittima di Marie, perché se Joe è sangue
innocente, quello di Tony non lo è affatto quindi va bene spargerlo sui sedili
della sua auto, per mimetizzare la cenetta della bella vampira come una
ritorsione mafiosa.
| A dormire con i pesci, tipica espressione della Transilvania. |
Nei piani originali Landis avrebbe voluto girare questo film
nella New York di Scorsese, ma per tenere basso il budget e potersi comunque
permettere tutto il cast che sognava, il mio amico John finì per dirigere a
Pittsburgh in Pennsylvania che per via di quell’assonanza nel nome, non poteva
che essere lo stato americano preferito dai vampiri. George A. Romero nativo di
Pittsburgh ci era già arrivato.
Posso dirlo fuori dai denti (ovviamente canini)? Per me “Innocent
Blood” è il più bel film di vampiri puro del 1992, certo il genere è stato
volutamente “sporcato” con i tratti della pellicola di Mafia, ma questo ibrido
tra Gangster, horror e commedia non fa altro che far emergere ancora di più
quanto il film sia davvero rispettoso delle regole del genere vampiresco,
occhio che arriva una doverosa spiegazione.
Quando il figliolo di John, quel matto di Max Landis, pensò
di dirigere la sua versione del fumetto La morte di Superman con quattro spicci e i suoi amici come attori, venne fuori uno
spassoso corto di circa un quarto d’ora che vi consiglio caldamente. Quello che
ci interessa nello specifico è l’apparizione nel corto di papà John Landis,
interpretato con barba finta e occhiali tondi da Simon Pegg (ve l’ho detto che
è da vedere questo filmino), nel video Max racconta della più grande lezione di
sceneggiatura ricevuta da papà: «Figliolo come si uccide un vampiro in un film?»,
«Beh solite cose, luce solare, aglio, paletti nel cuor…», «Sbagliato, se il
film è tuo un vampiro muore come c@%&o decidi tu!».
| Talmente bella che anche gli specchi si dimenticano che è una vampira. |
“Innocent Blood” rispetta alla perfezione questa regola, nei
primi cinque minuti di film, quelli che come vi dico sempre, determinano tutto
l’andamento della storia, la voce narrante di Marie ci racconta quel poco che
ci serve sapere sulla sua lunga storia, se riuscite a non farvi distrarre dalle
grazie in bella mostra di Anne Parillaud (molto difficile, lo so) la vedrete
nuda allo specchio, dettaglio che può sembrare da niente ma che ci fa subito
capire con le immagini e non con le parole (il classico, “Show, don’t tell”)
che i Vampiri di Landis possono riflettersi negli specchi senza paura di essere
svelati, inoltre non hanno bisogno di essere invitati ed entrare, anzi in un
ribaltamento di ruoli spesso è Marie che sfonda le porte che Joe non riesce ad aprire, perché per essere uno in fissa dura con le poppe – il night club dove va
Macelli diventa l’occasione per Landis per ricordarci che tra i suoi registi
del cuore, uno era il Maestro Russ Meyer – il nostro John ha sempre regalato
personaggi femminili tostissimi, Marie è uno dei più riusciti di sempre,
inoltre riesce ad esserlo senza negare la sensualità e le femminilità che se la
tua protagonista è una vampira, non può mancare mai, Landis lo sa bene dai
tempi dello sfortunato Louis Grotowski.
| “Vuoi qualcosa da bere?”, “Meglio di no, ho paura che tu voglia brindare bevendo me” |
Lo stile del mio amico John Landis è sempre lo stesso, che
sia horror o commedia, lui tira dritto per la sua strada per arrivare a
raccontare il momento più efficace, quello con cui conquisterà l’attenzione del
pubblico, quindi se fa ridere che una Vampira sia in difficoltà con i piatti
italiani pieni di aglio, allora i suoi vampiri saranno sensibili all’aglio se
serve a portare in scena il corteggiamento tra Macelli e Marie, che pensa di
vincere facile contro l’anziano Boss, ma si vedrà costretta a ripiegare in
bagno, in una scena che passa dal comico al gustosamente grondante sangue,
senza tirar via la mano, perché Landis l’horror lo sa fare anche se mancava dal
genere da nove anni, dopo la tragedia anche personale di “Ai confini della
realtà” (1983). Il fatto che a fregare Marie sia una finestra del bagno chiusa con
delle sbarre inattese, non riesco a non considerarlo quasi una strizzata
d’occhio a Nikita, sono sicuro che
quel colto cinefilo del mio amico John deve averci pensato.
| “Finestre chiuse, odio le maledette finestre chiuse” |
Ecco perché ritengo che “Innocent Blood” sia il miglior film
di vampiri puro del 1992, certo per la storia non sarebbe stato proprio così,
visto che quell’anno uscì un altro titoli con i canini (ironicamente diretto da
un Italo-Americano) destinato ad essere ricordato leggerissimamente di più, ma
questo sarà materiale per un’altra Bara, il difetto grosso di “Innocent Blood”
per me resta il suo sanguinoso titolo, oltre a qualche problema di ritmo, Landis è ssmore stato “Mister anni ’80” finito quel decennio ha un po’ perso il “fluido”.
| Avete riconosciuto la mitica Linnea Quigley o vi serve una mano? |
Certo, si tratta di una storia che parla di un ragazzo che
incontra una ragazza, però “Amore all’ultimo morso”? Ma non vi fa venire voglia
di affondare i canini nella giugulare di chi lo ha inventato? Sembra il titolo
di una “Rom-Com” destinata ad uscire ad Halloween, eppure sugli altri mercati
al film è andata anche peggio, in molti Paesi fuori dagli Stati Uniti, senza
nemmeno far finta di non strizzare l’occhio ai lupi di Landis, il film senza
l’approvazione del regista è stato intitolato anche “A French vampire in America”
(storia vera) quindi forse non ci è andata poi così male.
| Questo resta il titolo migliore, inutile girarci attorno. |
Ci è andata benissimo invece perché Landis qui è il primo a
divertirsi, in questo strambo mondo popolato da Gangster anche ironici (prima
di “Ghost Dog” di Jim Jarmusch, ci tengo a sottolinearlo), Landis ci racconta di personaggi che
s’imbambolano a guardare la tv, dove sono sempre e solo trasmessi film con i
mostri: “Il mostro della via Morgue” (1954), Dracula, il cameo di Hitchock in “L’altro uomo” (1951), un film di Ray Harryhausen e ovviamente un film con
un grosso gorilla, perché il mio amico John è il numero uno degli Scimmiologi
DOC e non fa mai un film senza una scimmia!
| Leggete un po’ la scritta su sfondo giallo, ora siete pronti per il prossimo paragrafo. |
Un altro suo marchio di fabbrica sono le piccole strizzatine
d’occhio, “See You Next Wednesday” il finto film nel film, che compare citato
in ogni lavoro diretto da Landis, compare mostrato sopra un cartellone, ma a proposito di cartelli, per strada dietro ai protagonisti, si può leggere anche l’insegna
del ristorante di Nicholas Mastandrea che altri non è che l’aiuto regista di
Landis (storia vera). Ma vogliamo parlare dello spassoso cameo di Dario Argento
nei panni di un sinistro paramedico («Tranquillo, il peggio è passato»)? Ogni
volta mi fa morire dal ridere.
| Dopo alcuni film di Argento, servirebbe la rianimazione. |
Finito qui? Ovviamente no, nella spassosa scena
dell’obitorio, in cui Macelli si rialza imprecando in siciliano, tutto avviene
sotto lo sguardo sconvolto del patologo Frank Oz, attore e regista che compare
sempre in quasi tutti i film di Landis in una piccola apparizione, ma quando lo
stesso Macelli affonda i denti nel collo del suo avvocato, lo schizzo di sangue
sulla lampadina altro non è che un chiaro omaggio ad Evil Dead di Sam Raimi, che non a caso compare nella parte del
gestore del macello dove beh, va a riposarsi Macelli. Un giorno, prima di
tirare i calzini, giuro che farò quel post che minaccio da anni, dove metterò a
confronto il numero di apparizioni a sorpresa di Landis e di Raimi, per capire
finalmente chi dei due è quello che ne ha fatte di più in carriera, un giorno
lo farò, parola di Cassidy!
| Un giorno sapremo chi è il Re del cameo, intanto Sam mette a segno un altro punto. |
“Innocent Blood” ha forse il difetto principale di allungare
un po’ troppo il brodo nel finale, il monologo del cattivo tra le fiamme di Sal
Macelli, rende bene quella dimensione un po’ fumettistica della storia, ma è
una scena fin troppo statica, che lascia il tempo per mostrare quanto quel
singolo effetto speciale non sia invecchiato poi benissimo, un peccato perché
tutti gli altri invece hanno retto bene la prova del tempo.
Anche il cambio di colore degli occhi dei vampiri, un’aggiunta Landissiana all’iconografia dei figli della notte, perché gli occhi dei
suoi vampiri si illuminano con differente colorazione nemmeno fossero le spade
laser dei cavalieri Jedi: rosso per la fame si sangue, verde quando ipnotizzano
qualcuno, si potrebbe stilare un piccolo manuale solo legato a questa trovata,
per un film in cui tra i ringraziamenti, Landis rende omaggio a Bram Stoker, al
figlio Max Landis e alla moglie Rachel in quest’ordine, perché quando decidi di
raccontare di vampiri, ingraziarsi il vecchio Irlandese è sempre cosa buona e
giusta.
| “La mia non è proprio fame, ma più voglia di sangue fresco” |
Quando poi decide di darci dentro con il sangue Landis non è
secondo a nessuno, l’idea brillante di fondo (e mai urlata, solo suggerita dal
film) è che il vampirismo e Cosa Nostra non siano poi tanto diversi, ci vuole
qualcuno che ti introduce a questo mondo che si muove sotto la superficie del nostro
(e ne determina spesso gli andamenti), l’affiliazione avviene il più delle
volte attraverso un “bacio”, quindi è normale che Macelli per prima cosa,
cominci a trasformare i suoi da mafiosi in vampiri… dei Vampiosi!
| Da Cosa nostra a Conte Dracula il passo è breve. |
Poi parliamoci chiaro, in un’ipotetica classifica dei
personaggi femminili più sensuali di sempre, Marie ancora oggi dopo trent’anni
dall’uscita, non ha perso nulla della sua sensualità. Per certi
versi “Innocent Blood” si gioca una conclusione quasi in stile “A qualcuno
piace caldo” (1959), quella frase: «Se fossi perfetta non saresti ancora sola»
è il riassunto di tutti i rapporti di coppia, insomma sono ben felice
di festeggiare il compleanno di Marie qui su questa Bara, tre decadi per un’immortale non sono niente, ma in ogni caso, auguri!

