
Alcuni registi passano la carriera a perfezionare uno stile, Alfred Hitchcock, con largo anticipo, fin dal 1936 sembrava aver già capito cose che gran parte del cinema avrebbe imparato venti o trent’anni dopo. Voi sapete che ogni volta che posso porto zio Hitch su questa Bara, il 2026 mi offre svariate occasioni per farlo, iniziamo dagli albori, dalla sua doppietta del 1936, alla faccia del trattare la roba Netflix che tira per far aumentare le visualizzazioni.
I due più datati compleanni di Hitchcock, compiono la bellezza di 90 anni: “Amore e mistero” (Secret Agent) e “Sabotaggio” (Sabotage), due opere nate nello stesso anno, entrambe figlie del periodo inglese del Maestro del Brivido, entrambe legate al mondo dello spionaggio e del complotto, ma profondamente diverse tra loro, due film che mostrano un Hitchcock ancora lontano da Psycho o La finestra sul cortile ma già perfettamente riconoscibile, insomma, come vedere i Beatles prima della fama mondiale, con meno capelli e più omicidi.
Amore e mistero (1936): quando fare la cosa giusta significa fare la cosa sbagliata
Partiamo da “Amore e mistero”, conosciuto anche come “L’agente segreto” e basato sui racconti di W. Somerset Maugham, ci presenta uno scrittore britannico (interpretato da John Gielgud) dato per morto durante la Prima guerra mondiale che viene reclutato dal misterioso “R” (Charles Carson) membro dei servizi segreti e spedito in Svizzera per eliminare una spia nemica.
Detta così sembra la classica storia di spionaggio, ma Hitchcock non è mai stato davvero interessato alle spie, più che altro era interessato alle persone, soprattutto alle persone messe nelle situazioni sbagliate.
Il protagonista interpretato da John Gielgud non è un eroe d’azione, non è James Bond prima di James Bond e non ha alcuna voglia particolare di uccidere qualcuno. Anzi, gran parte del film gira attorno al peso morale della missione e alle conseguenze delle sue azioni, come se Hitchcock volesse prendere il concetto di agente segreto per togliergli tutta la parte glamour e sostituirla con i sensi di colpa, tanti sensi di colpa.

La parte più interessante è proprio questa, perché “Amore e mistero” è uno dei primi film hitchcockiani a ragionare apertamente sull’ambiguità morale dello spionaggio, lo stesso Hitchcock ammise in seguito che il film non funzionava perfettamente perché chiedeva allo spettatore di identificarsi con un uomo costretto a compiere un atto ripugnante, anzi, nel fondamentale “Il cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut (ne abbiamo parlato qui) il Maestro ci va giù ancora più duro con il suo stesso film, l’autocritica di zio Hitch, aver ecceduto con l’ironia, pensata originariamente per stemperare un po’ di quella tensione, si è presa fin troppo spazio nel film, insomma il problema di tanti film moderni, ma nel 1936, conferma che Hitchcock era più avanti di tutti, anche nel far emergere i difetti.
Va detto però che “Amore e mistero” ha un cast da fare invidia a molti film contemporanei: Madeleine Carroll, già protagonista de Il club dei 39, e soprattutto un fenomenale Peter Lorre, che entra in scena e si mangia ogni fotogramma disponibile come faceva abitualmente, forse non sarà uno dei migliori Hitchcock del periodo inglese, nemmeno quelli più citati di sempre – anzi, diciamo anche mai – ma è sicuramente uno dei più interessanti da riscoprire.
Sabotaggio (1936): il momento in cui Hitchcock diventa davvero cattivo
Se “Amore e mistero” mostra il lato più riflessivo di Hitchcock, “Sabotaggio” tira fuori quello sadico, quello che amava prendere il pubblico per mano e portarlo verso il baratro, ma con tutta calma, sorridendo come lo Stregatto. Per creare un po’ di confusione con l’altro film del 1936, questo film è tratto dal romanzo “L’agente segreto” di Joseph Conrad, infatti per uscire da questo caso di omonimia degno di una trama di zio Hitch, il film è stato distribuito negli Stati Uniti anche con il titolo di “The Woman Alone”.

Il film racconta di un apparentemente normale proprietario di cinema londinese che in realtà lavora per un’organizzazione terroristica impegnata a destabilizzare la società britannica, a indagare su di lui troviamo un poliziotto sotto copertura che si finge fruttivendolo.
Fin qui sembra un thriller già molto efficace, poi arriva la scena, anzi, LA SCENA, i quattro che hanno già visto il film sanno di cosa sto parlando, senza scendere troppo nel dettaglio, si tratta della famosa sequenza della bomba trasportata inconsapevolmente dal piccolo Stevie attraverso Londra. Il pubblico sa che l’ordigno esploderà a un’ora precisa, il ragazzino no. Hitchcock costruisce un meccanismo di suspense quasi insopportabile mentre il tempo scorre e ogni piccolo imprevisto diventa una tortura per gli spettatori, perché non è la bomba che esplode a creare tensione, ma sapere che esploderà.

Anche qui, nel testo sacro “Il cinema secondo Hitchcock”, quando il Maestro parla di questa scena, Hitch sostiene di aver fatto l’errore di aver fatto affezionare troppo gli spettatori al ragazzino, con effetti di coinvolgimento devastanti, considerando la conclusione della sequenza, un errore grave, citando le stesse parole di Hitchcock intervistato dal suo collega francese.
Guardando “Sabotaggio” nel 2026 si resta colpiti da quanto il film sia moderno, parla di terrorismo, cellule clandestine, attentati contro i civili e paura urbana con una lucidità impressionante per un’opera realizzata quasi un secolo fa, dimostrazione che certo tipo di terrore, resta universale e immutato nel tempo.
A differenza del tuo coetaneo, “Sabotaggio” è uno dei titoli della fase Inglese del Maestro che per lo meno viene ricordato, nei prossimi giorni invece, cambieremo decennio e parleremo di un altro compleanno hitchcockiano, non vi anticiperò quale… Suspence!


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