
Certe idee sono talmente buone che puoi lasciarle lì a prendere polvere per quarant’anni, tanto quando torni funzionano ancora, magari con qualche ruga in più, qualche acciacco, ma sempre pronte a mordere. Dick Maas ci ha fatto attendere parecchio, ma un seguito di Amsterdamned lo ha firmato per davvero e potrebbe essere uno di quei rarissimi casi di seguito a distanza dell’originale, che a differenza di tutti gli altri tentativi, funziona.
Infatti “Amsterdamned II” fa esattamente questo: riapre i canali, rimette qualcuno sott’acqua e lascia che il resto venga da sé. Perché diciamolo subito, Dick Maas non è uno che si mette a reinventare la ruota, ma è uno che quella ruota sa farla correre, o in questo caso nuotare, può nuotare una ruota? Se c’è di messo Maas sì! Così mi sono levato anche dal vicolo cieco in cui mi ero infilato.
Anche se poi a ben guardare, “Amsterdamned II” corre il rischio di scivolare sulla buccia di banana dei problemi di tanti seguiti a tanti, troppi anni di distanza: anche qui abbiamo la nuova protagonista, fotocopia ringiovanita al femminile delle vecchie glorie e il dubbio che quanto fatto nel primo film, non fosse poi tutta questa gran cosa, insomma la differenza tra questo film e una schifezza come Ghostbusters Legacy sta tutta nel mestiere di quella vecchia volpe di Dick Maas.

Il prologo, sempre così importante in un horror, è nuovamente un po’ lo stesso, forse più satirico, nessuna prostituta uccisa, ma una coppietta di turisti in vacanza – ovviamente ad Amsterdam – che fa nuovamente una brutta fine e i loro corpi, esposti alle urla di una scolaresca che si vedrà la gita rovinata… Di nuovo!
“Amsterdamned II” non finge che il tempo non sia passato, infatti l’attore feticcio del regista, Huub Stapel, torna nei panni del detective Eric Visser, richiamato in servizio proprio pochi giorni della cerimonia che prevede la sua premiazione con una medaglia al valore, il suo collega Jozef Visbeen (Bas Keijzer), ora diventato comandante lo aggiorna sui fatti: abbiamo un altro assassino che uccide le sue vittime emergendo dai canali di Amsterdam, forse un emulatore, o chissà, visto che un recente esame del DNA ha messo in dubbio la colpevolezza dell’assassino del 1988, di fatto invalidando, non solo l’imminente medaglia per Visser, ma anche il primo capitolo.

Ad indagare sul caso la polizia locale ha messo la detective Tara Lee (Holly Mae Brood), la versione nuovo millennio di Visser, stessa giacca di pelle, stesso approccio sbarazzino al regolamento, le manca solo lo storico, quindi una consulenza da chi ha seguito il primo caso può fare comodo, quindi la puzza fortissima che inizia a sentirsi attorno ad “Amsterdamned II” è quella dello stramaledetto “Legacy sequel” che unisce nuove e vecchie glorie, per nostra fortuna Dick Maas in carriera ne ha viste così tante da evitare scivoloni.
La società sarà anche cambiata, non mancano battutine sul cambio di alimentazione del protagonista invecchiato o il momento in cui, anche gli olandesi provano a fare gli Yankee, tentando di stanare l’assassino dai suoi canali utilizzando militari e tecnologia (la battuta, quando non sembrano cavare un ragno dal buco «Forse si è trasferito a Venezia» mi ha fatto ridere più del necessario immaginando un “Venicedamned”), ma anche questo è il modo satirico che Maas utilizza per raccontare la società, un tipo di registro narrativo che nei suoi film non è mai mancato.

La Amsterdam del regista è di nuovo più che lo sfondo della storia, un luogo che nasconde letteralmente sotto qualcosa di marcio, visto che i suoi canali sono delle discariche, il fatto che emerga un assassino da lì sotto, sembra quasi la soluzione più naturale del mondo e come sempre Maas, trova il modo di dare spessore e credibilità ai suoi personaggi.
Ad esempio ho amato il modo in cui il regista sia riuscito a coinvolgere nuovamente tutto il cast storico, persino Anneke Visser, la figlia del detective è nuovamente interpretata da Tatum Dagelet, ma sempre alle prese con la versione (evoluta e cresciuta) del rapporto che aveva con il padre nel primo film, solo con un paio di nipotini da tenere lontani dall’acqua in più.

Proprio come il primo capitolo, l’indagine è più avvincente della mera ricerca dell’identità del subbaqqui (cit.) assassino, sembra quasi che allo stesso regista il volto dietro alla maschera da sub interessi il giusto, anche se il mistero troverà una soluzione a suo modo molto logica, in linea con tutta l’operazione e secondo me, anche vagamente sbertucciante, proprio nei confronti della moda imperante dei “Legacy sequel”, diventa chiaro quando Maas si diverte a dare spessore alla trama, introducendo un professore ben poco ortodosso, che ipotizza un’origine addirittura sovrannaturale per l’assassino, che va ricercata del folklore dei Paesi Bassi, roba che in mano a chiunque altro sarebbe sembrato un modo per allungare il brodo, ma che qui risulta ben integrata.
Alla sua età, Dick Maas ormai non più bisogno di citare nessuno, nemmeno Wes Craven come faceva in una divertente scena del primo film, con tutti gli anni che sono passato, può giocarsi in scioltezza un altro elemento caratteristico di “Amsterdamned” ovvero l’inseguimento tra i canali, niente più motoscafi questa volta, ma una lunga sequenza bella ritmata che inizia a terra, in moto e poi passa ovviamente in acqua, con le moto d’acqua, uno di quei momenti in cui capisci perché certa gente gira film da quarant’anni e altra invece no. Non è nemmeno questione di spettacolarità pura, è proprio chiarezza visiva, sai sempre dove sei, chi sta inseguendo chi e questo aumenta il coinvolgimento, farlo poi con il non più verde Huub Stapel, senza perdere mai credibilità, è qualcosa che non va dato per scontato.

Senza rovinare la visione a nessuno poi, tanto del mestiere del regista si vede anche nell’ultima scena, è canone che un Horror termini con quel minimo di tensione e dubbio prima dei titoli di coda, necessari a tenerti spaventato fino all’ultimo secondo, qui la scena finale è ottima, l’idea di sfruttare gli occhialetti rossi da nuoto di Tara, per mostrare l’acqua dei canali di colpo del colore del sangue, è un gran tocco di classe per concludere questo seguito.
Insomma “Amsterdamned II” si è fatto attendere tutti questi anni, anzi, forse non lo aspettavano proprio in tanti, ma arriva, spariglia le carte quel tanto che basta da farsi notare e mette in chiaro la differenza tra chi è un improvvisato e chi invece ha una solida carriera alle spalle, rendere credibile un assassino che uccide dai canali di Amsterdam una volta è difficile, farlo due volte e uscirne a testa alta non è per tutti.


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