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Anaconda (2026): quando il remake muta

Vi ricordate di anaconda? No, non era il nomignolo di un vostro amante particolarmente dotato, mi riferisco al film del 1997, diretto dal regista peruviano Luis Llosa. Vi rinfresco la memoria, era quello con Ice Cube, Jennifer Lopez in versione miss maglietta bagnata ma soprattutto con un Jon Voight monumentale, in pratica un uomo tra i bambini.

La storia dei documentaristi in barca lungo il Rio delle Amazzoni, che tiravano a bordo un facente funzione di Capitano Achab, impersonato appunto dal papà di Angelina Jolie che impersonava alla grande questo archetipo narrativo, solo che invece di essere in fissa con il capidoglio bianco, lui dava la caccia all’anaconda del titolo. Forse non lo ricordate, forse lo avete rivisto tutte le volte che Italia 1 lo ha replicato – non proprio pochissime visto che su quel canale stanno in fissa con JLo – magari ricordate i tre seguiti da cassetta e l’incontro/scontro con il mostrone di Lake Placid, o magari avete avuto una vita tranquilla, senza fare il Jon Voight a caccia di filmacci con i mostri come ho fatto io.

Noi, ogni settimana, quando in sala esce l’ennesimo rifacimento.

Detto, questo, siccome ad Hollywood non hanno più idee, ma hanno un’aggiornatissima lista di diritti di sfruttamento in scadenza, sono sempre pronti a buttare fuori un nuovo film di una certa saga pur di non lasciare un guadagno facile alla concorrenza perdendone i diritti, se non altro per “Anaconda”, hanno provato a giocarsela in maniera più spiritosa.

Quando è uscito il primo trailer di questo sesto capitolo, che somiglia più ad un reboot, ad un meta-reboot o ad un seguito spirituale (stando ad una gag ricorrente nei dialoghi), Infernet non è esploso, ma ha comunue preso fuoco, anche perché nessuno si aspettava un nuovo “Anaconda”, tanto meno con Paul “L’uomo che non invecchia mai” Rudd e l’idolo della folle Jack Black.

La presenza di quei due nel cast ha ovviamente cambiato tutto il tono, da Horror con mostrone a commedia-horror d’azione e non me ne voglia Paul Rudd, ma il vero metro di paragone necessario a misurare fino a che altezza le fiamme sono arrivate, è proprio Giacomo Nero.

Un attore di peso e un eterno giovane per non far sentire la mancanza di Jon Voight.

Trasformare il nuovo “Anaconda” nella storia di una banda di amici semi spiantati che vuole rifare “Anaconda” mettendoci dentro Jack Black alza la posta in gioco, perché inevitabilmente come spettatori non possiamo non pensare ai suoi precedenti, a quando rifaceva film “maroccati” in “Be Kind Rewind” (2008) a quando ha portato tutti su Skull Island per dirigere Kong o a quando nella giungla ci era andato con i soldati-attori di “Tropic Thunder” (2008), proprio per questo le aspettative si sono alzate inevitabilmente.

Scritto da Tom Gormican e Kevin Etten e diretto dal primo, il nuovo “Anaconda” ci presenta Doug McCallister (Giacomo Nero), fin da ragazzino amante dei film con i mostri, tanto da aver diretto il fighissimo “Il Quatch” quando ne aveva tredici insieme ai suoi amici, da lì in poi ha un po’ perso di vista il suo sogno ed è finito a dirigere video per i matrimoni (anche se comunque molto Horror per contenuto), a differenza del suo amico Ronald “Griff” Griffen Jr. (Paul Rudd) che è diventato un attore professionista, anche se solo in qualche episodio di “S.W.A.T.”.

Licenziato dalla serie e davanti ad un vecchio poster di “Anaconda” (1997) si ricorda di quanto fosse il film preferito del gruppo di amici che si completa con Kenyn (Steve Zahn in versione spalla comica) e l’eterna quasi ex fidanzata anche lei attrice Claire (Thandiwe Newton). Convincendo tutti di aver avuto i diritti dalla vedova orientale del romanzo da cui era tratto il film del 1997 (EH!?) si parte tutti per la foresta amazzonica per girare un remake indie del film.

Eppure io Alan Grant ed Ellie Sattler li ricordavo un po’ diversi.

La parte migliore? L’addestratore di serpenti che si porta il suo strisciante amico da usare come controfigura delle scene con mostro, quasi tutti i momenti più divertenti – uno in particolare – sono legati a questo dettaglio, per il resto, a dare una scossa ci pensa il personaggio di Ana (Daniela Melchior), che è un po’ la un Jon Voight della situazione, non per talento, non per riuscita del suo personaggio (a cui però è legata una svolta almeno non banalissima), più che altro perché è l’infiltrata che porta scompiglio in un gruppo giù bello scompigliato di suo.

Il nuovo “Anaconda” è un film… Diligente, ecco, mi sento di definirlo così, la chimica del cast è buona, gli effetti speciali tengono botta, non ci sono battute da cadere dalla poltrona ma si ridacchia comunque per tutto il tempo, il ritmo è decente fino al momento in cui non si notano i raccordi delle scene aggiuntive, cioè, sul serio hanno richiamato il cast sul set per girare la scena della pipì timida di Steve Zahn? Era necessario il momento da cinepanettone? Vabbè.

Dimenticatevi le vette inarrivabili di genialità di “Tropic Thunder”, anche l’apparizione di Ice Cube smuove poco perché, va bene la malinconia, ma non credo che l’originale “Anaconda” avesse poi tutte queste schiere di fan, e se ve lo state chiedendo sì, in una scena compare anche JLo, per la gioia di Italia 1.

Eppure io Pumbaa e Timon li ricordavo un po’ diversi.

Tutto sommato risulta essere un film divertentino, abbastanza brillante nel mescolare sempre le carte, introducendo elementi nuovi ad una trama che altrimenti avrebbe esaurito il suo elemento meta-narrativo molto presto, l’idea del set di amici che incrocia lungo lo stesso fiume la produzione ben più ricca della Sony, è uno di quei passaggi che non manda mai in letargo la storia, quindi il film si lascia guardare, si ridacchia, ma credo che tra una settimana sarà già stato dimenticato, un po’ come “Anaconda” e i suoi seguiti.

Il pregio principale di questo meta-reboot che è più un omaggio (o un seguito spirituale) sta nel fatto che avere Jack Black lo ha reso il remake che nessuno si aspettava, purtroppo non essendo all’altezza degli altri film paragonabili in cui il John Belushi mancato dei nostri tempi ha recitato, lo pone subito nella terra di mezzo del “MEH!”, se non altro, dopo quella porcheria megagalattica di Un film Minecraft, almeno questo ha un inizio, una parte centrale e una fine, ma dopo aver toccato il fondo ed essersi messi a scavare, si può solo risalire no?

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