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Animosity vol. 1 & 2: Risveglio animale (la mattina leoni…)

I tipi della SaldaPress hanno fatto un bell’affare con l’acquisizione
del catalogo della AfterShock, oltre a qualche spassosa storia di Garth Ennis, ad attirare la mia attenzione è
stato il titolo di questa nuova casa di produzione americana che finora ha
raccolto più successo, ovvero “Animosity”.

Non ci posso fare molto, ho due cani e se mi trovo davanti
un fumetto con una ragazzina e il suo cagnone in copertina per me è impossibile
resistere, poi avevo già avuto l’imbeccata del Cumbrugliume quindi me lo sono
portato a casa, e malgrado qualche dubbio dopo la lettura, per vederci chiaro
mi sono accaparrato anche il secondo, quindi è il momento di scriverne.

Come tutti gli eventi apocalittici degni di nota e seguendo
la lezione di zio George A. Romero, un evento rivoluzionario colpisce il
pianeta senza spiegazione alcuna, di colpo tutti gli animali del pianeta si “svegliano”,
prendendo improvvisamente coscienza di loro stessi, dai pennuti del cielo all’ultimo
gamberetto sotto sotto il mare, gli animali iniziano a pensare, ma soprattutto
a parlare. Come il titolo del primo volume, questo giorno viene ricordato da
tutti come “Il risveglio”, ed io non so voi, ma la mattina sono scorbutico
anche senza essere stato maltrattato, quindi potete immaginare gli animali,
dopo decenni di angherie subite per mano dell’uomo, sono ben più incazzati di
me la mattina presto.

Impossibile essere di buon umore, quando ti sei appena svegliato.

Ora che gli animali ragionano e parlano, di sicuro non
staranno più zitti, le religioni si schierano, le società vanno in pezzi,
perché eliminati di colpo i gradini sociali, umani e animali si trovano tutti
sullo stesso piano, le frange umane più estremiste non vogliono saperne di
adattarsi al nuovo ordine mondiale e gli animali incazzati chiedono diritti, e
qualche volta anche vendetta. Insomma la fine del mondo come lo conosciamo.

In questo scenario apocalittico, la storia si concentra su
una ragazzina di undici anni di nome Jesse, brava sveglia e appassionata di
animali, e del suo grosso cagnone Sandor, un segugio che da sempre la protegge.
I due si mettono in viaggio verso la California per ricongiungersi con Adam,
fratellastro di Jesse ed unico parente della bimba ancora vivo, l’espediente
abusato del viaggio da costa a costa è l’occasione per esplorare questo nuovo
mondo animale.
“Animosity” è una serie scritta da Marguerite Bennett,
autrice con al suo attivo una collaborazione con la Marvel su serie come “A-Force”
e “Bombshells” ma anche con la Distinta Concorrenza sulle pagine di “Batwoman”,
di base il fumetto sfrutta i classici stilemi del genere surival, un The Walking Dead con gli animali al
posto dei “Camminamorti”, che stempera un pochino grazie ad una freschezza
quasi fiabesca a tratti, parliamo sempre di una storia con una bambina e molti
animali parlanti in fondo, da registrare una preoccupante assenza di scimmie
dalla storia (ahi Marguerite ahi ahi! Questo non me lo dovevi fare) in
compenso, al momento a conquistare il mio personalissimo cartellino è la capra
messicana incazzata con il mondo (e gli umani!) che va in giro con giacca di
pelle ed orecchino da vera “Bad Ass”.

Sono l’unico a cui viene in mente la capra della pubblicità? Quella di a Possibilandiaaaaa!

Eppure dopo aver letto il primo volume intitolato “Il
risveglio”, non ero mica convinto, la Bennett fa uno stranissimo utilizzo dei
flashback sul passato della famiglia di Jesse e di Sandor, rendendo la lettura
più confusionaria del necessario, inoltre posso capire che il tema degli
animali parlanti sia gustoso, però in certi momenti l’autrice sembra il
classico caso di “Sindrome di GIEI GIEI”, dal nome del suo paziente zero ovvero
GIEI GIEI Abrams. Si parte piano con il nome del segugio Sandor, un riferimento
a Sandor “Il mastino” Clegane di “Il trono di spade” (libri prima, serie tv ora), poi però l’oscuro
occhieggiare dell’autrice scappa di mano, quindi ti ritrovi a leggere dialoghi
assolutamente gratuiti e cacciati giù per la gola della storia con l’imbuto, in
cui si parla di quel grosso San Bernando nel Maine che qualche anno fa ha ucciso delle persone, oppure vignette in
cui una ggigantesca balena bianca con un arpione ancora infilzato fa una
comparsata del tutto inutile, che non aggiunge nulla alla storia. Marguerite,
capisco tutto, ben venga l’entusiasmo, però anche meno ok?

Una menzione speciale se la merita il disegnatore Rafael de
Latorre, che poveretto ha dovuto trovare un modo per riuscire a rendere in modo
realistico ma non troppo, una storia che prevede ammiccamenti gratuiti, scene
inserite per provocare l’effetto lacrimoni, dialoghi sui massimi sistemi ma anche
una capra vestita come Fonzie. Una vera impresa, che de Latorre risolve grazie
ad un tratto abbastanza affusolato e senza esagerare con una costruzione della
pagina esagerata, ragazzo, per quanto mi riguarda la pagnotta te la sei più che
guadagnata.

La mia preferita è la tartaruga in versione John Matrix.

Ora io posso capire tutto, ma quello che mi ha profondamente
urtato di “Animosity” è il suo modo da hipster di approcciarsi alla questione
dei diritti animali, se decidi di scrivere una storia apocalittica in cui fai
volutamente saltare uno dei bulloni che reggono il mondo, e poi vedere cosa
viene fuori, dovresti avere uno spirito veramente critico, per non dire proprio
sovversivo, devi avere quella volontà di spaccare un mondo fittizio, per
mettere alla berlina le idiosincrasie di quello reale.

Il problema è che a Marguerite Bennett, questo spirito
iconoclasta di fondo manca, le sue critiche sono spesso indignate ma poi non
mordono, sono l’equivalente delle polemiche su internet, se devo scegliere un
fumetto ecologista con animali come protagonisti, non ho dubbi, Noi3 ha uno spirito molto più caustico e
non cerca mai l’effetto lacrimoni, quando può darti un bel calcio sugli
stinchi.

Qualche concessione ai lacrimoni di troppo, bisogna dirlo.

Inoltre l’altro problema di fondo, che mi fa considerare “Animosity”
un fumetto animalista si, però da salotto, è il fatto che per l’autrice, la
capacità di parlare sia sinonimo di intelligenza, vi assicuro che conosco un
sacco di persone che sono in grado di parlare, e anche parecchie persone molto
sveglio (sottoscritto escluso), e quelli della seconda categoria sono in netto
svantaggio.

Per Marguerite Bennett un animale che prende coscienza di sé,
diventa automaticamente uno strano umano, a volte con la coda, a volte con le
ali, gli animali di “Animosity” lo sono solamente nell’aspetto, e ovviamente
quando parlano, parlano inglese (anche se io il fumetto l’ho detto tradotto in
Italiano), un modo molto limitato ed egoista di pensare all’intelligenza,
vogliamo fare un altro esempio di bel fumetto con animali, anzi in particolare
con cani come protagonisti? Red, Rover Charlie di Garth Ennis era completamente scritto come se le vignette
fossero davvero i pensieri di un cane, problema che la Bennett non si pone
davvero mai, facendo l’errore di umanizzare gli animali invece di rispettarli
per davvero.

“Mi pento signor Polpo! Ma lei è così buono in insalata o con le patate!”.

Ma si dai! Sono io che sono troppo cattivo, in realtà la
storia ha un intento favolistico. Ma favolistico un corno! Perché ad ogni piè
sospinto “Animosity” cerca di mettere su un discorso sui massimi sistemi che
poi non è in grado di portare avanti, o il più delle volte svolta verso un
pietismo che continuo ad associare alle polemiche in rete, che se per caso non
si fosse capito trovo sterili.

Inoltre, vittima della sua stessa storia, la Bennet non
distingue più tra personaggi umani e animali per cui fa spesso scivoloni
grossolani, prendiamo ad esempio il cervo esponente del gruppo militante degli “Animilitari”,
una frangia estremista in lotta contro gli umani. Il grosso cervo ha delle
granate appese alle corna, che mi hanno fatto pensare: Ma come ha fatto ad
appendere visto che non ha il pollice opponibile?

Farle gli “Occhi della tigre” non servirà, anzi, potrebbe pure incazzarsi per la brutta imitazione!

Domanda cretina? Probabilmente, però quando poi Sandor
afferra una di quelle stesse granate da lanciare contro l’avversario di turno,
lo fa usando la bocca e la zampa, quindi mi immagino di nuovo il povero Rafael
de Latorre costretto ad inventarsi qualcosa quando leggendo la sceneggiatura di
Marguerite Bennett ha realizzato di dover rendere credibile con i disegni una sequenza
descritta probabilmente così: Sandor afferra una granata, toglie la spoletta e
la lancia contro i nemici. Vi ho già detto della pagnotta molto sudata dal
povero de Latorre?

Aggiungiamo poi che il secondo volume, intitolato “Il drago”,
mena il can per l’aia (scusa Sandor) per diverse pagine, per poi risolversi tra
i soliti momenti strappalacrime, a raccontarci che il temibile drago della
storia, altro non è che un sopravalutato gallinaccio, no sul serio, quattro
storie per avere la meglio contro un pollastro? Stessimo parlando di Poyo, il
pollo luchadores cibernetico di CHEW,
ma un gallinaccio spennacchiato? E su dai, datemi tregua!

I mille dubbi che affliggono un gamberetto.

Ho scritto quattro storie perché l’edizione in volumi della SaldaPress
è sempre molto curata e disponibile in due versioni, con copertina rigida o
morbida a prezzi differenti, però dentro troverete solamente quattro storie,
più un numero ragguardevole di pagine dedicate a copertine, sketchbook e materiale
extra. Forse anche un po’ troppo materiale extra, perché nello spazio che
potrebbe ospitare comodamente una quinta storia, ed in particolare nel secondo
volume, dopo la lotta con il pollo, trovarmi davanti pagine a pagine di testo
in cui viene raccontato che cosa è accaduto nei singoli stati del mondo
(compreso uno di mia a vostra conoscenza a forma di scarpa) dopo “Il risveglio”,
può essere simpatico, ma preferirei che fosse la storia stessa a farlo.

Insomma, sono partito con buoni propositi ma per me due
volumi di “Animosity” bastano e avanzano, anche se con la SaldaPress non ho
ancora finito, questo catalogo AfterShock ha ancora delle sorprese da regalare.
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