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Ant-Man (2015): Il peggior nemico dei Picnic

Inizio subito
col dirvelo, così metto in piazza la mia posizione rispetto a questo film: in
generale mi è piaciuto, inizia bene, a metà diventa sul palloso andante e ha un
buonissimo finale. Detto questo il film fa di tutto per ricordarti la sua
storia produttiva lunga e complessa, anche perché tra i co-sceneggiatori nei
titoli di coda compare Edgar Wright ed ora, come se fossi uno dei protagonisti
di Spaced, mi lancio in un malinconico flashback…

Dalle parti
del 2003 quel gran genio di Edgar Wright (lui saprebbe cosa fare…) insieme a Joe
Cornish (autore di quella bombette di “Attack the Block”) scrivono un po’ per
gioco e un po’ perché sono dei Nerd, una sceneggiatura su un ipotetico film di
Ant-Man, qualche anno dopo, ancora prima che Iron Man diventasse il super eroe
preferito di chiunque, la Marvel ancora alla ricerca di un modo per farsi invitare
alle feste che contano laggiù nel Bosco di Holly, dà l’OK a Wright che inizia a
lavorare al film. Il tempo passa, Wright sforna la “Trilogia del Cornetto” e un
altro film tratto da fumetto (Scott Pilgrim vs The World) e si guadagna lo
status di Semi-Dio in Terra, la Marvel azzecca tutto, sforna blockbuster su
blockbuster e diventa l’impero cinematografico monopolizzatore di grandi
schermi che conosciamo. Pensate che la Marvel ha creduto così tanto in Wright
da rinunciare a ben due dei Vendicatori originali (Hank Pym e Janet van Dyne)
pur di dare carta bianca al regista…



“Vai forte! Vai giovane! Vai Edgar!”.
Ma come
insegnano i fumetti, quando due Super Eroi si incontrano, prima di collaborare,
si menano per futili motivi ed è proprio quello che è successo tra Edgar
Wright e la Marvel. Wright se ne va, facendo gli occhi scuri, Joss Whedon getta
benzina sul fuoco, la sua foto a lutto con il cornetto ormai è celeberrima e
la sua affermazione “Ant-Man di Edgar Wright era la miglior sceneggiatura
Marvel mai scritta peccato che non la vedrete mai” è il riassunto di quello che
tutti già pensavano… Curioso che Whedon, dopo essere stato inutilmente
massacrato sui Social-Cosi per assurde accuse di maschilismo per Avenger – Age ofUltron, abbia (quasi) pacificamente lasciato la Marvel, dicendo tra le righe:
bello, bravi, ma questi non ti fanno fare il film che vuoi, perché sono
ossessionati dal loro Marvel Cinematic Universe, diviso in fasi come la
digestione…


Il luttuoso Cornetto di Joss Whedon.
Del film di Wright
restano solo le voci che volevano Joseph Gordon Levitt come protagonista e
Steve Buscemi nei panni di Hank Pym… Se penso al grande Nucky Thompson in un
Marvel film la mia mente va in fiamme.
Come
protagonista viene scelto Paul Rudd che sul set improvvisa così tanto che alla
fine hanno dovuto aggiungerlo tra i co-sceneggiatori della pellicola, nei panni
di Hank Pym viene chiamato Michael Douglas, visti i non rosei trascorsi del
personaggio cartaceo, ho pensato che Douglas fosse la scelta giusta per
interpretare la parte di uno che ogni tanto parte di cervello e picchia la
moglie, ma alla fine pare che lo abbiano scelto solo perché non aveva ancora
fatto un film Marvel e l’accaparrarsi attori famosi ormai è una vera e propria
corsa agli armamenti tra i tipi della Casa della Idee e la Distinta
Concorrenza… Detto questo ci siamo fatti fottere Jason Momoa che sarebbe stato
un Namor perfetto, dannazione!



“Devo pagare i contributi alla mia Ex moglie, e quelli della Marvel pagano meglio…”.
Siccome il
film qualcuno doveva pur dirigerlo, la Marvel trovò l’uomo giusto, uno capace,
uno di polso, uno che… Fino a quel momento aveva solo diretto commediacce
becere e che se viene pagato non rompe tanto i coglioni: Peyton Reed.
Ora, io posso
credere a tutto, alle particelle Pym che fanno cambiare dimensione a cose e
persone, al Microverso, al taglio a caschetto di Evangeline Lilly, ma leggere
“Directed by Peyton Reed” a fine visione è la cosa più improbabile da mandare
giù.
Non pretendo
di avere il super potere di analizzare una sceneggiatura e capire chi ha
scritto cosa al suo interno, se potessi farlo sarei Script-Man e la Marvel
avrebbe in programma per me un film, magari nella Fase 3 (verso la fine, però…),
eppure guardando “Ant-Man” è impossibile non notare il grosso zampino di Edgar
Wright, anche perché il suo cinema è fortemente codificato, quindi quando vedi
Paul Rudd che salta la staccionata, o ancora di più quando vedi sullo schermo
gli spiegoni di Michael Peña (conosco un tipo che conosce un tipo…) fatti con
quel montaggio frenetico, capisci che è tutta farina del sacco di Wright. Sì,
perché un film su un Super Eroe che si rimpicciolisce e parla con le formiche,
che occasionalmente picchia la moglie e che NON è diretto dal genietto inglese
che motivi di interesse potrebbe avere? Risposta, stranamente tanti, perché
tutte le trovate buone delle pellicola sono un lascito del lavoro di Wright e
si vede, ma si vedono anche i rimaneggiamenti fatti da Mamma-Marvel.



“Ma non era un film di Edgar Wright questo? Chi è questo Peyton Coso?”.
Di fatto
“Ant-Man” è un heist movie (quello che voleva Wright) tagliato da una
rassicurante origin story, ricalcata quasi completamente sul modello di “Iron
Man”. La differenza è che il primo Ant-Man, Hank Pym (Michael Douglas) offre
una seconda possibilità al ladruncolo dal cuore d’oro e aspirante padre modello
di nome Scott Lang (Paul Rudd), non è ben chiaro perché scelga proprio lui,
forse perché un po’ si riconosce visti i suoi problemi con la figlia Hope
(Evangeline Lilly).
Se il genietto
di Wright mescolava le carte utilizzando lo storico Avengers Hank Pym come
personaggio secondario, la Marvel, invece, punta ad una storia più convenzionale
è già collaudata: Pym è il genio (come Tony Stark) che inventa un casco per
comunicare con gli insetti e una tuta per rimpicciolirsi, mentre il giovane
Darren Cross (interpretato dalla pelata di Corey Stoll) ricorda parecchio Obadiah
Stane, il cattivone del primo “Iron Man” che con la stessa tecnologia
vuole fare soldi e guadagnare credibilità. In questo aggiungete che Scott viene
scelto per rubare un artefatto non spiegato (che suona tanto di espediente per
mandare avanti la storia) e per farlo circa a metà film, incontra un altro suo
collega Super Eroe, ovvero Falcon, che tra tutti gli Avengers è quello che
costa meno, in termini di attore ed effetti speciali.


“Ehm…. Ciao! Ok è questo il momento in cui facciamo Marvel Team-Up?”.
La scena che
segue è un drastico cambio di stile registico, si vede che è qualcosa che è
stata inserito dopo nella trama, per fare da collante con gli altri
Marvel-Film, insomma la classica cosa che Wright NON voleva fare nel suo film.
Riesco ad apprezzarla per un’unica ragione: due Super Eroi che si incontrano
per la prima volta e si menano, prima di diventare alleati, è la classica cosa
che succede SEMPRE nei fumetti, quindi chi sono io per criticarla? Alla fine io
sono un coglionazzo che i fumetti non ha mai smesso di leggerli, sarebbe
proprio da ipocriti puntare il dito contro questa scena… Anche se la versione
cinematografica di Falcon mi sta abbastanza sulle palle, devo ammetterlo.
Il film ha un pauroso calo di ritmo nella parte centrale, tutta dedicata allo
spiegone per filo e per segno dei poteri del protagonista (non si mai che
qualche spettatore non comprenda… Giammai!!) e ad un intensivo allenamento per
imparare a controllarli. Per quanto gli effetti speciali siano davvero ben
fatti (si vede il budget non esagerato, ma utilizzato in maniera mirata) la
sensazione che ho avuto è che se mai dovessi rivedere il film una seconda
volta, questa sarebbe la parte più pallosa, superato l’entusiasmo della
scoperta del personaggio, sarebbe una pedante replica.


Ant-Man alle prese con il classico montage in stile Rocky oppure Karate Kid.
Proprio in
questa porzione di film, però, “Ant-Man” secondo me cala la maschera e prima di
trasformarsi nuovamente in una brutta copia di “Ocean’s Eleven” con personaggi
che studiano mappe dei palazzi e ingaggiano hacker ed esperti vari per
infiltrarsi, il film ricorda moltissimo le commedie
avventurose per famiglie degli Anni ’80, in particolare quelle della Disney.
Se Big Hero 6
era il più Marveliano dei film Disney (infatti utilizzava personaggi Marvel
minori) “Ant-Man” è senza ombra di dubbio il più Disneyano dei film della
Marvel, si vede nel rapporto padre figlia, nel cane-formica, nel fighissimo
Ant-Ony (il classico gioco di parole che mi manda giù di testa…). La cosa
curiosa è che quando negli Anni ’80 Stan Lee in persona propose alla New Line
di portare Ant-Man al cinema, la casa di produzione rifiutò perché il
soggetto era troppo simile ad un film Disney che sarebbe uscito di lì a poco, “Tesoro,
mi si sono ristretti i ragazzi” (storia vera). Eppure guardando Ant-Man” ho
seriamente pensato che da un momento all’altro, sarebbe saltato fuori anche
Rick Moranis.


Decolliamo e miniaturizziamo!
A salvare
capra, cavoli e formiche ci pensa il finale e il cast del film. Paul Rudd qui
viene chiamato a fare qualcosa di diverso rispetto a quello che fa di solito,
ma sempre con grande ironia, il che è la stessa cosa che si potrebbe dire del personaggio che interpreta Scott Lang, l’eroe dal cuore d’oro è debitore
dello Starlord di Guardiani della galassia, ma in soldoni il suo personaggio
funziona molto bene.
Quello su cui
avevo più dubbi era Michael Douglas, ma alla fine devo dire che è stata un’ottima scelta, per altro, uno dei pochi casi cinematografici in cui, i trucchi
utilizzati per far sembrare più giovane un attore (nelle scene ambientate nel
passato) risultano davvero efficaci, Terminator Genisys dovrebbe prendere
appunti. Douglas riesce a rubare la scena ogni volta che viene inquadrato e lo
fa senza mai tirare un pugno o un calcio, anzi è spesso al limite
dell’immobilismo, eppure fa comunque il vuoto, papà Kirk sarebbe orgoglioso.



“Ora scusami Paul, fai un passo indietro che devo mangiarmi questo film”.
Evangeline
Lilly ha un ruolo piagnoso e non fa la doccia (questa la capiranno solo i fan
di Lost… Quei due rimasti), si allontana di poco dall’odiosa Elfa de Lo Hobbit, se non altro non chiede a nessuno di “Toglierle l’amore perché fa
troppo male” (Brrrr… Ho ancora i brividi se penso a quella scena). Le chiedono
di tirare due calci e qualche pugno con in testa la parrucca di Edna Mode de “Gli
Incredibili”, in modo da poter dire di aver creato un’eroina donna forte ed
indipendente ed evitare le polemiche di Age of Ultron. Sarà, ma quando si parla
di menare le mani, per me ha ragione Jason Statham che era in lizza per il
ruolo di Bullseye nella seconda stagione di Daredevil, ma si è praticamente
fatto licenziare quando ha dichiarato che gli Stunt che hanno alla Marvel
potrebbe farli anche sua nonna, tanto è tutto Green screen.



“Non è che ti è venuta voglia di andare a fare la doccia? No vero?”.
Passando da un
rasato all’altro, Corey Stoll, non si sa come sia finito a fare il cattivo in
un film Marvel, il ragazzo è bravo forte, lo ha dimostrato interpretando Peter
Russo in House of Cards e lo conferma ogni settimana in The Strain, qui è
quello che va più sopra le righe di tutti, anche perché la sceneggiatura prevede
che al suo personaggio, sia un po’ partito il boccino (cit.) per via degli
esperimenti con l’armatura del Calabrone (si c’è un Calabrone nel film, no, non
dovete portarvi il Raid dietro quando vedrete la pellicola), il risultato è un
personaggio che sembra uscito da un cartone animato, non riesco a farne una
colpa a Stoll, del resto lo hanno fatto vestire come il Gru di Cattivissimo me
e per metà film gli fanno fare esperimenti che sacrificano capre, nemmeno
fossero il pasto di un T-Rex, inoltre gli hanno anche fornito una pistola che
trasforma la gente in omogeneizzato… Voi al posto suo come avreste recitato?



Corey Stoll mentre si trasforma nel temibile…. Tafano! Ehm no, Bacarozzo! Ah no il Calabrone, ecco si, il Calabrone.
Come detto, il
film si riprende nel finale, personalmente ho amato molto la rappresentazione
visiva del Microverso, mi ha ricordato il viaggio (allucinante) del
protagonista di uno dei miei romanzi preferiti “Tre millimetri al giorno” di
Richard Matheson, inoltre, un’altra piccola (Ah-Ah!) riflessione: quasi tutti i
Blockbuster puntano ad un finale roboante, dove le città diventano piste da corsa, vengono devastate, o vengono fatte lievitare in aria per chilometri,
l’idea di un grande scontro, che si sviluppa tra i binari di un trenino
giocattolo o nella cameretta di una bambina è un modo brillante per andare
contro tendenza e poi il trenino Thomas gigante sembra quasi un omaggio
all’omino dei Marshmallow di Ghostbuster.



Voi volete davvero dirmi che questa genialata è farina del sacco di Peyton Reed?
Il film si
conclude con una scena finale e ben due (DUE!) scene post credits, anche se
non sono clamorose, non vi rivelerò nulla, però si vede l’affanno con cui la
Marvel cerca di ribadire che Ant-Man è parte del suo universo cinematografico
ed è già facile intuire che il piccolo vendicatore si occuperà di qualche
operazione di spionaggio ed infiltrazione, per dare sempre più spazio ai suoi
colleghi di spaccare tutto a colpi di Pugni verdi, frecce, Scudi, Martelli,
Raggi Repulsori o… o… O quello che fa la Vedova Nera ecco.



Ecco quali sono i VERI poteri della Vedova Nera.
“Ant-Man” funziona meglio dello sbadiglioso Thor 2, dei tragicomici Hulk, del
trashissimo Iron Man 2, dovete solo superare due fastidiose vocine nel cervello:
la prima, quella sensazione di stare guardando il pilot di una serie tv molto
costosa, che continuerà probabilmente nel prossimo Capitan America (“Civil
War”) l’altra… Beh, l’altra è quella che ti ricorda che se questo film l’avesse
fatto Edgar Wright, sarebbe stato l’ennesimo gioiello della sua filmografia…
Oh beh, non vi preoccupate per le vocine, sono solo le formiche, vi basterà
spegnere il casco per non sentirle più e a proposito di vocine, ora esco dal
vostro orecchio e la smetto di sussurrarvi strane idee su questo film, mi
arrampico sulla vostra spalla destra e sfuggo scivolando lungo l’incavo del
braccio, se vi sentite formicolare una mano tranquilli non mordo, ho già
mangiato.
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