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Apes Revolution – Il Pianeta delle Scimmie (2014): fermati, o la scimmia spara!

Niente quando mi metto a scrivere di scimmie non smetterei mai, ma ridendo e scimmieggiando siamo già arrivati all’ultimo (per ora) capitolo della rubrica… Blog of the apes!

Lo so che a nessuno piacciono quelli che gongolano, però come vi raccontavo, era davvero tutta da ridere la prospettiva di un film intitolato “Dawn of the Planet of the Apes” che mandasse in crisi la precedente scelta italiana di tradurre “Rise” come “L’alba del pianeta delle scimmie”. Quando l’alba è arrivata davvero, ci voleva un’idea geniale per la versione italiana del film, un colpo di genio per uscire dal vicolo oscuro in cui si erano infilati, il risultato delle menti geniali qual è stato? Un capolavoro, tradurre un titolo in Inglese, con un altro titolo in Inglese: Apes Revolution.

Che, per altro, non ha davvero alcun senso, perché la rivoluzione vera le SIMMIE l’hanno fatta nel film precedente, quindi al massimo sarebbe stato sensato (o almeno meno vergognoso) chiamare il primo reboot “Apes Revolution” e questo “L’alba del pianeta delle scimmie” e invece niente, sono scivolati sulla doppia buccia di banana.

La pre produzione del film è stata piuttosto travagliata, Rupert Wyatt dopo un lungo tira e molla, è sceso dalla giostra per le solite “Divergenze creative” al suo posto, abbiamo vinto Matt Reeves, uno che si è fatto un nome con un film di cui ho apprezzato una scena (Cloverfield del 2008) per poi perderlo subito con l’inutile “Blood Story (2010, a proposito di belle “traduzioni” di titoli) evitabile versione yankee dell’ottimo “Lasciami entrare” (2008).

«Ho trovato le istruzioni dei sensori Andy!» , «Muoviti, mi si gelano le chiappe»

Reeves, se non altro, si conferma uno capace di confezionare questo tipo di film, complice anche un cospicuo numero di ex presidenti morti stampati su fogli verdi (170 per la precisione) Matt mette su uno spettacolo visibilmente molto ben fatto, ho apprezzato molto la ricostruzione di questa San Francisco divorata dalla natura tornata a riprendersi il pianeta.

Inoltre, il film ha una palette di colori molto omogena che Reeves sa utilizzare molto bene, nella scena in cui Cesare va a far cagare sotto parlare con gli umani, tutti gli umani indossano vestiti scuri, mentre Malcolm (Jason Clarke) è l’unico vestito di chiaro in modo da spiccare tra la folla e guadagnarsi l’attenzione del pubblico.

Dagherròtipo fornito a supporto della tesi altresì comprovata (ma come parlo?)

Vi devo anche parlare della CGI? “Apes Revolution” è un’orgia di scimmie in computer grafica, tutto sommato ben fatte, malgrado qualche piccolo movimento a scatti, possiamo dire che sono tante (tantissime!) e anche piuttosto variegate, tanto di cappello ad Andy Serkis per aver aggiunto un’altra banana alla sua cintura… Tacca! Un’altra tacca alla sua cintura.

Voi dite dov’è la fregatura? Ecco bravi, perché Rick Jaffa e Amanda Silver, già autori del precedente capitolo, vengono affiancati da Mark Bomback, l’uomo che ha sbagliato tutto il tono ad un personaggio che era già pronto a amatissimo da tempo e poi ha semplicemente sbagliato mestiere finendo a fare vergognose marchette tipo “Cinquanta sfumature”, brrrr!

L’idea di Reeves è di dare una circolarità al film che, infatti, comincia (e finisce) con un primo piano sugli occhi di Cesare (Andy Serkis) che non si sa per quale ragione, insieme ai suoi soci si è truccato come uno dei KISS.

I wanna Rock and roll all night and monkey everyday!

Non è chiaro nemmeno se il trucco da Gene Simmons serva per spaventare i cervi prima di ucciderli (saranno pure onnivori, ma non me le vedo delle scimmie fare una grigliata), oppure portare la mandria non si sa bene dove, nel dubbio, per fare sfoggio di un altro po’ di CGI, spunta pure l’Orsa di Leonardo Di Caprio a fare un saluto e sfregare la spalla del figlio di Cesare, detto Cesarino.

Se tanto mi dà tanto, tutti insieme formano i Cesaroni.

Sì, perché ragazzi, come ci spiega la veloce panoramica sui titoli di testa del film, gli anni sono passati, la razza umana è stata sterminata dagli effetti collaterali dell’ALZ-113 e solo pochi umani immuni sono sopravvissuti, in pratica è un incrocio tra “L’Esercito delle 12 Scimmie” di Terry Gilliam e “L’ombra dello scorpione” di Stephen King, per farvi capire: questo Virus non agisce certo a caso, esiste un disegno dietro alla sua diffusione ed è chiaro dai sopravvissuti: Abbiamo un grande attore come Gary Oldman! Grande, quindi il virus non uccide gli attori molto talent… Ah no, si è salvato anche Jason Clarke, niente ragà! E’ il solito blokbuster se c’è dentro Clarke è il solito sequel per riempire il palinsesto estivo.

«Pietà Cesare! Ho bisogno di lavorare anche io!»

Però capiamoci, mentre gli umani perdevano il loro pianeta una città alla volta, le scimmie hanno iniziato a prosperare, si sono trasferite tutte nell’Albero Casa di “Avatar”, hanno messo su un asilo, dove accompagnare i bimbi prima di andare in ufficio, il cui l’Orango Maurice insegna loro la frase mantra di ogni scimmia che si rispetti “Ape don’t kill ape”, giusto per mettere in chiaro che se il film precedente era ispirato a 1999 – Conquista della Terra questo, invece, sogna di essere un po’ meglio di Anno 2670 – Ultimo atto, anche se ci va davvero poco.

Insomma, Cesare non è più un ragazzino, è un padre di famiglia ora, sono passati i tempi in cui si faceva le canne con James Franco, ora vuole solo stare “Casa” con “Famiglia” che poi sono le uniche parole che si sentono nei primi minuti del film, perché le scimmie comunicano tra di loro in inglese con il linguaggio dei segni, per dare un po’ di brio a questa mia seconda visione, ho deciso di escludere i sottotitoli e provare a vedere se ero in grado di seguire la trama lo stesso (sono un po’ matto lo so).

Incredibili e chiarissimi segni di continuità.

Ve lo dico subito: sì, si segue alla grande, perché tanto le parole chiave per evitare che il pubblico si rompa i coglioni di un branco di scimmie che gesticolano come Italiani all’estero non capisca la trama, vengono pronunciate da Cesare, ma anche dal suo eterno amico/nemico come Red & Toby, il terribile e cattivissimo Bonobo Koba… No, dai davvero, non riesco manca a scriverla questa cazzata, è un Bonobo! La scimmia più pacifica del mondo! Lo sapete come si svolgono i rapporti sociali tra Bonobo, se due s’incontrano su, diciamo un albero, prima cosa trombano, poi si spulciano, poi trombano un altro po’ (storia vera, ho visto i documentari non su You Porn, degenerati!).

Bonobo Power! We improve the community, and human sucks! Human sucks! (Cit.)

Sapete qual’è la cosa divertente di immaginarsi dialoghi tra scimmie che parlano con il linguaggio dei segni? E’ che tutto sommato puoi immaginare che dicano qualunque cosa, ad esempio nella mia versione Maurice rispondeva a tutti utilizzando solo frasi fighe, un po’ come se fosse il Han Solo delle scimmie.

Poi un giorno di pioggia, la Scimmia Andrea e la Scimmia Giuliano incontrano un umano per caso e Boom! Nel senso che BOOM! L’umano gli spara, quindi Cesare come la polizia, s’incazza, va dagli umani e gli dice: “Statevene a casa vostra! Noi stiamo nella nostra e siamo tutti felici”.

…Poi l’umano finita la pioggia incontra e spara alle scimmie così. 

Peccato che l’Albero Casa delle scimmie e la roccaforte in stile i Camminamorti degli umani, siano distanti come Natale e Santo Stefano, ma io dico: siete scemi? Un pianeta quasi disabitato e voi vi piazzate uno accanto all’altro? Cioè, ci avrete messo del tempo per tirare su una roccaforte del genere, avrete fatto un sopralluogo, sono solo io che controllo le recensioni dei ristoranti prima di andare a cena? No. Niente, uno vicino all’altro, come il tipo sudaticcio che decide che il posto migliore sul bus (vuoto) e quello accanto al tuo.

A me sembra davvero strano che nessuno si sia giocato la carta “METAFORONE”, per fortuna Matt Reeves è stato più furbo che iniziare a blaterare del fatto che il suo film sia tutta un’allegoria sulla convivenza forzata in stile Israeliani e Palestinesi o roba del genere, per fortuna, perché in sé il film inventa davvero poco.

Bromance scimmiesco (Why Can’t We Be Friends?)

Già alla prima visione non mi ero divertito proprio per tutta la durata del film, rivedendolo devo dire che se non altro non ho cambiato parere, di fatto abbiamo da una parte i leader belli (Cesare e Malcolm) e buoni pronti a collaborare, per riportare la corrente elettrica agli umani, dall’altra i cattivacci tra le loro file, che sono brutti e loschi come il “Tizio umano che non molla le armi” (mi ha impressionato così tanto che non ricordo il nome) e, ovviamente, Koba con il suo occhio sgherro da cattivo Bondiano.

In mezzo abbiamo Gary Oldman, personaggio in prima istanza positivo, poi frettolosamente convertito a cattivo vestito di nero. Lo sapete, Oldman è uno dei miei preferiti, anche se ormai si è convertito anche lui al lato Blockbuster della Forza, qui il passaggio da buono a cattivo del suo personaggio avviene nella scena in cui guarda su un tablet le foto dei figli (che per altro sono i veri figli di Gary Oldman, storia vera) e scoppia a piangere, memore di quando i pargoli lo costringevano a maratone di Peppa Pig probabilmente.

Oldman è fenomenale, di fatto è venuto giù per dare spessore a questa scena, lo fa e può ritirare l’assegno, ma prima c’è uno scotto da pagare, prima è costretto a recitare: Il Monologo del Leader (musichina drammatica a vostra scelta!).

Mi permetto di consigliarvi questa musichina QUI.

Il monologo del Leader consiste fondamentalmente in un passaggio chiave, il tuo popolo che guarda a te come figura di riferimento sta per farsi cogliere dal panico perché, che so, sono stati minacciati da una scimmia parlante? Ecco, allora tu alza il mento e ripeti le immortali parole: “Lo so che avete paura, ho paura anche io…” e allora che cazzo stai lì sopra come un vigile urbano?! Venire giù a cacarti sotto con noi, no? No, sul serio, dovrebbe passare una legge per evitare i monologhi al cinema che iniziano con questa frase!

«Non volevo Cassidy, ma mi hanno torturato! Ore ed ore di papà Pig e del piccolo George…»

Ma in un film in cui ci sono centinaia di SIMMIE in CGI, il vero protagonista non può che essere proprio una scimmia in CGI, Andy Serkis è impegnatissimo a fare il leader dalla sguardo intenso e corrucciato, quindi Koba gli ruba la scena, anzi, ruba proprio un mitra agli umani, utilizzando la tecnica più vecchia del mondo: una combinazione tra la mossa della scimmia e la tecnica dell’ubriaco, un gran colpo che chiameremo Drunken Monkey Master!

Vallo a spiegare agli amici al bar che il fucile te lo ha rubato una scimmia ubriaca.

Da questo punto in poi diventa il film di Koba che spara a Cesare (perché pugnalarlo 23 volte alla schiena è roba troppo antica) e sfrutta la rabbia scimmiesca per la sua morte per attaccare gli umani, insomma: il film la butta in caciara. La cosa clamorosa è che la caciara in qualche modo funziona!

Matt Reeves è abbastanza bravo da non trasformare un gruppo di scimmie che cavalcano svuotando caricatori di M16 contro gli umani, in una totale idiozia, una tamarrata quello sì, ma tutto sommato possiamo dire divertente. Anche perché la scena è piuttosto lunga e ben coreografata, quindi superato il primo minuto in cui pensi “Scimmie che sparano con il mitra?!” entri automaticamente nella fase “Scimmie che sparano con il mitra!!!” e, quindi, ti metti comodo e te la godi.

L’unico modo per migliorare una scimmia è vederla fare l’imitazione del Grinta di John Wayne.

Lo scontro finale tra Koba e il redivivo Cesare si conclude con la negazione del mantra “Scimmia non uccide scimmia”, con Cesare che lascia cadere Koba nel vuoto dopo avergli detto “Non non sei scimmia”. In realtà, quello che il film non mostra è che ad uccidere Koba non è stata né la caduta né l’atterraggio, ma il dubbio irrisolvibile: “E allora che ‘so? Un Rinoceronte? Un cormorano? Forse un Barbagianni?”.

Ma di fatto, la guerra con gli umani è iniziata, perché tutto questo film è una lunga premessa per la VERA guerra ed io mi chiedo, se per questo film si sono ispirati ad Anno 2670 – Ultimo atto, speriamo che per il prossimo non traggano ispirazione dal remake di Tim Burton!

Come al solito vi saluto con qualche consiglio su cui fare un click, il commento del Zinefilo quello di Non c’è paragone e il videocommento di Doppiaggi Italioti!

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