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Aracnofobia (1990): trent’anni a sentirsi camminare qualcosa addosso

Non ho mai avuto paura dei ragni nella mia vita, ancora oggi quando ne trovo uno in casa, piuttosto che schiacciarlo cerco di trovare ogni modo possibile per indirizzarlo verso l’uscita, avete presente Woody Allen in uno dei suoi film, dove nella stessa situazione si armava di racchetta e sosteneva: «Cosa dovrei fare? Reintegrarlo nella società?», ecco io faccio proprio quello (storia vera).

Però è innegabile che i ragni, per loro assurda simmetria, probabilmente sono le creature su questa Terra più distanti da noi umani, già per il semplice fatto che posseggono il doppio dei nostri arti, un dettaglio che li rende automaticamente più vicini a forme di vita aliena, ecco perché non ho mai sofferto di “aracnofobia”, ma in ogni caso quando ne incrocio uno di dimensioni ragguardevoli, quella caratteristica sensazione che per convenzione chiameremo “sentirti camminare addosso”, non me la toglie nessuno. Con il compleanno di “Aracnofobia” festeggiamo trent’anni di “sentirsi camminare addosso”, con piccole zampette pelose.

Ora mi sentirò “camminare addosso” fino alla fine del post.

Trovo che sia bello rivedere i film dell’infanzia da adulti, a volte può regalare gioie, altre volte enormi delusioni, se mi avessero chiesto il titolo di un film che mi aveva, non dico terrorizzato, ma almeno generato repulsione e ammirazione in parti uguali, avrei sicuramente citato “Aracnofobia”.

Non si parla mai abbastanza di Frank Marshall, cioè se ne parla, ma viene dato un po’ per scontato, con sua moglie Kathleen Kennedy e lavorando molto spesso in coppia con Steven Spielberg, Marshall è uno di quei produttori che levati, ma levati proprio, basta guardare le sue produzioni, ci sono tutti i nostri film della vita e anche qualcuno di più. “Aracnofobia” è stato il suo esordio dietro alla macchina da presa, perché Spielberg aveva le mani così piene che soltanto ruotando nella sua sfera d’influenza, poteva capitare che una regia ti restasse incollata alle dita, tipo ragnatela.

Il direttore della fotografia Mikael Salomon, Frank Marshall (in mezzo) e Jeff Daniels tutti insieme hanno comunque meno arti delle zampette che vedrete in questo film.

“Aracnofobia” pur essendo uscito nel 1990 resta un riuscito omaggio alle pellicole dove una sonnacchiosa cittadina di provincia americana, viene presa di mira da un animale pescato dalla variegata scelta offerta da Madre Natura, che diventa una minaccia per la vita della comunità. Una variante sul tema “creature feature” (per dirla come i nostri cugini Yankee) chiaramente ispirata a “Gli uccelli” (1963) di da Alfred Hitchcock, ma con molte più ragnatele e zampette.

Il premio di miglior cittadina americana presa d’assedio da animali minacciosi va a…

Eppure “Aracnofobia” tutto sembra tranne il primo film di un regista esordiente, Marshall in quanto grande uomo di cinema firma una pellicola dal ritmo impeccabile, piena di dialoghi piuttosto frizzanti, frutto del lavoro degli sceneggiatori Don Jakoby e Wesley Strick, il mio preferito? Quello nel finale con Jennings che dice «Grazie a Dio» e John Goodman che ironicamente gli risponde «Non c’è di che». La scena iniziale in Venezuela poi, introduce senza mostrarlo mai il primo dei velenosi ragni del film, gestendo molto bene l’attesa e al momento giusto, sottolineando la violenza con una puntura che sembra proprio un morso per il quantitativo di sangue mostrato, brevemente ma in modo intenso.

Chiarita la minaccia e dopo un viaggetto dentro una cassa da morto (una sorta di bara volante se vogliamo), il nostro ragno arriva in una piccola cittadina della California, dopo si sono appena trasferiti da San Francisco anche i Jennings, perché ci sono centinaia di horror che iniziano con un trasloco, e “Aracnofobia” è uno di questi.

Mi chiedo perché nessuno abbia mai sfornato un horror intitolato proprio così, “Il trasloco”.

Che poi horror? Forse un’etichetta che sta un po’ stretta a questo film, perché “Aracnofobia” è prima di tutto una commedia, dove si ride e si fa tantissimo il tifo per John Goodman, nei panni del disinfestatore Delbert McClintock, ma è una di quelle commedie con momenti di tensione, una volta avrei detto proprio paura, ma rivedendo il film devo dire che ho dovuto un pochino ridimensionare il numero di brividi, ma non di certo la qualità generale o l’effetto “sentirti camminare addosso” che scorre potente in questa pellicola.

Giovanni Buonuomo, con tutti tranne che con i ragni.

Il film costruisce molto bene i suoi personaggi, l’idea di base di avere un protagonista che soffre proprio di aracnofobia permette di patteggiare per lui, il livello di immedesimazione con il pubblico è piuttosto alto. Il Dr. Ross Jennings (un azzeccatissimo Jeff Daniels, che ha i tempi della commedia e la faccia da bravo ragazzone americano), un medico molto preparato in una cittadina diffidente, abituata ad un vecchio dottore più avvezzo alle relazioni pubbliche che alle ricette, uno che da bambino quella sensazione di “sentirti camminare addosso” l’ha provata quando un ragno gli ha passeggiato lungo una gamba, lasciandolo traumatizzato a vita, per certi versi anche un attacco alla sua mascolinità, tanto che quando in casa entra un ragno, i figli di Ross corrono a chiedere aiuto a sua moglie Molly (Harley Jane Kozak).

«Preferivo di gran lunga lavorare con Jim Carrey»

“Aracnofobia” funziona perché ad un protagonista costretto ad affrontare il suo terrore atavico, oppone ragni realizzati con un misto di vecchi effetti speciali (anche animatronici), ben miscelati a veri ragnetti impegnati a “recitare” davanti alla macchina da presa, con l’aiuto di un addestratore di ragni presente sul set. Sapete qual è il modo migliore per far muovere un ragno da un lato all’altro dell’inquadratura senza fargli alcun male? Convincerlo a spostarsi utilizzando il getto a bassa potenza di un asciugacapelli (storia vera).

Frank Marshall è bravissimo a creare situazioni di tensione e curiosi parallelismi, mi fa sempre sorridere il momento “ormonale” del film, dove i coniugi Jennings inaugurano casa nuova facendo l’amore, proprio mentre il ragnone Venezuelano fa la conoscenza di una bella ragnetta locale, dando il vita all’invasione di nuovi ragni incrociati, velenosissimi e letali che Marshall utilizza per mandare a segno una serie di scene che non si dimenticano, da quella della bionda nella doccia, fino al ragno che spunta dai Pop-Corn.

«Come mi piace il mio nuovo shampoo con balsamo alla tela di
ragno»

Tutti gli omicidi, sospendono il momento dell’attacco facendo lievitare la suspence, in modo a volte giocoso ma riuscito, tra i momenti più efficaci sicuramente la scena della ciabatta, voi ci scherzate ma io per anni alzandomi dal letto ho cautelativamente preso l’abitudine di pestare la ciabatta, prima di infilarci il piede dentro, non si sa mai cosa potrebbe nascondersi dentro (storia vera).

Vi dicevo lassù che dalle mie bimbo-visioni conservato il ricordo di un film spaventoso, rivedendolo da adulto (o presunto tale) alcuni brividi si sono ridimensionati ma ho ritrovato un film molto intelligente, in grado di centellinare momenti spaventosi e commedia davvero alla grande, poi ditemi pure che sono fissato (avreste ragione), sarà che forse mi sono lasciato influenzate dal nome di Steven Spielberg tra i produttori esecutivi, ma “Aracnofobia” ha moltissimo di Lo Squalo.

«Chiudere la scuola e la palestra? Mi hai preso per Giuseppe Conte?»

La minaccia animale, prima di fare bella mostra di sé sullo schermo, resta a lungo celata, come faceva il vecchio Bruce, poi quando si rivela ha delle dimensioni sopra la media rispetto a qualunque altro ragno in circolazione e a ben guardare, anche qui ci troviamo di fronte ad una caccia (prima al nido e poi al generale, il capo dei ragni) che ha molto del film di Spielberg.

«Ci serve un barattolo di insetticida più grande»

Il terrore per l’acqua di uno dei personaggi Spielberghiani, qui diventa l’aracnofobia del dottor Jennings che proprio come Martin Brody (Roy Scheider), fa la figura della Cassandra della situazione nella piccola comunità minacciata e finirà impegnato in un duello finale con il mostro, che invece di essere combattuto a colpi di fucile e bidoni (gialli) esplosivi, avviene utilizzando il principio della leva e una sparachiodi.

«Io dico decolliamo e nuclearizziamo bomboletta spray e accendino, questa è l’unica certezza» (quasi-cit.)

L’illustre professor Atherton (Julian Sands) esperto di ragni che entra in scena piuttosto in là nel corso del film, ricopre il ruolo della versione locale dell’biologo marino Matt Hooper (Richard Dreyfuss), mentre chiaramente il disinfestatore Delbert McClintock è una versione molto più comica di Quint, interpretato da un John Goodman che sembra il primo a divertirsi in un ruolo così, caricandosi sulle spalle tutti i momenti “schifiltosi” della storia, con ragni spiaccicati sotto la suola delle scarpe oppure spruzzati a colpi di insetticida.

Quando un uomo con l’insetticida incontra un ragno, il ragno è un aracnide morto.

Ho trovato curioso il fatto che in un certo passaggio del film, Frank Marshall inquadri una televisione lasciata accesa su una puntata a caso di “Casa Keaton”, non so quanto sia voluta la citazione, ma mi sembra significativo sottolineare che in quella serie recitava Michael Gross, diventato famoso nei panni del Burt Gummer di Tremors, che per certi versi è Lo Squalo con la sabbia al posto dell’oceano, quindi mi piace credere che sia stata una sorta di strizzata d’occhio da parte di Frank Marshall.

«Lasciatemi cambiare canale, tra poco inizia Supercar»

Il finale del film poi è notevole, una discesa nel nido dei ragni che ha qualcosina dell’IT di Stephen King (se avete letto il romanzo capirete al volo) e molto di Aliens – Scontro finale, perché se vedo un duello con una “regina aliena” penso subito al film di Cameron e più alieno di un ragnone ad otto zampe su questa Terra, non esiste davvero nulla!

Get away from her Jeff, you bitch! (quasi-cit.)

Insomma ricordavo “Aracnofobia” come un film bello e spaventoso (proprio come un grosso ragno), ho ritrovato un film forse un po’ meno pauroso ma ancora migliore di quanto ricordassi, quindi devo dire che si porta molto bene i suoi trent’anni, ed ora se volete scusarmi, vado a controllare che non ci siano ragni in giro per casa.

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