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Arma Letale 2 (1989): Sono tornati, sono cattivi, uno è nero e l’altro è matto!

Dovrebbe esserci una legge, per cui se due genitori che di
cognome si chiamano già come uno dei pezzi più belli di sempre dei Pearl Jam, non possano chiamare il
loro primogenito, come uno dei western più fighi di sempre, ma se il risultato è un pargolo che scrive film così,
posso anche soprassedere, bentornati ad un nuovo capitolo della rubrica… Back
in Black!

Certo Shane Black è uno dei nomi più fighi con cui possa
capitare di ritrovarsi, ma il nostro per questo seguito ha dovuto sudare. “Arma
Letale 2” porta avanti il discorso iniziato con il primo film in maniera molto coerente e, malgrado un lieve calo
di ritmo e le classiche “Differenze creative” con i produttori, resta un gran
film, anzi, un Classido!

Al netto di un budget di 15 milioni di ex presidenti spirati
stampati su carta verde, Arma Letale
ne ha portati a casa 120, per i tipi della Warner Bros un seguito è quasi una
scelta morale ed è ovvio che non si cambia nulla della formula magica che ha
regalato il primo trionfo, la mano sicura di Richard Donner viene confermato
alla regia insieme a tutto il cast, così come il ragazzo meraviglia che alla
tenera età di 28 anni, mette la sua firma anche su questo secondo capitolo,
scritto con la collaborazione di Warren Murphy, sì, ma chi è questo signore?
Classe 1933, veterano della guerra di Corea, Murphy per il
cinema aveva già co-sceneggiato quella bomba di “Assassinio sull’Eiger” con
Clint Eatwood, ma è celebre per la serie di romanzi dedicati al Distruttore (The Destroyer), personaggio reso celebre anche dal
film, liberamente tratto da questi libri, ovvero Il mio nome è Remo Williams. Non è un caso se da diversi anni Shane
Black minaccia di scrivere lui un film rispettoso dei romanzi del suo compare
cosa che, a dirla tutta, spero davvero un giorno si concretizzi.

La sceneggiatura da Black in collaborazione con Murphy
prende il nome di “Lethal Weapon: Play Dirty”, o anche solamente “Play
Dirty” che, ancora oggi, è il nome con cui è entrata nel mito, perché tra
tutti i lavori mai realizzati da Black, questo è quello che i suoi ammiratori
vorrebbero leggere più volentieri, peccato che non lo abbia mai fatto davvero
nessuno, se non Richard Donner e il leggendario Joel Silver che, arrivati
all’ultima pagina sono stati lapidari: “Non va bene”.

“Eh non va bene ragazzi, qui tocca fare almeno altri due seguiti, ho dei figli da mandare a scuola”.

Da una parte abbiamo un ragazzo di 28 anni convinto della
validità del suo lavoro, dall’altra? Robetta, uno che ha diretto tutti i vostri
film preferiti dell’infanzia, il
produttore che ha lanciato tutti i vostri miti e una delle più grosse case di produzione del mondo. Quasi chiunque
chinerebbe la testa rimettendosi a scrivere, chiunque, tranne Shane Black.

Il ragazzo molla il progetto dopo sei mesi, riceve 125.000
dollari per il suo lavoro (stessa cifra ricevuta anche da Murphy) e non scriverà
mai più una singola riga per nessuno degli altri film della serie, intervistato
sull’argomento Black ha più volte ribadito che “Play Dirty” era uno dei suoi lavori
più intensi e riusciti, molto diverso rispetto al film che conosciamo sia
per la scena della distruzione della casa sulle palafitte, che per il finale,
ma in generale Shane Black non ha mai apprezzato il modo in cui è stato
utilizzato il personaggio di Martin Riggs nei film successivo, a suo avviso, un
gran spreco di potenziale.

Fun Fact: Richard Donner ha inserito un omaggio ai suoi amati Three Stooges in tutti i film di “Arma Letale”.

Ma cosa c’era di così diverso in “Play Dirty” da provocare
questo divorzio? Raccogliendo le informazioni scovate in ogni dove, parecchi
dettagli, ad esempio, il truffatore Leo Getz (che avrebbe dovuto essere
interpretato da Joe Pantoliano, storia vera) aveva una parte molto più piccola
e decisamente meno comica, inoltre è andata completamente persa una scena che
so già avrei adorato, in cui Roger e Martin, sabotando come sempre alla loro
maniera i piani dei cattivi, spargevano quintali di cocaina sui cieli di Los
Angeles, facendola precipitare da un aereo in volo. So già che avrei apprezzato
molto una scena così, sarebbe stata una nevicata atipica, ma pur sempre molto natalizia, quindi in pieno stile Shane Black. Un vero peccato, sarebbe
sicuramente diventato il film preferito di Lapo Elkann.

Ma il vero pomo della discordia tra Black e la produzione è
stato il finale, perché “Play Dirty” si concludeva con la morte di Martin
Riggs, il sergente sarebbe dovuto lasciare questa valle di lacrime per via
delle coltellate ricevute nello scontro finale contro il cattivaccio Vorstedt,
pare che nell’ultima scena, Murtaugh si ritrovasse a guardare un video
testamento, lasciato preventivamente da Riggs, in cui dava l’ultimo saluto
all’amico e collega, idea che in parte e con tono lievemente diverso, Black
ha poi utilizzato nel suo “Kiss Kiss bang Bang” (2005), ma questa, è un’altra
storia…

“Non morirmi qui Riggs” , “Non posso, il produttore non vuole…”.

Jeffrey Boam (Indiana Jones e l’ultima crociata) viene incaricato di modificare “Play Dirty” come
richiesto da Donner e Silver, Leo Getz diventa la spalla comica del film e
proprio con il ciarliero truffatore Joe Pesci si guadagna uno dei ruoli più
celebri della sua carriera, pare che il celebre “Okay-okay-okay” con cui il
personaggio evita (invano) i maltrattamenti di Roger e Martin, sia stato
improvvisato da Pesci sul set, provocando a Richard Donner una crisi di risa al
limite del soffocamento (storia vera).

Malgrado la separazione e le riscritture, “Arma Letale 2”
resta un film strapieno dei “Blackismi” che hanno reso celebre
l’autore, si parte subito a cannone con i nostri protagonisti all’inseguimento
di due BMW sulla giardinetta della moglie di Murtaugh (“Noi ci fottiamo la
rossa voi la blu”), inseguimento super concitato e come al solito diretto alla
grande da Donner, costellato da battute micidiali (“Hai dimenticato di mettere
la freccia”) e che si conclude con il recupero di un bagagliaio pieno di
Krugerrand la valuta in oro sudafricana illegale negli Stati Uniti al centro
della vicenda di traffico di droga del film.

“Ma sono veri?” , “No sono dobloni di cioccolato, per di più al latte cacchio!”

Per via dei loro metodi poco ortodossi, Riggs e Murtaugh
vengono prima puniti, vincendo il compito ben poco piacevole di fare da balia
al super testimone Leo Getz (Joe Pesci che da questo film entra a far parte del
cast ufficiale della saga), dopodiché con il loro fiuto da sbirri, capiscono
che al centro del traffico di monete d’oro e droga, sono invischiati alcuni
diplomatici sudafricani, guidati dall’odioso Arjen Rudd (Joss Ackland), che
nasconde tutti i suoi misfatti dietro ad una faccia come il culo e all’immunità
diplomatica che lo rende intoccabile dalla legge, ma non dalle battutacce di
Riggs, che ogni volta gli storpia il nome chiamandolo (non a caso) “Ariano”, le
volte in cui gli va bene.

Alla vicenda aggiungete lo sgherro tinto biondo Pieter
Vorstedt (Derrick O’Connor, che sembra lo zio di Sharlto Copley) e la
segretaria di “ariano” non tinta, ma bionda vera Rika Van Den Haas (la sempre
guardabile Patsy Kensit) ed il gioco è fatto!

Sembrano papà e figlio, ma non fatevi venire l’idea di un remake, ok?

Shane Black dimostra di essere perfettamente a suo agio con
il primo sequel della sua carriera, sa di avere per le mani dei personaggi
molto efficaci e non fa altro che approfondire il discorso già iniziato nel
primo film, aggiungendo dettagli importanti per il loro rapporto, ad esempio,
Riggs è sempre più uno di famiglia, tanto che viene invitato alla “Prima” dello
spot pubblicitario della figlia di Murtaugh (“Con questo pubblico non ti
conviene fare schifo”), che diventa un tormentone comico per tutto il film.

Ed è proprio in questo secondo capitolo che fanno la loro
prima apparizione altre due trovate ricorrenti di “Arma Letale”: il numero di
magia di Riggs, che riesce a liberarsi della camicia di forza usando la sua
spalla slogata, una cosetta che può sembrare un dettaglio comico buttato nel
mucchio per fare colore, ma che diventa vitale nel finale, proprio quando
grazie al numero della spalla, Riggs si salva la pelle, quando i cattivi lo
gettano legato giù dal pontile, ennesima dimostrazione che i “Blackismi” di
Shane non sono quasi mai inseriti a casaccio.

Quando Riggs fa così, da qualche parte nel mondo, un fisioterapista muore.

L’altra gag è, ovviamente, la classica conta, uno due tre, in
cui non si sa mai se si debba partire al tre o spettare il via, quante volte
nella vostra vita avete rifatto la scena della conta di Riggs e Murtaugh? Io un
casino, ben più di una, due o tre volte.

Ma tra il cesso minato di Murtaugh, scena che ogni volta mi
fa morire dal ridere per la sua tragicomica efficacia (Teniamo la cosa riservata”) e il cattivo che controlla se sotto
i piedi ha il telo di plastica, no sul serio, Shane Black ovunque, anche se è
andato via sbattendo la porta!

Non so voi, ma io ho un idea di riservatezza un pochino differente (Esplosione di metà post!).

Per quanto con il senno di poi è chiaro che al personaggio
di Leo Getz sia stato dato più spazio di quello previsto, il “Triello” composto
da Mel Gibson, Danny Glover e Joe Pesci fa scintille. “Il tappo, il brutto e il
cattivo” stando alla definizione di Riggs, mandano a segno un numero esagerato
di battute micidiali, tipo la risposta alla domanda, come faccio a sapere che
sei della polizia? (“Dopo che ti ho sparato, fai esaminare il proiettile”). I
siparietti comici sono ancora così ben bilanciati che posso perdonare al film,
il volo dalla finestra alla piscina dell’hotel che, di fatto, è una versione in
piccolo della scena d’apertura del primo film.

“Dobbiamo portacelo dietro per forza?” , “Si ma non dirgli che è buffo, altrimenti reagisce male”.

Anche perché poco dopo Richard Donner sfoggia tutto il suo
talento nella scena dell’inseguimento al carro attrezzi, dovrei dire una
coreografia articolata e ben fatta, ma di pancia mi viene più da definirla una
spassosa fagiolata, con pistole perse e recuperate al volo, Gibson che si
arrampica come Spider-Man e tavole da Surf volanti… No, sul serio, uno
spettacolo!

Forse l’unico momento in cui “Arma Letale 2” alza un po’ il
piede dall’acceleratore è nel rapporto tra Riggs e Rika, fondamentale ai fini
della storia e anche per far contento il pubblico, anche perché nel 1989 Mel
Gibson non era un divo, era IL DIVO, quindi le signore andavano in sala solo
per lui e il singolo “I’m Not Scared” di Patsy Kensit (che si sente anche nel
film, tendete le orecchie) era ancora a rotazione costante in tutte le radio,
quindi il momento romantico tra i due era inevitabile, ma se devo dirla tutta,
la scena di sesso dei personaggi occupa qualche minuto di troppo e il ritmo
del film ne risente, in compenso, i due attori sul set si sono divertiti a
girarla… Ma va! Nemmeno quello! Gibson e la Kensit, entrambi felicemente
sposati e soprattutto estremamente cattolici (Gibson cattolico è un argomento
di cui potreste aver sentito parlare…)
erano a loro agio come due agnelli il giorno di Pasqua a girare quella scena
(storia vera).

“Signora, lei cambierebbe il suo fustino con questo fusto Australiano?”.

L’idea di sfruttare come cattivi dei bianchi razzisti
sudafricani contribuisce a portare avanti la tradizione di “Arma Letale”, di
avere sempre degli antagonisti al passo con le tematiche dell’epoca, tra il
nomignolo di “Ariano” e la statua a forma di aquila dietro alla scrivania del
diplomatico, i cattivacci del film sono in odore di Nazismo, il fatto che ad
ogni piè sospinto diano del “Kaffir” a Murtaugh non fa altro che ribadire la
tesi.

Danny Glover in gioventù è stato un attivista delle Pantere
Nere prima, schierato in difesa delle minoranze etniche poi e il suo Roger
di riflesso è costruito intorno all’attore che lo impersona. Se nel primo film sul frigo di casa Murtaugh
faceva bella mostra di sé l’adesivo “End apartheid”, qui il discorso continua
con la scena, a mio avviso, clamorosamente divertente, dell’ambasciata (“Ma lei
é nero”), tanto divertente da essere diventata un momento di culto,
l’apice assoluto è stato quella volta in cui una sera di ormai mooooolti anni
fa, al telegiornale durante un servizio sul Sud Africa, il compassato
giornalista commentava le immagini dell’attore Danny Glover, impegnato a tenere
un accorato comizio proprio in Sud Africa. Nel giro di mezzo secondo, senza
dirci una parola mio padre ed io ci siamo guardati pensando la stessa identica
cosa: “Alla fine ci è andato veramente in Sud Africa!” (Storia vera).

Tempi comici mica male, per un film dove si sparano così tanto.

Ma c’è un momento del film in cui le tracce di “Play Dirty”
vengono fuori con forza, malgrado i rimaneggiamenti e i (riusciti) tentativi di
farcire il tutto con toni da commedia, con l’uscita di scena di Patsy Kensit e
il povero Leo pestato legato ad una sedia e pestato a sangue, “Arma Letale 2”
cala la maschera e diventa un noir fatto di assoluti, la parte finale del film
è tutta ambientata di notte (motivo per cui il cappellino da sole di Riggs non
l’ho mai capito), i cattivi diventano spietati e i personaggi sono mossi dai
sani principi della lealtà, l’amicizia uno verso l’altro e del “Fare la cosa
giusta” a discapito anche delle regole. Come in un Western o un film
dell’ispettore Ispettore Callaghan, Roger si toglie il distintivo e va ad
aiutare il suo amico, la telefonata rabbiosa di Martin (“Me le hanno ammazzate
Roger, le hanno ammazzate tutte e due”) in cerca di vendetta per le sue donne,
è l’occasione che Murtaugh aspettava per restituire il favore, di quella volta
che ad essere stata rapita era sua figlia Rianne. (“Qual è il segnale?” , “Te ne accorgerai quando sarà il momento” ,
“Ho il vago sospetto che me ne accorgerò”).

“Il cappello sarebbe il segnale?” , “No, quello serve a ripararmi dalle esplosioni”.

Non credo che sia un caso se nemmeno i rimaneggiamenti della
“Shaneggiatura” (Cit.), siano riusciti a levigare l’intensità di quel finale
nerissimo, in cui l’umorismo e (quasi) del tutto bandito e Arjen Rudd, armato
con una Luger da Nazista (tanto per ribadire il concetto), sembra il gangster
arrogante che l’eroe deve affrontare alla fine di un romanzo Hard-Boiled.
Proprio in questo finale Black dimostra di essere un altro di quelli che si è
consumato gli occhi guardando i film scritti da John Milius, i valori dei “buoni” contro la burocrazia dietro cui
nascondersi (“Io ho l’immunità diplomatica” , rotazione del collo
BANG! “È appena stata revocata”). Certo, i due protagonisti tornano a
ridere e scherzare nell’ultima scena (“Li ho fatti neri”), ma non credo sia
affatto un caso se la conclusione sia suggellata dall’ultima inquadratura verso
l’alto che si allontana dai protagonisti, che poi è la stessa identica con cui
terminano TUTTI i film della serie dell’Ispettore Callaghan.

Un motivo sufficiente per voler bene a Danny Glover a VITA!

La colonna sonora, a mio avviso meno incisiva di quella del
primo film, è comunque piuttosto efficace, ancora costellata da sassofoni
gettati nella mischia da Michael Kamen e con l’ormai solito Eric Clapton (con
una cover di “Knocking on Heaven’s”) a supporto. In aggiunta, anche la canzone
dei titoli di coda, “Cheer Down” composta da, beh, il primo che passava,
solo l’ex Beatles, George Harrison.

Tra colonna sonora, cast e varie riscritture, il costo
complessivo dell’operazione arriva all’esagerato budget di 82 milioni di ex
presidenti stampati su fogli verdi, sufficienti a far partire in salita
qualunque film, ma non “Arma Letale 2” che a casa di dollaroni ne portò
148, piazzandosi terzo tra i film più visti del 1989 e, a distanza di anni, ancora
uno dei miei capitoli preferiti della saga, per i prossimi, ci vediamo sempre
qui la prossima settimana.

Voi mi dovreste conoscere, signori, ho una pessima reputazione, qualche volta ho degli eccessi di follia come adesso.

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