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Arma non convenzionale (1990): Occhi (e capelli) bianchi sul pianeta Terra

Non so voi, ma una cosa che gradisco molto fare quando sono
alla guida, è avere la mia musica nelle orecchie. Siccome arrivo da un’era
analogica, la mia seconda auto aveva ancora il mangiacassette (che belle parola
antica che vi sfoggio oggi), sostituito relativamente presto con un lettore CD
che è stato una vera rivoluzione, di colpo avevo tantissimi brani in più da
poter ascoltare e i porta oggetti pieni di CD. Provate a indovinare a che film
pensavo ogni volta che dovevo infilarle uno nel lettore? Bravi quello di oggi, quello che compie trent’anni!

Ah! Ma tanto lo so che facevate così anche voi, sono sicuro
che qui in tanti siamo cresciuti con titoli gloriosi come “Arma non
convenzionale”… Ho le prove! Ecco perché questo piccolo omaggio a Craig R.
Baxley mi sembra doveroso, tra i suoi titoli costantemente replicati su Italia
1 durante la mia “piccolezza”, quello con Dolph Lundgren come protagonista è
stato senza ombra di dubbio il film che ho visto più volte, anche se ad essere
precisi, si tratta della seconda collaborazione tra i due.

Si perché il primo contatto tra Dolphone e Craig R. Baxley
avrebbe dovuto essere una commedia d’azione fantascientifica intitolata “Man to
Man”, con Lundgren nei panni di un agente di recupero auto, che in viaggio
attraverso il deserto del Nevada, si sarebbe imbattuto in un alieno precipitato
sulla Terra, fermamente intenzionato a ritrovare con l’aiuto dell’umano, la sua
nave spaziale. Baxley ci stava anche lavorando al soggetto, nel tentativo di
introdurre quante più scene d’azione possibili, avrebbe dovuto essere la sua
seconda regia dopo Action Jackson, ma
i piani sono saltati per via dell’enorme successo di Predator. Si perché Arnold Schwarzenegger, avrebbe dovuto
interpretare l’alieno, ma ormai era decisamente troppo famoso per un film così,
quindi il progetto è finito zampe all’aria (storia vera).

“Sarà per questo che mi avete dato lo stesso doppiatore di Arnold? Mi sembra giusto”

Ma con lui, non è evaporata di certo la volontà di Baxley e Lundgren
di collaborare su un soggetto che contenesse parti uguali di fantascienza e
azione, la prima bozza di “Lethal Contact” scritta da Jonathan Tydor, viene
affidata ad un giovanotto nel pieno della sua gavetta, che qui si firma con lo
pseudonimo di Leonard Maas Jr. ma che sarebbe diventato più famoso con il suo
vero nome, David Koepp.

Il titolo diventa prima “Dark Angel”, ma per qualche mercato
è noto anche come “I come in peace”, si perché il film con il suo orgoglioso
budget ti ben sette milioncini di fogli verdi con sopra le facce di alcuni ex
presidenti defunti, è passato di striscio in una manciata di cinema americani per
poi cercare migliori fortune sul mercato dell’home video, qui da noi invece, in
uno strambo Paese a forma di scarpa, bastava avere l’età giusta per vederlo
passare a rotazione costante su Italia 1.

Ora che ci penso, Craig R. Baxley sfoggiava la stessa acconciatura del trafficante alieno Talec.

Il titolo Italiano sottolinea quanto non solamente io, sia
rimasto attratto dall’arma non convenzionale che l’alieno del film utilizza per
trucidare le sue vittime, a guardarlo sembra un CD volante, in realtà con una buona
dose di sospensione dell’incredulità e i trucchetti usati dalla regia di Craig
R. Baxley, diventa una letale arma aliena capace di mozzare arti e capocce,
seguendo il magnetismo del corpo umano. Quindi meglio non uscire di casa con
delle calamite in tasca, io vi avviso.

Voglio vedervi a provare a fare lo stesso con Spotify.

Si perché tra musichine Natalizie e alberi pronti ad essere
addobbati, vediamo scendere giù dal cielo un omone dai capelli bianchi che afferma ripetutamente
«Io vengo in pace», ma non viene a portare doni, al massimo a prenderli, perché
con la tecnologia aliena di cui è dotato, Talec (Matthias Hues) è un
trafficante di droga alieno, venuto sul nostro pianeta per estrarre dai corpi
umani le endorfine, da trasformare in quante più dosi possibili da smerciare, in un piano di conquista
galattico che farebbe invidia anche a Pablo Escobar.

“Fatto!”, “Già fatto?”. Non proprio Pic indolor.

Per cercare di fermarlo, sulla Terra arriva anche Kyle
Reese
Azeck, una sorta di poliziotto dello spazio riconoscibile per una
vistosa stempiatura, e per una mole fisica mica da ridere, visto che ad
interpretarlo è Jay Bilas, ex giocatore di basket passato nei Dallas Mavericks
della NBA ma anche in Italia a Mestre e Verona, prima di diventare allenatore
al College e commentatore sportivo per ESPN. Questo spiegherebbe perché ad un
certo punto il personaggio, ferito e grondante sangue (bianco e pastoso, un
dettaglio che da bambino incendiava la mia fantasia) si metta a spiegare per
filo e per segno tutta la trama, confermando le teorie Ufologiche dei
protagonisti, determinando così il momento esatto in cui “Arma non convenzionale”
può smetterla di fare finta di essere anche un poliziesco, concentrandosi solo
su botte, sparatorie ed esplosioni. Non che prima questi gustosi dettagli
mancassero eh? Ci tengo a precisarlo.

Ma fatemi capire, arrivano tutti dal pianeta delle capigliature buffe?

Se il Kyle Reese stempiato è un personaggio notevole, a calamitare (avete capito? Perché ha un’arma magnetic… Ok la smetto) l’attenzione
è sicuramente lo spacciatore intergalattico, e siccome Quinto Moro ben più propenso di me a trovare sotto testi azzeccati
nei film, ci ha perfettamente illustrato il monito alla droga della pellicola,
mi sento libero di parlarvi di Matthias Hues.

Sottovalutando, potrebbe sembrare solo un Enzo Paolo Turci in scala due a uno e particolarmente in forma, in realtà Matthias Hues è un attore e artista
marziale tedesco che ha iniziato da giovane con il Pentathlon, ed è arrivato ad
menare le mani con i principali protagonisti dei film d’azione degli anni ’90, tipo con Jeff Wincott in Codice marziale 3,
anche se il ruolo per cui ancora oggi tutti lo fermano per strada dicendogli «I
come in peace», è proprio quella volta in cui ha sfidato (ad alta quota
considerando le rispettive altezza) il nostro Dolph Lundgren, qui nei panni
dell’agente di polizia Jack Caine.

1,96 d’altezza, un master in ingegneria chimica, parla tre lingue e ha un Q.I. di 160. Siamo sicuri che non sia Dolph l’alieno?

Dolph qui, un po’ come Pablo Picasso, era nella “fase Moro”
della sua carriera, iniziata con Il Vendicatore e terminata con questo film, dove nei panni di Jack Caine si diverte
a snocciolare le varie “Regole Caine” e si presenta al pubblico impegnato in un
appostamento in auto. Ma essendo un eroe d’azione, l’istinto di intervenire per
sventare una rapina in un mini market è troppo forte e per farlo, il suo
collega sotto copertura muore ucciso dalla mafia. Sempre così, tu non puoi
mettere un eroe d’azione vicino ad un negozietto che quello deve farsi
rapinare, e non esiste un eroe d’azione che posso resistere dal non
intervenire, è come ammazza la vecchia
per i cartoni animati!

Jack Caine è andato troppo oltre, il suo capo che urla (un
altro classico dei film con i poliziotti) vuole che lui si prenda una bella
vacanza, ma Jack non può non risolvere il caso e per questo gli viene affidato
un compagno che è il suo esatto contrario, infatti improvvisamente “Arma non
convenzionale” diventa un film di Strambi Sbirri.

Arwood “Larry” Smith (Brian Benben) è il classico
agente dell’FBI fighetto in giacca e cravatta ligio a tutte le regole e i
regolamenti, uno che per rinverdire la storica rivalità cinematografica tra gli
incravattati dell’EFFE-BI-AI e i rozzi sbirri della polizia, entra in scena
vantandosi del suo grosso conto in banca con Jack. Chissà cosa penserebbe
Sigmund Freud di tutto questo.

“Natura, pisellino” (Cit. anche se da un altro film)

La collaborazione tra i due non è proprio idilliaca, ma con
il passare dei minuti gli agenti si scoprono più simili di quello che potrebbe
sembrare, tranne per un dettaglio, Brian Benben dal suo ragguardevole 1,69
guarda l’1.96 di Dolph Lundgren con il collo dolorante, e Craig R. Baxley
sembra pensarle tutte per farli recitare sempre uno accanto all’alto, come per sottolineare
la differenza d’altezza. Sarà per quello che Larry per tutto il film utilizza
pistole di grosso calibro, e quando riesce a mettere le mani sull’arma aliena che fa saltare tutto per aria non la mollerà più? Compensazione?

Ecco a questo proposito “Arma non convenzionale” è un vero
trionfo di esplosioni, una delle scene più iconiche vede Matthias Hues scappare
saltando sulle auto parcheggiate, che esplodono al suo passaggio colpite dall’arma
di Azeck, un trionfo di fuoco e fiamme che probabilmente si è portato via tre
quarti del budget del film, però volete mettere l’effetto finale? Un grande spettacolo pirotecnico!

Incontri ravvicinati dell’esplosivo tipo.

Craig R. Baxley tiene il ritmo molto alto e i battibecchi
tra protagonisti sono quelli che non possono mancare in un film di Strambi Sbirri («Hai una giacca che va
bene per me? Questa è perfetta», «Ho smesso di portarla a 12 anni»). Una
menzione speciale la meritano le musiche di Jan Hammer, perfette per l’ambientazione
urbana del film, una caccia all’alieno che per certi versi ha parecchio in
comune con Predator 2, solo che qui i
cacciatori dallo spazio profondo hanno i capelli tipo Air-Band piuttosto che le
“treccine” degli Yautja.

Ho capito, è uno degli Scorpions (ha anche il pungiglione)

La presenza dei mafiosi nel film poi, garantisce che tra una
sparatoria ed in inseguimento all’alieno Talec, possano esserci altri inseguimenti,
altre esplosioni e altre sparatorie, questa volta con i mafiosi, il che è
francamente bellissimo per un film che da questo punto di vista, è già
piuttosto ben messo.

La scena in cui Jack si intrufola alla riunione dei mafiosi
facendo suonare gli allarmi delle loro belle auto parcheggiate fuori, è sempre molto divertente, anche se poi sembra abbastanza estemporaneo il fatto che Jack
Caine venga utilizzato come corriere dai mafiosi, per uno scambio che vede come
contatto, i baffoni di Al Leong, che
qui pronuncia addirittura qualche parola! Ma tranquilli, sono state tutte
doppiate (storia vera).

Come migliorare un film già ottimo: Al Leong!

Se Action Jackson
sembrava spesso una serie di prove da superare per il suo protagonista, che
servissero a Craig R. Baxley a dare fondo a tutto il repertorio di scene d’azione
di cui era perfettamente esperto dopo anni di regie di seconde unità illustri ed episodi di “A-Team”, qui in “Arma
non convenzionale” tutto risulta più omogeneo e l’elemento alieno nella storia,
permette a Baxley di inventarsi le inquadrature sul CD rotante assassino,
piazzato davanti alla macchina da presa, in modo da mostrarci il suo volo in
soggettiva, un trucco semplice ma efficacissimo.

Nel finale “Arma non convenzionale” abbandona l’atmosfera da
film di fantascienza e in parte dimentica di essere un “Buddy Cop Movie” per
divertirsi a fare quello che in tanti film d’azione degli anni ’90 era la portata
principale: Lo scontro finale tra il buono è il cattivo.

Dite no alla droga (pubblicità progresso)

Ora, personalmente trovo geniale l’idea di un alieno ostile
(anche nell’aspetto) che però si presenta agli umani da cui estrae la sua
preziosa endorfina dritta dal torace dicendo loro «Io vengo in pace», che sembra quasi
una frase studiata per tranquillizzare le sue prede prima di rubargli i reni
e lasciarli svenuti in un fosse
aggredirli. Il tutto ci tengo a precisarlo,
ben prima del «Vi porto amore» del signor
Burns.

Ma una frase del genere si presta benissimo anche ad una risposta
da parte di Jack Caine, che non può che essere una frase maschia prima di
impalare il cattivo su un tubo di piombo con un calcio: «E riposa in pace,
stronzo!». Perché non li fanno più i film così? Perché!?
Per fortuna Craig R. Baxley ci ha regalato un’ultima perla prima
di perdersi per sempre, arriverà a breve su questa Bara, fino a quel momento, ricordatevi:
Winners don’t use drugs (cit.).

Ed ora vi voglio tutti sulle pagine
del Zinefilo, a festaggiare i trent’anni di “Arma non convenzionale”, via via!
Veloci! Ma non perdetevi nemmeno il post di Cinema Tv Musica!
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