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Army of Darkness vol.2: Non dimenticatevi le parole!

Altro giro, altra corsa, altro Boomstick! Dopo essermi
occupato del primo volume delle avventure a fumetti di Ash Williams edito dalla
Cosmo, è il momento di passare al secondo, non perdiamo altro tempo… Groovy!



Anche questo secondo volume raccoglie diverse storie, e
anche qualche storiella breve, quindi andiamo per ordine è iniziamo dalla prima
portata, che è anche il piatto forte.
Army of Darkness vs
Re-Animator

State sbavando vero?

Si dai lo so, inutile girarci attorno, l’idea di avere nella
stessa storia Ash Williams e il mitico dottor Herbert West è un sogno bagnato
per qualunque appassionato di Horror. Se per il vecchio Ash non credo ci sia
bisogno di troppe presentazione, per il “Mad Doctor” invece forse anche meno,
nato nel 1922 sulle pagine di un racconto di HP Lovecraft intitolato “Herbert
West Rianimatore”, il personaggio è diventato celebre nel 1986 grazie al film
di Stuart Gordon (sempre sia lodato!) Re-Animator.

Il “buon” Herbert  impegnato a fare quello che gli riesce meglio: Risvegliare i morti!

Uno è stato creato da Lovecraft, l’altro è sempre alle prese
con il Necronomicon. Uno riporta in vita i morti, l’altro combatte per farli
tornare alla loro condizione di defunti, se aggiungiamo anche che i film di cui
sono protagonisti, hanno svariati punti in comune, a volte per il tono, ma il
più delle volte per il gusto per sangue e budella, Ash Williams e Herbert West
erano destinati ad incontrarsi, insomma i gradi di separazione tra i due sono
anche meno dei canonici sei.

Alle matite troviamo ancora Nick Bradshaw, che già aveva
fatto scintille nel primo volume di Army of Darkness, ai testi ritorna James Kuhoric, già autore della mini “Shop
Till You Drop Dead” letta nel volume precedente, e forse anche quella meno
ispirata, una tendenza che purtroppo qui continua, andiamo per gradi.
Dopo il massacro dei magazzini Smart visto alla fine del
precedente volume, la polizia interviene, e non trovando più nessuno morto sul
posto, ma solo Ash armato di motosega, lo ritiene pazzo, lo arresta e dopo un
veloce processo mediatico che regala al nostro una brutta fama (un po’ come
accade nella serie tv con il
soprannome di Ashy Slashy), il nostro finisce rinchiuso in manicomio (altra
svolta che a ben pensarci, è accaduta anche in Ash vs Evil Dead). Il manicomio non può che essere quello di Arkham
(no, non quello di Batman, il nome arriva pure lui dai racconti del Solitario
di Providence) che poi è il luogo dove il dottor Herbert West ci dà dentro con
il suo siero verdastro, riportando in vita i morti.

Così tanti morti da ammazzare, e così poco tempo.

James Kuhoric fa un lavoro parecchio confusionario, anzi mi
ha dato l’impressione che non sapesse poi molto del personaggio di Herbert West,
infatti per tutta la storia perde tempo a descriverci meglio i nuovi compari di
Ash, un pazzoide che parla solo per citazioni cinematografiche (…Non so perché,
ma mi sono riconosciuto molto, dovrò iniziare a preoccuparmi?) e una bella
infermiera sexy che ovviamente sarà la principale ragione di distrazione per
Ash.

In tutto questo però, il dottor Herbert West sembra solo un
generico cattivo, se non si chiamasse così, e non comparisse il titolo di Re-Animator nel titolo, potrebbe quasi
essere una strizzata d’occhio al film di Stuart Gordon e via così. Inoltre i
disegni di Nick Bradshaw, forse a causa della serialità e delle consegne, sono
meno scintillanti rispetto al primo volume, mi piace molto il modo in cui sa
rendere l’umorismo slapstick di Bruce Campbell, però è chiaro che ha avuto meno
tempo per curare i dettagli, il che è un peccato.
Old School

Sopravvissuto allo scontro con Herbert West, Ash e la sua
nuova compare, la sexy infermiera, giungono alla conclusione che per eliminare
il male una volta per tutte, sia necessario tornare allo chalet nel bosco e
darci dentro con il Boomstick. Che lo so, sembra una brutta metafora, una di
quelle che farebbe Ash, ma a furia di scrivere del personaggio sto prendendo le
sue abitudini!

La storia in sé è poverissima, inoltre anche qui, la trama somiglia troppo ad un episodio di Ash vs Evil Dead, in cui la questione era già stata affrontata, per
altro in modo molto più riuscito. Non aiuta nemmeno che ai disegni questa volta
ci sia Kevin Sharpe, disegnatore dal tratto fin troppo classico, molto in linea
con il titolo della storia ma non particolarmente ispirato, insomma, la parte
noiosa del volume.
Tales of the Army of
Darkness

Le ultime pagine del volumone Cosmo sono dedicate ad alcune
storie brevi, scritte e disegnate da vari autori, una delle più interessanti,
ci spiega come ha fatto Sheila ad arrivare nel presente, andando a colmare un
piccolo vuoto visto nel primo volume di Army of Darkness.

Difficile tornare alla vita medioevale, dopo aver conosciuto Ash!

Forse la storia più caratteristica è quella scritta da
Robert Kirkman (papà di The Walking Dead)
che ci regala un Ash in versione agrodolce, strano per un personaggio che
normalmente siamo abituati a vedere sempre spavaldo, ma il racconto è talmente
breve che non fai in tempo a realizzare che questa volta, potrebbe davvero
essere un nuovo tipo di approccio al personaggio, che ciao ciao, la storia è
già finita.

Insomma già al secondo volume questa raccolta inizia a
tirare un po’ il fiato, peccato. Anche se dal terzo volume in poi, la Cosmo
promette di presentare una serie intitolata “Ash vs The Classic Monsters” in
cui tutto lascerebbe intendere che il primo di questi mostri classici, sia un
certo conte molto pallido che viene dalla Transilvania, insomma, ne vedremo
ancora delle belle, o per lo meno di spera!
Nel frattempo, se sentite troppo la mancanza di Ash, vi
ricordo lo speciale dedicato ad Evil Dead!

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