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Army of the Dead (2021): guardo i film di Snyder con una mente sospettosa

Per la storia, “Army of the Dead” verrà per sempre
ricordato come il film originariamente pensato per essere prodotto dalla Warner
Brothers e diretto da Matthijs van Heijningen Jr. (salute!), i cui diritti sono
stati ripescati da Netflix e affidati chiavi in mano a Zack Snyder, ma nulla
nella mia testa matta (o dopo aver visto il film), mi suggerisce che la genesi
del film non sia stata questa.

«Buongiorno sono Zack Snyder, sto preparando un film di
zombie e avrei bisogno di qualche spunto, potreste mandarmi una copia di Un lupo mannaro Americano a Londra, “Il
tesoro della Sierra Madre”, Aliens – Scontro finale, 1997 – Fuga da New York, Trappola di cristallo e il ritorno dei morti viventi 3?»

Lei ad esempio, sembra uscita dritta dal film di Yuzna.
«Certo, vorrebbe anche qualcosa di Romero
«Chiiiiii?»
«Ehm, no niente mi scusi. Serve altro?»
«Magari un CD con le migliori canzoni pop e rock in
versione cover hipster, grazie».
Zack Snyder alla prima del film con alcuni spettatori entusiasti.
“Army of the Dead” è quello che succede quando in troppi
per troppo tempo, ti ripetono che sei un “regista visionario” e tu, Zacky Zack
Snyder cominci davvero a crederci. Odio doverlo fare ma siccome il nostro
Snyder, anno di grazia 2021, risulta essere uno dei registi più amati (ma anche
odiati), per altro nella lussuosa condizione di poter fare quello che vuole, compreso un
film di super eroi in 4:3 della durata di quattro ore, da parte mia devo purtroppo esibirmi in questa tediosa
premessa: non ho proprio nulla conto Zack Snyder, anche se nel corso degli anni
ha messo le sue manacce su tante delle mie storie preferite con risultati rivedibili, eppure “Army of the Dead” è un
mezzo disastro, non solo, più che un film sembrano 148 minuti (e ci è andata di
lusso questa volta) di “Trova la citazione”, un nuovo gioco per tutta la famiglia. Ma soprattutto dal punto di vista
cinematografico, sembra la prova che Zack Snyder avrebbe anche il talento per
farli i film, ma quasi nessuna idea di come farli per davvero.
Ecco come è stato curato il montaggio del film.
Non voglio risultare troppo duro nel giudizio, “Army of
the Dead” sono due ore e ventotto minuti di cinema caciarone, pensato per
essere puro intrattenimento che però, sfiga! Non intrattiene, ma anzi annoia per
vistosi problemi di ritmo. Snyder ha dimostrato di essere un appassionato di
fumetti no? Bene “Army of the Dead” sembra un film tratto da un fumetto che non
esiste e che ti fa pensare: «Il fumetto era meglio». Un’altra conferma del
fatto che Snyder amerà anche i fumetti, ma più che leggerli, guarda solo i disegni.

Probabilmente tra molti anni, diventerà un titolo di
culto ma prima, dovrà essere passato così tanto tempo perché tutti dimentichino
i film che Snyder, carta carbone alla mano, ha tracopiato per dare forma al suo
e francamente, spero di non veder mai arrivare quel momento. Sarebbe una
sconfitta per tutti gli amanti del cinema.

La buona notizia è che almeno non sono sette, fiuuu!

Purtroppo non ci sono scuse, questa volta non ci sono
fumetti di riferimento da utilizzare come scudo, questo film Snyder lo ha
scritto, diretto, prodotto e ne ha anche curato – per la prima volta in
carriera – la fotografia, con risultati spesso disastrosi, alcuni videoamatori
non professionisti sarebbero almeno in grado di tenere a fuoco i personaggi
sullo sfondo, Snyder in molti passaggi di questo film non riesce a fare nemmeno
quello.

La storia utilizza il linguaggio del fumetto, ma più che
risultare un intelligente e post-moderna rivisitazione dei classici (per quello
bisogna bussare alla porta di Edgard Wright), sembra solo un mappazzone di idee pescate da ogni parte, mescolate
alla rinfusa in maniera spesso più urticante che davvero ammirevole. Visto che
lo spirito di Elvis Presley aleggia su tutta la pellicola, mi calo nel ruolo,
faccio agitare il bacino, indico il cielo nemmeno fossi Nicolas Cage e mi tocca
guardare ancora una volta al cinema di Snyder, con una mente sospettosa.

Il meglio del film. La scena, non l’imitatore di Elvis.

“Army of the Dead” comincia con una premessa da B-Movie,
dei militari impegnati a citare Raiders
ed eventi soprannaturali di varia natura, stanno trasportando un misterioso
carico, sulla loro strada una coppia di sposini novelli, che per un po’ di sesso
alla guida, come i protagonisti pasticcioni di Il ritorno dei morti viventi, liberano il contenuto del carico
dando il via all’apocalisse zombie, che colpisce la città di Las Vegas. Ma prima
non vuoi prenderti un minuto per far morire i due soldati che hanno fatto
l’errore di lasciare il sentiero, ricopiando identica la scena iniziale di Un lupo mannaro Americano a Londra? Eh
no dai, Snyder può resistere a tutto tranne che alla tentazione del “Fanboy”
dentro di lui, infatti non si fa mancare niente, nemmeno più avanti, un’agghiacciante cover in stile fricchettone con l’Ukulele di “Bad Moon Rising”
dei Creedence. No Zacky Zack, puoi fare (quasi) tutto quello che vuoi, ma i
Creedence tu li devi lasciare in pace va bene?

Uno dei marchi di fabbrica di Snyder sono le “sigle” dei
suoi film, infatti “Army of the Dead” si gioca il suo momento migliore proprio
in questo modo, trasformando la lunga premessa e la presentazione dei singoli
personaggi, in un lungo videoclip sulle note di una versione fighetta di “Viva
Las Vegas” che ve lo dico, resta l’unica ragione concreta per cui questo film
non dura quattro ore. Per nostra fortuna grazie ai suoi trascorsi da regista di
videoclip, Snyder riesce a riassumere l’entrata in scena dei protagonisti ma
anche la distruzione della “Città del peccato”, circondata da container e
isolata come al New York Carpenteriana
però piena di zombie. Se fosse necessaria un’altra conferma che Snyder avrebbe
potuto essere il più grande regista di videoclip del mondo, ma purtroppo ha
deciso di mettersi a fare film, ora l’abbiamo.

“Ma questa non è Las Vegas, questa è Las Sfigas” (Cit.)

Visto che li abbiamo citati, affrontiamo l’argomento di
petto. Era legittimo pensare che “Army of the Dead” avrebbe fatto il punto su
quello che dal 2004 viene considerato
(a torto o a ragione), lo zombie di Zack Snyder, in effetti questo film mette in
chiaro parecchie cosette, a partire dal fatto che l’idea che Snyder ha degli
zombie è più o meno la stessa che potrebbe avere degli addobbi Natalizi, ovvero
roba da mettere sul suo albero per riempirlo, che siano morti viventi, UFO o
citazioni ad altri film, a Snyder non importa un fico secco, l’importante è che
il suo albero sia il più pacchiano e carico di addobbi di tutto il vicinato.

Gli zombie di questo film non sembrano nemmeno cugini di
quelli di L’alba dei morti viventi,
hanno regole completamente diverse e a ben guardarli, sembrano più che altro
ballerini con la faccia truccata, probabilmente perché sono ballerini con la
faccia truccata. Quindi se mai è esistito per davvero uno zombie di Zack
Snyder, lo stesso regista non ne era consapevole e comunque, non gli fregava un
accidente, possiamo finalmente mettere la parola fine ad una discussione che va
avanti dal 2004. Ora passiamo alla parte davvero sanguinosa del film.

Bene, che il massacro cominci, facciamo volare un po’ di pallottole.

Con gli zombie a fare da generica minaccia (alla faccia
di “…of the Dead” nel titolo) il film diventa un “heist movie” con un sacco di
fogli verdi con sopra facce di ex presidenti zombie defunti da portare
via dalla cassaforte di uno dei casinò di Las Vegas, per farlo viene assoldato Dave
Bautista nella parte di Dave Bautista con gli occhiali, che a sua volta mette su una banda di gatti senza collare che Snyder non ha
nessuna voglia di caratterizzare, figuriamoci farci affezionare a loro, il
massimo che fa è radunarli in base al ruolo oppure, peggio, al film che vuole
fotocopiare, in questo caso dosi abbondanti di Aliens – Scontro finale

Con una cassaforte di mezzo ci vorrà un nerd tedesco per
aprirla, interpretato da Matthias Schweighöfer con le cuffiette arancioni del Walk-man, per
aumentare il livello “Hipster”, già messo alla prova dall’odiosa colonna sonora. Per fuggire serve
qualcuno che piloti l’elicottero, quindi prendiamo la comica Tig Notaro che
come tutti i comici portati via dai loro spettacoli, al cinema non fanno ridere
nemmeno per sbaglio, in compenso qui la Notaro è stata inserita nelle scene digitalmente,
per sostituire un altro comico americano, cacciato perché non faceva ridere
implicato in uno scandalo sessuale (storia vera). Capito come vengono spesi i
soldi degli abbonamenti di Netflix? Bello vero?

“L’abbonato Rai Netflix ha sempre un posto in prima fila”

Il resto dei personaggi di dubbia utilità vanno dalla
socia messicana di Dave Bautista, alla “Coyote” (non nel senso canide
del termine, nel senso di esperta ad entrare ed uscire da Las Vegas) di nome
Lily (Nora Arnezeder) e non so voi, ma a me ha fatto davvero ridere il fatto che
Snyder nel suo film abbia messo la sorella di Willy, Lily Coyote.

“Fermi tutti. Non vi è sembrato di sentire come un bip bip in lontananza?” 

Preferirei sorvolare sullo Youtuber con l’arte
dell’uccidere più zombie con un colpo solo nelle mani, oppure sul
fisioterapista che sproloquia sui massimi sistemi, dico solo che quado ha attaccato a parlare
del loop temporale, avrei voluto avere Snyder per tra le mani per prenderlo a
sonori schiaffoni sul coppino (storia vera). 

Andiamo al sodo, i due personaggi chiave nel mucchio
selvaggio (ti ho fatto un complimento Zack) di gatti senza collare radunati dal
regista sono di fatto Vasquez e Burke di Aliens – Scontro finale, con dei nomi differenti (ma la stessa bandana rossa in
testa) ma soprattutto, che nel film di Snyder fanno e dicono esattamente quello
che gli originali facevano nel film di Cameron. Il che trascende l’omaggio, la
citazione, oppure la trovata post-moderna, qui siamo proprio alla sciatteria
bella e buona, perché se in un film così ci metti un Burke che fa cose da
Burke, diventa subito chiaro che la rapina è tutto un espediente per coprire
altro, infatti il colpo di scena non può essere considerato tale e il secondo
atto di “Army of the Dead” si spegne nella noia più mortale. Non vi basta come
spiegazione? Benissimo, io non sono Zack Snyder, se qualcuno prima di me ha
fatto un buon lavoro, non lo scopiazzo malamente ma al massimo lo cito, infatti
correte a leggervi il post di Lucius,
che ha messo in chiaro (scena per scena) come mai “Army of the Dead” sia una
scopiazzata al film di Jimmy Cameron.

“Ehi, quasi Vasquez… sei in media abbastanza troppa!”

Letto? Cavolo se siete veloci! Bene svolto questo compito,
posso continuare nella mia opera di imitatore di Elvis e guardare al lavoro di
Snyder con mente sospettosa, spiegando perché a mio avviso il secondo atto del
film è una tragedia, ma siccome a Snyder piace citare i classici, lo faccio
anche io: quando Jena Plissken viene
spedito nella prigione di New York, con un tempo limitato per assolvere la
sua missione, il protagonista non si perde in chiacchiere e la trama del film
trova il modo di sviluppare i rapporta e le dinamiche tra i personaggi, ma in
un modo coerente con la storia, ovvero in piena corsa contro il tempo. “Army Of
the Dead” no, per assurdo un film che avrebbe tantissimo da spiegare e molti
personaggi da presentare nel primo atto del film, procede veloce, rapito e
spedito grazie allo stile videoclipparo (funzionale alla storia) di Snyder, poi
quando la missione comincia, il nostro Zacky Zack si perde in chiacchiere, con
protagonisti rilassati come se fossero in spiaggia con il Mojito invece che in
una missione suicida, tutti impegnati in dialoghi padre e figlia, oppure in
discussioni su massimi sistemi del Tofu, perfetto per cucinare qualunque
alimento (eh?). 

“Tofu arrosto, Tofu grigliato, spiedino di Tofu, cocktail di Tofu, zuppa di Tofu, Tofu saltato in padella…”

Sorvolo sul fatto che l’utilità della figlia di Bautista
con gli occhiali, sia più che dubbia (solo lei poteva salvare Geeta? Dei
militari addestrati con una sua foto no? Vabbè) per arrivare al punto. Io
capisco che la perdita della figlia per Snyder sia stato il momento più nero
della sua vita, quindi posso comprendere che sia il protagonista che il cattivo
(lo zombie Alfa) siano entrambi dei padri alle prese con la perdita (a loro
modo) di un figlio. Lo capisci Zacky Zack che non sono un mostro dal cuore di
pietra? Internet è pieno di persone pronte ad odiarti, io non ti voglio male ma
benedetto figliolo, se decidi di raccontarci una storia dove i protagonisti
sono in corsa contro il tempo, non puoi permetterti di fare un secondo atto
dove allunghi il modo e ammazzi il ritmo del film in questo modo, essù! 

E quelli di la casa di carta… MUTI!

L’uso della colonna sonora poi è più didascalico di
quello di Suicide Squad e
francamente, non credevo che sarebbe mai stato possibile. Sono sicuro che tra i
tediosi pezzi utilizzati, qualcuno era il preferito della figlia di Snyder, non
lo metto in dubbio, ma “Zombie” dei Cranberries? Sul serio? Dopo quell’utilizzo
sanguinoso dei Creedence anche questo Zack? No dai, fai il bravo.

Tutti sanno che è invincibile, nello streaming è temibile: Zack (Zack Sny-der!), Zack (Zack Sny-der!), Zack (Zack Sny-der!)

Insomma “Army of the Dead” è un calderone pieno di
momenti presi di peso da altri film, che torna buono giusto per un gioco
alcolico, ogni volta che Snyder cita e scopiazza un altro film si beve un
sorso, sono sicuro che arriveremmo tutti sbronzi ben prima dei 148 minuti di
durata, almeno servirebbe a dimenticare più facilmente il non finale del film,
lasciato volutamente aperto per giustificare la serie animata già annunciata da
Netflix (storia vera).

Già perché la casa della “Grande N” ha investito due
soldini su Snyder, oltre al budget stimato tra i 70 e i 90 milioni di dollari
(quindi? Ci accordiamo per 80 e passa la paura?), la popolare piattaforma
streaming si è lanciata in una campagna promozionale forse anche migliore del
film stesso. Vogliamo parlare del ritorno dello Chef Tony direttamente dalle pubblicità degli anni ’90? A mio
avviso resterà la trovata più memorabile legata a questo film, dimostrazione
che il reparto pubblicitario di Netflix, può contare sui geni che mancano a
quello adibito a procacciarsi film e serie tv per il loro catalogo. 

Anche il pianeta delle scimmie Zack!?

Per certi versi “Army of the Dead” mi ha ricordato uno degli ultimi fumetti di uno dei preferiti di Snyder, ovvero Frank Miller, che fin troppe volte ha firmato opere che sembrano scimmiottare il suo stesso stile, insomma bene ma non benissimo.

Ok Zacky Zack, l’uso della televisione l’hai presa da QUI.

Insomma con un esordio semi disastroso come direttore
della fotografia e una gestione del ritmo della storia da dimenticare, “Army of
the Dead” mette in chiaro molto sui veri talenti di questo “regista
visionario”, uno che se calato all’interno del contesto giusto, affiancato da
tecnici capaci e magari, quegli esseri mitologici ormai estinti ad Hollywood
chiamati sceneggiatori, potrebbe fare anche bene, ma in solitaria è solo uno
che si è convinto di essere visionario sul serio, non serve nemmeno guardare
i film di Snyder con una mente sospettosa per capirlo. 

Cassidy has left the building.

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