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Assassini nati – Natural Born Killers (1994): i media li resero superstar

Non voglio dire che il compleanno del titolo di oggi la ragione per cui ho deciso di cominciare questa rubrica, perché in realtà l’avevo in testa da anni, ma i primi trent’anni del film di oggi sono stati la spintarella di cui avevo bisogno per cominciare a rotolare… Like a Stone!

Gli anni ’90. Qualcuno sostiene che non sia stato creato nulla di particolarmente memorabile in quel decennio, balle, anche grosse, specialmente la prima metà degli anni ’90 erano un misto di allegra speranza e nero cinismo, con il secondo a vincere sulla lunga distanza anche considerando come il decennio (e il millennio) è terminato nel 2001. Un periodo di grunge e pop star, di speranza per il futuro e di sperimentazione con sostanze ormai a disposizione di tutti e tanti vi assicuro, ci sono rimasti sotto, anche piuttosto malamente.

Il 1994 è stato un anno cardine, anche per il cinema americano, non riesco a riassumerlo meglio dell’andamento circolare del film di oggi, anche grazie alle scelte musicali, due brani pescati proprio da un disco uscito quell’anno, “The Future”, nono album di Leonard Cohen da cui arriva il pezzo di apertura, “Waiting for the Miracle” e ovviamente quello di chiusura, il pezzo che da il titolo al disco, la calma prima e dopo la tempesta, e di momenti tempestosi legati ad “Assassini nati” c’è ne sono stati tanti, dentro e fuori la pellicola.

Finire nelle mani di quei due non è il peggio che ti possa capitare Oliver, aspetta di conoscere i fan di Tarantino.

Dopo un film del tutto differente per stile come Tra cielo e Terra, sanguinoso flop al botteghino per concludere la sua ideale trilogia sul Vietnam, Oliver Stone come al solito ha optato per qualcosa pienamente nel suo stile, ruvido, diretto, satirico ed eternamente provocatorio, con il suo approccio Cimmero alla macchina da presa è riuscito ad opzionare la sceneggiatura del enfant prodige, il nome sulla bocca di tutti, il sottoprodotto del cinema americano degli anni ’90 o della sua reazione ad esso. Quentin Tarantino si era messo sulla mappa geografica con le sue sceneggiature, la prima opzionata dal suo mentore, Tony lo Scott giusto e la seconda, finita nelle mani di Stone, che mettiamola così, non è rimasto proprio in ottimi rapporti con il regista de Le Iene.

Nella sua prima stesura originale, “Natural Born Killers” era un soggetto in puro stile Tarantino, pieno di riferimenti Pop e citazioni ai classici degli anni ’70, sulla falsariga del film che lo avrebbe poi consacrato per sempre, uscito pensate un po’? Proprio nel 1994. Oliver Stone, con i suoi notevoli trascorsi di sceneggiatore, leggendo il copione deve aver pensato: «Bello, quasi quasi lo smonto» e così ha fatto. Riscrivendolo in collaborazione con David Veloz e Richard Rutowski, il regista di “Assassini nati” ha preso letteralmente solo quello che gli interessava, rivoltandolo come un calzino e trasformandolo nel perfetto film di Oliver Stone, da un certo punto di vista un mutante troppo strambo per vivere nella filmografia a cui appartiene e troppo raro per morire come parte del Tarantino-Verso, in cui si trovano però ancora elementi chiave, come il poliziotto Scagnetti, impersonato per la prima ed unica volta qui da Tom Sizemore, ma citato anche in altri lavori del nostro Quentin, che le modifiche apportare alla sua storia da Oliviero Pietra come dire, le ha prese bene, anzi, benissimo!

«Non ti preoccupare, stai meglio in questa filmografia fidati, io mi ci trovo alla grande»

Il primo tentativo da parte di Tarantino è stato quello di far togliere il suo nome dai crediti del film, nulla, non se ne parla, nome troppo caldo il suo per essere cancellato, al che la leggenda vuole che sia passato ai metodi democratici, si parla addirittura di un pugno in piena faccia a Stone di cui nessuno parla, quindi mi sembra più leggendario che realistico, anche perché Oliviero non mi sembra il tipo da stare lì a prenderle e basta. Sta di fatto che io dubito fortemente che senza Stone alla regia, “Natural Born Killers” sarebbe diventato il culto che ancora oggi è, ma di sicuro nemmeno un Classido.

Il più Gilliamesco dei film di Oliver Stone, acido acida come in un pezzo dei Prozac+, il figlio illegittimo di “Gangster Story” (1967) e di un film di Sam Peckinpah, tra i quali io, di puro istinto, indicherei Voglio la testa di Garcia, ma non mi stupisce il fatto che in un motel Mickey e Mallory Knox, stiano guardando Il mucchio selvaggio, almeno prima di dedicarsi alla biondina presa come ostaggio nelle loro scorribande lungo la Route 666.

Il lunedì mattina prima del caffè.

Perché il regista che si è da sempre impegnato anima e corpo per raccontare la verità sulla guerra del Vietnam, quello che non si è tirato indietro nemmeno nell’argomentare la sua posizione sull’omicidio Kennedy (guadagnandosi un’infinita schiera di detrattori) dovrebbe buttarsi su una storia di due violenti serial Killer, lei frutto di una famiglia disfunzionale tiranneggiata da un padre laido e lui, figlio di un uomo che si è suicidato davanti ai suoi occhi, per non dire proprio di un vero criminale, se consideriamo i trascorsi paterni di Woody Harrelson? Perché saranno anche gli anni ’90 bellezza, ma Stone non fa altro che portare avanti il suo discorso.

Per i titoli di testa oggi, non abbiamo badato a spese.

Dopo aver demolito il mito degli anni ’60, il decennio della guerra nel Viet “Fottuto” Nam, facendolo da tutti i punti di vista, anche dalla musica che ha caratterizzato quel periodo e quella guerra, Oliver Stone porta avanti la sua tesi: la società è stata talmente influenzata da quegli eventi da essere ormai marcia fino al midollo, le commissioni Warren di questo mondo hanno vinto e gli eroi non sono più coloro che combattevano per qualcosa di valoroso, magari come un ideale, ma è la celebrità il nuovo termometro, d’altra parte chi ricordate di più, l’uomo che è stato ucciso a Dallas il 22 novembre del 1963, oppure quello che è finito su tutti i giornali, l’attentatore, vero o presunto, Lee Harvey Oswald?

Bravo, bella mira!

A distanza di trent’anni dalla sua uscita, cosa è rimasto esattamente di “Natural Born Killers”? Oltre alla sua aurea molto meritata di titolo di culto? Di sicuro non le accuse di elegia alla violenza fine a se stessa che il film sollevò alla sua uscita, oppure le critiche di molti giornalisti, che già vedevano Stone di cattivo occhio e che non si sono trattenuti davanti ad un film che si scaglia ferocemente proprio contro i giornalisti, accusandolo di essere pura estetica figlia di EMME Tivì senza vera sostanza. Per fortuna non sono rimasti nemmeno altri casi di emulazione, perché comunque i pazzi ci sono ovunque nel mondo, negli Stati Uniti sono solo armati di più e meglio, e qui ci starebbe la massima resa celebre da Scream, anche se preferisco ricordare il dramma accaduto a John Grisham, un suo amico venne ucciso da un lunatico che sosteneva di ispirarsi al film di Stone, a cui lo scrittore, padre del legal-thriller, fece prontamente causa (perdendo) e anni dopo, per l’adattamento cinematografico de “Il momento di uccidere” si oppose alla scelta di Woody Harrelson proprio per via dei pessimi trascorsi con questo film (storia vera), il fatto che poi finì per scegliere il fratello dell’attore, ovvero Matthew McConaughey, beh quella è tutta un’altra storia.

Woody quando ancora oggi, viene scambiato per suo fratello McCoso.

Ho visto “Assassini nati” tantissime volte da ragazzino, proprio tante, ma era tempo che non lo rivedevo, l’ho fatto in occasione di questa rubrica su Stone e devo dirlo, sapevo benissimo fosse acido, matto e senza compromessi, ma minchia non è nemmeno la metà di come lo ricordavo! Sarà anche solo per netto contrasto con la pettinata produzione contemporanea, ma questo film è come uscire ad ubriacarsi dopo aver vagato nel deserto per settimane strafatti di peyote. Oliviero Pietra non prende prigionieri e per essere uno nato sceneggiatore, qui sfoggia tutto un bagaglio tecnico, anche solo per scagliarsi in faccia agli spettatori con un preciso intento: mostrarci il mondo attraverso gli occhi dei suoi due protagonisti, assassini nati, innamorati folli e matti come cavalli.

A distanza di trent’anni io sono ancora convinto che questi due NON stessero recitando.

Per farlo utilizza tutti i formati disponibili, 35mm, 16mm e in certi passaggi, addirittura il Super8, in un trionfo di angoli olandesi (o dutch angle se preferite gli anglicismi a tutti i costi) e montaggio che alterna ogni tipo di soluzione, dai cartoni animati ad un’intera scena flashback girata come se fosse una sit-com con le risate finte e il comico Rodney Dangerfield nel suo ruolo più laido di sempre, il tutto per portarci nel mondo di Mickey e Mallory Knox, un po’ Erika e Omar, un po’ Tulip e Jesse Custer ma con un tocco di Jim e Pam, due sciamani dell’ultra violenza, folli, matti, liberi e ingiustificabili nel loro essere impuniti, diventano icone loro malgrado, troppo fighi e carismatici per non attirare l’attenzione dei giornalisti, in un mondo che Stone ci descrive come un posticino dove il più pulito c’ha la rogna. Con un tempismo non sospetto, ben prima che Rob Zombie facesse lo stesso, Stone porta in scena i suoi reietti del diavolo e ovviamente anche qui la musica ha un ruolo chiave nello svolgimento del racconto.

Ho utilizzato la stessa frase il giorno del mio matrimonio (storia vera)

Assemblata da Trent Reznor dei Nine Inch Nails, la colonna sonora del film di Stone ci restituisce un’atmosfera allucinata, il riassunto musicale di un film americano fino al midollo che ad ogni brano sembra ricordarci che dopo il 22 novembre del 1963, viviamo tutti nel peggiore dei mondi possibili, quello dove i valori sono stati ribaltati e Leonard Cohen convive con “Bombtrack” dei Rage Against the machine (che esplode nella scena del fucile, dove Mickey guida la carica e dà il via all’evasione), passando per brani blues, Hip Hop, Patti Smith e Dr. Dre in cui ovviamente, spicca anche Juliette Lewis, perché dove c’è musica la figlia di Geoffrey non potrà mai mancare, con quella sua voce che è metà velluto e metà carta vetrata, mi ha regalato un culto che ogni tanto (a mio modo, cioè male) mi canticchio anche io: Born Bad.

Risate registrate (anche se non c’è un cazzo da ridere)

“Natural Born Killers” inizia in una tavola calda, tra angoli di inquadratura folli, fotografia acida e una soggettiva sul lancio di un coltello, mentre Juliette Lewis balla accanto al Juke box per accalappiare un paio di contadinacci utili a far aumentare la conta delle vittime, e Woody Harrelson si gioca gli ultimi scampoli di criniera in combo con quegli occhiali dalle lenti rosse, che ti puoi permettere solo se sei un serial killer o beh, Woody Harrelson, perché il sospetto che i nostri Mickey e Mallory, ma soprattutto chi li interpreta, è che non so quanto davvero stessero recitando, discorso che vale per il naso di Tom Sizemore, rotto da un pugno di Lewis nel “Mexican standoff” finale (lascito di Tarantino, con Stone che urlava di continuare a recitare, storia vera) ma anche per il resto del cast.

Quando mi ricapita zia Juliette nella posa delle eroine della Bara Volante?

Voi amate Robert Downey Jr. per il suo Tony Stark, giusto, ma dovreste farlo perché è un grande attore, lo è sempre stato, solo che negli anni ’90 stava più o meno come il suo giornalista Wayne Gale, che a tratti ruba la scena per follia manifesta, in un film che comunque ha come detto un cavallo pazzo come Sizemore e il Tommy Lee Jones più fuori di testa di sempre, il suo Due Facce? Un’educanda a confronto del direttore della prigione Dwight McClusky.

Vi dico solo che lui nel film rappresenta il rigore e l’istituzione, il che è tutto detto.

Il messaggio di “Assassini nati” è chiarissimo, Mickey e Mallory Knox sono umanamente delle cloache, sono senza morale, senza freni, ma si amano, a loro modo hanno creato un’etica che vale solo per loro due, sono il piccolo punto caldo di una società morente, dominata dalla violenza e dai media, fanno schifo, ma hanno una loro, chiamiamola etichetta e ci vengono raccontati urlando, andando sovra le righe, da tutto e da tutti, dal montaggio, dalle inquadrature, dalla colonna sonora, dalla recitazione e soprattutto dal loro regista, che spudorato e arrogante così forse non lo è stato mai più. I titoli di testa con i protagonisti a guidare su uno sfondo posticcio che scorre, sono il modo perfetto per calarci nel loro mondo, anzi, nel loro modo di vedere il mondo, che può essere una sit-com per sfuggire alla violenza domestiche o una diretta, telecamera a spalla nel mezzo di una rivolta carceraria, ma sempre è comunque soluzioni di tipo (tele)visivo.

«Te l’ho mai detto che il mio colore preferito è il blu verde?» (quasi-cit.)

Non è un caso che la presa di coscienza di Mickey, avvenga in diretta tv, durante il programma sui Serial Killer di Wayne Gale («Tu lo batti Ted Bundy», «E Manson? Batto anche Manson?», «Nessuno batte il Maestro»), l’unico momento dove i protagonisti sono a loro modo veri, fallibili e dove sfoggiano uno straccio di coscienza, è nel deserto, lontano dalle telecamere (ma non quella di Stone), dove con echi alla Jim Morrison tornano gli acidi, i nativi americani defunti e persino il doppiaggio italiano esagerato (il migliore del mondo!) diventa un valore aggiunto a questo film, però voi, gustatevelo in originale, una bomba. Quando Mallory comincia a gridare a Mickey «Cattivo! Cattivo! Cattivo! Cattivo!» diventa una cantilena da strafatti che colpisce nel vivo per far emergere un minimo di senso di colpa da parte dell’altro 50% della coppia. Un sentimento talmente assente in tutti gli altri personaggi del film.

I guess I was born, naturally born, born bad.

Voi chi ricordate di più, John Dillinger o Melvin Purvis? Il primo ovviamente, quello bello e perfetto per finire sui giornali. Seguendo questa tesi il Melvin Purvis di turno qui, ovvero Jack Scagnetti (il già citato e mai abbastanza compianto Sizemore) è una merda d’uomo che strangola prostitute e vorrebbe farsi Mallory. Il rappresentante dei media Wayne Gale è impersonato dal Robert Downey Jr. più fuso di sempre, un represso che si scatena emulando i Knox per poi far calare il velo delle sue ipocrisie al telefono, con le chiamate a moglie ed amante. Scena esageratamente mitica, bisogna dirlo!

«Non ti preoccupare, un giorno io sarò Iron Man e tutti mi ameranno»

Ultimo ma non meno matto, il rappresentante della giustizia, a capo del sistema di correzione, nei film il direttore della prigione è spesso storicamente uno stronzo, ma Tommy Lee Jones qui fa il vuoto, incarnazione umanoide della tesi portata avanti da Stone con la noncuranza tipica di chi, se qualcuno dovesse offendersi, non è che gliene freghi poi tantissimo al nostro Oliver, anzi meglio!

Ovviamente alla sua uscita “Natural Born Killers” scatenò un putiferio, qualcuno criticò Stone di non avere più idee ma solo provocazioni nel suo cinema, Tarantino che come la polizia s’incazza e di conseguenza, tutti i suoi fan adoranti (quelli che prendono ogni sua affermazione come oro colato, purtroppo troppi) finirono per prendere immediatamente di punta un film che invece è meritatamente un culto. Arrogante, marcio, brutto, sporco cattivo e anche pazzo, alla faccia di chi pensa che gli anni ’90 fossero precisini e pulitini, ad una prima occhiata distratta un corpo estraneo nella filmografia di Stone, in realtà perfetto perché ci voleva la testarda arroganza del nostro Oliviero Pietra per sfornare il “Gangster Story” o “La rabbia giovane” degli anni ’90, anzi, il titolo più alla Sam Peckinpah della sua produzione. Gli anni ’60 sono stati un sogno che si è trasformato in un incubo, uno di quelli popolati di personaggi come Mickey e Mallory Knox, che malgrado tutto, risultano quasi degli eroi nel marciume della società descritta da Stone.

Romeo e Giuletta (Lewis) in stile Bara Volante.

A proposito di rimestare nel torbido, prossima settimana lo faremo ancora, perché questa rubrica tornerà su un tema molto caro al suo regista, nascondete le vostre registrazioni segrete, si va tutti in gita alla Casa Bianca, non mancate!

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  1. Quando uscì dalla sala rimasi deluso, perchè aveva fatto una tarantinata ? La mano di Stone si vedeva ma sembrava cosparsa di acido in ogni punto, non capivo. Rivedendolo più volte invece ho capito l’intento di spiazzare continuamente l’osservatore. Ad oggi è uno dei miei film preferiti in assoluto e credo sia anche uno dei migliori di Stone. Ah per quanto mi piaccia affanculo Quentin, secondo me ha rosicato perchè voleva farlo lui un film così.

    • Ha rosicato per le modifiche, ma come per “True Romance” se lo avesse diretto QT non sarebbe stato così figo. Qui Stone ci fa vedere il mondo attraverso gli occhi dei protagonisti è un film pazzesco che gli ha fatto fare un salto in avanti ulteriore come regista. Cheers!

  2. Anni ’90 precisini e pulitini? Quelli erano anni in cui era ancora possibile realizzare film ai quali oggigiorno metterebbero i bastoni fra le ruote sin dal primo singolo fotogramma, sempre ammesso e non concesso che si riesca almeno ad arrivarci, a quel a fotogramma. Casomai, siamo noi contemporanei a vivere in anni segnati da una “precisione” e una “pulizia” che impedirebbero anche solo di concepirlo un film con lo stesso spirito (acido e bastardo) di “Natural Born Killers” … il che, a pensarci, ha del paradossale, se consideriamo come la società attuale continui a far tutt’altro che prendere le distanze dalla spietata “istantanea” scattata da Stone trent’anni fa.

    • L’ho scritto proprio per quello, per chi lamenta che negli anni ’90 era tutto un ben pensare, forse, ma uscivano film così 😉 Cheers

  3. Visto che vado matto per le robe tutte strane lo dico senza mezzi termini: per me e’ il miglior film di Stone, punto.
    Poi sono il primo a dirlo: quando si tratta di autori che ti piacciono non puoi parlare di pezzi preferiti.
    Allora diciamo che questo e’ la vetta piu’ alta raggiunta da Stone col suo cinema, a parer mio.
    Mettiamola cosi’. E avrei anche le prove, a sostegno, ma a tempo debito ne riparliamo.
    Per il sottoscritto e’ stato un invito a nozze, vedere dei dei suoi registi preferiti di sempre lavorare a braccetto.
    Regia di Stone, sceneggiatura di Tarantino…meglio di cosi’!
    Poi e’ stato tutt’altro che idilliaco, eh.
    Quentin, soprattutto, non l’ha presa bene per niente.
    Si fidi, che va bene cosi’ com’e’.
    Non so perche’, ma a dare retta a lui ho idea che sarebbe venuta fuori l’ennesima versione di “Una vita al massimo”.
    Quella non richiesta. E forse pure moscia.
    Supposizioni a parte, ci avrebbe messo l’ironia. E gia’ siamo fuori strada.
    Perche’ qui, nonostante il ritmo e il tono indiavolato da cartoon, il tutto e’ di una serieta’ allucinante.
    Pure la parte sit – com. Dove non si ride per nulla, gente.
    Per crudezza se la gioca alla pari con quello che e’ il paradigma di questo genere.
    Si’, parlo del capolavoro maledetto di McNaughton.
    Anni fa seguivo su una rinomata radio (quando ancora era una bella radio) un programma serale dedicato al doppiaggio cinematografico. E una volta avevano invitato proprio il doppiatore di Woody Harrelson per questo film.
    E diceva che per interpretare a dovere Mickey si presentava in studio dopo essersi cacciato giu’ un paio di cicchetti.
    Non si fatica a credergli.
    Il film e’ un trip pazzesco.
    Montaggio serrato e schizoide (INFERNALE, verrebbe da dire), immagini che ti bombardano senza sosta quasi a livello subliminale, inquadrature e angolazioni tutte storte e sghembe, e fotografia e luci dai colori saturi e acidissimi.
    Stone si inventa ogni trovata possibile e immaginabile per farti vedere attraverso il filtro di due menti alterate e degenerate dalla violenza. Subita e inflitta.
    Sia ben chiaro: Mickey e Mallory sono indifendibili, nonostante i trascorsi.
    Sono crudeli, sadici e completamente pazzi.
    Sono una cosa li salva: il fatto che si amano.
    Ma per davvero.
    Ed e’ forse l’unico elemento ancora puro, limpido e pulito in un mondo marcio e corrotto quanto loro. Con in piu’ l’aggravante dell’ipocrisia.
    Dalla parte dei buoni hai uno sceriffo che e’ uno psicopatico a sua volta. Ma che ha il distintivo, quindi e’ intoccabile.
    Scagnetti…mi chiedo se sia lo stesso che nominano ne “Le Iene”.
    Forse e’ il fratello. Qui si chiama Jack, la’ era Seymour, credo.
    Poi era il procuratore, qui e’ un detective.
    Abbiamo poi un direttore del carcere arrivista, senza scrupoli e piu’ brutale degli stessi detenuti che si trovano nel suo penitenziario.
    E infine un giornalista disposto a tutto pur di avere lo scoop.
    E cosa ti puoi aspettare, dunque?
    Interpreti fenomenali. Harrelson e la Lewis nei ruoli della vita.
    Lei poi, per certe parti ha finito per prendere la specializzazione.
    Chi l’avrebbe mai detto, guarda…
    Stone ha narrato la storia dell’America tramite la guerra. Poi tramite il suo delitto piu’ celebre.
    Puoi arrivare a narrare la storia di un paese tramite i suoi serial killers?
    Immagino di si’. Perche’ ne sono lo specchio e il prodotto della societa’. Uno dei tanti.
    Crea mostri che poi ne non sa controllare. O semplicemente se ne lava le mani, perche’ e’ talmente presa a produrre da non curarsi di scarto ed effetti collaterali. E delle conseguenze che comportano.
    Il finale, dopo tutta la mattanza a cui abbiamo assistito, sa quasi di redenzione.
    Ma sara’ davvero cosi’?
    I coniugi Knox hanno davvero appeso gli impulsi omicidi al chiodo o un giorno vedremo una bella famigliola in stile “Non aprite quella Porta”?
    Ai posteri l’ardua sentenza, come si dice.
    “Manson ancora vi batte.”
    “Lui e’ il Re. Immagino sia difficile battere il Re.”
    Ecco. Confesso che avrei voluto vedere Stone cimentarsi con le stragi di Bel – Air, una volta o l’altra.
    Era il regista perfetto.
    Poi, hai detto mai nella vita…ci ha pensato Quentin. A suo modo, ovviamente.
    Direi che siamo pari.

    • Diretto da QT non sarebbe stato un film di tale eversiva portata, mai nella vita. Cheers!

  4. Non lo riguardo da vent’anni e in questo esatto istante mi sto chiedendo il perché. C’è del film in questa perfezione.

    • Non avrei saputo dirlo meglio di così e ti assicuro che rivederlo dopo tanti anni è ancora un’esperienza pazza pazza pazza, e ovviamente fantastica 😉 Cheers

  5. Ci sono poche cose nella Storia più azzeccate, dirompenti, incredibilmente imprescindibili come la OST di questo Monumento di un’Era.
    Ci sono poche cose nella Storia più azzeccate, dirompenti, incredibilmente imprescindibili come il Cast di quest’Opera d’Arte.

    Mi fermo qui perché rischio una sbrodolata lisergica benpiù lunga della tua commossa rece.

    AIUT che film…

    • No no, mai vai pure se te la senti, e quando ci ricapita di scrivere di questa bomba? Io ho fatto così, il titolo che nella rubrica rappresenta le colonne d’Ercole, pietrone miliare 😉 Cheers

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