Home » Recensioni » Assassins (1995): quando Stallone e Banderas litigarono per 1.44 Mb

Assassins (1995): quando Stallone e Banderas litigarono per 1.44 Mb

5 luglio 2025, mi viene l’istinto fortissimo di rivedermi un film di Richard Donner, ne scelgo uno che quest’anno spegne le sue prime trenta candeline e mentre lo sto guardando ho il momento di lucidità: quello che i giovani definirebbero mio padre, Richard Donner, ci lasciava proprio il 5 luglio del 2021. Ci sono poche cose più potenti al mondo dell’imprinting, io, che ho avuto Dick Donner come bambinata, ne porto orgogliosamente i segni.

Salto indietro al 1995, quando nessuno realmente sapeva chi fossero quei due ragazzi schivi di Chicago, in fissa con i fumetti da cui arrivavano e che rispondevano al cognome di Wachowski (il nome e il genere lo avrebbero cambiato successivamente), quel gran drittone di Joel Silver aveva già adocchiato il loro talento e se li teneva comodi a portata di mano, come in precedenza aveva fatto con nomi da niente, tipo quello di Shane Black.

Zio Sly che come ogni giorno, accende il computer per leggere il nuovo post su La Bara volante.

Sua Maestà Joel Silver, responsabile beh, delle nostre infanzie, convince i due a scrivere la prima bozza di “Assassins”, che dava molto più spazio alla storia d’amore tra il protagonista Robert (in realtà Joseph) ed Electra (in realtà Hanna), perché la questione dell’identità sta da sempre a cuore alla coppia Wachowski, che avrebbe avuto modo di sviluppare il torbido in “Bound” (1996), dove hanno avuto decisamente più mano libera. Il risultato finale non piace alla coppia, che le prova tutte, invano, per far togliere il loro cognome dai crediti del film, il copione passa in mano al solido Brian Helgeland che sistema tutto come Sua Maestà Silver ordina e per la regia, sempre Giole si affida ad una roccaforte umanoide come il nostro Richard Donner, che torna al cinema d’azione dopo vabbè, robetta, Arma letale e dopo il suo sottovalutato viaggetto nel West. Va detto che Wachowski uno e due hanno potuto consolarsi della delusione, insieme alla sceneggiatura per “Assassins”, Silver aveva acquistato loro quella cosetta chiamata “Matrix”, con l’intenzione di dar loro carta bianca, ma questa è un’altra storia.

La storia è basata sullo scontro generazione, un killer maturo e con un’etica professionale si scontra con le nuove generazioni di assassini (da qui il plurale del titolo), entrambi attivati usando tecnologia nuovissima sì, ma nel 1995, dei computer portatili del peso specifico del piombo e una chat semi-anonima con cui trattare con il committente. Avete presente quei film dove il mondo veniva salvato dal contenuto di un Floppy disk? “Assassins” è uno di quei film, uno di quelli dove 1.44 Mb bastano a contenere spunti, trama e sviluppo, al resto tanto, ci pensano i nomi coinvolti.

«Che strano destino … dobbiamo provare tanti timori e dubbi per una cosa così piccola … un oggettino» (cit.)

Dopo aver valutato Sean Connery, Michael Douglas e il solito Mel Gibson per il ruolo di Robert, la spunta alla fine uno degli eroi della Bara, Sylvester Stallone che arrivava dritto da Lo specialista (film con cui spesso “Assassins” si sovrappone nella mia mente) e Dredd, per altro l’unico con i bicipiti necessari per sollevare quei computer portarli che vediamo nel film.

Per il giovane ed anarchico Miguel Bain, si pensa prima a Christian Slater e Tom Cruise per poi virare su Antonio Banderas che qui si lancia nella versione senza controllo del Mariachi di Desperado, e credo abbia anche influenzato il cambio di nome del personaggio, Tom Cruise non ha tanto la faccia da Miguel, anche se non ho mai capito come mai, nella scena ambientata durante “Los dia de los muertos”, in pieno Messico, perché Miguel, uno fatto a forma di Banderas, dovrebbe avere difficoltà a parlare con i locali? Mai capito se si tratta di una questione legata al nostro doppiaggio o un lasciato della prima bozza della sceneggiatura.

Ma Miguel son mi! (cit.)

Richard Donner si porta dietro il direttore della fotografia del suo film precedente, ovvero Vilmos Zsigmond e firma un prologo in una palude, che mette in chiaro tutta l’etica di Robert Rath, che porta in quel posto umido un collega diventato un “bersaglio” e gli offre almeno la possibilità di uscire di scena, non proprio come il cacciatore diventato preda, una buona sequenza introduttiva che non solo ci dice molto di Robert ma anticipa quello che vedremo, visto che anche il nostro diventerà un bersaglio.

Visto film d’azione fotografati e girati appena peggio in vita mia.

Il primo scontro tra generazioni avverrà nella sparatoria al cimitero, quella dove Sly nasconde l’arma in una finta ingessatura al braccio e Banderas risponde con il fucile da cecchino, nascosto nel travestimento da boh, il carretto passava e quell’uomo gridava… Sparatoria! O una cosa del genere.

Il faccia a faccia invece arriva nella scena del Taxi, quella che da per scontato (anche se Miguel poi verifica), che tutti i Taxi americani abbiano il vetro divisorio anti proiettile, insomma siamo ancora nel primo atto e quel vecchio leone di Dick Donner si è già giocato parecchio mestiere, anche se come sempre con zio Sly nella zona delle operazioni, è impossibile che non ci siano state ingerenza da parte sua. Infatti il tono piuttosto serioso di tutto il film, mi viene da associarlo a Stallone, a ben guardare l’unico momento quasi da Buddy-Movie, arriva nello scontro finale, quello che per tre secondi ti fa intravedere (se non proprio sperare) in un film con Stallone e Banderas a far i Roger e Murtaugh, anche se il massimo che abbiamo avuto con loro due insieme è stato I Mercenari 3, perché zio Sly non si dimentica degli amici, se entri nelle sue grazie prima o poi ti richiama.

Richard Donner in questo film sta in fissa con i doppi primi piani e la doppia messa a fuoco…

Dove il cambio delle guardia e i rimaneggiamenti in fase di scrittura si notano, è soprattutto attorno al personaggio di Julianne Moore, l’equivalente di Robert ma in campo informatico, una gattara Nerd che nessuno ha mai visto, che resta un po’ la storia d’amore pensata dalla coppia di Wachowski ma mai davvero esplosa su schermo, dividono la stanza ma Sly, galantuomo, dorme a terra perché sì sa, rifiutare il sesso per un personaggio americano in un film è sinonimo di virtù e schiena dritta, anche se poi nel finale vanno via insieme, pianificando un compagno per Perla, il gatto di Electra, insomma, una metafora della vita insieme non proprio da coinquilini.

Quando esplode il film? Questa partita a scacchi – letteralmente visto che le mosse dei duellanti sono scandite anche sulla scacchiera – si gioca in due momenti, quelli che mi aiutano a separare nella mia mente questo film dal più anonimo Lo Specialista, il primo è lo scontro in casa, con tubo del gas, voli dalle finestre e sparatorie a corto raggio che a mio avviso, è anche il più memorabile del film.

… Cosa vi dicevo?

Il secondo, la battaglia di logoramento tra lo stratega Robert che fa morire di calco l’appostato cecchino Miguel, con la sua fissa di guardarti negli occhi prima di ucciderti, sarà per via dell’abbondante utilizzo di “Like a rolling stones”, ovviamente nella versione dei Rolling Stones, ma qui i nostri due pietroni assassini non solo rotolano ma si scontrano, forse non sarà il primo film che viene in mente quando si parla nell’ordine di Stallone, Donner, Banderas e mettiamoci dentro anche Moore, anzi, di sicuro non lo è, resta patrimonio dei palinsesti televisivi e fa parte di quel momento, post-1994, in cui il cinema d’azione americano era alla ricerca di nuovi eroi.

Qui lo scontro generazione diventa anche lo spunto per la trama, ed io che mi appunto compleanni e dati, con questo film ho avuto l’occasione per scrivere di due dei miei preferiti insieme, a ridosso del compleanno di Sly (6 luglio) e di un’occasione per ricordare Dick Donner (5 luglio), questa Bara non esisterebbe nemmeno senza di loro.

5 3 voti
Voto Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
6 Commenti
Più votati
Recenti Più Vecchi
Film del Giorno

Poltergeist II – L’altra dimensione (1986): tra horror e seguito su commissione

Nel 2026 “Poltergeist II – L’altra dimensione” compie quarant’anni, ottima occasione per riprendere le fila di questa saga, perché questo seguito pur rimanendo nell’ombra del suo illustre predecessore, merita attenzione [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2025 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing