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Atto di forza (1990): porta le chiappe su Marte… Porta le chiappe su Marte…

Se ho un debole per i film ambientati su Marte, devo ringraziare un certo titolo di Carpenter, ma film di oggi, protagonista della rubrica… Sollevate un Paul Verhoeven!

Nel 1990 Paul Verhoeven è cinematograficamente onnipotente, Robocop è un enorme successo tanto che l’Olandese può permettersi di passare il secondo capitolo a Irvin Kershner per dedicarsi ad altro ed è proprio Arnold Schwarzenegger che non era (fisicamente!) riuscito ad entrare dentro l’armatura di Robocop a volere Paul per il suo prossimo film, “Atto di forza”, italica traduzione che suona fighissima per un film di Arnoldone, ma che con l’originale “Total Recall” non ha davvero nulla da spartire.

Da ormai diversi anni, Dino De Laurentiis deteneva i diritti del racconto originale di Philip K. Dick “Ricordiamo per voi”, che fa giusto da canovaccio per questo film, il mitico produttore aveva già tentato di portare la storia al cinema svariate volte, con Patrick Swayze come protagonista. Ma gli anni passano, i rimaneggiamenti dello script si accumulano (si vocifera addirittura di quaranta riscritture!) e questo spiega perché gli sceneggiatori accreditati sono ben quattro: Ronald Shusett, Jon Povill, Gary Goldman e anche il leggendario Dan O’Bannon.

Per raccogliere fondi per il film De Laurentiis e Schwarzenegger sfornano Codice Magnum che, però, al botteghino raccoglie risate e contribuisce a far finire a zampe all’aria la casa di produzione di Dinone, quindi i diritti passano alla Carolco (quella di Terminator) motivo per cui finalmente Schwarzenegger e Verhoeven finiscono a lavorare insieme. Il più grande (in tutti i sensi) divo cinematografico, spalla a spalla con il regista più caldo del momento, le porte di Hollywood sono spalancate, i tappeti rossi tutti stesi e Verhoeven come un guastatore dietro le linee nemiche ha l’occasione per fare quello che vuole, infatti, è proprio quello che fa!

«Ehi Paul, com’era quella storia della chiappe su Marte?», «Non ti distrarre, finisci il panino che sei sciupato»

La trama di partenza è piuttosto semplice: l’operaio edile Douglas “Doug” Quaid (Arnoldone nostro) sogna sempre e solo Marte, beh sogna anche una bella mora non meglio identificata (Rachel Ticotin), ma per lui il pianeta Rosso è un’ossessione. Malgrado gli avvertimenti della bella mogliettina Lori (Sharon Stone) Doug non cambia idea e non avendo i soldi necessari per una vera vacanza su Marte, va negli uffici della Recall, azienda che offre attraverso dei sicurissimi impianti sparati dritti nel cervello, i ricordi di una vacanza senza intoppi, come brutto tempo o tassisti disonesti. Per aggiungere un po’ di guacamole, Doug fa il “Madornale errore” (Cit.) di fidarsi di un commerciale, accetta l’opzione del ricordo di una vacanza marziana passata non come operaio edile, ma come super agente segreto al centro di una cospirazione sul pianeta Rosso.

Ronny Cox il bastardo incravattato che amiamo odiare.

Sfiga! Non fa nemmeno in tempo a sottoporsi all’innesto (oppure sì?) che inizia ad urlare che la sua copertura è saltata, che LORO lo hanno scoperto e di non chiamarsi nemmeno Doug Quaid. Qualcuno aveva già cancellato la sua memoria e gli uomini del cattivissimo Cohaagen (Ronny Cox nuovamente nei panni del bastardone) sono già sulle sue tracce. Qui inizia un film d’azione dal ritmo INDIAVOLATO, 109 minuti in cui non si tira il fiato mai e non per colpa dell’embargo dell’ossigeno imposto da Cohaagen, ma per via della straordinaria regia di Verhoeven, che da giocoliere dei generi padroneggia alla grande anche il film d’azione fantascientifico.

Gerard, lo scrittore protagonista del film Il quarto uomo, mentiva della realtà, un discorso che Verhoeven porta avanti anche qui, il nostro Polveròn sa che l’unico modo di rispettare la realtà del film è tradirla, quindi fin da subito instilla negli spettatori il dubbio. La premessa, infatti, sembra fin troppo sbagliata, dai andiamo, Arnold Schwarzenegger che fa il mite operaio edile? I suoi muscoli si vedono una sola volta nel film, proprio mentre sta lavorando, dettaglio che all’uscita del film fece discutere, perché non tutti i personaggi di Swarzy hanno sempre avuto la propensione ad essere proprio vestitissimi.

Arnold al lavoro per aprire il coperchio della Bara Volante.

Fa davvero strano vedere un super uomo come John Matrix alle prese con un lavoro normale e il sogno di una vacanza con cui evadere dalla realtà, ma poi evadere perché? Se tutte le mattine ti svegli e nell’altra metà del letto trovi Sharon Stone da cos’è esattamente che devi scappare Doug? Nei primi minuti sembra quasi di trovarsi davanti ad Arnold Schwarzenegger che improvvisamente si ricorda di essere Arnold Schwarzenegger e inizia a fare cose alla Schwarzenegger, tipo ammazzare i cattivi e salvare il mondo, ecco.

Serve che vi dica che Sharon Pietra è stata scelta da Verhoeven in persona? La Stone non era ancora LA DIVA degli anni ’90 che sarebbe diventata di lì a poco, proprio grazie all’Olandese (con un film che sarà a breve su questi schermi), aveva giusto posato per Playboy e fatto ore di esercizio fisico per la parte, infatti qui mena come un fabbro in maniera credibile. Anche in questo film, la figura della biondona Verhoevenian che porta lo scompiglio nella vita del protagonista è davvero molto ben rappresentata.

«Fa caldo qui dentro o lo sento solo io?» (Cit.)

Oltre ad essere uno straordinario film d’azione pieno di sparatorie, violenza e sangue senza mai tirar via la mano, “Atto di forza” è un omaggio alla potenza dei sogni, ma sotto tutti i mutanti e le deformazioni fisiche il film è anche una riflessione forte sulla tecnologia e sul mettere in dubbio un caposaldo del cinema fantastico, la sospensione dell’incredulità. Ecco perché “Atto di forza” non invecchia e risulta ancora attualissimo, un quitale di iconografia che si merita di far parte del club dei Classidy!

Mi è chiaro perché questo film ha sempre avuto così tanta presa su di me, alla fine è la perfetta e violentissima messa in scena di una fantasia adolescenziale, tutti vorrebbero essere l’eroe che salva il mondo, pensate che ancora oggi quando entro in metropolitana, la prima cosa a cui penso è proprio “Atto di forza” (storia vera) e questo vi dice anche dei miei problemi mentali.

In questo sogno escapista con uno dei più grandi eroi dell’azione di sempre come protagonista, non manca nemmeno la componente politica e di critica sociale che ha sempre caratterizzato tutti i film di Verhoeven. Come in Robocop, il personaggio di Ronny Cox ci ricorda di non fidarci degli “Incravattati” che guidano le grandi aziende, ma in senso più generale “Total Recall” è un film dalla parte dei poveracci come poteva esserlo Kitty Tippel, la differenza tra la popolazione Marziana lasciata a secco di ossigeno dal cattivissimo Cohaagen è un metaforone chiarissimo che Verhoeven sottolinea inquadrando i pesci rossi boccheggianti fuori dalla loro boccia, per poi staccare sugli abitanti di Venusville nella stessa identica condizione.

«C’è vita su Marte?» , «Si un po’ il sabato sera se Cohaagen non toglie l’aria»

A dirla tutta, il film ha parecchi punti in comune con Essi Vivono di John Carpenter. Pensateci: entrambi hanno un palestrato protagonista in camicia a quadri (per sottolineare la sua appartenenza alla classe operaia), in tutti e due i film l’eroe dovrà combattere per cambiare lo status quo e portare la libertà, cercando di difendersi dai tradimenti di una bionda dagli occhioni azzurri. Insomma, anche con i soldi di Hollywood, Verhoeven continua a mettere alla berlina la società, ma senza moralizzare, intrattenendo con frecciate chiare: dai, gente la trama si svolge tutta su Marte, il pianeta ROSSO, con l’ossigeno al posto dei soldi, più chiaro di così non si può no?

«I’ll be back here to chew bubblegum and kick ass» (doppia cit.)

Succede spesso leggendo di cinema in rete, di inciampare nel solito pezzo in cui qualcuno prende un film famoso e decide di “spiegarlo” quasi sempre con la solita soluzione, ovvero era tutto un sogno del protagonista (vi lascio il tempo per pensare a quante volte vi è accaduto), ecco “Atto di forza” è uno dei pochi film che potrebbe davvero risolversi così. Dopo il climax la frase finale suona beffarda (“Se fosse davvero un sogno?”, “Allora sbrigati a baciarmi”) quasi una secchiata di acqua gelida che costringe lo spettatore a mettere in dubbio tutto quello che ha appena visto. Per assurdo, i titoli di coda arrivano a salvarci da una scena finale che potrebbe mostrare Doug lobotomizzato e legato alla sedia della Recall. Doug esiste? E’ mai stato su Marte? Oppure, ha fatto la stessa fine di un personaggio di Terry Gilliam in un suo certo film piuttosto bellino con il titolo di un paese del Sud America?

«Questo è davvero il lieto fine?» , «No è un fondale che rappresenta Marte»

Verhoeven non risponde, ma in questa zona grigia di ambiguità il nostro agisce per mettere in dubbio il modo in cui la tecnologia possa influenzare la realtà delle immagini del film, in questo senso “Atto di forza” si muove quasi negli stessi territori di film come Videodrome ed eXistenZ, non è un caso se proprio David Cronenberg sia stato a lungo un candidato per dirigere il film (storia vera), ma il film di Verhoeven mostra molti più muscoli, con un occhio di riguardo ai gusti del pubblico, il buon Paul alza di parecchio l’asticella del mostrabile nei blockbuster, affidandosi ancora a quella carne e a quel sangue (“Flesh + Blood”) che è la base del suo cinema.

«Andava benissimo Arnold, però adesso se me la puoi rifare tanto così più violenta ok?»

Se Verhoeven tiene sul palmo di una mano i personaggi femminili, quelli maschili li ha sempre mostrati come deboli e vittime delle loro stesse pulsioni, nella fase americana della sua carriera non cambia certo registro, mettendo solo più enfasi sulla distruzione del corpo dell’eroe, dopo il martirio di Alex Murphy, Verhoeven si diverte a giocare anche con Schwarzenegger, ho tenuto il colpo, il nostro si becca tre botte sui maroni clamorose nel corso di tutto il film, in compenso Verhoeven è impietoso nei primi piani sul suo volto deformato dalle urla di dolore, con la scusa di attenuare il segnale della sonda, Schwarzenegger si ritrova con un asciugamano bagnato in testa tipo casalinga di Voghera che ha appena fatto la tinta.

«Prova a fare mezza battuta Cassidy e giuro che ti ammazzo per primo»

Ma Verhoeven non si limita a questo, quando è il momento di estrarlo (dal naso) questo segnalatore, con l’aiuto dei fighissimi effetti speciali creati dal mitico Rob Bottin, deforma il suo volto in maniera impossibile, come se Arnold fosse un cartone animato, un Willy Coyote iper violento.

Il miglior modo al mondo per spiegare ai bambini di non mettersi le dita nel naso.

L’ultima fase della trasformazione è proprio rendere Doug una corpulenta signora con un travestimento esplosivo (“Attenti arriva una sorpresa!”) con cui il nostro deve attraversare la dogana Marziana, tutte trasformazioni che Rob Bottin gestisce con maestria anche un po’ fregandosene della fattibilità in un mondo reale, ma il risultato è incredibilmente fisico, invecchiato benissimo e soprattutto mitico!

Orgogliosa e fighissima vecchia scuola!

Nell’ottica dell’esagerare portando la violenza e l’azione a livelli esasperati da cartone animato, Verhoeven sa benissimo che se il tuo protagonista si chiama Arnold Schwarzenegger allora il pubblico accetterà che lui sia in grado di scaraventare via i suoi nemici con un gesto di bicipiti, oppure che possa sradicare i braccioli della “Poltrona” della Recall a cui viene legato solo muovendo il braccio. Ribadisco: Schwarzenegger che fa cose alla Schwarzenegger, insomma il meglio del cinema!

Come quando ti sdrai sulla poltrona del dentista e quello ti dice “Si rilassi”.

Verhoeven ha sempre cambiato genere cinematografico senza mai perdere un colpo, proprio perché da navigato professionista sa bene quando può concedere al pubblico quello che desidera, “Atto di forza” è l’occasione perfetta per esagerare. Verhoeven sa che tra la bionda e la mora del film, al loro primo incontro devono esibirsi nel più classico dei “Catfight”, ma sa anche che cosa serve mostrare una prostituta marziana con due seni, quando puoi averne una tripopputa!

Le prostitute del bordello di Venusville occupano pochissimi minuti di film, ma Verhoeven le mostra subito con occhio quasi amorevole, parafrasando il titolo del suo film d’esordio, sembra di stare guardando “Gli strani amori di quelle signore (Marziane)”, ma tra le tante trovate visive mitiche sfornate da questo film e dal make-up di Rob Bottin, a fare breccia nei basici cervelli di noi maschietti, oltre alla violenza, c’è sicuramente la prostituta con tre poppe, fate pure un sondaggio, voi dite “Atto di forza” e vi sentirete rispondere in coro: «La tizia con tre tette!»

Non fate i finti tonti, è la scena che aspettate di vedere fin dai titoli di testa.

La violenza sta ad un altro livello, non c’è un singolo sgherro che non venga fatto fuori con secchiate di sangue, braccia mozzate, colpi mortali al collo, in un tripudio di violenza da far svenire i film moderni e che non guarda in faccia nessuno, nemmeno i passanti usati da Doug come scudi umani, come durante la scena della scala mobile in metropolitano. Me lo sono sempre chiesto: quel poveretto era già morto crivellato dai colpi del cattivissimo Michael Ironside e dei suoi tirapiedi, tanto che per Doug non è più un problema utilizzare la sua carne morta per difendersi, oppure era ancora vivo quando si è trovato a parare i colpi all’eroe del film? Dalla scena è impossibile capirlo, ma sta di fatto che una violenza così in un blockbuster è ormai stata dichiarata non gradita dalla ben pensante Hollywood.

Han Michael shot first? Oppure no, chi lo sa.

Ma questo, volutamente esagerato, modo di mostrare la violenza, purtroppo non è l’unica buona abitudine cinematografica che “Total Recall” incarna e che, purtroppo, è andata persa, questo film è anche uno degli ultimi film ad alto budget della storia del cinema, ad essere stato realizzato quasi interamente senza l’utilizzo della computer grafica, proprio per questo gli effetti speciali vecchia scuola come modellini, trucchi prostetici ed animatronici fanno sì che “Atto di forza” sia invecchiato così bene.

La mia reazione quando mi parlando del remake di questo film.

Sono sempre stato un bambino con gusti macabri, ma ho sempre trovato affascinanti e gustosamente schifose tutte le trovate che ci sono nel film, dai volti orrendamente deformati dall’assenza di ossigeno (che qualcuno ha fatto assorgere ad avatar personale) per passare e Benny con il suo braccio da insetto, la maschera delle donnona esplosiva, la già citata tripopputa, ma il top forse resta il capo dei ribelli Kuato, a metà tra un gemello siamese e una massa tumorale, la cui identità a sorpresa, è la miglior rivelazione sulla bassa e raggrinzita statura di un personaggio influente della trama, dai tempi dell’esordio del Maestro Yoda ne L’Impero colpisce ancora, tutto roba per cui Rob Bottin ha davvero meritato il premio Oscar vinto nel 1991. Pensare che sul set di Robocop, l’uomo con il nome più bello del mondo era arrivato a litigare furiosamente con Verhoeven colpevole secondo di lui inquadrare a luce piena la corazza di Robocop (storia vera), che volete che sia dopo le liti con Rob Houwer, Verhoeven non è certo uno che se la lega al dito per certi screzi.

Kuato da il cinque ai lettori della Bara Volante.

“Atto di forza” è ancora un film spettacolare, estremamente coinvolgente che ogni volta mi riguardo con piacere divertendomi a ripetere tormentoni come “Porta le chiappe su Marte, porta le chiappe su Marte”, un film figlio di un’Era in cui fare un blockbuster non voleva per forza dire fare un film tutto estetica e zero sostanza, come dire il remake del 2012? Non so di cosa state parlando, non ricordo, sono stato alla Recall di recente sapete, quella roba Recall le memorie di tutta una vitaaaaa, ecco quella.

Da una vita aspetto il momento di potermi lasciare un messaggio come questo (storia vera)

Ma la conquista degli Stati Uniti d’America da parte del nostro regista olandese preferito non è ancora terminata, Polveròn con due film uno in fila all’altro ha ridefinito per sempre i canoni del cinema d’azione fantascientifico, a questo punto è pronto nuovamente a cambiare genere cinematografico e a sollevare un polverone ancora più grosso su Hollywood. Ci vediamo sempre qui, tra sette giorni, vi prego ricordate di indossare le mutande almeno voi!

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