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Avengers – Endgame (2019): Io sono Marvel

Terra-206: la nebbiosa provincia di Torino sul finale degli
anni ’90.

Sono un ragazzetto in fase di mutazione fisica, non
svilupperò mai super poteri come gli X-Men, il massimo che posso permettermi
sono un paio di occhiali come quelli di Hulk in questo film e più o meno la
stessa grazia nei movimenti.

La mia routine fissa prevede che io consumi la traiettoria
casa-edicola-campo da basket. Sono l’unico che arriva con la palla da basket
sotto braccio e nell’altra mano, una manciata di fumetti, tutti Marvel, non
fatevi ingannare dal nickname in odore di Vertigo. Non proprio un’entrata in
scena che richiede il tonante tema musicale di Alan Silvestri come sottofondo,
ecco.

Le mie toste giornate filavano così, tra un tiro a canestro,
un film di Spike Lee e i fumetti appoggiati sugli spalti del campetto, in
attesa della fine della partita per essere portati a casa e letti. Puntualmente
qualcuno arrivava con «Cos’è ‘sta roba? Chi è che legge l’uomo ragno 2099?»,
risposta dell’Hulk poco verde, molto sfigato e tanto occhialuto: «Sono miei»
sguardi strani verso lo strambo soggetto (io).
Terra-206: sempre Torino, anno 2019.
La parola “Marvel” non è più una cosa per nerd, in undici
anni e ventidue film, ora è una realtà cinematografica che è decisamente
uscita dal giardinetto – non necessariamente piccolo, ma comunque di nicchia –
degli appassionati di fumetti. Cosa volete dirgli? Avevano 14 milioni di
possibilità di sbagliare e invece hanno trovato l’unico modo giusto per
trionfare: affidare il cuore (positronico) della loro “Iniziativa Vendicatori”
ad uno che faceva dentro e fuori le patrie galere per i suoi problemini con la
droga? Fatto, risultato un Iron Man
addirittura migliore e più simpatico di quello cartaceo.
Portare sul grande schermo saghe fumettistiche riuscendo a
migliorarle? Civil Waril gioco è
fatto. Un film ad alto budget su un branco di personaggio, tra i quali un albero e
un procione, quasi sconosciuti anche ai nerd senza ritorno? Sembra che i Guardiani siano gli eroi del cuore di
tutti ora.

“Siamo sugli zaini di tutti i bambini”, “Che gioia, ci tocca rifare le elementari”

Ammettiamolo: potete amare la Marvel, potete odiarla con
tutto il vostro cuore – questo spiegherebbe la valanga di cinismo nei confronti
di questo film, sui Social-cosi, strano, di solito sono posti così rilassanti –
ma non potete ignorare il fatto che sono una realtà. Tutto questo non era già
scritto undici anni fa, sono state fatte modifiche, errori, aggiustamenti, ma
il cuore della Marvel sta sempre nel motto di Stan Lee, “Supereroi con super
problemi” che qui si è tradotto in attori attorno ai quali costruire esattamente
quello che i fumetti di supereroi sulla carta già sono da sempre: una lunga
soap opera a puntate, con botte, battutine e drammi anche cosmici. Capitoli
singoli dedicati a personaggi capaci di entrare nei cuori del pubblico che
portassero avanti una storia, di cui “Endgame” è il capolinea, o per lo meno un
punto d’arrivo prima di un passaggio del testimone.

“Ho capito, la premessa di Cassidy sarà lunga, svegliatemi quando arriviamo alla parte con gli spoiler”

I protagonisti di “The Avengers” (2012) erano figli della
poetica di Joss Whedon, un branco di gatti senza collare, insieme per forza,
quasi una famiglia, tema caro al vecchio Joss. Nel tentativo di replicare il
modello sono stati fatti errori di reiterazione come Avengers – Age of Ultron, ma come avrebbe detto Dumas, “altro materiale
da romanzo”, o da cinefumetto in questo caso. La Marvel del 2019 è una corazzata
sfascia botteghini che produce film come una catena di montaggio: al pari di un negozio
in franchise loro ci mettono il logo, gli attori, il budget, il risultato è qualcosa
di omologato, certo, figlio del calcolo e delle strategie di vendita, ma anche
di cuore, tantissimo cuore. Se sei disposto a stare alle regole, benvenuto a
bordo, altrimenti questo spiega come mai autori veri, con una loro poetica – come il già citato Whedon oppure Edgar Wright – siano rimasti al palo, in favore
di onesti mestieranti come Anthony e Joe Russo che ora si trovano a capo di un
film che attenta al record di maggiore incasso della storia del cinema, forse
non ci arriverà, però questi sono i fatti.

Questo fa di “Endgame” qualcosa di più di un film, non lo
dico per elevarlo dai difetti e difettucci che comunque ha, lo dico perché
siamo in un territorio nuovo, il finale di stagione non di una serie tv, ma di
una serie di film, ecco perché per questa volta ho voluto fare una cosa che di
solito non faccio mai: leggere i commenti sui Social-Cosi. «Madornale errore»
(cit.).

“C’è Gigi Capitan America?” (Quasi-cit.)

Tutta l’ansia da Spoiler nell’aria meriterebbe un discorso a
parte, troppo lungo e fuori luogo per questo post che si preannuncia già lungo
(e fuori luogo). Ho aspettato il primo momento utile per scrivere del film, ma
considerando quanto ha già incassato, probabilmente lo avete già visto tutti,
magari anche più volte, quindi temporeggio ancora un attimo prima di far
sventolare la bandiera dello spoiler e continuare, solo per dire una cosa che
mi sta a cuore, la mia risposta ufficiale a tutti quelli che sono andati al
cinema con in mano il loro temperamatite dalla lama di Adamantio, per fare la
punta ai chiodi: anche a me piace una trama coerente e blindata, ma se la piega
presa da un personaggio non vi piace, oppure se non avete soppesato bene le forze
in gioco, che tipo di film – e di eventi di massa – abbiamo davanti, per
favore, non paratevi dietro l’espressione “buchi di sceneggiatura” senza aver
mai letto la sceneggiatura, inoltre chiamarli “Plot hole” non vi renderà più
sexy. Nei commenti se volete potremo parlare fino al 2309 di Topolino (magari
di nome Mickey Mouse, occhiolino-occhiolino) laureato in fisica quantistica,
oppure di cose più semplici tipo, perché Hulk dovrebbe aver bisogno degli
occhiali. Ma fatemi un favore personale: quando capita un evento di massa così
godetevelo, specialmente se arriva da qualcuno che non pretende il realismo a
tutti i costi. Sappiate che chi si lamenterà ancora delle incongruenze del
viaggio nel tempo, verrà costretto a rivedere cento volte di fila la scena dei
battelli del Cavaliere Oscuro, vi ho
avvisati, consideratela la mia risposta ufficiale! Ed ora da qui in poi…
SPOILER!!

Da qui in poi, vale l’accordo tra gentiluomini, anche nei commenti mi fido di voi.

Non credo che “Endgame” sia un film migliore di Infinity War, quello sfruttava l’assist
di Jim Starlin per mandare a segno un finale bomba, spiazzante e bellissimo nel
suo colpirti in faccia. “Endgame” è il secondo tempo di “Infinity War”
(ricordate quando avrebbe dovuto uscire con il titolo di Avengers: Infinity War
– Part 2”?) ed è un film con molti paletti già ben piantati nel terreno, una
trama di base che, ammettiamolo, non era impossibile da intuire (i Vendicatori devono
trovare il modo di vincere dopo lo schiaffone preso in faccia da Thanos) e
alcuni punti fermi con cui fare i conti, tipo qualche attore che ha già
dichiarato di essere arrivato a fine contratto.

Questo slalom tra i paletti si traduce nella classica
struttura a tre atti, poco omogenei tra loro, proprio per i tanti compiti che
il film ha da svolgere. L’inizio per me è ottimo, i Vendicatori superstiti per
rendere onore al loro nome, vanno sul pianeta di Thanos-Contadino per “portargli
la democrazia”, vedere Thor che questa volta mira alla testa, spazzando via dalla
scacchiera, il vero, violaceo protagonista di Infinity War, fa iniziare con il botto il film.

“Che cosa ti hanno fatto Groot?”.

Che poi continua con un calo di ritmo bello grosso, che la
soluzione del problema sarebbe stato il viaggio nel tempo, era già abbastanza
chiaro da Ant-Man and the Wasp,
quindi la Marvel non ha di certo barato, anche perché le dinamiche che regolano
l’elemento fantastico nel film, non sono ferree, anzi, sono piuttosto lasche e
vengono risolte in un modo molto pop, in pieno stile Marvel, ovvero citando tutti i
film con un viaggio nel tempo (e per non sbagliare anche Die Hard) solo per
poter arrivare a dire: Ragà! Dimenticatevi le regole di causa ed effetto
scritte da Bob Gale, questo non è Ritorno al futuro funziona in un altro modo. Lasciatemi dire che per introdurre il
multiverso al grande (grandissimo!) pubblico, potevano esserci modi migliori che
fare un paragone diretto con quello che forse è il più famoso film dei viaggi
nel tempo di sempre e morta lì. Però è anche molto chiaro che le intenzioni del
film siano altre, se volete il manuale del viaggio nel regno quantico, mi
spiace avete sbagliato pellicola.

Andiamo, andiamo, andiam nel regno quantico…

In “Endgame” i viaggi nel tempo sono sempre un viatico per
completare gli archi narrativi dei personaggi, possiamo stare qui giorni a
discutere sul fatto che la – spassosa – scena di Hulk e le scale è un
trucchetto per far finire Tony e Steve negli anni ’70, ma senza quell’incontro
paterno e quelle parole quasi alla zio Ben, da parte di Howard Stark, il
nostro Tony non sarebbe mai arrivato a concludere la sua storia facendo quella
scelta nel finale.

Trovo ammirevole che la Marvel sia riuscita a mettere
insieme così tanti attori, anche nei ruoli più piccoli (ci rendiamo contro che
l’ultimo film di Roberto Fordrossa è questo, non “Old Man & the Gun”?). “Infinity
War” era scientifico nel gestire mille mila personaggi, “Endgame” fa la scelta
saggia di affidarsi al cuore del gruppo, ai Vendicatori originali e proprio per
questo trovo doppiamente ammirevole il fatto che la Marvel sia riuscita a
trasformare in un punto di forza, anche i capitoli più deboli della loro storia
cinematografica durata undici anni. Ant-Man qui è un protagonista importante
(niente male per uno uscito da un film orfano del suo regista) e l’idea stessa
di famiglia, di umanità, di passaggio del testimone, arriva dritta da Age of Ultron, non a caso la prima scena
vede protagonista Clint Barton (Jeremy Renner) e la sua famiglia, qualcosa che
sembra figlia proprio del lavoro di Joss Whedon.

In Italia i fumetti della Marvel escono per la Panini,
quella delle figurine, ecco, allo stesso modo nella sua versione
cinematografica, l’MCU non dimentica il percorso fatto per arrivare fino a qui,
anzi lo celebra. In undici anni avete collezionato tutte le ventidue figurine
per completare l’album? Ecco, “Endgame” è proprio quello, l’album (anche dei
ricordi) su cui appiccicarle, infatti mai più di questa volta, questo film
sembra il premio fedeltà per tutti quelli che hanno capito le regole del gioco,
hanno deciso di accettarle e in cambio avranno emozioni a non finire.

Su “Ho perso il ragazzo”, un po’ mi sono agitato (no, noi duri durissimi non piangiamo)

Certo qualcuna ottenuta con abbondanti dosi di calcolo e
una certa volontà di andare alla ricerca della lacrima (che sia messo agli
atti: non ho pianto MAI, nemmeno alla seconda visione, non esco mai dal mio
personaggio, storia vera) trovo brillante che dopo le mille mila polemiche (inutili)
sul sesso non degli angeli, ma della “Capitana” Marvel, si traduca in Brie
Larson sullo schermo per 10 minuti non consecutivi, la metà dei quali dedicati
al parlare della sua acconciatura. Anche la scena “Girl power” si vede che è
pensata a tavolino, farà vorticare i maroni a tanti, però dura due secondi ed è
uno sguardo su cosa potremmo vedere nella “Stagione due” di questa serie tv che
si segue sul grande schermo, ovvero tutto quello che arriverà dopo “Endgame”.
Nel calcolo ci metto anche citazioni come quel «Heil Hydra» che rimanda ad un’altra
polemicona utilissima in rete, questa volta legata al fumetto, che fa proprio
capire che questo film è il premio fedeltà per tutti quelli che vogliono bene
alla Marvel.

Affidare il cuore del film ai Vendicatori originali è la
vera forza di “Endgame”, i loro viaggi nel tempo e nello spazio dell’universo
Marvel cinematografico, sono un modo per celebrare questi undici anni, ma anche,
come dicevo, per completare gli archi narrativi dei singoli personaggi, quelli
che più di tutti si sono conquistati l’affetto del pubblico.
Per questo è un po’ beffardo il destino di Natasha Romanoff,
toccherà accontentarsi di un “prequel” su di lei che sarebbe dovuto arrivare
anni fa, prima che la “Capitana” Marvel la sorpassasse a destra, ma questo non
è un difetto che posso imputare al singolo film, quindi non mi sentirete
lamentarmi di “Buchi di sceneggiatura”. Però se siete interessati, nei commenti
chiedetemi pure la mia teoria del Sandwich di Scarlett Johansson. Che detta
così sembra una cosa porno, ma non lo è giuro!

“Non solo non hai mai avuto un tuo film, ora anche le teorie di Cassidy, fatti forza”

Fin da Age of Ultron,
occhio di falco è sempre stato l’umano tra i superuomini, ho adorato la sua
trasformazione in Ronin, quasi un modo per autoflagellarsi – più del taglio di
capelli discutibile – la conclusone giusta per l’uomo che voleva stare con la
sua famiglia.

Sbaglio? Oppure questo è il secondo omaggio ad Aliens – Scontro finale nel giro di due film?

L’Hulk in versione quasi Peter David (ho detto quasi) del
film mi rasserena, sì, perché da sempre quello con l’incazzatura facile è il
personaggio della Marvel con cui più mi identifico di più, trovo bellissimo che l’uomo
di «That’s my secret Cap, i’m always angry» (ho questa immagina vicino alla
scrivania al lavoro, per ricordarmi che incazzarsi non serve. Storia vera)
abbia trovato la pace, mi spiace che l’abbia fatto tra un film e l’altro e non
in uno a lui dedicato, ma quello che riceviamo in cambio è un personaggio più
saggio, che è cresciuto – come noi, dalla prima volta che abbiamo fatto la
conoscenza della Marvel – e che ora può essere davvero utile, tocca sacrificare
quella gloriosa quota di distruzione e pugni rabbiosi, ma arrivati alla fine
della strada, è un finale che mi piace per il Golia Verde.

Colpi di genio Marvel: basare una campagna promozionale, solo sulle immagini prese dai primi 20 minuti del film, mentre i fan in rete facevano teorie su questi due biondi qui sopra.

“Endgame” è un po’ più di un singolo film, proprio perché
conclude il percorso di personaggi che sono cambiati in corsa, dài lo so che
avete storto in tanti il naso per “Dude” Thor Lebowski, una specie di lunga gag,
di sicuro meno divertente di Ragnarok (avete già cominciato a rivalutarlo?) che sembra pensata per i fidanzati di
tutte quelle che sospirano per Chris Hemsworth, in modo che possano dire alle
loro amate: «Visto? Anche io ho il fisico come Thor». Criticabile? Forse, ma Chris
Hemsworth funziona molto meglio quando può sfruttare il registro comico
piuttosto che quello drammatico, dài con quella faccia da scemone che si
ritrova, sarebbe stato stupido (questo sì) da parte della Marvel ostinarsi a chiedergli
di fare il dramma Shakespeariano alla Kenneth Branagh, un altro sacrificato
sull’altere del metodo Marvel di fare i film.

In undici anni, Chris Evans è passato dall’essere il
bisteccone buono giusto per fare Johnny “La torcia umana” Storm, ad essere il
capitano che guida non più un branco di disallineati, ma un mega esercito
composto da Dei, regnanti, maghi e chi più ne ha più ne metta. Uno che si è
meritato sul campo il titolo e la credibilità, proprio questo suo dimostrarsi “degno”
(occhiolino-occhiolino) va festeggiato in quel modo che mi ha fatto urlare un
«Nuuuuuooooooooo!» di pura gioia durante la visione (storia vera).

Segni di continuità.

Se proprio volete il termometro delle mie reazioni, che
parlando di “Endgame” sembra una tappa obbligata, come vi ho già scritto non ho
pianto mai, noi duri al massimo sudiamo dalle palpebre. Ma posso dirvi che
quella enorme battaglia, che termina con due parole pronunciate da Cap, mi ha
regalato l’unica cosa che mi era mancata nel 2012 in “The Avengers”, allora non
lo sapevo e un po’ (poco) me ne lamentavo, ma non eravamo pronti, ora undici
anni dopo quel «Avengers uniti» me lo sono proprio goduto, anche se credo di
avere perso dai tre ai cinque battiti cardiaci (storia vera).

“Endgame” è un film che può essere sminuzzato scena per
scena con la volontà di criticarlo, oppure di esaltarlo a seconda dei punti di
vista, ma di sicuro questo viaggio non poteva terminare senza chiudere il cerchio
attorno a Tony Stark. Ho usato tante volate la parola “cuore” per commentare
questo film e questo dice già molto, ma la chiusura del cerchio perfetta sta in «Io sono Iron Man» con cui tutto è iniziato ed è anche giusto che si concluda.

“No ragazzo, io sono Iron Man, tu al massimo puoi essere Cassidy”

Possiamo criticare tante cose alla Marvel, accusandola di mosse
troppo calcolate, ma resta innegabile che in undici anni e ventidue film, abbia
alzato l’asticella qualitativa, imponendo uno nuovo standard su come gestire i
film d’intrattenimento e i seguiti al cinema. Perché tutto possiamo criticare
alla Marvel, ma non che non abbia rispetto e amore per i propri personaggi,
pensate a roba come Alien Covenant, Die Hard 4, oppure Terminator Genisys e
ditemi che non vorreste questo tipo di passione di fondo e di rispetto per i personaggi, applicata
sempre.

A qualcuno di voi “Endgame” non è piaciuto, forse lo odierà
per sempre, altri, invece, (come me) lo hanno amato a 3000, c’è chi sempre
affidandosi agli anglicismi, parlerà di “Fan service”, altri ancora lamenteranno
che quello non è Hulk! Quello non è Thor! Sventolando il numero del fumetto giusto
come prova. Sapete cosa ne penso io? Ho sguazzato nei commenti sui Social-Così,
anche i più incazzati, nuotando a dorso, a rana, ma sempre con un sorriso da
tempia a tempia sulla faccia non alla Stan Lee, però quasi, per una semplice
ragione: abbiamo vinto.
Non è importante se andavate al campetto con i fumetti della
Marvel sotto il braccio assieme al pallone, oppure se avete imparato ad
apprezzare il percorso di questi personaggi – spesso diverso da quello del
fumetto, ed aggiungo anche per fortuna! – sul grande schermo. Io mi guardo attorno e vedo persone
che discutono sul regno quantico, che si salutano incrociando le braccia al
grido di “Wakanda per sempre”, che dicono frasi come: «Thor brandisce la sua
ascia Stormbreaker» e vorrei infilarmi la tuta, attraversare il portale quantico,
arrivare su un campetto di Terra-206 e dare un Bro-fist a quel ragazzo
occhialuto che già giocava nella squadra giusta, no, non quella di basket.

Un enorme Bro-fist quantico!

A ben pensarci 3000, potrebbe essere la somma dei minuti totali di tutti i
ventidue film dell’MCU, di cui “Endgame” sono la degna conclusione,
quindi sì, l’ho amato a 3000. Davanti ad un nuovo standard dell’intrattenimento
fatto con così tanto… Cuore, il temperamatite di Adamantio potreste anche
lasciarlo a casa, ma se proprio il vostro cinismo deve essere ineluttabile, beh allora io vi rispondo dicendo: «Io sono
Marvel».

SNAP!
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