
Non so voi, ma io ne ho un po’ le palle piene di tutti quegli Horror che non fanno paura nemmeno per sbaglio, che utilizzano un po’ sempre gli stessi stratagemmi e soluzione viste 14872 volte in altrettanti film, farcite di MACCOSA e prodotte in serie uno uguale all’altro.
Bene, “The Babadook” da questo punto di vista è una ventata di aria fresca, terrificante, nera, oscura, e che durante (E dopo) la visione, ti f guardare il buio con poca serenità, ma comunque ben venga.
Un ora e mezza secca di durata, senza sprecare un secondo del minutaggio in passaggi inutili, una trama semplice e se vogliamo anche già vista si, ma con personaggi realistici, e soprattutto, con cui è praticamente impossibile familiarizzare, tanto risultano sgradevoli, e proprio per questo, ancora più veri.
Questo film Australiano, è talmente poco convenzionale, che dell’Australia, non ci sono tracce, se non fosse che la protagonista ha un auto con la guida a destra, non me ne sarei nemmeno accorto, sicuramente non grazie ai colori, dimenticatevi i toni caldi dell’outback Australiano da cartolina, qui è tutto plumbeo, grigio, se vi va bene grigio ferro, e pian piano sempre più nero, come il mantello del Babadook… Se agli occhi della comunità sono due persone non gradite, in compenso le cose tra loro…vanno malissimo (GULP!)

Amelia non ha superato la perdita, non riesce a non considerare il figlio come il colpevole per la morte del marito, quindi si tiene a distanza da lui, il bambino, consuma il suo DVD sui trucchi di magia, ed ogni volta escogita metodi, macchinari e trucchetti sempre più complessi e irresponsabili per attirare la sua attenzione, il risultato è l’esatto inverso, più lui cerca attenzioni, più la madre lo odia.
Jennifer Kent è riuscita a scrivere un personaggio femminile, credibile, nelle realtà esistono donne che non accettano la loro maternità, o la vivono male, ma raramente al cinema questo tipo di personaggi trovano spazi, se non in personaggi di contorno bidimensionali e di solito negativi.
La Kent si emancipa dai bianchi e neri che troppo spesso caratterizzano i personaggi nei film Horror (e non solo) muovendosi agilmente in tutte quelle sfumature di grigio plumbeo, non fa nulla…ma proprio nulla, zero, nisba, zip, per cercare di edulcorare il personaggio di Amelia, porta alla luce tutti i tratti più disturbanti del personaggio, ma riesce comunque a farci capire perfettamente il suo punto di vista, la sua frustrazione…e ditevi che non è più che comprensibile viste le condizioni.

Con premesse così rosee, a questo punto, entra in scena l’elemento Horror, il Babadook che aleggia come una cappa di negatività su madre e figlio, il tempo si scandisce tra notti insonni e minacciate da qualcosa che si muove nel buio, e giornate stanche, rese pesanti dalla mancanza di sonno, “The Babadook” è uno di quei film, che mentre lo stai guardando (e dopo) con la cosa dell’occhio ti sembra sempre di vedere qualcosa che si muove nel buio, questo è il tipo di paura che suscita questo film, se piace il genere, buttatevi, se preferite lo Splatter e i “Jump Scare” allora astenersi, quando un film riesce a tenerti sul filo, soltanto con una giacca (Nera) e un cappello a cilindro (Nero) appesi su un appendi abiti, vuol dire che hai vinto tutto.
Di fatto la trama di “The Babadook” è molto semplice, come detto già anche vista, ma grazie ad una regia ben fatta, che sa sempre dove piazzare la camera, la Kent tira fuori un film che risulta essere una rilettura originale, di una storia arci nota, ad esempio, anche gli spezzoni di programmi televisivi, inseriti del film, che fanno compagnia alla protagonista duranti le sue lunghe notti insonni, sono funzionali al racconto della storia, film di Mèlies o de “I tre volti della Paura” di Mario Bava, non sono solo citazioni colte, hanno il loro senso nella storia, si può fare, fare l’occhiolino alla spettatore cinefilo anche senza risultare fastidiosi.

In soldoni, “The Babadook” è una trama semplice, applicata al concetto che tutti quanti amiamo, ovvero il concetto di…METAFORONE! Non voglio dire altro sulla trama, però quando parlo di Meataforone, parlo proprio di film come questo, e non sempre il metaforone viene per nuocere, anzi, quando hai la mano ferma e sai il fatto tuoi, puoi anche farci sopra tutto un film, la Kent fa sicuramente parte di questa cerchia di registi.
Menzione speciale a Essie Davis, bella come potrebbe esserlo una signora qualunque, in coda all’Esselunga, bravissima a mostrarsi fragile e traumatizzata, o a trasformarsi in una bestia feroce, riesce ad essere un personaggio sgradevolissimo, terrorizzante o terrorizzata, a seconda di quello che la trama richiede, non l’avevo mai visto in altri film, ma devo dire che è stata una vera scoperta.
Un po’ come la Kent, o questo film, che ho iniziato a vedere così, perché mi piaceva il titolo (Anche se ci ho messo una settimana per imparare a pronunciarlo correttamente) ma senza sapere niente, potrebbe essere una delle sorprese dell’anno. Ba….Ba….DOCK! DOCK! DOCK! (Paura eh??)
Sepolto in precedenza martedì 13 gennaio 2015


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