
C’è una regola non scritta quando si parla di fumetti di Garth Ennis: se pensate di sapere cosa aspettarvi, probabilmente vi sbagliate, se invece pensate di non sapere cosa aspettarvi… probabilmente avete ragione. Con questo volume, pubblicato in Italia da SaldaPress, Garth Ennis torna a collaborare con Jacen Burrows per una storia che, sulla carta, sembra una semplice parodia sword & sorcery, ma che in realtà è molto più vicina a una satira sociale con la bava alla bocca.
La protagonista è Babs, una ladra barbarica con più muscoli e bocce (per sua stessa ammissione) che buon senso, accompagnata da Barry, una spada magica che ha l’intelligenza e l’utilità pratica di un tostapane rotto, solo molto più sboccacciato. Insieme attraversano un mondo fantasy classico — maghi, draghi, demoni, cavalieri, villaggi da saccheggiare — con un unico obiettivo, quello di rubare qualunque cosa non sia inchiodata al pavimento. Il problema è che Babs possiede un talento speciale, trasformare ogni situazione già complicata in un disastro catastrofico. Fin qui sembrerebbe la classica commedia fantasy sopra le righe, ma siamo pur sempre dentro la mente di Ennis, quindi è solo questione di tempo prima che tutto diventi ancora più folle.

La prima cosa che colpisce leggendo il fumetto è quanto l’autore si diverta a demolire i cliché del genere, perché qui il fantasy esiste davvero, ma è come se qualcuno ci avesse versato sopra una tanica di acido corrosivo. Non è semplicemente una parodia alla Conan fatta per strappare qualche risata, è un’operazione più cattiva, anche un po’ più politica. I cavalieri “troppo bianchi” che arrivano a civilizzare i villaggi non sono soltanto una gag, sono una frecciata neanche troppo sottile contro colonialismo, moralismo religioso e ipocrisia sociale. Ennis prende il fantasy eroico, quello fatto di valori nobili, missioni sacre e guerrieri puri, e lo smonta pezzo per pezzo, mostrando quanto possa diventare grottesco se guardato da una prospettiva diversa. Il bello è che lo fa senza mai perdere il ritmo da avventura fracassona, con combattimenti, inseguimenti, creature assurde e situazioni sempre più fuori controllo danno alla narrazione una velocità costante, e degli elfi “metrosexual” che fino a questo momento, sembravano appannaggio del solo Leo Ortolani.
Chi conosce l’autore sa già cosa aspettarsi sul piano dell’umorismo, perché battute scorrette, violenza esagerata e dialoghi volutamente volgari sono parte del suo marchio di fabbrica. In questo caso, però, c’è una differenza importante rispetto ad altre opere più estreme, il tono è più leggero, evidentemente l’editore originale, la Ahoy comics, ha permesse a Ennis tutto, ma non proprio tutto tutto, quindi come suo solito, lo scrittore nord-irlandese ha trovato il modo di girare attorno al visto censura.

Infatti l’obbiettivo di “Babs” non è solo provocare e far ridere, quello ci riesce benissimo, con la sua lama la barbara di Ennis colpisce con precisione chirurgica le assurdità della società contemporanea utilizzando la scusa del fantasy medievale, in sostanza, si percepisce chiaramente che Ennis si sta divertendo, e quando Ennis si diverte il lettore di solito lo segue volentieri, io di sicuro per lo meno.
Babs con il suo bikini-corazzato è una Red Sonja mora, che nella prima storia in un’osteria dove si è fermata (ovviamente a bere) viene additata da un branco di sfigati come una brutta copia femminile del loro eroe, una che ha anche il brutto vizio di andare in giro con guerriere, sempre donne ma per di più, anche di colore. Ricorda nulla tutto questo? Ve lo dico io, una giornata qualunque su “Infernet” appena viene rilasciato questo trailer, fumetto o nuova serie tv. Dove sta lo spasso? La banda di sfigatoni, evidentemente nerd, sono rappresentanti come dei Troll, non serve aggiungere altro, se non che io a Ennis gli voglio proprio bene!

Dal punto di vista visivo, Jacen Burrows fa esattamente quello che sa fare meglio, chiarezza narrativa, anatomie solide, regia pulita e una capacità notevole di rendere credibile anche la situazione più assurda. Il suo stile realistico crea un contrasto perfetto con il tono grottesco della storia, perché più i personaggi sembrano “seri”, più le situazioni risultano comiche, anche perché ormai Burrows è pretoriano di lungo corso dei fumetti di Ennis, i due si trovano alla perfezione, incredibile come poi, lo stesso disegnatore possa domare i due registri delle trame del vecchio Garth, sia quelle più realistiche, che quella folli come in questo caso.
Uno degli elementi più riusciti del fumetto è il rapporto tra Babs e la spada Barry, che rappresenta il cuore comico della storia, una sorta di strana coppia in cui la spada, di solito eroico simbolo dell’eroe (trama che Ennis conosce bene) qui risulta tutto tranne che saggia, perché la lama non fa che insultare e lamentarsi per tutto il tempo.

Questo crea una dinamica da buddy comedy che ricorda certe coppie comiche cinematografiche, dove il caos nasce proprio dall’incompatibilità tra i due protagonisti. Babs è impulsiva, violenta e poco riflessiva, Barry è teoricamente più razionale, ma nella pratica non serve a nulla, il risultato è una spirale di errori che alimenta continuamente la trama, ai due protagonisti va bene che attorno a loro, questo mondo fantasy sia popolato di idioti ancora più grossi.
Il risultato è chiaro, chi non sopporta l’umorismo nero, la violenza sopra le righe o il linguaggio esplicito astenersi, così come chi è alla ricerca di un fantasy epico tradizionale, perché qui l’epica viene sistematicamente sabotata. Ma chi apprezza la satira dissacrante e le storie che non hanno paura di essere scorrette, sapete cosa fare.
“Babs” è una lettura consigliata soprattutto a chi ama l’autore e il suo modo di raccontare il mondo attraverso l’esagerazione, non rivoluziona il genere, ma lo prende a calci con entusiasmo contagioso. Posso dirlo? Non chiedo di meglio! Anzi, chiedo solo che SaldaPress pubblichi il prima possibile anche il prossimo volume, visto che Ennis e Burrows stanno pubblicando negli Stati Uniti il nuovo ciclo di storie, quindi Babs tornerà ma questa, è un’altra storia (cit.)


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