Home » Recensioni » Bad Boys II (2003): uguale al primo ma di più (molto di più!)

Bad Boys II (2003): uguale al primo ma di più (molto di più!)

In attesa del nuovo capitolo in arrivo a breve su queste Bare, continuo il mio ripasso e oggi faccio come Danny Butterman, siccome Point Break lo abbiamo già visto, passiamo subito a “Bad Boys 2”.

Ad Hollywood non hanno capito una cosa secondo me: se un film fa successo non bisogna correre a sfornare un seguito da mandare in sala il prima possibile. In un mondo ideale bisognerebbe lasciare il giusto tempo a tutti per lavorare perché tanto se il primo capitolo è stato un successo, un po’ di sana attesa non può che fare bene. Ad esempio, gli otto anni intercorsi tra il primo e il secondo “Bad Boys” sono tempo ben speso.

Sì, perché Bad Boys è stato il film d’esordio di Michael Bay, ma anche il primo grosso successo al botteghino di Will Smith, due signori che negli anni ’90 sono stati piuttosto impegnati. Michele ha prima firmato un classi(d)o come The Rock, poi ha spaccato tutto (letteralmente!) con “Armageddon” (1998) e “Pearl Harbor” (2001), mandando a segno due successi commerciali (il primo più del secondo) prima di decidersi che era di nuovo il momento di rimettere le mani su “Bad Boys” per alzare ancora un po’ l’asticella del casino sul grande schermo.

«Uhmm, bella questa bisarca piena di auto. Mi è venuta un’idea»

Will Smith, invece, si è preso gli anni ’90 partecipando a tutti i titoli per cui ancora oggi campa di rendita: Independence Day, “Men in Black”, Nemico pubblico, prima della tranvata in faccia di “Wild Wild West” (1999), ma anche della sua ottima prova in “Alì” (2001) da cui si è portato dietro i muscoli che Mike Lowrey sfoggia in questo film.

Martin Lawrence, invece… Martin Lawrence… Beh, è diventato un po’ più paffutello e ha recitato in classici immortali come “Da ladro a poliziotto” (1999)… Ehm, no. Ah, ok ci sono! “Big Mama” (2000). No, proprio no. Ah sì, il bellissimo e spassosissimo “Black Knight” (2001). Ma qualche film decente lo ha fatto Martin Lawrence?

Martin Lawrence mentre ripensa alla sua filmografia e
pondera se fare un nuovo “Bad Boys”
(le decisioni difficili della
vita)

“Bad Boys 2” è l’applicazione parola per parola di quella che io chiamo la regola aurea dei seguiti: “Uguale al primo, ma di più!”. Solo che in questo caso il “di più” è garantito da Michael Bay assorto a semidio delle inquadrature frenetiche, gran visir della esplosioni grosse e supremo padrone degli elicotteri in volo davanti ai tramonti. Quindi, dai 23 milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti del costo del primo film, qui si passa a 130 fogli della stessa filigrana, con cui Bay non solo può esagerare quanto gli pare e piace, ma può anche permettersi di avere tutti, oltre agli sceneggiatori Jerry Stahl e Ron Shelton (che in quanto specialista di film a tema sportivo, mette la firma con la presenza di Dan Marino, storico quarterback dei Miami Dolphins) ai quali aggiungete alcuni consulenti chiamati per aggiustare qualche passaggio, persone come Judd Apatow, Seth Rogen e Evan Goldberg. Gli ultimi due, in particolare, spiegano le numerose battute e battutacce strapiene di doppi sensi.

«Ehi tu sei Dan Marino, ti ho visto in Ace Ventura!»

I detective di Miami Mike Lowrey (Will Smith) e Marcus Burnett (Martin Lawrence) sono ancora impegnati a combattere lo spaccio di droga con i loro metodi caciaroni, ma efficaci, per la gioia del loro capo (un sempre più stressato e urlante Joe Pantoliano) a cui in italiano abbiamo deciso di cambiare il doppiatore, nel frattempo diventato quello ufficiale di Will Smith, perché se Mike e Marcus sono bravi a far casino, restano comunque dei dilettanti rispetto a noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa.

Il traffico da sventare questa volta è (come da regola aurea dei seguiti) ancora più grosso: una gigantesca partita da Ecstasy che arriva direttamente dall’Olanda via mare ed entra a Miami attraverso un collaudato sistema di casse da morto farcite di pasticche.

La Bara Volante Drogante

A capo della baracca un cubano da barzelletta, con figlia adorata e rotondetta e strambe manie di grandezza in stile Gesù di nome Johnny Tapia, ben interpretato da un Jordi Mollà sopra le righe quanto basta. Aggiungo solo che la frase in cui minaccia al telefono di segare via la testa al russo è stata voluta da Bay, per strizzare l’occhio ad una frase quasi identica presente in una delle tante intercettazioni telefoniche di John Gotti (storia vera).

Se nel primo film Téa Leoni garantiva la quota minima necessaria di gambe lunghe peperoncino nella vicenda, sempre per applicazione della regola aurea dei seguiti, qui abbiamo Sydney “Syd” Burnett (la guardabile Gabrielle Union), sorellina di Marcus e nuova ragazza di Mike, il tutto in gran segreto rispetto al gelosissimo fratellone, ovviamente. Ma di ancora più segreto è il ruolo di Syd, infiltrata sotto copertura nell’organizzazione di Tapia, dove copre il compito di ripulire il suo denaro sporco, cercando di scoprire dall’interno il percorso della droga, un modo buono per rendere il personaggio di Gabrielle Union leggermente meno passivo rispetto alla trama. Ho detto leggermente, perché tanto finirà comunque a fare la parte della damigella in pericolo. Non giriamoci tanto attorno: il film si chiama “Bad Boys” è una grossa fantasia adolescenziale caciarona, il tipo di trama che a Michael Bay viene benissimo.

Questa invece, è l’idea di divertimento di Michele Baia.

Sì, perché Michele qui porta l’asticella ad un livello più alto, su tutti i fronti: più casino, più esplosioni, più battute e battutacce sceme (alcune anche molto divertenti nel loro essere comunque di grana grossa), ma soprattutto molta più azione. Così tanta da rendere “Bad Boys 2” un seguito ben superiore al primo capitolo, ma anche un punto di riferimento, almeno nel campo dei film d’azione americani dei primi anni 2000. Quella porzione di titoli ad altissimo budget che oggi identifichiamo nei vari seguiti di Fast and Furious, ma nel 2003 Toretto e famiglia stavano ancora tirando sgommate nei piazzali in cerca della loro strada, quel ragazzaccio di Michael Bay, invece, aveva già indicato loro la via da seguire.

«Pericolo: possibili auto in caduta libera lungo il percorso. Procedete con cautela»

“Bad Boys 2” inizia fortissimo, si prende del tempo per aggiornarci sulla vita dei personaggi e per fare qualche battutaccia, poi manda a segno una scena d’azione clamorosa, riprende fiato con qualche altra battutaccia e si ributta nella mischia per scene d’azione ancora più lunghe, complicate e spettacolari. Penso che sia chiaro come il sole che la parte d’azione della storia è quella che interessa più a Michael Bay, il resto sono gag più o meno riuscite recitate da due che di base sono, comunque, attori comici che fanno quello che riesce loro meglio, ma per certi versi “Bad Boys 2” sta alla filmografia di Bay come Beverly Hills Cop 2 a quella di Tony Scott, con la differenza che Michael Bay avrà pure imparato alcuni dei segreti di regia, montaggio e post-produzione dallo Scott giusto, ma non avrà mai la sua classe e la sua testa sulle spalle, la sensazione è sempre quella che molte delle scene comiche (francamente imbarazzanti) del film, a Michael Bay facciano ridere un sacco, ma ormai lo so che io e Michele non avremo mai lo stesso tipo di umorismo, più che altro andiamo d’accordo quando si parla di esplosioni, argomento su cui siamo grandi amici.

Movimenti di macchina da presa timidi e morigerati.

Per ogni trovata comica da far cadere… Diciamo le braccia, via (la scena dei topi, eh vabbè), ci sono passaggi anche divertenti nel loro essere non proprio raffinati, l’appassionato di umorismo nero in me trova sempre spassosa la scena vagamente horror dell’obitorio, con il cadavere della “sventola” e le calotte craniche che si staccano nemmeno fossimo in un film Abbott & Costello (da noi meglio noti come Gianni e Pinotto) decisamente più sboccato. A proposito di momenti imbarazzanti, ma spassosi, la ferita riportata da Marcus è l’occasione per scherzare sul famigerato sottotesto omosessuale che nei film d’azione aleggia sempre, quello che ogni tanto qualcuno che non conosce il genere si diverte a far notare come se avesse fatto la scoperta del secolo. Ecco, qui si scherza sul concetto di “compagno” con la scena del negozio di elettronica e le videocamere che mandano in onda l’ambiguo, ma divertentissimo dialogo tra Mike e Marcus.

Quando il “Broomance” scappa leggerissimamente di mano.

Una menzione speciale la merita anche la scenetta di gelosia paterna con il fidanzatino della figlia di Marcus, il mitico Reggie, a mani basse il momento più divertente di tutta la filmografia di Martin Lawrence e lo dico io che con i suoi film non riesco a ridere nemmeno se da quello dipendesse la mia vita.

Il film è popolato da parecchie facce note, Peter Stormare che fa il russo matto è sempre uno spettacolo, così come il capo della squadra d’assalto con il grugno di Henry Rollins, uno che mi piace sempre vedere nei film. Ma due parole vanno spese anche su John Salley, visto che nel primo capitolo non l’ho fatto, recupero subito qui. John Salley, detto “Spider” per la sua fobia per gli aracnidi, qui torna a coprire il ruolo dello smanettone informatico con gli occhiali a culo di bottiglia,  quando in cambio dei suoi servigi chiede dei biglietti per la partita tra i Miami Heat e i Los Angeles Lakers della NBA parla di qualcosa di conosce, visto che Salley ha giocato in entrambe le squadre, anzi, a dirla proprio tutta, John è uno dei pochissimi giocatori della NBA ad aver vinto l’anello con ben quattro squadre diverse, oltre ai Lakers anche i Bulls di Michael Jordan, ma soprattutto due campionati vinti con i Detroit Pistons, una squadra mitica e famigerata con un gioco talmente duro da guadagnarsi sul campo il soprannome di… Bad Boys (storia vera). Quindi, voi magari nel film lo vedete fare lo scemone al computer, ma sappiate che lui era un Bad Boys quando Lawrence e Smith andavano ancora alle scuole medie!

I Bad Boys originali (Sally è quello a sinistra con il 22)

Ma è inutile girarci attorno, le facce note e alcune battutacce saranno anche uno spasso, ma il motivo per cui “Bad Boys 2” resta memorabile è il modo in cui Michael Bay trasforma le scene d’azione in qualcosa di assolutamente sensazionale. S’inizia con la lunga carrellata che sembra partire in Olanda, per arrivare a Miami, poi dritta tra le fila di quei simpaticoni del Ku Klux Klan, tra i quali (complici i cappucci) si sono infiltrati anche i nostri due protagonisti (ben prima di “BlacKkKlansman” di Spike Lee) e possiamo trovare anche uno dei miei preferiti, Michael Shannon che con quel suo sguardo da matto è perfetto per il “redneck” di cui la trama ha bisogno.

La lunga gavetta di Michael Shannon riassunta.

Se l’inizio con Will Smith che salta sparando (il più delle volte a rallentatore) non dovesse bastarvi, sappiate che attorno alla prima mezz’ora di film, arriva un inseguimento in automobile (robetta, una Ferrari) talmente grosso che per qualunque altro film sarebbe la scena madre, ma per “Bad Boys 2” è solo il generico inseguimento del primo tempo. L’impressione è quella che Bay con questo film abbia voluto rendere omaggio ad alcuni dei grandi classici del cinema d’azione, se i salti di Smith strizzano un po’ l’occhio a John Woo, le auto lanciate giù dalla bisarca in corsa sembrano al versione Bay della scena molto simile di “La recluta” (1990) con Clint Eastwood e Charlie Sheen.

«Mai sparato con due pistole mentre saltava?» (Cit.)

La scena finale, invece, quella che inizia con l’irruzione armata a Cuba (la crisi dei missile su Cuba è iniziata per molto meno di così!) e finisce con l’Hummer giallo lanciato a tutta velocità contro le case della baraccopoli sembra Michael Bay che conferma il fatto che “Police Story” (1985) abbia influenzato enormemente il cinema d’azione occidentale.

Con un saluto e un ringraziamento al grande Jackie Chan.

Cosa volete da una scena che inizia con l’ormai leggendaria inquadratura a girare attorno a protagonista, quella che per Michele Baia è un marchio di fabbrica e la frase tosta «adesso è una cosa seria» talmente mitica che, ovviamente, Hot Fuzz non ha fatto altro che riprenderla identica e che dopo esplosioni, colpi di Bazooka, irruzioni, macchine radiocomandate esplosive e macchine da presa montate in ogni angolo (anche sul cofano delle auto in corsa, storia vera) termina con una sparatoria finale… In un campo minato! Sul serio, non si può chiedere nulla di più grosso di così, perché quando Bay mostra i muscoli, di solito porta l’azione (e la caciara) ad un altro livello.

Con “Bad Boys 2” lo ha fatto di sicuro, infatti il film ancora oggi è uno dei più esplosivi (in tutti i sensi!) casi di film con strambi sbirri su cui vi possa capitare di appoggiare lo sguardo, vedremo se il terzo capitolo riuscirà ad essere all’altezza, permettetemi di dubitare.

Tipo il video di Madonna di “Like A Prayer” ma con molte più pistole automatiche.

Bad boys, bad boys
Whatcha gonna do, whatcha gonna do
When they come for you!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Street Fighter – Sfida finale (1994): Good Morning, Shadaloo!

    1994, ho dieci anni o giù di lì, arrivo dalle mie belle ore passate a giocare a “Street Fighter II”, il picchiaduro che ha segnato una generazione, forse una generazione [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing