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Bad Chili di Joe R. Lansdale: Grosso Guaio a LaBorde Park

Potremmo
tranquillamente fare quelli che storcono il naso e si lamentano, perché “Bad
Chili” potrebbe risultare un po’ meno riuscito rispetto ai precedenti romanzi
di Hap e Leonard, ma la sensazione, secondo me, deriva soprattutto dal confronto
diretto con il precedente Mucho Mojo.
In ogni caso, è come lamentarsi se qualcosa è solo
Iper-mega-super-fottutamente-bella e non
Iper-mega-super-fottutamente-bella-da-sangue-da-naso-e-coro-da-stadio. Non so
se ho reso l’idea.

“Bad Chili” ha
un inizio micidiale: uno scoiattolo idrofobo aggredisce Hap e si tratta solo del
primo capitolo del libro, solo per la battuta di Leonard, pronunciata dopo aver
ucciso l’esagitato (e pericolosissimo animale), da sola vale la pena leggere il
romanzo, ma anche tutta la bibliografia di Joe R. Lansdale
La degenza
forzata di Hap in ospedale, dovuta alla sua pessima assicurazione medica, lo
tiene lontano dall’amico Leonard, ma gli dà modo di fare conoscenza con la rossa
Brett e non iniziamo a fare battute sull’infermiera sexy, ok? Un po’ di
contegno, dai!
Nel giro di
poco, i guai troveranno la nostra fantastica coppia di amici, perché i guai
seguono Hap e Leonard come le paperelle seguono mamma papera per attraversare
la strada. L’ex fidanzato di Leonard, Raul, scappa con Cazzo-di-cavallo McNee
(è anche da cose come questa, che capisci di stare leggendo un romanzo di
Lansdale), Leonard si mette sulle sue piste, prima ha un diverbio (chiamiamolo
così) con la banda di motociclisti di McNee, in particolare con l’insegna del loro bar, e poi scompare
senza lasciare traccia.



Mai l’espressione “Midnight cowboy” fù più adatta.
Quando
Cazzo-di-cavallo e Raul vengono ritrovati morti, l’immagine pubblica di Leonard
ne esce piuttosto inflazionata, come potete facilmente intuire, la degenza
dell’amico Hap in ospedale non è destinata a durare molto.

Joe R.
Lansdale tira su una storia che parte subito fortissimo, tra lo scoiattolo e la
scomparsa di Raul e di Leonard, il ritmo è serrato, dopodiché la trama si
complica ulteriormente, quando spuntano alcuni video snuff dal contenuto per
stomaci molto forti. Big Joe si gioca alla grande le sue carte, introducendo un
po’ alla volta i variopinti personaggio che popolano il racconto, come le enormi
impronte da Bigfoot (come le definisce Hap) che servono a far capire che il
cattivo questa volta è grande e grosso, l’ex wrestler Big Man Mountain, il
tutto, mentre una vistosa Chevy gialla continua a pedinare la coppia di
protagonisti.
L’apice
emotivo del romanzo è sicuramente il rapimento di Hap e la sua terrificante
tortura (Gulp!), anche alla terza lettura del romanzo, sono rimasto incollato
alle pagine e, per inciso, questo “chili” me lo sono pappato nuovamente con
gran gusto, se non ricordo male, alla prima lettura ho terminato il romanzo in
un solo giorno, giusto per dirvi quanto la trama risulti appassionante e la
prosa di Lansdale ipnotica.
Bisogna anche
dire che Big Joe, risolve la situazione, salvando Hap grazie ad un Deus ex
Machina grosso quanto un texano con uno Stetson in testa, che quando non fa il
detective, alleva maiali nel suo ranch, sì, sto proprio parlando del mitico Jim
Bob Luke!



Il copertinista deve aver esagerato con i peperoncini.
Jim Bob Luke
meriterebbe un libro, o una serie di libri spin-off dedicati a lui, Lansdale
continua ad usarlo, invece, come comprimario cinque stelle extra-lusso, comparirà
ancora per aiutare Hap e Leonard negli altri romanzi della loro serie e aveva
più o meno fatto lo stessa cosa con il protagonista di “Freddo a Luglio”
(libro, ma anche nell’ottimo film omonimo.
Il personaggio è fighissimo, per certi versi è come Hap e Leonard, solo che lui
è un professionista, loro, invece… Beh ,diciamo che si arrangiano!

Dopo aver
sfornato la perfetta Brett, donna dei sogni di… Qualunque uomo diciamocelo, Lansdale
popola il libro di assurdi personaggi, basta pensare al barbiere dall’accento
da cartone animato, Pierre, o King Arthur, l’arrivo del re del
Chili porta con sè un minimo di rallentamento della trama, soprattutto nella
parte centrale del libro, per dare il tempo ai protagonisti, di capire in che
razza di casino si sono infilati, ma inevitabilmente il libro stagna un po’.
Il motivo per
cui “Bad Chili” viene considerato meno riuscito dei suoi predecessori, secondo
me, è riassunto tutto qui: Hap, Leonard e Brett si mettono sulla difensiva, con
l’aiuto anche di Leon e Clinton e fanno un po’ di melina a centro campo, ma
per quanto mi riguarda le critiche al romanzo terminano qui. In “Bad Chili”
come in Mucho Mojo, tutti gli
elementi funzionano alla grande, anche personaggi secondari come Ella e suo
marito Kevin, hanno modo di influenzare pesantemente l’andamento della storia, questa,
secondo me, è la forza di questo romanzo. Lansdale riesce a descrivere eventi
che semplicemente, beh accadono. Come spesso succede nella vita reale, gli Americani direbbero “Shit Happens” e tante volte non si può fare molto per
raddrizzare le cose.

“…Poi mettete un pizzico di cannella e tanto peperoncino, e continuate a girare”.
Il finale
va in crescendo e di tutti i romanzi di Lansdale, questo è quello che più mi
ha ricordato (anche per via dei grotteschi personaggi che lo popolano) “Preacher”
di Garth Ennis e non credo che sia un caso se proprio Lansdale ha curato la prefazione del primo volume di
ristampe del fumetto.
Quando la
faccenda si risolve, Lansdale pare parlare per bocca di uno dei suoi
personaggi, Big Man Mountain ricompare blaterando di “completezza” in effetti
“Bad Chili” potrebbe terminare un capitolo prima senza nessun problema, ma bisogna
dire che molte delle cose migliori del romanzo accadono proprio in queste
ultime pagine.
Big Joe ci
fornisce la “completezza” di cui sopra utilizzando un altro Deus ex machina,
introdotto alcuni capitoli prima (non dirò nulla, ma si tratta di un topoi classico
e ricorrente nella letteratura dello scrittore Texano), per certi versi Lansdale
riesce anche a rendere “Bad Chili” un romanzo circolare, che inizia con Hap
aggredito da un animale idrofobo e si conclude con Hap aggredito da un altro
animale idrofobo… Solo molto più grosso!

Questo
piattone di “Chili cattivo” mi piace da morire, perché riesce ad essere un’indagine capace di fare immergere il lettore nel sordito mondo degli Snuff
movies e, ancora di più, nelle sordidezze dell’animo umano, il tutto condito
con il peperoncino piccante dei soliti dialoghi sboccati e scritti come si fa
in paradiso. C’è poco da fare, tutti i romanzi di Joe R. Lansdale vanno a
tavoletta, ma quando i protagonisti sono Hap e Leonard, vanno a tavoletta,
senza cinture, con il parabrezza sfondato, mentre gli inseguitori ti sparano
addosso da un Chevy e uno scoiattolo idrofobo cerca di morderti, se non volete
fare un giro su folle giostra come questa, posso capirvi, però non sapete cosa
vi perdete.
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