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Balle Spaziali (1987): Che lo Sforzo sia con voi!

Ultimamente
essere un appassionato di Star Wars
vuole dire ritrovarsi, volenti o nolenti, a partecipare ad una gara a chi
piscia più lontano. In giro sono tutti molto impegnati a sfoggiare la loro
“Fede” nella sacra saga creata da George Lucas.

Ogni tanto, però,
perdiamo di vista il fatto che al mondo esiste anche qualcuno che campa
benissimo senza aver mai sentito parlare di Jedi… Fermi! Prima di mettere mano
ai vostri forconi laser lasciatemi finire la frase!

Quando mi capita
di conoscere qualcuno di questi miscreden… Ehm, infedel… No, volevo dire questo
poveri villic… Oh, insomma! Questi qui che rispondono «Non ho mai visto Star
Wars» io ormai rispondo sempre con la stessa identica frase, ovvero: “Dovresti
vedere Star Wars, anche solo per poterti vedere “Balle Spaziali” dopo”.
Sì, perché “Balle
Spaziali” è un capolavoro di comicità che tutti dovrebbero vedere e che in uno
strambo Paese a forma di scarpa usciva esattamente trent’anni fa, proprio in
questo giorno il 15 Gennaio, ovviamente ci siamo messi d’impegno per rendergli
omaggio!



Qui sotto trovate il resto del Blogtour dedicato a “Balle spaziali”:


30 anni di ALIENS racconta la celebre citazione aliena del film
IPMP presenta la locandina italiana dell’epoca
La Top Ten spaziale del Cumbrugliume!
La CineCivetta metta alla prova i vostri decimi.

Trent’anni ed è ancora un gran bel casco!

Nel 1987 il
leggendario Mel Brooks aveva già fatto tutto, tipo vincere un Oscar per la
miglior sceneggiatura di “The Producers” (da noi tradotto con il chilometrico
titolo di “Per favore, non toccate le vecchiette”), ma soprattutto aveva già
preso in giro tutti i generi cinematografici: il western con quello
stracapolavoro di “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” (1974), l’horror classico con
quel [INSERIRE-QUI-AGGETTIVO-SUPERLATIVO-A-VOSTRA-SCELTA] di “Frankenstein
Junior” (1974), i film muti con “L’ultima follia di Mel Brooks” (1976, altro
bel titoletto italiota) e anche i film di Alfred Hitchcock con “Alta tensione” (1977).

Il suo ultimo
film fino a quel momento era (ed anche qui, io con gli aggettivi ho chiuso) “La
pazza storia del mondo” (1981) che, se ricordate bene, conteneva un segmento
assolutamente pazzesco intitolato “Jews in Space”, non potete mancarlo, è
quello con le astronavi a forma di stella di David. Visto che LA SACRA TRILOGIA
era stata da poco completata da
George Lucas, il grande Mel deve aver pensato: “Ecco chi non ho ancora
spernacchiato per bene!”. Risultato: alla fine Mel Brooks gli Ebrei nello spazio
li ha spediti per davvero.



…Per di più ad una velocità smodata!

Potremmo anche
stare qui a dire che rispetto ai precedenti film di Mel Brooks, “Balle
Spaziali” è praticamente un film minore, non ricostruisce scena per scena il
film a cui s’ispira come fatto, ad esempio, in “Frankenstein Junior”, ma è
comunque un film così stracolmo di battute e momenti geniali da sovrapporsi
perfettamente all’opera di Lucas. Per anni Rutto, Yogurt, Lord Casco Nero e lo Sforzo
si sono affiancati ai personaggi originali fornendoci la parodia ufficiale, la
prima e più riuscita occasione per ridere dei personaggi che abbiamo amato così
visceralmente…



… Poi ci ha
pensato Lucas stesso a fare meglio con la PrequelTragedy, ma questa è un’altra storia.

“Quello che diavolo è?”, “Lo chiamano… Jar Jar Binks, è davvero orribile!”.

Ogni battuta e
trovata comica di “Balle Spaziali” ha raggiunto negli anni un livello di
celebrità pari quasi a quello della stessa saga di Star Wars, alcune battute
sono diventate modi di dire, dai su andiamo, quanti di voi al lavoro hanno
citato Rick Moranis dicendo «Lo sapevo, sono circondato da stronzi» su le mani,
non fate i timidi. Questo tipo di
comicità capace di arrivare a tutti, ma allo stesso tempo così intelligente per
me è un esempio, oltre che uno spasso, per questo “Spaceballs” è senza ombra di
dubbio un Classido!


La trama è una
versione molto semplificata del primo Guerre Stellari con l’aggiunta di qualche scena madre presa da L’Impero colpisce ancora, a lungo la
produzione del film è stata un progetto a basso costo anche se per la parte di
Stella Solitaria un incrocio tra Luke Skywalker e Han Solo, Brooks avrebbe
voluto qualcuno di un po’ più famoso tipo Tom Hanks oppure Tom Cruise, ma
siccome poi Tommaso Missile avrebbe avuto un grosso motivo per starmi
simpatico, ha pensato bene di evitare il progetto, la scelta ricadde, perciò
sull’ottimo Bill Pullman che, invece, simpatico mi è sempre stato.
Ma l’attore
chiave è proprio Rick Moranis, l’attore celebre in precedenza per “La piccola
bottega degli orrori” (1986) e Ghostbusters,
alla sua prima collaborazione con Mel Brooks si rivela subito pronto, molte
delle gag più riuscite (tipo Casco Nero che gioca con i pupazzetti dei
personaggi del film) sono state improvvisate sul set ed è stato lo stesso
Moranis a suggerire a Brooks: “Oh, senti Mel, io conosco uno che sarebbe
perfetto per la parte di Rutto, lo conosci John Candy?” (Storia vera).



“Balle Spaziali”
funziona perché riesce amorevolmente e prendere per il culo molti dei momenti
più epici della Sacra Trilogia, l’entrata in scena del minaccioso Dath Fenner
con il suo iconico respiro, diventa l’equivalente comico con il piccolo Rick
Moranis (non proprio un giocatore di Basket) con una micidiale frase ad effetto
(“Manca l’aria qui dentro!” cit.) che si fa gioco della sua celebre
controparte soprattutto grazie all’enorme casco volutamente fallico anche nel
nome Dark Helmet, in cui “Helmet” in Inglese vuol dire casco, ma fa riferimento
anche al pene circonciso, ricordate la storia di “Jews in Space”, no?

“Quindi Cassidy, non starai insinuando che sono una grande testa di casco vero?”.

Per essere uno
che è finito sul set con un calcio nel sedere ricevuto dall’amico Rick, John
Candy in un attimo rivaleggia con Chewbacca nella parte di Rutto (in originale
“Barf”) il canuomo, il miglior amico di se stesso, non so voi, ma se dovessi
scegliermi un co pilota dei sogni e il vecchio Chewie fosse occupato a girare l’ennesimo sequel si Star Wars, beh io
non avrei dubbio, io vorrei fare il salto a velocità luce (o velocità smodata,
fate voi) con Ruttolomeo!

“Cosa vuoi da me? Ma prenditi un gatto come fanno tutti!”.

Mel Brooks è
sempre stato abituato a girare film con budget spesso modesti, per certi versi
l’arte di arrangiarsi con costumi e trama aiuta molto l’atmosfera generale
della parodia, ma proprio con “Spaceballs” Brooks si è ritrovato
improvvisamente per le mani un budget considerevole e gli effetti speciali
della Industrial Light & Magic, per gentile concessione di chi? Forse
dell’aiuto più improbabile di sempre: quello di George Lucas.

Sì, perché Brooks,
forse conscio del docile caratterino da Hutt di Lucas, gli ha spedito la prima
bozza della sceneggiatura, il regista con i camicioni da boscaiolo ha adorato
così tanto la trama da decidere di supportare come possibile la produzione,
motivo per cui, in una delle ultime scene, se guardate bene il parcheggio delle
navi stellari vicino al ristorante in stile anni ’50 dove Stella Solitaria e
Rutto vanno a mangiare, in lontananza si vede anche il Millennium Falcon parcheggiato.



Il primo che avvista il Falcon vince il piatto del giorno!

Bei tempi quando
Lucas aveva ancora un senso dell’umorismo compatibile con quello del resto
della razza umana, oggi come oggi, la sua idea di scherzo è vendere i diritti
di Star Wars alla Disney e lasciarci tutti nella mani di GIEI GIEI Abrams… eh eh EH EH fottuto basar.. EH EH eh eh.

In cambio, però,
Lucas ha voluto il suo tripudio di sangue, anche perché, beh, il vecchio George
non si smentisce mai, eh? Essendo uno attaccato ai soldi come la colla alle
figurine panini, con una mano ha offerto aiuto per il film e con l’altra ha
vietato a Brooks di produrre qualunque tipo di merchandising legato a “Balle
Spaziali”, motivo per cui ancora oggi se volete un pupazzetto action
figure di Casco Nero, ve lo potete tranquillamente sognare, vuoi mica avere
competizione interna con i celebri pupazzi action figure delle Kenner,
vero?
Ma Brooks è uno
che prende la vita con spirito, mi piace pensare che tutte quelle riuscite
battute sul esagerato quantitativo di gadget su Spaceballs che c’è nel film
(“Spaceballs, il lanciafiamme, i bambino lo adoreranno!” cit.) sia stata la sua
satirica risposta all’avido Lucas.



Il giocattolo preferito di R.J. MacReady ed Ellen Ripley!

Sul serio, diventa
anche difficile scrivere qualcosa di sensato e originale su di un film che da
trent’anni è parte della cultura popolare, si corre il rischio di trasformare
il commento in un lungo elenco delle scene migliori o delle gag più memorabili
che poi, a ben guardare, si farebbe bene a trascrivere tutti i dialoghi del
film, perché “Spaceballs” fa ridere dai titoli di testa, farciti con trovate
come “Episodio XI” (ma quindi è da considerarsi parte del canone?), oppure la scritta
“Se riuscite a leggere questo non avete bisogno degli occhiali”, fino ai
titoli di coda, sulle note musicali di John Morris che si diverte a fare il
verso al suo omonimo John Williams.

Se volessimo fare
questo giochino, io vi suggerirei di fare attenzione ai dettagli più piccoli, a
tutte quelle scene che fanno DAVVERO Star Wars, ma che non sono così esplicite, ok l’astronave lunga, molto lunga,
lunghissimaaaaa, in apertura, ad esempio, è la perfetta parodia del fatto
che quasi tutti i film di Star Wars (passati e futuri) comincino con una nave
spaziale in orbita tra le stelle. Per non parlare dell’acconciatura di Carrie
Fisher che sulla testa della guardabile Daphne Zuniga diventano un paio di
cuffie… Genio!



Dalle mie parti si dice “Gaute da suta” ma il senso è lo stesso.

Ma la maestria
nel fare una parodia si nota proprio nei dettagli, come un grande imitatore Mel
Brooks coglie al volo quel piccolo tic che caratterizza l’oggetto della parodia
e sa come enfatizzarlo, ad esempio, sappiamo tutti che la prima volta che Leila
vede Luke dentro la divisa da soldato imperiale lo epiteta dicendo? Vi do
l’occasione per sfoggiare la vostra conoscenza della saga…. “Non sei un po’
basso per appartenere alle truppe d’assalto?”, ecco bravi.

Mel Brooks
ribalta la scena e mentre Rutto e Stella Solitaria a loro volta vestiti da
soldati di Spaceballs, corrono a salvare la principessa Vespa, la sentono
cantare un pezzo che ogni tanto mi canticchio pure io (tanto per dirvi di
quante volte ho visto questo film), il celebre gospel “Nobody knows the trouble
i’ve seen” con un tono di voce impossibile per una donna, il loro commento? “E’
un basso!”.



Sarà pure un basso, ma l’ho sempre trovata molto caruccia.

Ma nella furia
citazionista Brooks non prende prigionieri e si diverte a prendere in giro
anche la concorrenza, ovvero il teletrasporto e la mossa di Spock per
addormentare la guardia di sorveglianza, perché l’altra grande caratteristiche
che rende “Balle Spaziali” un film così riuscito è il suo abbattere a colpo di
risate, la parete che separa pubblico e personaggi, finendo costantemente in
una zona meta cinematografica che personalmente mi fa sempre scoppiare a
ridere, anzi ho il sospetto che la mia passione per le trovate meta
cinematografiche sia proprio colpa di Mel Brooks!

Oh! Comunque ha dei combattimenti con spade laser molto migliori de “Gli ultimi Jedi”.

Lord Casco Nero
che dopo aver esposto il piano malvagio di rubare tutta l’aria attorno a
Druidia, si rivolge al pubblico dicendo “Chiaro per tutti?”, oppure ancora
meglio, quando schivando il colpo di ehm… “Spada Laser” di Stella Solitaria si
sposta di lato e lascia che Bill Pullman colpisca uno dei membri della troupe.
Anche se sono comunque trovate da nulla a confronto di una delle mie preferite
in assoluto, dopo il salto a velocità smodata (eheh) ed essere finita nella
zona plaid (ovviamente mostrata tutta a quadretti scozzesi) Casco Nero e il
colonello Nunziatella guardano la cassetta istantanea di “Balle Spaziali”, il
VHS del film uscito mentre il film lo stanno ancora girando.

“Colonnello Nunziatella, chi sono queste persone che ci fissano?”,”Sono i lettori della Bara Volante signore”.

No, sul serio, un
paradosso da morire dal ridere, pensate che la prima volta che ho visto quella
mezza truffa di “Star Trek – Into the darkness” (2013), quando lo Spock del
presente (Zachary Quinto) chiede allo Spock del futuro (Sua Nerdosità Leonard
Nimoy, sempre sia lodato) come hanno fatto quella volta a sconfiggere Benedict
Cumberbatch io ho puntato il ditone verso lo schermo urlando: “Ma questa è la
scena della VHS di Balle Spaziali!” (Storia vera).

Vabbè, ma forse il
regista di “Into the darkness” voleva omaggiare Mel Brooks, come si chiamava il
regista di quel film mica me lo ricordo, aspettare che contro…. Abrams! Ancora
tu! Qui i gradi di separazione iniziano a diventare un po’ meno di sei!

“No aspetta ti insegno la mossa di Spock, così potrai usarla contro GIEI GIEI”.

Ma per far sapere
ridere sul serio, prima di un ottimo tempismo e di un senso dell’umorismo
affilato, hai bisogno di un’intelligenza da primato, quella che a Mel Brooks
non ha certo mai fatto difetto, alla base delle riuscite gag di “Spaceballs”
non c’è alcuna paura di ridere e scherzare dei film come fanno gli stessi
spettatori, ovvero commentando le singole scene e rendendole stupide (oppure
più stupide) con una piccola aggiunta sagace, un perfetto equilibrio di
nazional popolarità e intelligenza che in “Balle Spaziali” abbondano.

Ci sono una serie
di trovate azzeccate come Rick Moranis che chiede conferma via radio ad un tale
di nome Kafka, dopo aver invocato la metamorfosi della nave Spaceballs One.
Oppure, dei riuscitissimi giochi di parole che personalmente mi fanno cadere
dalla poltrona dal ridere ogni volta, tipo quello sul passare al pettine il
deserto, che fa già morire dal ridere di suo, ma il tocco i genio è la
conclusione di quella gag, con il pettine Afro e il soldato (altrettanto Afro)
che gli risponde per le rime, meraviglia!

Quel tipo di trovata nonsense che ha formato il mio (pessimo) umorismo, grazie Mel!

Ma c’è un’altra
tipologia di battute e battutacce del film che ne sottolineano la genialità di
fondo, ovvero tutte quelle gag più o meno esplicite basate sull’utilizzo della
lingua, delle parole e dei giochi di parole, alcune sono talmente efficaci che
travalicano persino il lavoro in fase di doppiaggio che comunque ritengo
piuttosto valido, anche se in merito mi piacerebbe sentire il parere degli esperti, sicuramente più
qualificati del vostro amichevole Cassidy di quartiere.

Ad esempio, la
principessa Vespa, si chiama così anche in lingua originale, una geniale
traduzione di Brooks che, forse, facendo riferimento alla principessa in Vespa
di “Vacanze romane” (1953), manda a segno un gioco di parole davvero geniale, seguitemi
che il giro è un po’ contorto: Vespa in Inglese si dice “wasp”, e W.A.S.P.
scritto proprio così è l’acronico che sta ad indicare il gruppo Heavy Metal
di Blackie Lawless
la sigla White Anglo-Saxon Protestant che sta per “Bianco
Anglo-Sassone Protestante”, in pratica l’elitè dei ricconi Yankee di cui
la stessa principessa Vespa fa parte.



Fun fact: Michael Winslow, il Jones di “Scuola di polizia” ha fatto gran parte degli effetti sonori del film, un bel risparmio!

Forse l’unica
battuta che davvero non rende nel doppiaggio Italiano è quella della
principessa Druida (“a me non sembra tanto druida” cit.) che, in realtà, in
inglese è “Druish princess”, che suona come lo stereotipo tutto americano della
“Jewish Princess”, letteralmente la principessa Ebrea, ovvero la tipica ragazza
ricca e viziata, avete presente no, una che si porterebbe un mega phon per
capelli gigante nel deserto.

L’altra battuta
che va un po’ persa riguarda il famigerato gangster interstellare Jabba the
Hutt, che qui diventa Pizza Hutt è rappresentato ovviamente come un’enorme
fezza di pizza margherita, da qui il nome italiano, in uno strambo Paese a
forma di scarpa la pizza la conosciamo bene, purtroppo (o per fortuna fate
voi), non abbiamo la celebre catena di ristorante “Pizza Hutt”, ma possiamo
consolarci con la battuta successiva di Vincenzino (Vinnie in Inglese)
stereotipo dello sgherro italo americano, che prima si gioca la mitica «Pizza
ci va in puzza e ve fa a pezzi» (Applausi!) e poi mangiando un pezzo del suo
capo, con una geniale invenzione del nostro doppiaggio gli dice: «Come sei
buono capo!», colpetto di genio che mi fa morire dal ridere ogni volta!



Dopo mangiare la pizza, non è mai più stato lo stesso!

Questo modo di
omaggiare e scherzare sul cinema di Mel Brooks non si limita a Star Wars,
utilizzando lo stesso tipo di umorismo di chi come voi e me guarda tanti film,
Brooks strizza l’occhio a Rocky 5 (mila), oppure si diverte a rifare il mitico
finale del film Il pianeta delle scimmie,
una gag che sembra nascere da sola solamente perché tutti i pezzi del puzzle
vanno al loro posto, ma di certo non per caso.

“Voi, Uomini… L’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità! Tutti!” (Cit.)

Poi da grande
appassionato di Alien, trovo geniale
il cameo di John Hurt impegnato a rifare la mitica scena del primo film diRidley Scott, con la differenza che il Chestbuster questa volta se ne va via
cantando hello my baby! Hello my darling!

Come trasformare un grosso trauma cinematografico in una grossa risata.

Un tipo di
umorismo che ha fatto scuola, questo modo di giocare con il cinema e di
trasformare ogni singola scena da mitica, ad ancora più mitica ridendoci sopra
è stata la fonte a cui si sono abbeverati talenti come Seth MacFarlane (“Blue
Harvest” parodia di Star Wars dei Griffin non sarebbe mai esistita senza “Balle
Spaziali”) ed il venerabile Leo Ortolani (stesso discorso, ma con Star Rats) hanno tutti raccolto il
testimone di Mel Brooks e, per certi versi, lo abbiamo fatto anche noi: ogni
volta che ridiamo di una scena di un film al cinema, dimostriamo di aver capito
la lezione di “Balle Spaziali”, lo Sforzo scorre potente da trent’anni!

Quindi, auguri
“Balle Spaziali” la galassia sarebbe un posto molto più noioso senza il tuo
genio… Che lo Sforzo sia con voi!
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