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Barbarian (2022): non leggete quella trama (prima di vedere il film)

So che lo avete visto la
sera di Halloween, perché sta comodo su Disney+ il che è un bene, perché quando
i film escono in streaming finiscono per essere visti da tutti, anche se
bisogna dirlo, “Barbarian” è da questa estate che fa parlare, infatti è proprio da
allora che gli avevo messo gli occhi addosso, ben felice di averlo visto
sbarcare in uno strambo Paese a forma di scarpa in tempo per il 31 ottobre,
anche se un’uscita in sala se la sarebbe meritata, ma poi sarebbe stato un
titolo per pochi.
Sta di fatto che per me,
il nome del regista e sceneggiatore Zach Cregger (al suo esordio con questo
horror) per me è uscito fuori da qualche cappello a cilindro, non lo avevo mai
sentito nominare perché in patria è famoso per essere un comico, parte di un
collettivo piuttosto popolare da quelle parti e quindi possiamo considerarlo un
esponente della categoria dei comici prestati al cinema dell’orrore, due generi
che fanno del tempismo e del sorprendere il pubblico una loro forza, anche se “Barbarian”
è tutto tranne che una commedia horror, ma un film dell’orrore,
per altro perfetto per la notte di Halloween, anche se francamente il filone
comici prestati agli horror, speravo avesse terminato la sua carica propulsiva,
invece sembra proprio che non sia così.

“Barbarian” dovreste
vederlo senza sapere nulla della sua storia, infatti ho deciso di parlarvene così,
a scatola chiusa, un post senza pericoli di “spoiler” (leggete pure tranquilli),
perché tutti i film a mio avviso andrebbero scoperti guardandoli, ma questo più
degli altri.

Come il mio mito Snoopy, posso iniziare scrivendo: era una notte buia e tempestosa…
Tess (Georgina Campbell)
ha un colloquio a Detroit domani mattina, ma siccome in città non si trova un
posto per soggiornare nemmeno a pagarlo oro, per via di un grosso convegno di
medicina, affitta un Air B&B al numero 476 di Barbary Street, in uno dei
quartieri fuori dalla città dei motori. Avete presente Detroit? Vi assicuro che
quella vista in Robocop a confronto è edulcorata rispetto alla realtà,
la prima città americana a dichiarare fallimento, il posto ideale per girare
gli Horror, una nuova frontiera di case abbandonate con le assi sulle finestre,
dove i nuovi barbari possono continuare a scontrarsi con la civiltà, non è un
caso se questo tema (molto Craveniano) stia spopolando proprio con Detroit come sfondo, ma torniamo a “Barbarian”.

Per un errore di prenotazione, il numero 476 di Barbary Street è già occupato da Keith, non
proprio rassicurante visto che il ragazzo è fatto a forma di Bill Skarsgård, quindi
non è molto allettante l’idea di dover dividere l’appartamento con Pennywise,
ma meglio che dormire fuori in auto, sotto la pioggia, in uno dei quartieri
peggiori di una città pericolosa, ed è qui che Zach Cregger inizia a tessere la
sua tela.

«No non voglio un palloncino, vorrei solo un posto dove dormire mannaggia a te!»
“Barbarian” gioca con le
aspettative del pubblico, lo fa per tutti i 102 minuti della sua durata, tutto
il primo atto è basato su Tess in casa con uno sconosciuto che sembra gentile e
sinistro in parti uguali, ci sono tutte le minacce del caso, quelle che una
donna che viaggia sola di notte conosce fin troppo bene e anche la svolta,
quella misteriosa porta in cantina non distrae dalla minaccia di Keith, almeno
fino al quarantaduesimo minuto del film (ho controllato sull’orologio per
dovere di cronaca, storia vera), dove con mossa quasi alla zio Hitch – sono in
vena di complimenti stamattina – Zach Cregger rimescola le carte, introducendo un
altro personaggio, l’attore di sitcom AJ Gilbride, interpretato con estrema
coerenza filologica da Justin Long, scelta perfetta di
casting, perché il suo personaggio è uno stronzo fin troppo autoindulgente, su
di lui un’accusa di molestie sessuali nei confronti di una collega di lavoro e
un viaggio nel Michigan per sistemare le finanze a rischio causa legale.

Long è la scelta perfetta
per la parte, perché in carriera è stato bersaglio di mostri con l’aria da molestatori, si è ritrovato incastrato in situazioni grottescamente Horror e poi ammettiamolo, quando deve recitare la parte dello stronzo
fastidioso è perfetto, ricordatevi di Die Hard 4 per conferma.

Questo è quello che succede quando rompi le palle a John McClane.
Se il cambio di
protagonista è uno dei momenti spiazzanti di “Barbarian”, scopriamo presto che
la coerenza interna della trama messa su da Zach Cregger è uno dei punti di
forza di un film che è davvero tutto basato su questo, la capacità di cambiare
direzione per spiazzare il pubblico. Certo dentro troverete anche un po’ di
critica sociale, ma è tutto abbastanza abbozzato perché è chiaro che non sia il
vero intento di Cregger. Quindi smontiamo i paragoni “alti”, questo film cambia
spesso direzione ma non è il nuovo “Martyrs”, non ne ha la forza e la crudeltà
di fondo, ma non è nemmeno il nuovo La casa nera, anche se il suo titolo
originale in inglese, si potrebbe adattare anche a “Barbarian”, se solo la critica sociale fosse meno abbozzata.

Il film di Zach Cregger
ti chiede di stare al gioco, semina domande ma fornisce anche tutte le
risposte, come succede con il segmento flashback con protagonisti i dentoni di Richard Brake, non a caso ambientato negli anni ’80 di Ronald Reagan, non per cedere
alla retromania dilagante, ma perché proprio in quel decennio sono nate molte
delle barbarie che sono ormai nel DNA della nostra società, nascoste nel
sottoscala ma sempre pronte ad emergere.

Visto? Anche le immagini a prova di spoiler, poi ditemi che non mi prendo cura di voi.
“Barbarian” per essere un
film basato sulle svolte e scandito da tre atti ben distinti, tiene molto conto
dei personaggi e delle loro personalità, quindi è normale che Tess per sua
indole, sembri la figlia di Gianni Morandi, con la sua costante fissa di
offrire aiuto e di aprire tutte le porte (stai andando forte…), allo stesso
modo, l’odioso AJ quando scopre di avere metri quadri aggiuntivi in suo
possesso, non si scompone ma cerca subito il modo per far fruttare la nuova
scoperta. Proprio grazie a questa coerenza interna “Barbarian” funziona, a patto
siate disposti a stare al gioco, un gioco che una parte di pubblico potrebbe considerare
un po’ troppo grottesco ed esagerato nelle svolte, anche se per il già citato
AJ, sembra tanto Karma negativo in azione.

Penso di essere riuscito
nella camminata in equilibrio sulla corda tesa, dovrei aver detto tutto su “Barbarian”
senza dire niente della sua trama come vi avevo promesso, quindi se non lo
avete già fatto, ve lo consiglio caldamente, perché forse non avrà lo stesso
livello di approfondimento della crudeltà o dei temi sociali degli altri horror
del passato a cui è stato paragonato, ma resta un bel giro in un tunnel dell’orrore
che andrebbe gustato a scatola chiusa, farà parte del pacchetto urlare allo
schermo e ai personaggi di non infilarsi in quella porta, di non scendere lungo
quelle scale, alla fine un buon horror per Halloween deve fare anche questo no?

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