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Batman – Terra uno vol. 1, 2 e 3 (2012-2021): aspettando “The Batman” mi leggo qualcosa

Per essere uno che non è nemmeno in fissa con Batman, devo
dire che ne scrivo parecchi di post sull’Uomo Pipistrello, ma è inutile girarci
attorno, sta per uscire il nuovo film intitolato “The Batman” (che ho già
ribattezzato “Il Batman”) quindi mi conoscete, mi piace essere preparato e per
farlo, di solito faccio i compiti.

Per ammissione del regista Matt Reeves, l’ispirazione per il
suo film arriva da Batman Anno Uno di Frank Miller e da “Batman – Terra” Uno di Geoff Johns e Gary Frank. Ma se
il primo fumetto lo conosco piuttosto bene, il secondo era una novità, del tipo
a cui non so resistere.

Sapete come sono i ragazzi della Distinta Concorrenza, ogni
tanto con un colpo di spugna azzerano la lunga storia passata dei loro iconici
personaggi per ricominciare da zero come cantava Bennato, errore mio credere
che “Terra Uno” facesse parte di uno di questi tanti rilanci, quando invece è
un’operazione cominciata nel 2010 con il Superman scritto da J. Michael
Straczynski (in amicizia “Stracchino”), una tela bianca per concedere a grandi
autori di dire la loro sulle origini dei personaggi più famosi della Distinta
Concorrenza, Grant Morrison ad esempio ha scritto un “Terra Uno” su Wonder
Woman, mentre a Geoff Johns, uomo della DC Comics di lungo corso si è preso in
carico il Cavaliere di Gotham.

L’importante nella vita è avere la giusta ispirazione.

A dargli manforte al tavolo da disegno uno dei miei
preferiti, ho sempre amato le tavole di Gary Frank fin dal suo spassoso ciclo
sulle pagine di “Hulk” in coppia con il mitico Peter David, l’ho visto
migliorare ulteriormente il suo tratto su “Supreme Powers” (rivisitazione in
chiave moderna dello Squadrone Supremo della Marvel, in coppia proprio con il
citato “Stracchino”) prima di accasarsi alla Distinta Concorrenza, diventando
uno dei migliori disegnatori in circolazione, uno che con gli anni sembra solo
migliorare.

“Non fate Bat-tute su questo, ho già avuto una giornataccia”

Dopo questa doverosa premessa sui talenti in gioco, devo
dire che il primo volume di “Batman – Terra Uno” mi ha decisamente conquistato,
per certi versi è un Anno Uno però
raccontato da un punto di vista più umano, tanto che il Bruce Wayne di questa
versione della storia non è il solito infallibile blocco di cemento, ma un
giovane ancora in preda alla bruciante rabbia per il drammatico omicidio dei
suoi genitori, una tragedia famigliare che per lui non è solo una ferita
aperta, ma ancora sanguinante, a cui vuole dare un senso anche al costo di
scavare in un presunto complotto politico dietro alla morte dei suoi genitori,
che secondo Bruce ha come mandante il sindaco di Gotham City, ovvero Oswald
Cobblepot anche noto come il Pinguino.

“Devi ammetterlo, ho suonato arpe di angeli e demoni per questa lercia città!” (cit.)

Il Batman (vedete che faccio bene a chiamarlo così?) di
Geoff Johns è giovane e spesso avventato, il suo costume molto classico nella
resa è in divenire, tanto che il logo del pipistrello cambia ad ogni nuova
sortita notturna, come se la tecnologia a sua disposizione vada affinandosi
insieme alle sue capacità di vigilante. Infatti nelle prime tavole Batman è
spesso a terra (non uno, terra e basta), in affanno per mancanza di esperienza
e soprattutto strategia, che gli verrà fornita dal più grosso cambiamento
applicato da Geoff Johns all’iconografia dell’Uomo Pipistrello, mi riferisco ad
Alfred Pennyworth.

In “Terra Uno”, Alfred non è il pacato maggiordomo visto in
tante incarnazioni, tra fumetti, cinema e cartoni animati, ma è un amico di
famiglia dei genitori di Bruce, un veterano di guerra duro come un chiodo da
bara che si muove con un bastone per via di una vecchia ferita. Un personaggio
che si ritrova suo malgrado tutore legale di un ragazzo che ha tanti soldi
quanta rabbia in corpo. L’unico modo per evitare che uno così si ammazzi non è
provare a placarlo, ma dargli un metodo, una disciplina, non sarà facile,
perché in questo suo nuovo ruolo paterno gli scontri non mancheranno, ma la
sensazione è che Alfred Pennyworth ne esca come un personaggio molto più
credibile, tanto che la serie tv Gotham
ha pescato a piene mani da “Terra Uno” per portare in scena il tostissimo
Alfred interpretato da Sean Pertwee, attore feticcio del regista Neil Marshall.

Dietro ad ogni grande uomo Pipistrello c’è un grande maggiordomo.

La cura Geoff Johns tocca a tutti i comprimari storici
dell’Uomo Pipistrello, infatti Jim Gordon non è quel poliziotto tutto d’un
pezzo che siamo abituati a vedere, ma un ispettore che ha provato ad essere
onesto tra le fila del dipartimento di polizia di Gotham, ma è finito ai
margini lo stesso, uno sconfitto a cui viene appioppato il più improbabile dei
compagni, la coppia di Strambi Sbirri
si completa con l’arrivo di Harvey Bullock, totalmente diverso dal burbero
agente sovrappeso e con il cappello, resto celebre soprattutto da “Batman the
animated series” negli anni ’90. Qui Bullock è un giovane di bell’aspetto che
arriva dal mondo della televisione, affiancato ad un vero agente per calarsi
nel suo prossimo ruolo, finirà per scivolare giù nel gorgo di Gotham City, una
città in grado di trasformare chiunque in un mostro.

A Gotham il trucco dello sbirro buono non serve, meglio passare ai fatti.

Tra gli elementi usciti di forza da queste pagine per entrare a
far parte del prossimo Batman-film diretto da Matt Reeves, il meno rilevante è il
design dell’auto più pratica che pacchiana, più motore e coppia che alucce da
pipistrello in ogni dove, ma soprattutto una delle scene madri del primo volume
è uscita dalle pagine del fumetto per entrare dritta sparata nel film: Batman
si avventa come un carro armato senza freno a mano nell’ufficio del sindaco
Cobblepot, che quando si vede piombare addosso un tizio conciato in quel modo e
con la bava alla bocca gli chiede di identificarsi, Batman in tutta risposta
gli tuona un drammatico (come sottolinea lo stesso Cobblepot): «Vendetta», a cui Hollywood non ha saputo resistere e ben si accoppia con quel
«Io sono la notte» che Michael Keaton avrebbe dovuto pronunciare nel 1989,
prima di improvvisare di mostrando di essersi calato fin troppo nel ruolo (storia vera).

Chiamate Robert Pattinson, abbiamo trovato la sua “frase maschia”.

Se nelle prime pagine di “Terra Uno – volume uno” i
personaggi che conosciamo così bene risultano diversi rispetto alle solite
abitudini, verso le ultime pagine il loro arco narrativo si completa diventando
più vicini ai soliti protagonisti, forse anche per questo il secondo volume è
quello meno riuscito. Qui Geoff Johns sottolinea come a Gotham la vecchia
criminalità abbia lasciato il posto ad una tutta nuova, molto più bizzarra e in
linea con il Cavaliere Oscuro che protegge la città, quindi non è insensato che
Batman faccia squadra con Killer Croc, un reietto che vive nella fogne come una
leggenda urbana, che di norma è uno degli avversari dell’Uomo Pipistrello e qui
diventa uno dei suoi primi e più potenti alleati, gli stramboidi devono stare
insieme per avere una dignità e un posto in questa città in grado di divorare
chiunque.

Una volta la spalla era il ragazzo meraviglia pettirosso adesso è l’uomo coccodrillo.

Se nel primo volume, il passato della signora Wayne ha un
suo peso, in “Terra Uno” il personaggio non si chiama Martha Kane ma il suo
cognome da nubile è Arkham, il che getta un velo di follia su metà della
famiglia del protagonista e permette a Geoff Johns di dire la sua anche
sull’iconografia dell’Arkham Asylum, ma le donne della vita di Bruce sono
sempre importanti, infatti nel secondo volume non solo esordisce il rampante
procuratore distrettuale Harvey Dent (forse l’unico personaggio a risultare
ultra classico per precisa volontà di Johns) ma soprattutto entra in scena sua
sorella Jessica, che diventerà presto più di un’amica per Bruce, malgrado le
tentazioni di una certa gatta, che qui compare conciata in un modo capace di
far venire un colpo anche ai nerd più conservatori.

Già perché la Cat-Woman di Terra Uno, più che la solita
dominatrice vestita di lattice nero, sfoggia un costumino multicolore ispirato
al gatto del Cheshire, ma proprio come lo “Stregatto” a cui si ispira è tutta
matta, un’alleata che si farà pagare profumatamente per la sua fedeltà,
chiamala scema, quello è milionario e lei una ladra, perché non scucirgli un
po’ di soldi no?

“Siamo tutti matti qui” (cit.)

Se non fosse stato per gli straordinari disegni di Gary
Frank, non so se sarei riuscito ad andare avanti nella lettura, il secondo
volume di “Terra Uno” mi sembrava già l’ennesima versione alternativa dei
personaggi con ben poco altro da aggiungere, insomma quello che il fumetto
americano (specialmente quello contemporaneo) fa fin troppo spesso, sfornare
versioni alternative dei personaggi, tutte estetica e poca sostanza, per
vendere più Funko Pop possibili. Per fortuna non ho desistito perché il terzo
volume chiude più che degnamente tutta l’operazione messa su da Geoff Johns.

Con una finta di corpo notevole e una “Splash page” davvero
horror disegnata da Gary Frank, anche Due Facce entra a far parte del lotto dei
cattivi da vero protagonista, con una versione del personaggio di cui
preferisco non aggiungere altro per non rovinarvi la lettura. Sarebbe bello
vedere questa versione di Dent anche al cinema, anche se credo che sarebbe un
po’ troppo distante dalle aspettative del pubblico perché Hollywood corra così
tanti rischi, molto più facile prendere invece l’Enigmista pensato da Geoff
Johns, con un aspetto e uno stile più sobrio rivisitato da Gary Frank, che non
a caso sarà tra gli avversari in “Il Batman” in uscita a breve, sempre se i
cinema saranno ancora aperti per allora, Bat-dita incrociate.

Sempre meglio di una bombetta e una cravatta verde no?

Insomma, devo dire che “Terra Uno” è stata una lettura
interessante, capace di portare nuovi punti di vista su molti comprimari
importanti dell’Uomo Pipistrello e anche un’idea nuova attorno alla sua “Batman
Family”, ho capito perché questo approccio più realistico, che non manca di
trovate sfiziose, abbia attratto Hollywood così tanto, inoltre mi sono rifatto
gli occhi, erano anni che non avevo tutte questa pagine disegnate da Gary Frank
da ammirare e confermo tutta la mia stima per lui, accumulata prima grazie alle
sue storie per la Marvel e poi per quella volta a Lucca Comics, dove malgrado il
suo passaporto inglese (nato a Bristol), risposte a tutte le domande in un ottimo italiano (storia vera).

Prossima volta che vedrete questo logo su questa pagine,
sarà per il film di Matt Reeves, intanto vi ricordo il Bat-Speciale della Bara
Volante!

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