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Batman v Superman: Dawn of Justice (2016): Batman è figo (e Wonder Woman me la porto in villa)

Come sapete,
sono un appassionato di fumetti e al costo di passare per una brutta
imitazione del Bill di David Carradine, aggiungo anche che quelli di super eroi
per me sono una vera gioia. Anche se sono da sempre un ragazzo della Marvel,
seguo la Distinta Concorrenza con il giusto livello di distacco e attenzione
per le scelte strategiche che si riserva agli avversari storici, sulla base di
questo rispetto sportivo mi viene da chiedermi: “Ma perché fanno ancora scrivere
i film a David S. Goyer?”. Ma soprattutto: “Perché fanno ancora dirigere film a Zack
Snyder!!?!”.

Ho perso
totalmente interesse per questo film circa due anni fa, quando Snyder dichiarò
(cito a memoria): “Per Batman ci vuole un attore carismatico, per questo
abbiamo scelto… Ben Affleck!”. In questa frase sono riassunti tutti i momenti
imbarazzanti del film.
Lo dico
subito: io non odio Zack Snyder, non lo conosco, non mi è antipatico a pelle
come altri registi (Coff coff! Steven Soderbergh! Coff! Coff!), però il ragazzo
fa di tutto per attirarsi le mie ire. Prima mi fa un remake cazzone di “Dawn of
the dead” di George A. Romero, poi porta sullo schermo i “300” Spartani di
Frank Miller, per altro piuttosto bene, questo glielo riconosco.
A quel punto,
convinto che i fumetti siano tutti uguali e che una storia stringata, tutta
dialoghi lapidari e vignette giganti ad effetto (in puro stile Frank Miller)
sia identica ad un fitto testo pieno di riferimenti e letture di secondo
livello (“I racconti del vascello nero”, tagliato senza pietà), si mette in
testa di dirigere quello che Terry Gilliam, non proprio l’ultimo della pista,
ha definito “Infilmabile”, ovvero: “Watchmen” di Alan Moore e Dave Gibbon. Portandolo
in scena vignetta per vignetta, in modo, a sentir Snyder, da non tradirne
l’essenza. Una tragedia che, invece di essere la pietra tombale dei fumetti al
cinema, ancora oggi ha i suoi ammiratori, incredibile, ma vero, là fuori è pieno
di gente che pensa che “Watchmen” sia un buon adattamento e anche un buon fi…
Non riesco nemmeno a dirlo, vi giuro, mi blocco come Fonzie quando cerca di
dire “Grazie”.


“E’ venuta bene Zack?” ,”Seee… Riesci a volare a rallentatore per caso?”.

Su “Ga’Hoole”
sorvolo, un Guerre Stellari recitato
dai gufi, mentre “Sucker Punch” è la prova che dare del “Visionary Director” a
Snyder sia sensato come dire a me che sono sintetico nei commenti. “L’uomo
d’acciaio” del 2013 era il naturale passo successivo per Zack, accasarsi con
una major che fa dei fumetti un mestiere e cercare di rientrare nei ranghi, il
risultato era il tentativo di fare con “Big Blue” quello che Christopher
Nolan ha fatto con Batman, ma rendere cinico, violento e “Dark” (tra le tante
colpe di Nolan, quello di aver sdoganato questo parola), un ragazzone di campagna,
grande, grosso e un po’ coglione come Superman non è proprio una grande idea.
Alla sua
uscita il film scatenò polemiche e con polemiche intendo dire un mucchio di
nerd con la faccetta resa rossa dal broncio, a stringere i pugnetti e a battere
i piedini per terra dicendo: “Superman non uccide!!”. Oh, per la cronaca, io
posso parlare male dei Nerd perché lo sono, è come per i ragazzi
afroamericani che si chiamano con la “Parola con la N” tra di loro, ecco stessa
cosa.


“Sapete dirmi se serve il disco orario per questo parcheggio?”. 

Eccessivamente
lungo, farcito di momenti idioti (la morte di Kevin Costner, ad esempio, finito
a vendere tonno in scatola per la vergogna) e a tratti involontariamente
comico, “L’uomo d’acciaio” era un tentativo di rendere personale un personaggio
celebre, mancando, però, il bersaglio completamente, la distruzione finale di
Metropolis, da parte di Superman e Zod, era un altro furto di Snyder dalla
mensola dei capolavori del fumetto, ovvero lo scontro tra Miracleman e Kid
Miracleman del finale di Miracleman di, guarda caso, Alan Moore.
Snyder non è
un precisino irritante a cui vorresti spaccare gli occhiali come J.J. Abrams,
un furbacchione convinto di poter fare meglio di tutto atteggiandosi a grande
autore, no, il buon Zack pensa a due Superumani che si menano e dice: “Dai
rifacciamo il finale di Miraclemen!” non capendo che il fumetto di Moore, era
una critica non solo all’umanità, ma alla figura stessa del super uomo, di cui
Superman è solo l’incarnazione più celebre presso il grande pubblico. Insomma,
Zack Snyder è benedetto dal dono di saper mettere in scena immagini bellissime
(non è un caso se nei suoi film quando non parlano funziona tutto), ma è un
narratore disastroso e il suo entusiasmo citazionista fa più danni della
grandine.


“A questo punto tiri fuori il bat-spray, repellente per pescecani”.

Dopo aver
incassato polemiche e troppi pochi soldi al botteghino, il sequel di “Man of
Steel” è diventato “Superman Vs Batman” nel tentativo disperato di dire: “Avete
presente il film su Ralph Malph di cui non vi frega nulla? Nel prossimo
capitolo ci sarà anche Fonzie, giusto per portare un po’ di carisma”.
Il passo
successivo è stato spostare il nome che fa vendere i biglietti in testa e
cercare disperatamente di mettersi in scia alla Marvel comics, che nel
frattempo sta facendo i soldoni, anche con un procione e un albero parlanti (storia vera) intrecciando i suoi
personaggi sul grande schermo. Il risultato è ”Batman v Superman: Dawn of
Justice” un titolo che da solo ha fatto impennare l’hype a tutti i nerd del
mondo, roba che si sono svegliati la mattina con un hype così dentro il loro
pigiama da Animal-Man e non per la presenza di Wonder Woman.


Cose che mandano l’hyperometro a fondo scala.

Lo spunto di
partenza non è nemmeno male: mostrare la distruzione di Metropolis (con echi da
11 settembre) attraverso gli occhi degli umani, dei cittadini che l’hanno
subita impotenti, sfruttare le polemiche del film per creare una trama e
gettare legna sotto il fuoco dello scontro che tutti vogliamo vedere. Da una
parte il Messia nato con i poteri divini, dall’altra il campione della gente
comune, l’uomo che si è ritagliato un posto accanto agli Dei solo grazie a
soldi e duro lavoro, il giorno contro la notte, Big Blue contro il cavaliere
Oscuro. Ecco, poi il film inizia e tutte queste belle cose finiscono giù giù
giù nello scarico… Ma tranquilli, l’hype è così lungo e duro che anche un film
così palesemente brutto, sbagliato, pasticciato e noioso, è capace di fare 400
milioni di ex presidenti morti stampati su carta verde nel primo weekend,
quindi il seguito è già assicurato. Avete un hype nelle mutande o siete
contenti della notizia?

“Stammi di fronte quando mi parli, con questo costume non riesco a girare la testa”.

Creato l’hype l’attesa grazie ad annunci studiati per sconvolgere il Comicon di San Diego e una serie di
meme con cui invadere l’Internet (sono sicuro che avete visto qualche immagine
di Sad Batman anche voi) resta la parte facile: mettere insieme un film. Ecco,
qui le cose si fanno davvero tragiche.

La vita che imita l’arte, che imita un meme.

“Batman v
Superman: Dawn of Justice” è un film fatto con la fretta, la fretta dei
produttori di colmare le distanze con la concorrenza della Marvel e come si
dice: la pipistrella frettolosa fa i pipistrellini ciechi. Il film parte già
gravato da alcuni compiti da svolgere: introdurre il nuovo Batman, Lex Luthor e
Wonder Woman, iniziare ad imbastire il discorso “Justice League of America”
parlando degli altri componenti del celebre gruppo, approfondire Superman, far iniziare lo scontro tra i due pesi massimi e rovinare il ricordo di quanti
più fumetti possibili nel cuore degli spettatori. Alcuni di questi compiti,
Zack Snyder li ha svolti alla grande, altri in maniera pessima…
Iniziamo dai
pochi PRO del film, la frase iniziale su Ben Affleck ve la ricordate? Ecco, io
non ho nulla con il vecchio Ben, anche se preferisco non parlare del suo
“Daredevil”. Uno che consapevole delle sue scarse capacità attoriali ci ha
scherzato su (“Affleck you da bomb in phantoms yo!” cit.) e che
dietro la macchina da presa si è guadagnato credibilità. Tutto il mondo era
pronto a demolirlo per il suo Batman, invece a sorpresa, è una delle poche cose
riuscite del film.


“Chi è che prendete per le bat-chiappe adesso?”.

Il Batman di
questo film recupera la sua dimensione più fumettistica, tutto condito di
gadget, Batfleck ha il fisico giusto per risultare credibile come picchiatore
notturno con trauma infantile, personalmente non ho problemi a vedere Batman
utilizzare delle armi, lo faceva anche nelle prime storie scritte dal suo
creatore Bob Kane, Ben Affleck è fin troppo compassato, anche quando interpreta
Bruce Wayne ad una festa, resta serissimo, ma il personaggio è abbastanza
riuscito da farti venir voglia di vedere un film su di lui e, guarda caso,
Snyder riesce a caratterizzarlo con due scene senza dialoghi.


“Ops! Devo essere un pò ingrassato”.

La prima che riassume la morte di Martha e Thomas Wayne, con l’immancabile collana di
perle distrutta (come da iconografia Bat-Maniana) è una scena che pare dire: “Lo
sanno anche i Bat-Muri che è Batman, non serve lo spiegone, beccatevi il
riassunto e via”. Risultato: i più bei titoli di testa dai tempi di “Watchmen”
(che poi erano anche l’UNICA scena riuscita di quel film), dimostrazione che se
Snyder dirigesse pubblicità o video musicali, sarebbe il miglior regista del
pianeta. La seconda scena? L’allenamento di Bruce, perché Snyder è
perfettamente a suo agio con maschioni muscolosi e se la cosa vi sembra
ambigua vi ricordo gli Spartani di “300” e il pappo blu del Dr. Manhattan.
Il problema di
questo Batman è che risulta il meno personale mai portato in scena da un
regista, Snyder non riesce per tutto il tempo del film, a spiegarci qual è la
sua versione del personaggio, è un freak come quello di Burton? Serioso come
quello di Nolan? Colorato e con i capezzoli sopra il costume come quello di Schumacher?
Non si sa, sappiamo solo che prende un paio di idee da Nolan (produttore
esecutivo di questo film) e cerca di applicarle al Batman di Frank Miller.

Tra le tante
colpe di Nolan, quella di aver imposto un attore della stramadonna nei panni
del Maggiordomo Alfred, qui tocca al povero Jeremy Irons sacrificarsi in un
ruolo da “Jolly” della trama, quando in futuro penserete a questo film e a
tutti i suoi difetti, cercate di ricordare solo questo, per capire quanto le
cose siano andate male: Jeremy Irons che fa da maggiordomo a Ben Affleck.


“Posso sempre dire che era il mio gemello Beverly”.

L’altra
trovata è la voce di Batman, che sarà minacciosa quanto volete, ma con tutta
quella raucedine ho fatto seriamente fatica a capire i suoi dialoghi.


“Senti amico, io ho il super udito, ma non capisco una parola di quello che dici”.

Batfleck è un
giovanotto, del tutto non credibile nei panni del vecchio Batman Milleriano de
“Il ritorno del cavaliere oscuro”, uno che utilizzava ogni mezzo possibile per
compensare la sua età avanzata e che non si faceva grossi problemi ad uccidere
i nemici, perché indurito da una vita passata a combattere il crimine. Qui
tutto questo è ridotto ad un paio di frasi buttate nel mucchio, riguardo gli
ultimi 20 anni del personaggio, ma, come detto, è tutto troppo frettoloso per
risultare un arco narrativo davvero credibile.


Fermati, o Batman spara.

In compenso,
Superman è davvero poco interessante, appesantito da una Lois Lane la cui
indagine oltre a non essere credibile (sventoli la prova dell’innocenza di
Superman a destra e a manca?) è anche una discreta palla che allunga un brodo
già eccessivamente lungo. Il Big Blue di questo film manca di umanità, ma non
si erge mai a Dio tra gli uomini, dovrebbe essere l’eroe puro di cuore, invece
infrange le regole a suo piacimento (come quando salva Lois Lane), anche le
polemiche sulla sua figura messianica si consumano presto, quello che resta è
un personaggio tanto potente quanto troppo controverso per risultare “Il
buono” da anteporre al “cattivo” Batman.


“Va bene tutto, ma non posso rinunciare al mio ciuffo tira baci”.

Inoltre, Henry
Cavill ha il carisma di un ciocco di legno, non viene voglia di tifare per lui
nemmeno se fosse l’ultimo supereroe sul pianeta, se fosse stato “Batman v
Geppo la Super Scimmia”, almeno, sarebbe stato più difficile schierarmi.
La
sceneggiatura, poi, è imbarazzante: siccome la fretta regna sovrana, qual è
l’espediente più vecchio (e abusato) nei fumetti, per far scontrare due supereroi? Facile: farli manipolare dal super cattivo di turno, che poi è quello che
succede qui, le motivazioni dell’odio di Lex Luthor per Superman sono
grossolane, ma chiare, chiare perché Jesse Eisenberg non fa altro che ripetere
per TUTTO il film che il Kryptoniano non è un Dio, ma un demone.


“Per battermi ci vorrà ben altro… O Ben Affleck”.

Per il resto, Jesse
Eisenberg non fa altro che parlare a mitraglietta, un cattivo logorroico che
spiega il suo piano, invece, di vincere, che sembra solo uno Zuckerberg
capellone dopo due strisce di cocaina, sicuramente in linea con gli altri
sociopatici interpretati dal ragazzo in carriera, ma a livello di carisma, non allaccia
nemmeno le scarpe a Kevin Spacey, mentre a Gene Hackman, al massimo, può
lavare la macchina nel weekend, ma con lo straccio, niente spazzola sennò gliela riga.


Per altro,
prima di decidere che Lex Luthor 12enne poteva andare bene, era stato preso in considerazione
per la parte Bryan “Più grande attore del mondo” Cranston, che evidentemente di
un altro cattivone pelato non sentiva il bisogno, quindi siamo passati da Heisenberg
ad Eisenberg!


Baby you’re a rich man, baby you’re a rich man too…

Visto che ci
siamo, parliamo anche di Wonder Woman, come prevedibile fin dal trailer, un
personaggio che non sposta nulla nell’economia del film, Gal Gadot è
bellissima, peccato che ponendo il caso io non sia cresciuto con il telefilm
con Lynda Carter (indimenticata!) e non sapessi nulla del personaggio, con
questo film cosa so di lei? Che nel 1918 andava già in giro vestita da Xena.
Fine delle informazioni sul personaggio, vorrei dirvi che “Doppia W” salva la
situazione e riscrive le regole del film con supereroi maschi, ma dovrei
mentirvi, è poco più di un complemento d’arredo, mi spiace dirlo, ma è così.


Sarà per un altra volta Gal, grazie per essere passata…

Il film è
eccessivamente lungo, ma soprattutto noioso, la prima scena d’azione (un
inseguimento che serve a giustificare il merchandising legato alla più anonima
Batmobile mai vista al cinema) arriva solo dopo un’ora, ma la noia regna
talmente sovrana, che ad un certo punto, non puoi far altro che notare i
difetti.
Il computer “Crackato”
(Evit! Vendicaci! Vendicaci!) di Lex
Luthor con tre cartelle, con sopra i rispettivi loghi degli altri componenti
della JLA, mostrati per circa cinque secondi, una soluzione talmente scema da
fare a cazzotti con il tono terribilmente serio del film, ma anche momenti
assolutamente tragicomici, immersi in questa atmosfera, come la scena del
processo a Superman, o la mia preferita di tutte, un momento MACCOSA (citando
Leo Ortolani) talmente grosso da volare nello spazio e far girare il pianeta
al contrario per tornare indietro nel tempo. Non voglio fare anticipazioni,
sappiate solo che un personaggio si salva per un caso di (comicissima) omonimia…
Storia vera!
Zack Snyder,
poi, non si smentisce mai, dopo aver pisciato su “Watchmen” e “Miracleman”, in
questo film riesce a fare scempio dello scontro finale tra Batman e Superman de
“Il ritorno del cavaliere oscuro”, ovviamente se devi far picchiare quei due,
non può essere solo uno scontro, ma bisogna pescare a piene mani dalla loro
battaglia (fumettistica) più epica e riuscita di sempre, no? Il problema è che
la versione cinematografica, di epico non ha nulla, anzi, sfocia proprio nel
tragicomico e per tutto il tempo, guardando il costume corazzato (con occhi
abbaglianti) di Batman, non ho mai pensato a quello utilizzato da Bruce Wayne
nel capolavoro di Frank Miller, al massimo mi sembrava la versione in carne ed
elmetto del Batman di “The Lego Movie”.


Everything is AWESOME!!

Snyder
dimostra di non saper girare una normale scena di dialogo, in compenso quando
finalmente può dirigere una scena di combattimento, lo fa nel suo solito modo
esagerato da videogames, stranamente, l’unica scena che mi è rimasta in testa a
fine visione, è l’assurdo e semi incomprensibile passaggio in cui vediamo
Batman nel deserto (o come lo soprannominato Batman con il pastrano) che
combatte creature e mostri volanti, in una scena MACCOSA che può essere solo un
omaggio a Ken il Guerriero, oppure un momento comprensibile a chi ha letto
diecimila fumetti di supereroi nella sua vita. Personalmente, un’idea me la
sono fatta, ma mi sembra impossibile che lo spettatore medio di un cinefumetto
possa comprenderla a pieno.

Il momento in cui realizzi che i nerd hanno preso il controllo del mondo.

Finali che
proliferano, una colonna sonora esagerata che cerca di far convivere
compositori agli antipodi (Hans Zimmer e Junkie XL, quello di Mad Max Furiostrada), ma la ciliegina
sulla torta dello sbaglio è quel rospone gigante, che sembra scappato dalla
battaglia finale de Lo Hobbit e
finito in questo film, che per convenzione chiameremo Doomsday, perché nel film
non viene mai chiamato per nome, ma avrebbero potuto tranquillamente
battezzarlo SPOILER, visto che con la sola presenza (fin dai trailer) non fa
altro che dichiarare quale altro fumetto è stato strapazzato da Snyder. Non
farò il titolo di quella celebre saga, dico solo che guardando quella scena
patetica, non ho potuto fare a meno di immaginarmi Snyder seduto sul cesso,
impegnato a pulirsi il sedere con la pagine di quello che è stato il ciclo di
storie a fumetti più venduto degli anni ’90 (storia vera).


“Zack, fermati! I miei fumetti! Noooooooo!”.

“Batman v.
Superman” è troppo lungo, sbagliato nelle scene madri e pasticciato in quelle
di raccordo, se la Distinta Concorrenza, radunando in un solo film, i suoi tre
personaggi più celebri è riuscita a fare questo casino, cosa combineranno
quando sarà il momento di fare un film su Cyborg o su Acquaman?
Non lo so e
mi frega pure poco, perché con regale sdegno, da ragazzo della Marvel quale
sono, vi faccio un sorrisone alla Stan Lee e vi saluto dicendo: EXCELSIOR!
Ma visto che
in fondo, cara Distinta Concorrenza, un po’ ti voglio bene, ti dedico un pezzo dei
Gem Boy, così non ci pensi più a Zack Snyder.


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