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Better Call Saul: Episodi 1×01-02-03

Spin-off è la parola angolofona che solitamente indica una grossa
vacca da mungere, quindi temevo che le avventure soliste dell’avvocato preferito di
Walter White e Jesse Pinkman sarebbero state solo una lunga serie di
strizzatine d’occhio ai fan di “Breaking Bad” condite da Bob Odenkirk che
gesticola come un matto e spara battute a mitraglietta. Com’è andata?
Scopriamolo!

Episodio 1×01 – Uno
Senza entrare troppo nei dettagli della trama, un lungo
montage musicale in bianco e nero ci riporta direttamente alla fine di
“Breaking Bad”, ma quando il colore ricompare, incomincia davvero l’episodio:
prequel della serie da cui è stato generato sì, ma anche vero e proprio “Saul
Goodman – The Origins” perché la storia parte davvero dalla origini
dell’avvocato, quando ancora si chiamava solamente Jimmy McGill.
Il primo episodio ha un’atmosfera che mi ha ricordato
molto un film dei Coen, sarà che Odenkirk ha fatto una parte nella serie Tv
tratta da “Fargo” (tra l’altro in questo episodio si vede Julie Ann Emery anche lei reduce
da “Fargo”) o forse perché i due Skater arruolati da Saul/Jimmy sembrano due
versioni giovani di Ethan e Joel, in ogni caso l’episodio è condito da uno
humor nero tipico dei fratelli del Minnesota.

Ancora tu? ma non dovevamo non vederci più?

Scopriamo qualcosa sul passato di Jimmy (Saul Goodman è
un nome d’arte, per scoprire il perché dovrete vedere questo episodio) e
facciamo la conoscenza del suo paranoico fratello Chuck McGill, interpretato da
Michael McKean (quello di quel capolavoro senza sterzo che risponde al titolo
di “This is Spinal Tap” magari una volta ne parliamo).

Meravigliosa la scena in cui Bob Odenkirk entra in sala
riunioni citando Peter Finch nel film “Network” (“Quinto potere”) è veramente
uno spasso!
Il primo episodio, scritto da Vince Gilligan e Peter
Gould e diretto dallo stesso Gilligan (santo subito!), è molto più strutturato
di quanto si sarebbe potuto immaginare: “Better Call Saul” non sembra solo un
continuo strizzare l’occhio al pubblico di “Breaking Bad”, ma una serie che
inizia il suo percorso con l’obiettivo di camminare sulle sue gambe e, dopo i
super ascolti di questo pilot, AMC ha già confermato la seconda stagione che
sarà composta da 13 episodi, quindi, mettiamoci comodi, Saul Goodman è qui per
restare!
Certo, le strizzate d’occhio in questo episodio ci sono (ad esempio s’intravede Mike, Jonathan
Banks), ma la citazione più grossa arriva nel prossimo… Eccolo!
Episodio 1×02 – Mijo
Il primo episodio si conclude con una faccia molto nota
ai fan di di “Breaking Bad”. Questo secondo episodio cambia il punto di vista,
mostrandoci la scena vista nell’episodio precedente, questa volta dal punto di vista (SPOILER? Mah, non credo, ma ve lo
segnalo lo stesso) Tuco Salamanca (FINE SPOILER).
La trama di fatto è basata sulle capacità di favella (e
di gesticolamento) di Jimmy, prima si salva la vita e poi riesce a
“patteggiare” per i suoi due “assistiti”: gli skaters sosia dei Fratelli Coen.
Brillante la trovata del grissino spezzato, l’equivalente
del “Cuore rivelatore” di Poe per il povero avvocato.

Il solo modo che avete per far chiudere la bocca a Saul Goodman

I siparietti con il casellante (definito da Jimmy “il Troll
del ponte”) Mike ti fanno chiedere: “Ma perché non si fa mai dare il numero giusto di bollini per
uscire dal parcheggio?!”

Per non parlare poi della scena delle “Space Blanket” con
il fratello Chuck o del montaggio musicale che ci mostra come Jimmy sia impegnato
nei casi di avvocato d’ufficio. L’ultimo (e unico) cliente di Jimmy che gli fa
visita nel suo ufficio ci porta direttamente all’episodio successivo.
Episodio dal ritmo brioso. La parte nel deserto, poi, è
particolarmente riuscita: per un attimo ti fa davvero temere per la vita di
Saul, facendoti dimenticare che questo è un comunque un prequel (cosa che dovrebbe
mantenere il protagonista relativamente al sicuro).
Quando questo succede vuol dire che stai guardando
qualcosa di ben scritto ed è proprio la sorpresa di “Better Call Saul”: non
solo un procedurale comico con tanti riferimenti a “Breaking Bad”, ma una serie
ben strutturata e con la seria intenzione di andare avanti per molte stagioni che
se fossero tutte briose come i primi due episodi, ci sarebbe da mettere subito
la firma (anche se non firmerei niente uscito dalla mani di Mr. Goodman).
Episodio 1×03 – Nacho
Il terzo episodio è quello della conferma per questa
serie, la struttura è simile a quella di “Breaking Bad”: il protagonista è
sempre più invischiato nei casini da lui stesso creati.
Non è certo difficile intuire la risoluzione del mistero
della sparizione della famiglia Kettleman, ma il bello è proprio assistere a
come Jimmy (non ancora Saul) si arrabatti diviso tra la sua voglia di
affermarsi come avvocato e i dubbi morali che lo attanagliano.
Geniale la scena delle telefonata anonima fatta con il
tubo di cartone, non so se l’autore dello script Thomas Schnauz abbia mai visto
il film “Fantozzi”, ma questa mi ha ricordato moltissimo la celebre scena del ragioniere
che notte tempo telefona al capo ufficio con Filini che gli suggerisce: “Faccia
l’accento svedese”.

You can call me any day or night… CALL ME!

Scena finale che ti lascia con una discreta scimmia in
attesa del prossimo episodio. Sì perché, in questa serie, gli episodi sono ben
incastrati tra loro, quindi ogni finale, è un piccolo cliffhanger.

Il dubbio che ho avuto per tutto il tempo è stato:

Ma la casa dei Kettleman, non è la stessa dove vivevano
Hank e Marie? Il soggiorno sembra lo stesso, anche la piscina. Le cose sono
due: o le case ad Albuquerqe sono tutte così o si tratta di un’altra strizzata
d’occhio ai fans. Beh, finora tutte le quelle che ci sono state non sono risultate invasive e sono sicuro che prima o poi vedremo comparire qualche protagonista di Breaking Bad di nuovo al fianco a Saul Goodman.

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