Home » Recensioni » Big Bug (2022): il lockdown secondo Jean-Pierre Jeunet

Big Bug (2022): il lockdown secondo Jean-Pierre Jeunet

Ho sempre avuto un debole per il cinema di Jean-Pierre Jeunet, dal suo fulminante esordio “Delicatessen” (1991) per poi passare al bellissimo “La città perduta” (1995).
Il dramma è stato il controverso Alien – la clonazione, problemi di trama, problemi nel comunicare con troupe e cast di un’altra nazionalità, ma questo non ha intaccato il notevole occhio di Jeunet, che mancava dagli schermi (e da questa Bara) da parecchio.
Il suo nuovo lavoro esce per Netflix, si intitola “Big bug” e ci porta tutti nel 2050, un futuro color pastello, a tutti gli effetti dei futuristici anni ’50, prima intuizione brillante del regista, sono gli anni ’50 no? Allora dacci dentro con i colori e con le auto (volanti) dalle linee bombate insomma, il futuro come avrebbero potuto intenderlo beh, negli anni ’50.
Potete dirmi quello che volete, ma non che Jeunet non abbia occhio per la composizione dell’immagine.
“Big Bug” dal punto di vista visivo urla il nome del suo regista ad ogni fotogramma, come i grandi chitarristi Jeunet è immediatamente riconoscibile, questo è il grande pregio di un film che però non è tutto pesche e crema.
La storia è quella della scontro tra umani e macchine, intelligenze artificiali non proprio come Skynet, ma che nel tentativo di capire gli umani, finiscono per ribellarsi, il tutto accade mentre i protagonisti controvoglia, si ritrovano tutti nella stessa casa: Alice (Elsa Zylberstein) con il suo amante Max (Stéphane de Groodt), il suo ex marito Victor (Youssef Hajdi) a sua volta con l’amante Jennifer (Claire Chust), i loro figli, una vicina che non sa farsi i fatti suoi e una ginoide tuttofare di nome Monique (Claude Perron). Ma occhio di falco (ah-ah) per l’apparizione anche di Dominique Pinon, attore feticcio del regista.
Non so come si dica “L’angelo sterminatore” in francese, ma l’idea è più o meno quella.
Gli echi e le fascinazioni sono tante, un po’ diventa impossibile non pensare alle nostre varie “serrate”, infatti nel mucchio ci scappa anche una strizzata d’occhio al Covid-50, anche se è solo una gag buttata nel mucchio, che dura il tempo di una riga di dialogo.
La situazione iniziale da commedia del disastro ricorda un po’ “L’angelo sterminatore” (1962) di Bunuel, solo che la forza che tiene i borghesi chiusi dentro casa, qui è rappresentata da una rivolta delle macchine, tra climatizzatori impazziti, droni che vagano e un programma tv degno della migliore Barbara D’urso, “Homunculus ridicolous” è una trasmissione dove gli umani si umiliano in diretta, per riguadagnare i diritti persi in questa società tecnocentrica, in cui la critica alla nostra dipendenza da tecnologia (è televisione) è piuttosto evidente.
Problemi? Svariati, la critica alla burocrazia gestita dalle macchine è presente, ma non mordicchia, non come ai tempi del suo straordinario film d’esordio almeno, in grado di inquadrate un ecosistema chiuso di umanità meglio di tanti trattati di sociologia.
Inoltre dopo I Mitchell contro le macchine, il film di Jeunet con quel suo strano tocco da commedia piena di gelosie e innamoramenti, sembra una puntata a caso di Love, Death and Robots con gli attori, Black Mirror non lo cito nemmeno, manca proprio quel livello di cinismo. Anche se bisogna dirlo, secondo me vedremo tanti (ma proprio taaaaaanti!) film da clausura forzata, figli dei vari “lockdown”, siamo appena all’inizio di questa nuova tendenza.
“Sorridete, state per essere sterminati”
Anche perché “Big Bug” termina con il più famigerato dei “Tarallucciatori”, ovvero la capacità di una storia di finire a tarallucci e vino, il che purtroppo si nota fin troppo per potersi godere l’ottimo design dei robot che popolano la casa, la cura per i dettagli di un regista che proprio su questo tipo di cura ha sempre basato una buona fetta della riuscita del suo cinema.
Insomma non vi capiterà di trovare al momento su Netflix un film più curato di questo, il problema è che potreste dimenticarlo presto oppure confonderlo con il resto della proposta della casa della “N” rossa. Sarà per un’altra volta Jeunet, fatti rivedere presto però, non sparire come tuo solito!
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    World Trade Center (2006): su per le scale, dentro il fuoco

    Il cielo stava cadendo e si macchiò di sangue / Ho sentito che mi chiamavi, ma sei scomparso nella polvere. Su per le scale, dentro il fuoco / Su per [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing