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Big Eyes: Occhi Spalancati Chiusi

Penso che i
film vadano valutati per prima cosa, per quello che sono, in seconda battuta
poi, all’interno della filmografia di cui fanno parte, se fossi caduto da Marte
ieri pomeriggio, avrei un grosso fulmine rosso su metà del viso, suonerei la
chitarra velocissimo e rigorosamente con la mano sinistra, e avrei una serie di
ragni a comporre la mia band, ma soprattutto, non avrei mai senti parlare di
Tim Burton…




“Big Eyes” è
una biopic, una di quelle che io definisco “Lo sapevate che…?”, il film tratto
dalla vita di qualcuno, che il più delle volte svolgono la funzione di
raccontarti, si spera con un minimo di trasporto in più, quello che potresti
andare a leggerti su Wikipedia, o meglio, quando la mattina apri Google, è il
Doodle del giorno ti dice che 200 anni fa nasceva tizio, un colpo di Click, e stai leggendo la sua vita su una paginetta bianca…un giorno non faremo più
le scuole medie, impareremo tutto il necessario cliccando su un Doodle.
La storia di
Margaret Keane, una della più grande truffe della storia dell’arte, è riassunta in modo lineare, per tutti quelli che non ne avessero mai sentito
parlare, o non avessero mai visto i bambini con gli occhini, per cui la Keane è
famosa.
La
sceneggiatura descrive bene il rapporto di minoranza delle donne anche nel
mondo dell’arte, in cui l’ingenua e fragile Margaret (Amy Adams) diventa
complice di Walter Keane (Christoph Waltz), che prima lancia la sua carriera, si appropria della paternità delle sue opere, e poi la costringe a nascondere il suo talento, mentre trasforma la sua arte in merce.
Lo script di Scott
Alexander e Larry Karaszewski, esperti di biopic (“Man on The Moon”,
“Larry Flynt – Oltre lo scandalo”, ed “Ed Wood” lasciatemi
l’icona aperta…), è interessante, ma va sotto con perdite nel confronto diretto
gli altri film scritti dalla coppia, vuoi per dei dialoghi abbastanza privi di
mordente, o per l’utilizzo di una voce-off che spunta abbastanza a casaccio nel
corso del film…



Ma come? non eri tu che facevi la voce narrante?

Detto questo,
anche se Christoph Waltz tende ad andare un po’ troppo sopra le righe (Anche se
quando quell’uomo va sopra le righe io mi esalto, ma questa volta ha esagerato
secondo me, come se nessuno gli avesse tirato le briglie nei momenti giusti…),
Amy Adams incarna alla perfezione Margaret, riesce ad essere fragile e risoluta
quando necessario, lo fa solo giocando con lo sguardo, malinconico come quello
dei soggetti dei quadri della pittrice.

In generale il
personaggio della figlia è appena abbozzato, si può notare anche un sovra-utilizzo di facce note in ruoli minori, che avrebbero
tranquillamente potuto essere coperti da dei buoni caratteristi (Hai Terence
Stamp e lo fai recitare sei minuti non consecutivi in tutto il film? mah…), al
netto di un ottimo reparto tecnico (La fotografia di Delbonnel) e qualche
guizzo (Gli occhioni che Margaret comincia a vedere anche in se stessa…),
risulta un film non impeccabile ma godibile…
Solo che io
non ho una sezione ritmica composta da Aracnidi, la chitarra non so suonarla,
figuriamoci con la sinistra, e Tim Burton, il regista di questo film, lo
conosco…oh se lo conosco…
Sembra quasi
che Tim Burton, in questo film…non ci sia.
Uno dei
registi stilisticamente più riconoscibili degli ultimi 20 anni, qui non sembra quasi lui, si vede un vialetto di provincia con casette color pastello,
che sanno un po’ di “Edward manidiforbice”, ci sono gli occhioni di cui parlavo prima,
anche se sembrano più una trovata “Alla Burton” fatta da un altro regista che cerca di imitarlo.



“Stamattina mi sono messa le lenti a contatto nuove…”

Per fortuna
mancano anche gli attori feticcio di Tim Burton, il che potrebbe anche essere
un bene, non mi fate nominare quello là delle faccette per favore…

Sembra quasi
alla ricerca di un nuovo punto di inizio il nostro Tim, alla ricerca anche di
nuovi attori feticcio, prende in prestito Jason Schwartzman da Wes Anderson e
Jon Polito dai Fratelli Coen, poi però lì spreca entrambi in ruoli di pochi
minuti (Come detto prima), la stessa Krysten Ritter, 

ha la sfiga di aver incrociato il Tim Burton di adesso, e non quello di qualche tempo fa,si perchè la Ritter avrebbe anche tutto (Anche dal
punto di vista estetico…diciamocelo) per essere, non dico una potenziale Helena
Bonham Carter  versione 2.0, ma almeno
una Lisa Marie versione 2.0, invece qui? La si vede tre minuti e via…

Capisco anche
che per un regista riconoscibile come Tim Burton, sia molto difficile trovare
soggetti adatti al suo cinema, l’idea di una Biopic su Margaret Keane, con cui
Burton ha stretto amicizia per altro, poteva essere un buon punto di rilancio,
il problema è che in soldoni, il film sembra un compitini, se poi cerchiamo di
incastrarlo nella filmografia di Burton, sembra quasi un corpo estraneo.
Ok l’idea è
mostrare un altro fragile Freaks, talentuoso ma schiacciato da un mondo
cattivo, fino qui tutto bene, ma se confrontiamo “Big Eyes” con l’unica altra
Biopic di Tim Burton, ovvero “Ed Wood”, il film va sotto con perdite.
Si perché “Ed
Wood” aveva il fuoco dentro, il “Peggior regista del mondo” era rappresentato
come un eccentrico si, ma sempre con un occhio benevolo e un energia che a
fine visione, ti portava ad avere voglia di conoscerlo meglio questo Ed Wood,
magari andando a recuperare qualcuno dei suoi film. Purtroppo non si può dire
la stessa cosa per Margaret Keane, sicuramente chi non conosceva l’artista ora sa la sua storia, ma non so quanti avranno voglia di andare
anche a scoprire i suoi quadri, come detto, la distanza emotiva tra questa Biopic
e la pagina di Wikipedia dedicata alla pittrice, è troppo ravvicinata.
Anche perché
“Ed Wood” aveva la marcia in più rappresentata dalla sottotrama dell’amicizia tra il giovane
regista eccentrico e il vecchio Divo, famoso per i suoi Horror (…e la prova di
un grande Martin Landau, mettiamoci anche lui nel mazzo), che altro non era che
la trasposizione su schermo dell’amicizia vera tra il giovane Burton e il suo
mito, Vincent Price (Mi lascio il tempo per asciugarvi i giustificati
lacrimoni).



“Se penso ad ‘Ed Wood’ mi vengono gli occhi lucidi…”

Una lettura di
secondo livello di questo tipo in “Big Eyes” è assente, non basta la scritta
“Tratto da una storia vera” (Era davvero necessaria?) e la foto di Amy Adams
seduta accanto alla vera Margaret Keane, non è per nulla la stessa cosa.

Non mi diverto
a parlare male di Tim Burton, è uno che ha fatto dei film fighissimi che mi piacciono un sacco, mi sarebbe piaciuto vedere un altro suo bel film, non escludo che
prima o poi, inciamperà di nuovo nella script giusto, ma se l’approccio alle
storia è questo, allora veramente meglio leggersi solo Wikipedia, almeno non mi
sgranocchio le nocche delle mani pensando all’occasione persa. 
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