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Big Game (2015): Il Presidente di che?

 

Le premesse
erano davvero ottime, un filmetto a metà tra Joe Dante e John Carpenter,
diretto da un Finlandese forte di un film di esordio fighissimo, se solo
riuscissi a trovare il modo di non avere un pezzo (quasi) omonimo e bellissimo di
Peter Gabriel in testa, ogni volta che leggo il titolo, vivremmo in un mondo
ideale…

Jalmari
Helander ha stupito con il suo esordio, quel Rare Exports che si giocava la
carte di un Babbo Natale lontano dalla rappresentazioni bonarie di una nota
azienda di bibite gasate di Atlanta, ma molto più vicino al Folklore classico
(e cattivissimo) delle leggende originali. Se non lo avete visto, è un film che
vi consiglio caldamente, perché in grado di unire atmosfere alla Joe Dante, al
paesaggio unico della Finlandia, giocandosi anche un riuscito protagonista:
Onni Tommila il bambino con la faccia da anziano che sembra uscito dalle pagine
di “Akira”… Se “Akira” fosse stato ambientato in Finlandia.


Il giovane Onni, con la faccia di chi sarebbe molto contento di vedere un remake di Akira.
Il problema
che per vedere il secondo film di Jalmari Helander (Salute!) abbiamo dovuto
attendere quasi cinque anni, durante i quali il nostro amico, forte del più grande
Budget che il suo Paese abbia mai ammonticchiato per la realizzazione di un
film (8 milioni di dollari), è tornato in pista con questo “Big Game”.
Potremmo stare qui a discutere che laggiù a Yankeelandia, con 8 Milioni di ex
presidenti spirati stampati su carta verde, al massimo pagano la manicure per
l’Iguana che il Divo del film si porta sul set tutti i giorni, altrimenti si
rifiuta di girare le scene, ma poi corro il rischio di passare per uno veniale
sempre attaccato al vile denaro…
Il nostro
Finnico regista è riuscito a tirare dentro una serie di facce e nomi giusti da
mettere intorno al giovane Onni Tommila, nei panni del presidente sfigatello che
non sa usare la sicura delle armi troviamo Samuel L. Jackson (se questo film
fosse uscito in Era Bushiana, piuttosto che sotto il regno di Obama, sono
sicuro che la caratterizzazione del personaggio sarebbe stata differente…), la
granitica guardia del corpo (che si è beccata un proiettile al posto del
Presidente…. Classic!) ha le spalle e la faccia di Ray Stevenson, uno capace di
fare brutto con la sola presenza.


“Signor Presidente stiamo per atterrare” , “Proprio adesso che avevo trovato la pagina dei fumetti…”.
Ma per 8
milioni di Dollari, ti danno anche un bel po’ di caratteristi di lusso, a
coprire i ruoli di consulenti, agenti Cia, vice Presidenti ed espertoni vari
troviamo: Jim Broadbent, Ted Levine, Victor Garber e Felicity Huffman, insomma
le premesse per fare bene ci sono proprio tutte, ma è con il soggetto del film che
“Big Game” ti compra definitivamente.
Ambientato in
Finlandia (off course), il giovane Onni Tommila sta per compiere 13 anni e si
prepara ad affrontare il rito di iniziazione che gli aprirà le porte del mondo
degli adulti. Una notte intera da passare da solo nella foresta, con il compito
di catturare qualcosa, una renna, un cervo, un muflone, un dinosauro, o
qualunque bestia si aggiri tra i boschi. Una volta catturata la preda, ad
attendere il neo-cacciatore c’è una foto celebrativa con la cacciagione, da
appendere alla parete accanto a quelle di tuuuuuuuutti quelli che hanno
eseguito questo rito di passaggio prima di Onni, tra cui suo padre, grande
cacciatore bianco e cazzuto, sicuro che i suoi geni (e il suo testosterone)
aiuteranno il figliolo nell’impresa, anche se Onni ha le braccette secche e non
riesce nemmeno a tendere il suo arco di legno…


“Così ti sentirai un uomo arsenale” (CIT.)
Può sembrare
una cosa strana che in Finlandia i ragazzi debbano passare attraverso questa
maschia prova, ma nei primi minuti del film, l’atmosfera di un Paese che appare
lontano e misterioso gioca a favore della storia. Che ne so io che magari in
Finlandia le cose non vanno davvero così, forse è la storia autobiografica di
Jalmari Helander, di questo Paese so a mala pena dirvi i colori della loro
bandiera, che confina a Ovest con la Svezia, a Nord con la Norvegia e ad Est
con la Russia…. Magari vado sotto “In riti di iniziazione Finlandesi”, ma in
Geografia tengo botta.
Lassù lassù e
via, nel cielo, svolazza felice l’Air Force One, con il suo ripieno di uomo più
potente del mondo, che ha la faccia di Sam Jackson, ma si chiama William Alan
Moore, detto Bill. Sul nome completo del Presidente, se siete appassionati di
fumetti, vi siete alzati in piedi sventolando il pugno nel cielo, anche se è
una trovata di purissima Nerdatio benevolentiae.

Per effetto di
un razzo tutto matto, sparato da alcuni “Terroristi” (immaginatemi mentre
faccio le virgolettone con le dita delle mani), l’Aria Forza Uno viene colpito,
il Presidente (“Presidente di che?” CIT.) viene eiettato in una capsula di
sicurezza che precipita…
A. Nella
foresta dove si trova Onni.
B. Nella
prigione di massima sicurezza situata a New York nell’anno 1997.
Se avete
risposto A, vuol dire che avete capito la trama del film, se invece avete
risposto B, bravi avete colto il film di riferimento su cui è stato plasmato
“Big Game”.
Tutto chiaro
no? Un giovane ragazzino nel suo percorso di maturazione che ricorda tantissimo
tanto Cinema di Joe Dante e il Presidente Yankee da salvare, che in un attimo
fa subito John Carpenter. Tutto bello, ovviamente il passo successivo è che
quando i due personaggi agli antipodi, finalmente si incontrano, dovrebbe
iniziare la rumba, il Boom-Boom Bang-Bang, ma anche il Buddy Movie di questa
strana coppia…. Invece inizia la noia (noooooooo!).


“Mi spieghi come cavolo fai ad annoiarti con una trama del genere?”.
Per qualche
oscura e misteriosa ragione, Jalmari Helander si fa prendere dall’ansia di
costruire una storia di background a prova di bomba, mettendo nel mucchio
complotti e terroristi con le motivazioni più sceme di tutti i tempi. I cattivi
viene dato per scontato che siano tali, quindi utilizzati poco più come mezzo
per far partire la storia, ma l’errore più madornale, Helander lo compie
spostando l’attenzione dalla (stramba) coppia di protagonisti in pericolo, al
cast di caratteristi che dovrebbe fare da contorno.
In un film che
dura un’ora e venti secca, la maggior parte del minutaggio viene sprecata a
mostrare i vari Broadbent-Levine-Garber-Huffman, perfettamente al sicuro nel
loro covo-Bunker, a monitorare i movimenti del Presidentissimo, senza poter
fare veramente una mazza di nulla. Per altro questa “War Room” è veramente una
poverata, a parte il maxi-schermo da concerto Rock, il resto sembra fatto con
gli avanzi delle varie stanza analoghe viste in “Armageddon” o “Apollo 13”,
ovviamente non mancano nemmeno i tecnici che esultano abbracciandosi, paese che
vai, clichè che trovi…


“Quel puntolino minuscolo sarebbe Samuel L. Jackson giusto? Allora perché usiamo uno schermo così grande?”.
Dove fallisce
“Big Game”? Nel ritmo e dell’utilizzo dei personaggi, sì, perché anche se il
film è molto breve comunque ci si annoia (purtroppo) e Helander si distingue
in senso negativo, mandando a segno la peggior scena di rallenty vista
quest’anno, il proiettile di American Sniper viene sostituito da una lentissima
freccia…
Vorrei dire
qualcosa sulla scena del frigorifero, se avessi la forza vi direi che è il
miglior utilizzo di un frigorifero a scopo fuga dai tempi di Indiana Jones e il
TescHKKKKKKK…. Fiuuu, il Teschio di CRKKKKKKK…. Non c’è la faccio, quel film
non esiste!! Non esisteeeeee!!!
Cassidy
abbraccia le proprie ginocchia, seduto sul fondo della doccia, sbattendo la
testa contro il muro innaffiato da un getto di acqua gelata, ripetendo
ossessivamente, “Non esisteeeeeee” per 57 minuti…


“Dillo a quella gente che non sono un gelato Sammontana! Diglielo!”.
Il rapporto
tra “Signor Presidente” e “Ranger” come si chiamano tra di loro i due
protagonisti, viene quasi dato per scontato, Helander utilizza mezzo monologo
intorno al fuoco a cementare il loro rapporto, voi direte? Ok, però è scritto
come il Dio dei dialoghi comanda…. “Eh no!” (Citando mio Zio).
Di fatto il
Presidente racconta di quella volta in cui si è spisciacchiato la patta dei
pantaloni prima di fare il discorso alla Nazione sullo stato dell’unione, non
so se avrei dovuto dire SPOILER, di sicuro vi dico Storia vera, perché questo
dialogo purtroppo non me lo sono inventato, è davvero presente nel film (FACCIAPALMO).


Ti aspetti
sempre che Sam Jackson faccia qualcosa alla Sam Jackson, anche solo una
battutaccia tipo “Snake on a plane” (“I have had it with these motherfuckin’
snakes on this motherfuckin’ plane!”), speri almeno che Ray Stevenson abbia uno
spazietto per fare brutto come lui sa fare, invece nisba, nulla, nada, zip.
Insomma, al film manca il colpo del KO e i possibili paragoni con Dante e
Carpenter si perdono come lacrime nella pioggia, o come vino nell’acqua, fate
voi…


“Nessuno motherfuckin’ snakes? Nemmeno un Ezechiele??! Dammi almeno un benda, ti faccio Nick Fury o Snake Plissken se preferisci…”.
Prendendo solo
ad esempio Giovanni Carpentiere e rischiando di passare per un fissato del
regista di LA (tranquilli, lo sono…): i suoi film avevano nel soggetto dieci
idee, mentre tutti i film che traggono ispirazione da Carpenter (da Crank a Lockout)
rubacchiano un’idea a “1997 Fuga da New York” e costruiscono su una trama, può
sembrare una differenza da poco, ma non lo è affatto…. Parlato di Carpenter
anche oggi, una giornata ben spesa!
Jalmari
Helander sembra molto più interessato a mostrare aerei ed elicotteri da
combattimento in volo in decente (ma fastidiosa) CG, forse sarebbe stato meglio
comprare un’iguana per fargli fare la manicure e concentrarsi di più su storia
e personaggi, perché purtroppo “Big Game” arriva, passa e se ne va senza
lasciarvi davvero molto, se non una bella canzone di Peter Gabriel in testa….
Big Time… I’m on my way, I’m making it…

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