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Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020): complimenti per il titolo wertmülleriano

Mi sembra abbastanza assurdo che in un film così pop, colorato
e con un approccio da videoclip come questo, si siano dimenticati di infilare
tra le canzoni utilizzate la citazione musicale più facile di tutte, rimediamo
subito e poi iniziamo anche a parlare di questo film.

La Warner Bros aveva investito parecchio sull’incidente
stradale in galleria meglio noto come Suicide Squad, un massacro da cui in pochi sono usciti bene (ogni riferimento a
Jared Leto è puramente voluto…), forse proprio solo la Harley Quinn di Margot
Robbie, ben consapevole di essere alle prese con il ruolo della vita, quello
per cui verrà ricordata a lungo, malgrado l’Australiana abbia già dimostrato di essere ben più di un bel faccino.
Ma l’industria cinematografica non guarda in faccia nessuno
e quindi ora vi avviso: arriveranno un po’ di anglicismi per descrivere questo
rilancio che, di fatto, è uno spin-off dedicato ad Harley Quinn che, però, per
certi versi è anche una sorta di reboot di Suicide Squad in chiave femminile, tema molto caldo ad Hollywood di questi tempi
per film in cui s’intravedono abbondanti dosi di lavoro fatto a tavolino, ma
il risultato finale al netto dei (tanti) difetti è un intrattenimento decente
che mi verrebbe voglia di paragonare ad un Luna Park e non per citare zio
Martino Scorsese, ma perché è un po’ scapestrato, molto colorato, ammonticchia tutte
insieme cose anche un po’ alla rinfusa e poi… Beh, termina con una scena
piuttosto grossa dentro un parco di divertimenti, mi sembra giusto, no?
Ma andiamo per gradi, non voglio fare come la voce narrante
di Harley Quinn che sottolineando spesso l’ovvio, salta di palo in frasca, anzi
sì, facciamolo!

“I tipi della Distinta Concorrenza sembrano più ubriachi di me, tanto vale berci sopra”

La fantasmagorica operazione
a tavolino dopo il suicidio artistico di Suicide Squad

Non so quanto sia stato voluto, perché la sceneggiatrice Christina
Hodson (la stessa di Bumblebee e si
vede, lasciatemi l’icona aperta che dopo ci torniamo) era già al lavoro su [Cassidy
inspira] Birds of Prey and the fantabulous emancipation of one Harley Quinn
[Cassidy espira] da molto prima che Joker
esplodesse in tutto il suo clamoroso successo. Ma allo stesso modo anche qui
abbiamo un film costruito attorno ad un personaggio diventato iconico come Harley
Quinn, con l’attrice che lo interpreta a fare da assoluta mattatrice, la
differenza è (ovviamente) l’approccio perché “Arlecchina” ha una sua forma di
follia allegra distante anni luce del film di Todd Phillips.

Qualcuno balla il Rock & Roll, ma le ragazze preferiscono i diamanti Madonna e Marilyn.

Il punto di vista sul mondo della protagonista è ben reso
sullo schermo dalla regista scelta per il film, Cathy Yan ennesimo talento
pescato dal Sundance e gettato nel tritacarne delle produzioni ad alto budget con
l’approccio “nuota oppure affoga” che caratterizza Hollywood, il fatto che poi
Yan sia donna e di origini orientali ci porta automaticamente dalla parte della
ragione in caso di polemiche che, però, m’interessano pochissimo, perché al
netto di qualche pasticcio e dell’inevitabile inizio da cinecomics che spiega
a che punto siamo, Cathy Yan ha fatto un buon lavoro con il guazzabuglio che si
è ritrovata per le mani, a questo proposito…

L’inevitabile inizio
di cinecomics che spiega a che punto siamo
Per rendere omaggio alle origini a cartoni animati di Harley
Quinn, creata da Bruce Timm negli anni ’90 per la meravigliosa “Batman: The
Animated Series”, proprio con una scena animata ci vengono velocemente
ricordate le origini del personaggio aggiornandoci sul suo stato sentimentale, sì, perché eliminando dall’equazione “Mr. J”, lei è il suo “Budino” si sono
lasciati. Uno sconforto da cui Harley Quinn si è ripresa solo comprandosi una iena
striata (in CGI) con la quale rifare la scena del bacio di “Lilli e il vagabondo”
(1955) e poco altro, visto che l’animale che sembrava dover far fuoco e fiamme,
nel film non fa una beata mazza di nulla, evidentemente il potenziale
commerciale in termini di pupazzi e pupazzetti da vendere non è stato tenuto in
così alta considerazione. Baby Yoda
continuerà a dominare incontrastato il merchandising.

“Ma lei… Non è un uomo, è una iena!”, “Una iena! Ed è anche un bellissimo esemplare!” (cit.)

La voce narrante della protagonista viene usata come NON si
dovrebbe mai fare al cinema, ovvero per spiegare quello che le immagini ci
stanno già raccontando e mentre i vari personaggi che ruotano attorno ad Harley
Quinn vengono presentanti con uno stile grafico che sembra quello che persino
Guy Ritchie ha smesso di utilizzare per i suoi film (fermo immagine, inquadratura
sul personaggio, nome che compare a caratteri cubitali sullo schermo), tocca
subirsi la voce di “Arlecchina” che spiega l’ovvio, in quello che di fatto
potrebbe essere…

Il primo film per chi
soffre di disturbi dell’attenzione
Oltre a presentare ogni personaggio in maniera didascalica (nel
senso di “dotata di didascalia”) per farvi capire quanto questo film decida di
usare salti avanti e indietro nella narrazione della protagonista, ma allo
stesso tempo tema di perdersi il pubblico, vi faccio notare un paio di
dettagli. La musica è onnipresente e parte spesso come a voler tenere stimolata
l’attenzione del pubblico, ma il dettaglio più evidente è che la protagonista Harley
Quinn, per la maggior parte del film indossa una maglietta con sopra scritto il suo nome ripetuto più e più volte, in modo che sia evidente chi è questa Harley
Quinn del titolo che poi il titolo è un altro ottimo argomento!

Nel caso ci fosse qualche dubbio, lei si chiama Harley Quinn.

L’importanza di
tradurre i titoli in modo sensato (Lina Wertmüller sarebbe orgogliosa di voi)

Non sono perfettamente aggiornato sulle ultimi evoluzioni
dell’universo (costantemente in rivolta) della Distinta Concorrenza, ma un
tempo le “Birds of Prey” erano un gruppo di eroine capitanate da Barbara Gordon
(Batwoman), qui declinate in anti-eroine impegnate a fare praticamente lo
stesso. La sindrome di Suicide Squad – siamo cattivi, ma ci comportiamo proprio
come i buoni – applicata.
“Birds of Prey and the fantabulous emancipation of one
Harley Quinn” oltre a restare in tema di pennuti ricordando Birdman – o (Le imprevedibili virtù dell’ignoranza)
è la conferma di quanto lavoro a tavolino ci sia stato dietro a questo film, perché non solo introduce e battezza il gruppo di eroine dando loro un nome, ma
si gioca la parola “emancipation” e il nome di Harley Quinn nella stessa frase,
mettendo in chiaro quali sono, non dico le intenzioni, ma almeno le ambizioni
del film. Peccato che in uno strambo Paese a forma di scarpa, quello dove
potete trovare in azione il miglior doppiaggio del mondo (sono bastati solo 31
anni per passare dalla chimica AXIS a
non tradurre “Axis Chemicals” come sentiamo qui) per inventarsi l’altrettanto wertmülleriano,
ma profondamente sbagliato “la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn”.

Harley Quinn fa saltare per aria anni di buoni doppiaggi (i duri non guardano le esplosioni)

Avranno avuto paura che usare la parola “emancipazione” nel
titolo avrebbe fatto stizzire i maschietti venuti giù per potersi godere in
santa pace 108 minuti del culo di Margot Robbie? Inoltre, il titolo originale è
chiaro, parla di emancipazione di un’Arlecchina, giocando con il nome della
protagonista che nel film è la prima a fornirci una spiegazione, Arlecchino è
un personaggio che esiste solo se servo di qualche padrone e Harley Quinn qui
cerca la sua strada senza qualche altro uomo a determinarla, non più solo la
pupa del boss Joker, ma un personaggio vero e proprio. “Birds of Prey e la fantasmagorica
emancipazione di un’Arlecchina”, magari avremmo perso qualche maschilista, ma
sono sicuro che nei cinema bergamaschi il film sarebbe andato forte, se poi
avessero voluto osare traducendo anche “Birds of Prey” ci conquistavamo anche
tutti gli ornitologi del Paese. Sarebbe servito visto che negli Stati Uniti
questa emancipazione non è andata benissimo al botteghino (storia vera) e il titolo é stato abbreviato nel tentativo di metterci una pezza, ma forse le ragioni del mezzo flop sono da cercare nella…

“Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!” (cit.)

Violenza in stile
Deadpool (carnevale PG-13 mio non ti conosco)

Ora anche la Distanza Concorrenza ha il suo personaggio che
uccide, picchia, dice le parolacce e guarda in camera rivolgendosi allo
spettatore (come fa Deadpool per la
Marvel) e in questa operazione studiata per piacere a tutti, la Warner Bros.
può permettersi chi vuole, anche le coreografie per le scene di combattimento
curate dal lanciatissimo Chad Stahelski che fanno bella figura di loro nel
film.

Non c’è furia all’Inferno pari ad Arlecchina in versione Baseball Furies.

Malgrado un abbondante uso di stunt-women (specialmente
nella scena del parco giochi finale) ogni combattimento è piuttosto credibile, almeno
a sospendere l’incredulità quel tanto che ci permetta di goderci le protagoniste
menare energumeni fisicamente più grossi e pesanti di loro. Chiaro che Margot
Robbie (quella con più scene di lotta) e Jurnee Smollett-Bell (quella più
credibile anche a menare) abbiano studiato una coreografia senza avere vera
esperienza marziale, ma se Geppetto Stahelski può dare vita a quel ciocco di
legno di Keanu Reeves, qui sembra parafrasare una canzone brutta, ma
orecchiabile degli Articolo 31.

La mia ragazza mena,
femminismo e dove trovarlo (Lina Wertmüller sarebbe un po’ meno orgogliosa di voi)
Empowerment femminile, mascolinità tossica, movimento Me
Too, le ho dette tutte? Possiamo far finta di aver già affrontato la lunga
discussione su tutte queste cosette ricordandoci che siamo sulla Bara Volante e
qui trovate i commenti più schietti di Internet? Bene, io sono sicuro che ci
saranno persone che si divertiranno a (psico)analizzare le scene in cui Harley
Quinn usa una mazza per spaccare le ginocchia agli uomini (“Sigmund Freud,
analyze this” cit.), mentre altri si lamenteranno del fatto che le protagoniste
qui non facciano altro che fare le stesse cose degli eroi maschi perdendo così
la loro femminilità, ma lascio molto volentieri questi tipi di analisi ai blogger interessati ad approfondirle, io credo francamente che “Birds of Prey”
parli di emancipazione femminile con la stessa profondità di altri film come… Boh? “Supergirl – La ragazza d’acciaio” (1984)? “Catwoman (2004)? Ma forse
potrei spingermi addirittura ad un classico intramontabile della cinematografia
come “Charlie’s Angels” (2000). Quello che m’interessa è che da qui
emergano dei personaggi per cui non è male fare il tifo.

Girls just want to have fun fight.

La più sorprendente è, forse, Jurnee Smollett-Bell che interpreta
Black Canary (che nel fumetto era bianca… Vi ho già parlato dello studio a tavolino
di questo film?), attrice che non avevo mai visto e che dopo una breve ricerca,
scopro avere una lunga gavetta nelle serie televisive. Qui non solo mena forte,
ma canta anche una più che decente versione del classico di James Brown “It’s a
Man’s Man’s Man’s World”.

Avete mai sentito un canarino cantare James Brown?

La Cacciatrice di Mary Elizabeth Winstead è una Frank Castle
in gonnella (anzi, in tuta di acetato, come i Soprano, per sottolineare le
origini italo-americane del personaggio) costruito tutto intorno alla gag del
suo nome e al fatto che è un’assassina perfetta, ma non sa come agire nel
quotidiano (cose che capitano se ti alleni una vita a coltivare la tua
vendetta) e quindi è in difficoltà anche davanti ad un semplice Bro-Fist.

“Ucciderò tutti quelli che mi hanno vista in quello schifo di Gemini Man. Tutti e due”

Menzione speciale a Rosie Perez colei che con la sola presenza
riuscirà sempre a farmi urlare fortissimo «CHI NON SALTA BIANCO È!» (storia
vera), qui nei panni di una poliziotta in costante lotta con i colleghi maschi
che, però, parla e agisce come lo sbirro di un film d’azione degli anni ’80, tutta roba che mi trova molto
propenso.

L’altra faccia della medaglia è il cattivo Black Mask interpretato
da uno Ewan McGregor sopra le righe sì, ma non abbastanza. Il personaggio
inizia fortissimo spellando (anzi, facendo spellare) facce e ammazzando persone
per ribadire il suo ruolo, ma con il passare dei minuti, questo ambiguo
personaggio che parla solo usando espressioni che servano a ribadire il suo ruolo
di rappresentante del patriarcato (di fatto per un intero film dichiara che è
tutto di sua proprietà, anche le protagoniste), con il passare dei minuti si
trasforma da assassino psicopatico in odore di dominatore da BDSM a generico
avversario facente funzione di cattivo e la prova di McGregor segue la
parabola discendente del suo personaggio.

“Ora sono pronto per Carnevale, ma anche per il prossimo Halloween”

Ultima, ma non meno importante, Margot Robbie che qui sfoggia
tutto il campionario del talento con l’aria di chi si sta divertendo un mondo
facendolo, per buoni tratti l’Australiana si carica “Birds of Prey” sulle
spalle, portandolo ben oltre, beh… Gli oggetti dei prossimi due paragrafi in
grassetto.

Pregi: Notevoli e
tutti in bella vista
Al netto di un leggero calo nel secondo atto, Cathy Yan
tiene il ritmo piuttosto alto e il risultato finale intrattiene benino. La
scelta di usare un’estetica così vistosa paga dividendi, almeno nel tentare di
mascherare una trama che di suo potrebbe stare tutta scritta su un tovagliolo.
A metà tra Guy Ritchie e un grosso videoclip, Cathy Yan deve sottostare ad
alcune imposizioni cadute dall’alto (non è un film della Distinta Concorrenza
se non ci sono scene di combattimento a rallentatore, non si libereranno mai
dell’impronta lasciata da Zack Snyder),
ma si ricorda che Gotham City va mostrata con la giusta combinazione di colori
anche se la tua storia non prevede nessun miliardario vestito da pipistrello,
il risultato finale? Molto migliore di quello di suo alcuni colleghi ben più blasonati.

La Marvel ha l’umorismo, la Distinta Concorrenza i rallenty.

Difetti: Tanti,
brutti e disseminati

Come dicevo qui sopra il film gonfia le penne per sembrare
più grosso ai predatori esterni, di fatto abbiamo protagoniste che non si conoscono
ed intorno ad un MacGuffin sono destinate a fare squadra contro il nemico
comune, incidentalmente dotato di pene per dare al tutto un’idea di femminismo.
Fine della trama, tutta roba prevedibile senza aver nemmeno visto il trailer
del film, cosa che in effetti non ho fatto (storia vera).

“Tutti questi svarioni della trama, per un diamante così piccolo?”

Quello che trovo abbastanza assurdo è far ruotare tutta la
storia intorno ad un prezioso diamante, così importante per Black Mask, da
affidarlo a suo sgherro che pensa bene di giocherellarci per strada
facendoselo fregare come un pollo (eh vabbè!). Ma la parte migliore resta la
reazione del cattivone: prima sguinzaglia i suoi sgherri in giro per tutta la
città per recuperare il diamante, poi una volta catturata Harley Quinn pensa bene
di torturarla a morte. Tutto perfetto, ma allora perché poi farsi convincere e
spedirla a cercare il diamante? Perché mettere una taglia sulla testa della borseggiatrice Cassandra
Cain (Ella Jay Basco) solo con l’obbiettivo di mettere i bastoni tra le ruote di
Arlecchina? Ma ucciderla sul posto e lasciare il lavoro sporco ai suoi uomini?
Brutto? Insomma, il più delle volte mi sono ritrovato a pensare che tutta l’abbondanza
visiva, servisse solo per provare a distrarre da difetti come questo.

Non so, invece, decidermi se la scena del panino ambito, ma
mangiato solo alla fine, sia un pregio oppure un difetto, nel dubbio, è sicuramente
una strizzata d’occhio al cappuccino di Hudson Hawk.

Ha chiamato Steven E. de Souza, rivuole indietro la sua vecchia gag.

Risultato finale (e
diagnosi del paziente)

Forse come molte operazioni studiate per piacere a tutti [Cassidy
inspira] Birds of Prey and the fantabulous emancipation of one Harley Quinn
[Cassidy espira] prova a tenere i piedi in troppe scarpe e malgrado abbia
tutto per spaccare i botteghini, negli Stati Uniti non è andato benissimo. Evidentemente,
la Distinta Concorrenza non ha ancora trovato per davvero una sua formula, la
vera emancipazione sarà per loro quella dal monopolio dei film Marvel.

“Scorsese parlava dei parchi a tema della Marvel, noi siamo un parco a tema della DC, non è lo stesso. Vero?”

In ogni caso, Harley Quinn è uno dei pochi personaggi
femminili che sono stati in grado di imporsi in un cinema, che parla tanto di
personaggi femminili, ma non riesce a sfornarne di abbastanza carismatici per
conquistare il pubblico. Con tutti i suoi abbondanti difetti, mi rivedrei molto
più volentieri questo film che quella pacchianata di Aquaman oppure quella robetta innocua di Shazam, poco lo so, ma abbastanza per dimettere il paziente di oggi,
in attesa del prossimo “Deadpool” che a livello di follia farà sparire dalla
mappa geografica questo film, questo pronostico è fin troppo facile.

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