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Black Science: This is just a Punk Rock Comic-book

Ho trovato un
altro serio candidato a miglior fumetto del 2015.

La
fantascienza per prima cosa dovrebbe sorprendere, dovrebbe farti esplodere nel
cervello un bomba con su scritto “Effetto meraviglia”, provocandoti uno tsunami
tra le annoiate sinapsi. “Black Science” fa proprio questo, senza
inventarsi davvero nulla, anzi, con un stile grezzo, ma potente, quasi Punk
Rock.
La storia alla
base è molto semplice: uno scienziato (e padre) di nome Grant McKay fa l’invenzione della vita, una macchina che permette di viaggiare nei
mondi paralleli, che dopo una breve spiegazione scopriamo essere tendenti a più
infinito, perché ogni decisione, genera una nuova realtà parallela, quindi
pensare di poter contare le opzioni possibili, è come cercare di fermare le
onde del mare.
Con i due figli parte (per errore) nel viaggio inaugurale, naturalmente va tutto
male e la famiglia resta incastrata cercando la via di casa tra milioni di
miliardi di possibilità. Ogni nuovo mondo, però, è più pericoloso del precedente
e il tempo di attesa tra un “salto” e l’altro pare diventare sempre più lungo.
Scegliete di che morte volete morire, volete tentare di salvarvi dal mondo
delle creature anfibie tipo mostro della laguna (il fumetto si apre qui, con il
protagonista già in fuga a perdifiato…), oppure gli Indiani futuristici in lotta
con i soldati Tedeschi in un’improbabile rivisitazione della Prima Guerra Mondiale? Oppure preferite fare una sosta su un mondo che sembra la Mos Eisley
di “Guerre Stellari”?



“Totò, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”.
In una
fantascienza che sembra spesso troppo uguale a se stessa, Rick Remember entra a
gamba tesa sul genere, sfornando un fumetto dal ritmo indiavolato che unisce
la famiglia dispersa di “Lost in Space” (ma senza l’innocenza e le trovate
naif) ai romanzetti Pulp e di fantascienza più classici.
Ma la chiave
di volta vera sta nel suo protagonista, che il nostro Riccardo Ricorda
tratteggia con davvero poco, in sostanza gli basta un flashback in cui ci
mostra il giovane Grant McKay
all’università, con addosso una t-shirt dei Dirty Rotten Imbecils e i tatuaggi
in bella mostra.
Scordatevi
quel precisino di Reed Richards o il Professor John Robinson, Grant è uno
sbroccato insofferente nei confronti delle regole, dell’autorità e della
società civile, è uno scienziato che crede solo all’anarchia e alla validità
del metodo empirico, debole alle tentazioni, farcito di inchiostro sulla pelle
e intinto nelle contraddizioni, tipo il fatto di fare quadrato intorno alla sua
famiglia, quando è abbastanza chiaro che la paternità per lui non sia stata
tutta questa grande idea, in pratica un Punk esattamente come il suo
creatore.



Non proprio il normale risveglio del vostro classico topo di laboratorio…
Tra le serie
mainstream pubblicate dalla Marvel, uno dei pochi nomi davvero in grado di
sorprendere è stato proprio il nostro Riccardo Ricorda, l’unico che in coppia
con John Romita Jr. è riuscito a rendere interessante una storia su
Capitan America, che guarda caso doveva molto alla fantascienza classica
(“Perduto nella dimensione Z”), ma è anche lo stesso a cui hanno affidato l’idea
(diciamocelo, balordissima) di trasformare il Punitore Frank Castle in una
specie di versione zombie, dal nome di Franken-Castle (storia vera!). Quando
qualunque scrittore sarebbe andato sotto tra le risate generali del pubblico,
Rick Remember ha zittito tutti… Franken-Castle era un bel ciclo di storie,
incredibile, ma vero.
Questo talento
di scrittura e questa furia creativa si avverte tutta in “Black Science”, vi
basterà fare la conta di personaggi che Remember lascia a terra (morti male)
sul campo, per un fumetto che non punta alla raffinatezza, ma che si legge
tutto di un fiato e che ha un ritmo invidiabile, veramente degno di un pezzo
dei D.R.I.



Indiani corazzati? Jeep che esplodono? Ah non può essere vero, io chiamo la polizia..
Continuando
sul parallelismo musicale, a completare la band, troviamo il nostro Matteo
Scalera alle matite e il colorista Dean White, insieme la coppia sforna dei
disegni favolosi, per creare un mondo alieno che manda in tilt le sinapsi del
tuo cervello, ci vogliono i tratti e i colori giusti, questi due non sbagliano
un colpo e Sclaera, in particolare, riesce ad essere dettagliato, ma diretto
(direi grezzo, ma nel senso migliore del termine) per rendere al meglio la
prosa di Remember.
Se cercate la
fantascienza classica impostata e un po’ imbalsamata, lasciate proprio perdere
“Black Science”, ma se da un fumetto volete una storia che spinge al massimo le
potenzialità del genere e che ti esplode letteralmente in faccia ogni volta
che volti una pagina, sapete cosa leggere, vuoi mettere la soddisfazione che ti
dà il Punk? Dai non scherziamo…
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